di DAVIDE BELTRAME – L’aggettivo “bravo” è il subdolo male che si nasconde dietro a un sacco di situazioni più o meno spiacevoli che si possono vivere col proprio cane. Pensiamo alla classica domanda “ma è bravo?” posta dalla Sciuramaria di turno che ti guarda preoccupata mentre passeggi tranquillamente col tuo cane (che però assomiglia a quellabruttarazzacattivalà), o dal cuggino  che con una sola occhiata in realtà già ha capito tutto del nostro cane: la domanda in questi casi è spesso retorica, quando non direttamente una sentenza.
Già, perchè quale che sia la vostra risposta, verrà bellamente ignorata.
Ad esempio, qualche giorno fa passeggiavo con al guinzaglio Tuono e Rebecca, due dei rottweiler della Sciurallevatrice. Su un lungo rettilineo scorgo, a un centinaio di metri o più, due signore che vedendomi cambiano lato della strada; fin qui niente di male, per carità. Puoi aver paura dei cani, puoi temere che ti sporchino, puoi avere diversi motivi per decidere di “cambiare corsia”. Quando i metri di distanza sono diventati cinque, però, hanno guardato i cani con tanto d’occhi per partire poi con la fatidica domanda: “MA SONO BRAVI?“.
Al mio “ma sì, sono due patatoni, magari fanno impressione perchè sono grandi ma sono dei coccoloni”, le sciure mi hanno guardato con compassione, hanno sussurrato “eeeh sì sì” con l’aria di chi pensa “povero stolto, non sai ciò che dici” e hanno proseguito per la propria strada.
La reazione del cuggino solitamente è diversa, pur rimanendo il punto fermo di non filarsi di pezza qualsiasi cosa gli diciate: passeggiando con Bisturi (che – quando va bene – viene vista come un “pitbull nano”), il cuggino si avvicina e escalma “che bel prinzbrul, ma è bravo?”. A quel punto tu spieghi che non è un prinzbrul ma uno staffordshire bull terrier, ovvero un cane da compagnia, che questa è pure una vecchietta e l’unico modo in cui è solitamente pericolosa è il fatto che ti ricopra di baci o provi a saltarti in braccio.
Lui ti ascolta con aria assente, ma appena percepisce la fine della risposta ti guarda e fa “eeeeh già, poi quando morde, con quella bocca, eeeh?”, il tutto corredato da occhiolino con aria complice.
Dopo una serie di reazioni del genere comincia a nascerti il desiderio di rispondere in maniera sarcastica: ma nella speranza di incontrare prima o poi qualcuno che ascolti, e magari cambi un minimo idea su certi “cani pericolosi”, si finisce sempre per dare risposte rassicuranti.
E rimanere regolarmente delusi.
Finchè si tratta comunque di risposte che provocano solo disappunto e dispiacere per la dilagante ignoranza cinofila, il danno è più al nostro morale che ad altro.

pacioccosoIl fatto è che se magari hai al guinzaglio un cane problematico e magari di aspetto “pacioccoso”, che attira gente,  tu cerchi di evitare situazioni a rischio, metti in guardia chi si avvicina troppo… ed ecco che arriva colui che sa. Senza nemmeno guardarti in faccia, chiede con aria sbrigativa: “è bravo?”; mentre tu gli spieghi che è un cane che si spaventa facilmente perchè ha avuto brutte esperienze in passato e quindi è meglio non avvicinarsi troppo, perchè stai cercando gradualmente di fargli migliorare la sua sit… ecco, a quel punto il tuo interlocutore si illumina, guarda fisso il cane negli occhi, urla “MAVALA’, SI VEDE CHE E’ BRAVO” e gli pianta due pacche in testa.

spaventatoLa variante femminile prevede invece di solito un “MAPOVERIIIIIINOCHEAMORE” che fa rompere i bicchieri della signora al quarto piano e almeno un abbraccio e due bacetti al povero batuffolo spaventato (la volta che il cane, invece di sopportare strenuamente, reagisce… ci troviamo poi il “cane impazzito che inspiegabilmente ha aggredito un passante”).
Ma succede solo se hai il cane pacioccoso, sia chiaro. Se ne hai uno diquellabruttarazzalà l’avvicinamento delle donzelle è meno frequente, anche quando il cane magari è un cucciolo che avrebbe grandissimo bisogno di socializzare.

