venerdì , 17 novembre 2017
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Un anno con un Riesenschnauzer

di FABIO TROTTA – Salve a tutti, mi chiamo Fabio, ho 36 anni e scrivo per raccontare cosa significa vivere con una musona baffuta e tutta nera, la piccola (!) Runa che ormai ha un anno.
Nella mia vita sono passati tanti cani, non quanti avrei voluto ma mi reputo fortunato. Nessuno è mai stato mio tranne Zaira, femmina di pastore tedesco enorme e bellissima ma ormai anzianotta trovata per strada in condizioni pietose che in pochi giorni si è legata a me in maniera incredibile, una presenza discreta ma costante, educata, ricettiva, gentile, ubbidiente tranne quando si trattava di predare i gatti.
Però poi me li portava, eh… poveri mici.
Ricordo di quel periodo la vita in casa con cani (tanti) e amici cinofili, le visite dagli addestratori (i miei amici erano veterinari ed allevavano Corsi, uno dei coinquilini aveva un mastino napoletano, due trovatelli li avevamo adottati e Zaira era il cane più felice del mondo) ed il radicarsi dell’amore per il miglior amico dell’uomo.
Ricordo gli errori e le soddisfazioni, le discussioni sui metodi e sulle razze, le uscite nella Renault 4 con i cani addosso altrimenti non ci si entrava. Vi lascio immaginare con la pioggia dopo le passeggiate.
Poi il vuoto, anni di solitudine canina, la costante mancanza di “qualcosa”.
Finché l’anno scorso, dopo essermi trasferito a Vicenza con Ilaria, la mia compagna, una sera venne fuori il discorso e la fatidica domanda “ma un cane?”.
Mesi di discussioni sul “se ce la faremo”, “e poi quando non ci siamo”, “e poi quando si deve fare il viaggio per tornare dalle famiglie a Salerno”, e i vicini, e i costi e poi e poi…  lei era la parte razionale ed io quella emotiva (anche se a volte i ruoli ce li scambiavamo).

