venerdì , 17 novembre 2017
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Pica: quando il cane mangia qualsiasi schifezza

di VALERIA ROSSI – Si parla di “pica” (abbreviazione di “picacismo”) quando il cane ha l’abitudine di ingerire sostanze non commestibili.
Attenzione: non commestibili neppure dal suo punto di vista, non soltanto dal nostro!
Perché, per esempio, un cane coprofago (quello che mangia le cacche) non è affetto da pica: per lui mangiare le feci è una cosa normalissima (ne abbiamo parlato in questo articolo), è solo a noi che fa schifo. Lo stesso vale per legnetti, erba ed altre materie organiche.

pica4Non si tratta di pica neppure se il cane si limita a rosicchiare senza inghiottire… quello per lui è un semplice passatempo, anche se a volte l’ingestione avviene lo stesso, per caso, e gli fa correre seri rischi (i calzini nello stomaco sono incontri frequenti per i veterinari!). Quindi è il caso di non sottovalutare la cosa: al cucciolo bisogna insegnare che certe cose non vanno toccate.
E’ proprio pica, invece, se il cane ingerisce volutamente sassi, vetro, plastica e altri materiali simili.
La cosa ha una spiegazione abbastanza semplice quando si parla di cuccioli: un comportamento esplorativo (come i bambini umani, anche i cuccioli “mettono tutto in bocca”) dettato dalla curiosità e dalla voglia di imparare,  degenera in vero e proprio picacismo quando il cane, per qualche ragione, trova una qualche gratificazione nell’ingerire materiali non commestibili.

pica3Purtroppo, oltre ad essere già pericoloso per il cucciolo (molti sono morti a causa di corpi estranei nell’apparato digerente), talora questo comportamento persiste anche in età adulta: e qui le cose si fanno ancora più complicate, perché tende spesso a diventare un disturbo ossessivo-compulsivo.
Non è del tutto chiaro il motivo per cui un cane adulto possa essere affetto da pica.
A volte essa è la conseguenza di un problema di salute (colon irritabile, insufficienza pancreatica, diabete mellito, anemia, disturbi nel sistema endocrino come ipertiroidismo o iperadrenocorticismo…). In questi casi è più facile risolverla, perché basta eliminare il problema di base: quindi il primo consiglio è ovviamente quello di escludere qualsiasi patologia. Una bella visita dal veterinario, con tutte le analisi del caso, non deve mai mancare se si ha un cane affetto da picacismo.

QUesto cane ha ingerito un pupazzo di Homer Simpson. Doh! Portato dal veterinario, è stato operato e liberato.
Questo cane ha ingerito un pupazzo di Homer Simpson. Doh! Portato dal veterinario, è stato operato e liberato.

E se tutto risulta perfettamente a posto?
Allora bisogna pensare ad altre possibili cause, che spesso vanno ricercate nel comportamento dei proprietari.
Questi, ovviamente, si preoccupano (del tutto giustamente!) quando il cucciolo ingerisce oggetti pericolosi, ma a volte eccedono nelle reazioni: per esempio facendo lunghi discorsi al cucciolo (“non devi mangiare i sassi, i sassi ti fanno male, lo sai che potresti anche morire?” e blablabla: il cane ovviamente non capisce una parola, ma è gratificato da questo intenso contatto con l’umano) o premiandolo con prelibati bocconcini per fare uno “scambio” e invogliarlo a cedere l’oggetto. A questo punto il cane pensa che prendere in bocca oggetti di ogni tipo sia il modo migliore per diventare il centro delle attenzioni del proprietario, o per ottenere cibo… e la frittata è fatta.
In altri casi gli umani, presi dal panico, cercano di togliere l’oggetto dalla bocca del cucciolo, ma non sono abbastanza pronti e lui scappa con la “preda” in bocca: a questo punto gli umani lo inseguono e lui comincia a pensare che prendere in bocca qualsiasi schifezza sia un bellissimo gioco.