Guai a pensare che questi inconvenienti capitino solo quando si ha a che fare con chi conosce poco i cani e magari non ne ha (o non ne hai proprio mai avuti). Anzi!  Le situazioni più a rischio spesso nascono proprio con i padroni convinti che il proprio cane sia bravissimo e vada d’accordo con tutti. E quindi che tutti debbano andare d’accordo con lui.
Giusto ieri avevo Bisturi al guinzaglio in città. Sento dal vicolo accanto una signora che parlotta col suo cane dicendo “Dai Stella, vieni che ora giriamo di qua”. Tempo di sentir finire la frase e spunta Stella, simpatica meticcia di media taglia, che si trova a poca distanza da Bisturi. Per quanto la staffy tendenzialmente non si fili più di tanto gli altri cani (degnare qualcuno di attenzione è fatica), di primo acchito lascio spazio per evitare l’incontro “a rischio”. La padrona di Stella, invece, vedendo Bisturi esclama solo “ma ciao bello!” e pianta Stella muso a muso con Bisturi.
Nemmeno il tempo di dire “bah” che Stella e Bisturi si erano bellamente ignorate e Stella aveva ripreso la sua strada, ma lo stesso approccio con un cane di un altro tipo poteva finire ben diversamente; e poteva finire ben diversamente anche con Bisturi stessa se avessi avuto con me anche Samba, dato che la nonnetta tende a essere piuttosto protettiva nei confronti della “sua” cucciola.
In questo caso l'”è bravo” è stato solo sottinteso, ma in molti vi sarete trovati magari con il vostro cane tranquillamente al guinzaglio e con un altro libero che vi correva incontro, mentre il padrone a 20 metri buoni vi urla “stia tranquillo, è bravo!”.
Poi succede che invece il nostro cane non lo sia altrettanto. O non sia così contento di vedere invasi i suoi spazi. E nascono le zuffe.
A volte nemmeno l’evidenza è sufficiente a far desistere chi ha deciso che il suo cane è bravo e quindi va sicuramente d’accordo con tutti.
Come dicevo poco fa, Bisturi tende a proteggere molto Samba: pochi giorni fa ero con le due belve all’area cani, quando si avvicina al cancello un signore con la sua quadrupede.
Mentre Samba la ignora e continua a correre bellamente nel prato, Bisturi va verso il cancelletto dell’aria cani in “truzzo mode”, mentre la cagnetta fuori inizia ad abbaiarle. Appena trovatisi “faccia a faccia” dal cancello entrambe danno ampia dimostrazione di non andarsi a genio l’un l’altra; ebbene, di fronte a tale evidenza, mentre avviso il nuovo arrivato che se aspetta un minuto esco con le mie dato, che tanto ormai avevano fatto tutto, mi dice “ma no tranquillo, entro con la mia che tanto è brava“.
A quel punto mi sono lanciato a recuperare Bisturi, richiamato Samba e lasciato libera l’area cani, con il padrone che ancora mi guardava perplesso mentre il suo cane e Bisturi perseveravano nel lanciarsi segnali non esattamente amichevoli.

A questo punto la domanda che mi pongo è: perchè?
Perchè fai una domanda se tanto non ascolti la risposta ?
Perchè hai già deciso che il mio cane sia cattivo solo perchè appartiene (o somiglia) ad una determinata razza?
Perchè, se ti dico che è meglio che non ti avvicini a un certo cane, devi dargli delle smanacciate in testa, lasciandomi anche un minimo dispiacere quando il cane si chiude invece di staccarti la manina?
Perchè se il tuo buonissimo cane non va palesemente d’accordo col mio buonissimo cane, devi rischiare di far scoppiare la zuffa anche quando ti dico che me ne vado io?
In fondo tutto si riduce sempre allo stesso, annoso problema: la cultura cinofila non arriva alla “massa” e di conseguenza per strada continuiamo a trovare una massa di c… ani bravissimi.

Potrebbero interessarti anche...