giovedì , 23 novembre 2017
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Attenti al giornalista, anche il più titolato può essere un’arma

di DAVIDE BELTRAME – Molti di voi avranno già letto l’articolo sul Secolo XIX (che pare sia apparso anche su “La Stampa”) del professor Ferdinando Boero, docente all’università del Salento, associato Cnr-Ismar, membro del comitato scientifico WWF-Italia (questa la firma sull’articolo nella versione cartacea, ma i titoli sono riportati anche nell’edizione online).
Valeria Rossi ha commentato ieri l’articolo in questione, inutile quindi sottolinearne nuovamente le inesattezze e gli eccessi e soprattutto come il “Secolo” abbia fatto passare per opinione autorevole quello che a tutti gli effetti è in realtà, in ambito cinofilo, il parere di un “pinco pallino qualunque”.

boero1Il Boero non è tra l’altro nuovo a certe uscite: un suo articolo del 2014 è praticamente identico a quello odierno, con tanto di analogia tra le “aggressioni in famiglia” e i “ladri sbranati” (la coerenza gli va riconosciuta, almeno): lì riusciva a parlare anche dei famosi rottweiler “selezionati per i combattimenti” (ma quando mai? Il rottweiler in origine era un BOVARO!), giusto per ribadire quanto ne sappia di cani. Il Nostro era riuscito a buttar lì un po’ di “rottweiler e tragedie fatali” anche in un articolo che doveva parlare di “orse e lupi”, sempre nel 2014.
Curiosamente, proprio nell’articolo su orsi e lupi, il professore si lamentava di come manchi la cultura, di come la Natura nella scuola e nelle trasmissioni TV solitamente venga presentata con “edulcorate storielle”. Allora non si sa bene perchè, quando si parla di cani, la colpa invece non sia di chi non fornisce cultura in merito, ma (cito dall’articolo sul Secolo) “di chi ha selezionato i cani fino a ottenere certe razze, e anche di chi pensa che queste razze possano essere tenute come un qualunque altro cane, se allevate con amore e senza istigazioni alla violenza.”.

guida_giornalistiEh no, dottor Boero: la colpa è di chi dà spazio a persone disinformate e ne fa passare la personalissima opinione come “fonte autorevole”.
La colpa è di chi non saprebbe distinguere un Chihuahua da un Irish Wolfhound (e probabilmente non saprebbe nemmeno scriverne i nomi), ma si mette a scrivere l’articolo sul “pitbull assassino” di turno.
La colpa è di chi si pone il problema – quando se lo pone – di fare un minimo di cultura cinofila solo dopo la disgrazia di turno, ma lo fa per due giorni e poi basta, perchè poi “non fa più notizia”.
La colpa è di chi, quando i pitbull andavano con i pompieri sulle macerie delle Torri Gemelle e lavoravano per ore per cercare vittime e superstiti, li chiamava “angeli pelosi”… ma al primo morso dato da un “qualcosa che somiglia a un pitbull” sono subito tornati “cani killer”.

Se guardiamo al settembre dell’anno scorso, dopo il caso della bambina morta a Roma, troviamo commenti e articoli dello stesso tenore di quelli che vediamo uscire dopo i casi di Pordenone e Lecce. Ma sarebbe lo stesso se tornassimo al 2003 (anno della famosa “ordinanza Sirchia” sui cani pericolosi)…e sarebbe lo stesso se tornassimo a metà anni ’90, con qualche differenza sulla “razza killer” di turno e poco altro (non avremmo i commenti cinofobi su Facebook e sui vari giornali online, e questo non sarebbe male…).
Gli articoli sui cani che hanno sventato una rapina, o una tentata violenza sessuale, o che hanno ritrovato una persona smarrita, sono un numero infinitamente minore. E’ vero. E così ci ritroviamo il Boero di turno che ci spiega come “non si legga di ladri sbranati dai cani“.
Ma che gran scoperta, professore: forse è perchè l’età media dei ladri non è intorno ai 3/5 anni, età in cui è facile che un morso possa provocare gravi danni anche se dato “di sfuggita”, dando così ampio materiale ai cinofobi di turno?
Forse è perchè il ladro che dal cane viene solo ferito (ma messo comunque in fuga) non va a raccontarlo al giornale?
Forse è perchè l’articolo del cane che morde il bambino porta un sacco di interesse, mentre il cane che fa la guardia alla casa, o il cane da soccorso che trova un disperso, vengono considerato “normali” e quindi non degni di nota?

Il tipo di immagine che si vede sui giornali quando un cane (qualsiasi) morde qualcuno. Anche se è un barboncino.
Il tipo di immagine che si vede sui giornali quando un cane (qualsiasi, anche un barboncino) morde qualcuno.

Del cane che sventa la rapina si legge qualcosina giusto se c’è anche il video che riprende la scena… altrimenti nisba. Invece il cane che giocando dà per errore una “pinzata” alla mano, finisce sul giornale: per rimanere a un caso avvenuto quest’anno, vorrei ricordare quello della bambina di Ortisei; ha avuto un piccolo graffio sul labbro causato da un barboncino, ma nei titoli dei giornali era “bambina sfigurata in volto da un cane”, con articoli spesso corredati da foto di dobermann, pitbull e “soliti noti”.
La cosa divertente è che proprio Boero accusa di fare il “gioco dei numeri” quando conclude il suo pezzo con “Inutile mostrare quante volte la regola vale, lo sappiamo benissimo. Ma il numero delle eccezioni dovrebbe essere ormai sufficientemente grande per insegnare qualcosa.”.
Sufficientemente grande? Maddai.
Le aggressioni veramente gravi da parte di cani nell’arco di un anno, mediamente si contano sulle dita di una mano (intera, non morsicata da qualche pitbull, stia tranquillo professore), il ch,  considerato quanti cani siano tenuti in modo sbagliato (e non solo perchè “maltrattati”, a volte per l’esatto opposto)  e quanti cani ci siano purtroppo abbandonati per le strade specialmente in certe zone d’Italia, ci dovrebbe far capire quanto poco basterebbe per evitare anche quelle poche eccezioni.
Basterebbe un po’ di cultura cinofila in più, basterebbe spiegare come evitare di rompere le scatole a un cane, basterebbe spiegare quali siano i comportamenti corretti da tenere se si incontra un cane per strada che si dimostra aggressivo nei nostri confronti.
E  forse basterebbe che le mezze pagine dei giornali non fossero dedicate agli articoli allarmistici scritti da gente che non sa di cosa stia parlando, ma magari a qualche informazione utile in più.

 

 

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Informazioni su Davide Beltrame

Figlio di Valeria Rossi dalla nascita, creatura mitologica a metà tra uomo e cane, con tratti bestiali dello yeti. Solitamente preferisce esprimersi a rutti, ma ogni tanto scrive su "Ti presento il cane" (di cui è il webmaster, quando e se ne ha voglia). La sua razza preferita è lo staffordshire bull terrier, perché è un cane babbeo che pensa solo a mangiare e a dormire. Esattamente come lui.




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