schna2Va specificato che Ilaria non aveva mai avuto un cane. L’husky della sorella (ciao Sasha, lo so che in qualche modo anche adesso stai elemosinando un bocconcino con la tua dolcezza) era sempre stato, appunto, il cane della sorella e se non era proprio spaventata dai cani ci mancava pochissimo.
Alla fine ci decidiamo ed inizia la trafila per trovarlo, il cane.
Visita in canile, ma opzione scartata perché qui al nord non si trovano cuccioli ed Ilaria voleva proprio un cucciolo per vincere la sua (poco) radicata paura. Ma anche forse per il poco feeling creato con la volontaria del canile.
Si parte allora con la ricerca della razza adatta a noi, alle nostre esigenze e stili di vita e proprio così ho scoperto “Ti presento il cane” che ringrazio pubblicamente per il ruolo che ha avuto nell’educazione dei padroni in primis, della cucciola e per i preziosi consigli.
Io ero già orientato sul Riesen, memore della cagna di un mio amico che era bella da sembrare una statua, con quel suo pelo arruffato e lo sguardo da “questa è casa mia, vedi di stare tranquillo che ti tengo d’occhio, si ok, puoi farmela una carezza”.  Kora, una splendida femmina andata via troppo presto.
Ilaria invece era innamorata del Bovaro del Bernese, ma ci fecero desistere la scarsa aspettativa di vita di questa splendida razza e le quantità industriali di pelo che può perdere.
schna6Passammo quindi a fare uno schema della caratteristiche del nostro cane ideale: di taglia medio grande (si, ad entrambi piacciono i cagnoni), che sappia gestire bene i momenti di solitudine e la vita in appartamento, giocherellone, atletico, robusto, con un’attitudine alla guardia e difesa.
Quest’ultimo punto merita una riflessione: viviamo in una città per me, che sono robusto, barbuto e tatuato, abbastanza tranquilla ma, per quanto uno voglia avere la massima fiducia nel genere umano, i brutti incontri capitano. Inoltre io a volte parto per lavoro ritrovandomi costretto a lasciare Ilaria da sola a casa. Beh… da quando c’è Runa, che ormai è cresciuta un po’, il mio livello di preoccupazione è calato tantissimo: provateci ad avvicinarvi a loro due con cattive intenzioni e poi mi direte che rumore fanno le stalattiti e stalagmiti bianche (ma bianche!) che spuntano sotto al musone e che tuoni può generare il medesimo.
Tra le caratteristiche ideali andava aggiunta la scarsa perdita di pelo (sapevamo bene cosa può combinare un husky in muta) e, per me, possibilmente, il colore nero.
Quanto sono belli e misteriosi i cani neri?
Indovinate cosa veniva fuori da questa sommatoria  di caratteristiche?
Esattamente… il Riesenschnauzer (si, avevo considerato anche il Terrier Nero Russo).
schna8Si parte quindi alla ricerca della cucciolata compatibile con i nostri tempi, era giugno del 2014 e sapevamo di avere agosto (che avremmo passato a Salerno) da dedicare al primo mese fondamentale di educazione del cucciolo.
Dopo aver contattato praticamente tutti gli allevamenti d’Italia e scartati i cagnari troviamo su Subito.it un annuncio di cucciolata di un privato. Inizialmente scettico (dopo le crociate di Valeria contro le cucciolate ad cazzum era il minimo), chiamiamo la signora Nene di Alessandria, le facciamo mille domande ed iniziamo a capire che la cucciolata è stata fatta con i tutti i crismi, seguita bene e che probabilmente potevamo fidarci.
Decidiamo quindi di andare a vedere i cani  e poi di partire per Salerno (avrebbe sopportato il cucciolo un viaggio così lungo?) ed incastriamo le date in maniera opportuna (la signora Nene si era rifiutata di cederci il cucciolo al 59° giorno, è stata inflessibile e questa cosa ci ha convinti definitivamente).
C’era ancora l’indecisione maschio/femmina, ma due giorni prima di partire la signora ci comunica che le erano rimaste solo le femmine: al che ci convinciamo e partiamo.
Il primo incontro è stata una cosa del genere: arriviamo alla villa della signora Nene e ci vengono incontro, nell’ordine:
1) mamma Brenda con fare sospettoso e la faccia a dire: “state bboni, questa è casa mia, questi sono i MIEI piccoletti e questi sono 42 dentoni, li vedi? Li vedi bene? Non c’è neanche bisogno che ringhio, sembrate tipi a posto ma state in campana che vi tengo d’occhio, ok dai, fammi una carezza” , proprio come Kora, identica nei modi di fare e di approcciarsi, circospetta ma serena.
2) nove palline di pelo nero saltellanti e bisognose di una grattata al pancino, altrimenti che siete venuti a fare?
3) la signora Nene.
schna5Fatte le presentazioni e le coccole di rito bisogna quindi scegliere il cucciolo, la signora mette le quattro femmine rimaste nel recintino e nel tempo di girare la testa per chiamare Ilaria una piccoletta aveva già scavalcato le sbarre per andare a giocare con i fratelli.
Lei. È lei.
Runa. Il nostro cane.
Runa: un nome evocativo delle terre del Nord Europa, di una lingua magica e misteriosa come il suo sguardo, un nome adatto ad una cana nera e barbuta.
Antifascista. Antirazzista.
Esatto, la piccola è stata abituata da subito ad interagire con tutti, perché quelli orgogliosi del fatto che il loro cane abbaia alle persone di colore vanno immediatamente nella categoria “imbecilli”
Tifosa del Napoli (non c’entra niente, lo so…).
Runa, non Luna. Con la erre. Non è difficile.
Erre U Enne A. Sì, anche Luna è un bel nome, salve signora, vado.
Compiliamo le scartoffie e si parte, in macchina è un angelo. Tempo un giorno e si scatena la cucciolosità non più inibita dalla separazione dai fratellini e dal cambio di ambiente.
Un tornado baffuto che piscia in continuazione (un pomeriggio la fece 11 volte in un’ora… non riuscivamo a crederci), affettuoso con tutti, umani, cani e altri animali (questa cosa andrebbe spiegata a Josè, il gatto dei miei).
Agosto passa, la piccola è sempre con noi, la portiamo ovunque ma avendo anche l’accortezza di iniziare ad abituarla a stare da sola, ed arriva il tempo di tornare a Vicenza.
Si passa così a frequentare l’area cani, visto che non si può andar per boschi tutti i giorni, e lì scopro due cose:
1) quanto è importante socializzare un cucciolo nei primi mesi
2) quante persone si conoscono avendo un cane. E quante si impara ad evitarne.
schna3La piccola cresce ed inizia a tirar fuori il carattere da Riesen, è sicura di sé, socievole, coraggiosa, testarda o meglio dire riflessiva (il richiamo? fammici pensare… ok, vengo ma fai che sia per un buon motivo come un bocconcino o un gioco, che altrimenti resto qui), le pipì in casa diminuiscono fino a sparire (cacche mai, fin dal primo giorno), i denti cambiano, a casa si può restare qualche ora (adesso anche otto, in extremis) senza problemi, basta che poi si vada a giocare.
Verso gli otto mesi decidiamo, più per scrupolo che per vera necessità, di affidarci per qualche lezione ad Alberto, un giovane educatore conosciuto al parco che ci ispirava fiducia e che, fin dalle prime lezioni, si stupisce per le interazioni tra Runa e gli altri cani definendole con una sola parola: “perfette”.
Si, il nostro ego un po’ gongola, perché se è vero che forse siamo stati fortunati con la genetica, sarà anche vero che noi del nostro ce l’abbiamo messo.
schna7La piccola è la beniamina del corso, del parco e soprattutto dei bambini: li adora e vederla giocare su un prato con i bimbi (quando loro sanno come interagire con un cane grandicello e un po’ irruento data l’età) è uno spettacolo che potrebbe riassumere il concetto di “bellezza”.
Il primo anno è andato così… perfetto, con una canessa equilibratissima e furbetta, Ilaria che inizia a dire di volere un maschio e io emozionato ogni giorno dal vederla crescere e diventare grande.
Grazie Runa, grazie Ilaria, grazie Valeria, il riesenschnauzer è proprio come dicevi tu, un supercane.
E grazie a tutti cani che ho incontrato nella mia vita (Zaira, Sasha – tutte e tre -, Billy Pistola, Guano, Cora, Zeus, Cockiin, Alma e tutti gli altri): scusatemi per i miei errori da principiante, non si ripeteranno più, la musona mi è testimone.
Però adesso è tempo di andare a giocare, credo che wua wua wua significhi proprio quello,  in canese.

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