Nello stomaco di questo labrador c'erano un'ottantina di sassi. Anche lui è stato operato e salvato.
Nello stomaco di questo labrador c’erano un’ottantina di sassi. Anche lui è stato operato e salvato.

Quando poi il proprietario riesce a strappare l’oggetto al cane, è possibile che lui cominci ad ingoiare tutto alla velocità di un’idrovora proprio per impedire che la “preda” gli venga (dal suo punto di vista) “vigliaccamente rubata”.
Un’altra causa ancora può essere la pura e semplice noia: i cani che non sanno cosa fare, e che si stressano a causa dell’inattività, possono manifestare una serie di disturbi comportamentali anche molto seri, come l’automutilazione o appunto la pica.
Come si può vedere, le cause scatenanti possono essere molteplici e non è sempre facile individuarle: inoltre pare che possano essercene altre non ancora identificate, compresa una componente genetica (a volte la pica sembrerebbe avere un andamento familiare).

Un cellulare ingoiato dal cane. Estratto anche questo, il cane ora sta bene.
Un cellulare ingoiato dal cane. Estratto anche questo, tutto è finito bene

Che fare
Ovviamente la soluzione dovrebbe sempre consistere nell’eliminazione della causa: ma non sempre questo è possibile, un po’ perché la causa non è sempre facile da individuare e un po’ per la tendenza di questo disturbo a “fissarsi” fino diventare ossessivo.
In ogni caso, i rischi di occlusione sono altissimi e le soluzioni non sono sempre semplici: ma in linea di massima, i consigli che si possono dare per quanto riguarda la prevenzione e la terapia comportamentale sono i seguenti:

a) evitare i comportamenti errati visti sopra (soprattutto, NON “rubare” mai un oggetto al cane: oltre alla pica, questo può far insorgere aggressività da possessività);
b) insegnare al cucciolo il “lascia”, ma NON in concomitanza con i fenomeni di pica. Gli si deve insegnare “a parte”, in casa, utilizzando normali giocattoli;
c) insegnare al cane (cucciolo o adulto) alcuni semplici comandi (seduto, terra, resta, dai la zampa) e farglieli eseguire diverse volte durante la giornata. Per quanto possa sembrare strano, in diversi casi un semplice addestramento di base è stato sufficiente ad eliminare il problema della pica;
d) non dare più al cane premi che si possano raccogliere da terra, ma porgerli sempre con la mano;
e) insegnare al cane ad attendere il nostro ordine prima di mangiare (anche dalla ciotola);
f) dopo che avrà imparato il comando “aspetta”, proporre al cane un’alternativa tra cibo a terra, cibo nella sua ciotola e cibo nella nostra mano: non permettergli mai di raccogliere quello da terra, mentre potrà mangiare dalla ciotola e dalla mano. Lo scopo è quello di fargli capire che se evita di raccogliere cose da terra verrà premiato;
g) chiamare il cane per distrarlo (e premiarlo appena arriva? ogni volta che si interessa a qualche oggetto a terra (anche in casa);
h) preparare delle vere e proprie “trappole” facendo trovare al cane delle pietre (o altri oggetti che lui tenda ad inghiottire) precedentemente cosparse di polveri o salse piccantissime (cren, rafano, wasabi… il peperoncino solitamente non è sufficiente, anzi a molti cani piace!);
i) utilizzare la museruola, che a volte basta da sola a risolvere il problema (tutti i disturbi ossessivo-compulsivi tendono a regredire quando il bisogno di manifestarli non riesce ad essere soddisfatto), ma che può essere un valido aiuto anche durante qualsiasi terapia comportamentale, perché se non altro impedisce che il cane finisca sul tavolo operatorio.
Certo, l’impedimento solo meccanico può non essere sufficiente, ma la pica è davvero troppo pericolosa per non fare tutto il possibile per bloccarla.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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