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Lettera aperta al Giudice Marco Tremolada (ha assolto l’edicolante che prese a calci un bassotto)

bassotto_nfdi VALERIA ROSSI – Gent.mo Dottor Tremolada, leggo sul “Corriere” che Lei ha assolto l’edicolante che prese a calci un bassotto “colpevole” di aver urinato su un espositore di giornali.
Penso che Lei non vedesse l’ora di applicare le nuove sciaguratissime norme che depenalizzano una marea di reati cosiddetti “tenui”, ovvero quelle norme che faranno pagare alle vittime l’incapacità (o impossibilità, se preferisce) della nostra Magistratura di far fronte all’alto numero di cause penali. Lei ha probabilmente ragione, se pensa che troppi processi servano solo a complicare la vita di tutti: però la maggior parte dei reati depenalizzati può essere “tenue” solo se vista dall’esterno, e se paragonata a cose sicuramente più gravi (non sono un’animalista fanatica e non penserò mai che un calcio in culo a un cane sia peggiore di un omicidio. Per carità).
Per chi ne è vittima, anche questi reati “tenui” assumono ben altro spessore. Anche un pugno in faccia a un umano non è grave come un omicidio, ma vorrei vedere quanto “tenue” lo giudicherebbe se lo rifilassero a Lei.
Sì, d’accordo, questo non è un buon metro di giudizio: i Giudici esistono proprio perché una sentenza equa dovrebbe sempre essere super partes e non viziata da sentimenti (o risentimenti) personali: eppure, se non si riesce a tener conto dei sentimenti delle vittime, temo di poter dire che nessuna sentenza potrà mai essere davvero giusta.
In questo caso la vittima “vera” è stato un cagnolino, preso a calcioni e scaraventato a “metri di distanza”, con conseguente stato di choc e dolori alla colonna vertebrale.
Lei lo sa, dottor Tremolada, che i bassotti sono particolarmente delicati proprio per quanto riguarda la colonna vertebrale? Lo sa che la loro conformazione fisica, così lunga e bassa, li rende particolarmente sensibili proprio in quel punto e che la possibilità di ernie del disco è molto più alta che in qualsiasi altra razza?
No, immagino che non lo sappia. Perché altrimenti un calcione capace di scaraventare un bassotto a metri di distanza avrebbe dovuto considerarlo come un tentato canicidio: e in quel caso non credo proprio che avrebbe potuto attriburgli attenuanti come quelle che si è inventato (ovvero, stando sempre al Corriere, “nessuna azione premeditata, né animata dalla diretta volontà di ledere l’animale, senza  sevizie o crudeltà”).
Sulla mancanza di sevizie possiamo essere d’accordo: ma davvero, secondo lei, non c’è crudeltà nel rifilare un calcione a un cagnolino? Non c’è la volontà di ledere l’animale?
Cosa c’è, allora? Delicatezza d’animo, gentilezza, buoni propositi?
Ci spieghi, la prego.
No, perché a qualcuno potrebbe pungere vaghezza di passare davanti a quell’edicola milanese. Potrebbe riconoscere l’edicolante e, in preda allo stesso improvviso raptus che ha colto lui, potrebbe prenderlo a calci in culo da Milano a Monza: ma senza crudeltà, eh? Senza alcuna intenzione di ledere e senza causargli lesioni gravi.
Lei lo assolverebbe, questo qualcuno, per “tenuità” del fatto?
Se sì, me lo dica, che mi metto subito in macchina.

dirittoScherzi a parte, il brutto è che sembrava che i reati contro gli animali fossero stati esclusi dalla lista delle depenalizzazioni (vedi questo articolo di qualche giorno fa), grazie al fatto che NON potessero essere depenalizzati quelli commessi “per motivi abietti o futili e con crudeltà, anche in danno di animali”.
E invece Lei ha prontamente smentito ogni ottimismo: no, perché mi pare che il motivo sia futile-che-più-futile-non-si-può.
Un bassotto nano, santiddio! Possiamo immaginare l’immane gittata pisciatoria di cotanto gigante a quattro zampe!
L’espositore di giornali avrà ricevuto uno schizzetto… che a Suo parere, caro giudice, valeva una reazione violenta.
A me il motivo pare non solo futile, ma anche abietto. E’ una vera e propria porcata, per dirla in parole meno forbite: anche perché il cane era accompagnato dal proprietario e non ci sarebbe voluto molto a prendersela con il vero “colpevole”, ovvero colui che non ha impedito al cagnetto di alzare la zampa proprio lì.
Ma ovviamente per prendersela con un umano (che il calcio nel sedere può restituirtelo, e che se ti limiti a protestare a parole può rifilartelo lui) ci vuole un po’ più di coraggio che non ad infierire su quattro o cinque chili di cane. Quindi, oltre al motivo futile e abietto, io aggiungerei la vigliaccheria (mi sarebbe TANTO piaciuto sapere cosa avrebbe fatto l’edicolante, se al posto del bassotto ci fosse stato un rottweiler).
Dottor Tremolada, lei gioca pure nella Nazionale Magistrati di basket: non vede almeno un comportamento disgustosamente antisportivo, nell’azione dell’edicolante? Un gigante contro un nano, non le fa almeno un po’ schifo?

legge_basMa poi sa che c’è, Giudice: c’è che Lei non soltanto ha giudicato in modo un po’ “troppo” distaccato.
Ha creato anche un pericolosissimo precedente.
In questa società già fin troppo oberata da maltrattatori e assassini di animali innocenti (perché spero sia d’accordo con me sul fatto che un cane che alza la zampa non sia cosciente del danno che può arrecare: quindi è innocente a prescindere, perché si può invocare in automatico, e al di là di ogni ragionevole dubbio, la sua “incapacità di intendere e di volere”) mancava proprio qualcuno che sdoganasse con tanta leggerezza i calcioni inferti con violenza e con la precisa volontà di far male… perché solo questo è l’impulso che può spingere qualcuno a piazzare una scarpata contro qualcun altro.
Altrimenti gli incontri tra fidanzati si svolgerebbero all’insegna di frasi tipo: “Amore, lo vuoi un cazzotto nei denti?” “Sì, dài… io invece ti rifilo un bel calcio nelle palle, per dirti quanto ti voglio bene”. Le mamme, quando i figli tornano da scuola, li farebbero volare a pedate in sala da pranzo (“Su, tesoro, che è pronto”) e così via.
Non funziona così, Giudice: i calci si danno per far male e solo per far male.
Quindi Lei ha creato un precedente nel quale i pezzi di merda travestiti da umani sguazzeranno felici e sicuri di farla franca: può andarne davvero orgoglioso, complimenti.
Così come possono andare orgogliosi delle loro parole i moltissimi commentatori del Corriere (i soliti fulgidi rappresentanti dell’ “italiano medio”, ahimé) che si sono detti d’accordo con il Suo giudizio: tutta gente carina e gentile che magari, domani, ammazzerà qualcuno per un parcheggio o riempirà di botte la moglie… perché intanto si sa che chi approva la violenza spesso finisce per applicarla, e chi la applica sugli animali molto spesso non si fa scrupoli nel passare agli esseri umani.
Ghandi aveva ragione: la civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali. E sentenze come la Sua, caro giudice, misurano esattamente la civiltà di questo popolo.
Poi non meravigliamoci se per protestare contro l’Expo si distrugge mezza Milano: è la logica conseguenza dell’educazione alla civiltà e al rispetto che stiamo impartendo ai nostri giovani. E la Sua sentenza ne è un esempio davvero eclatante.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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