venerdì , 17 novembre 2017
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Addestramento=maltrattamento? Non lo dice nessunoooo!!!

 di VALERIA ROSSI – Nei commenti all’articolo “Poveriiino, sembra un robottino!” , in cui ho citato “gli attacchi portati da più parti all’addestramento tradizionale”, alcune persone si sono inalberate sostenendo di non aver mai sentito parlare di attacchi di questo tipo.
Potete fare dei nomi di persone che dicono che l’addestramento é maltrattamento?”, mi si chiede.
La risposta più semplice sarebbe “perché non ti fai una ricerchina su Google?”; ma siccome anche cercare su Google per alcune persone è diventato troppo faticoso (come pensare e come lavorare con i cani), la ricerchina, veloce veloce, ho preferito farla io (con l’aiuto del figlio).
Ed ecco cosa è saltato fuori scrivendo semplicemente, nel motore di ricerca, “Addestramento maltrattamento”:

a) Il maltrattamento mascherato da addestramento – saggio di Daniela Cardillo e Antonio Alì (qui il link):
All’interno si legge, per esempio:

Gli addestratori tradizionali hanno impostato l’addestramento sul confronto diretto uomo-cane, dove chi vince è il dominante e chi perde è il sottomesso. L’uso della forza, della coercizione e dell’intimidazione servirebbero per ottenere l’obbedienza del cane e consentire all’uomo di mantenere posizioni gerarchiche di branco elevate.
Questi metodi obsoleti sono ancora oggi largamente utilizzati in modo sistematico sia per l’educazione di base, sia nell’addestramento a lavori particolari, a volte anche per la risoluzione di problemi comportamentali.
Nello specifico il metodo tradizionale si basa sull’uso della forza fisica e coercizione psicologica, che si manifesta sotto forma di punizione (pugni, calci, strattonate al guinzaglio, sgridate). Inoltre, quando questo non basta, l’addestratore usa dei mezzi che amplificano l’effetto della forza e della violenza (bastoni, collari a strozzo, collari con le punte, collari con spray antiabbaio o collari elettrici). Il linguaggio non verbale del cane è un codice chiaro e leggibile scritto a grandi lettere luminose. L’addestratore tradizionale non ha la volontà e/o le competenze per interpretarlo correttamente. Metodi tradizionali spesso vanno a braccetto con i mezzi coercitivi in quanto l’uno amplifica gli effetti dell’altro. Con l’uso di tali metodi e mezzi non si fa altro che insegnare al cane ad avere paura delle conseguenze spesso negative e dolorose. Di fatto è proprio l’uomo che non cerca il modo di collaborare e cooperare con il cane. Inoltre sono eticamente ed etologicamente sbagliati, sono vietati dalla legge e integrano a tutti gli effetti il reato di maltrattamento di animali.

b) Articolo di Alexa Capra sul riporto forzato con il collare elettrico (qui il link)
L’articolo sarebbe condivisibile, visto che si riferiva ad un servizio di “Striscia la notizia” in cui si vedeva effettivamente un uso aberrante del collare elettrico: purtroppo, anziché attaccare l’operato del singolo macellaio beccato da “Striscia”, la Capra conclude nel seguente modo:

L’addestramento tradizionale si basa sul controllo fisico e sulla coercizione

c) Un articolo (qui il link) “a cura della A.S. Cinofila MrDog” in cui si legge, tra le altre cose:

Fino ad oggi il metodo di addestramento più usato è stato il cosiddetto Metodo Tradizionale, basato sulla coercizione e sulla paura; un sistema che costringe il cane ad esibire un comportamento per evitare una punizione!

d) Un articolo di Irene Pergola (qui il link) in cui si sostiene:

L’ unico addestramento conosciuto fino a 20 anni fa era sostanzialmente basato sul condizionamento, la punizione, la dominanza e spesso e volentieri sulla coercizione. Infatti, era credenza comune che il cane doveva essere addestrato per obbedire al proprietario, e a lui soltanto, doveva essere un suo subordinato e temerlo, poco importava che metodo venisse utilizzato per raggiungere lo scopo, strattoni, umiliazioni, dolore, collare a strozzo. (omissis) Fortunatamente molte cose sono cambiate dall’ inizio dell’ addestramento, ma purtroppo l’ addestramento classico per cani non è del tutto sparito e vedo la sua estinzione una cosa molto lontana.

Potrei pure continuare (e molto a lungo) con gli esempi… ma preferisco passare all’altra obiezione che è stata fatta: “Nessuno dice che i cani addestrati siano dei robottini”.
E infatti, sempre cercando su Google ma stavolta con “cani robot”, appare subito il sito dell’associazione cinofila “Serendipity” di Pordenone (qui il link), nella cui home page si legge:

Da noi non troverete educatori e istruttori che usano collari a strozzo, collari a semi-strangolo che vi insegnerebbero ad avere una relazione basata sull’inibizione, perchè nessuno ha bisogno di un “cane robot” e impaurito da un proprietario coercitivo.

Poi c’è la ben nota intervista a Simone Dalla Valle (qui il link), su youtube, nella quale parla di cani “robot” e di cani “soldatini”.
Ma il robot appare anche nella presentazione del suo libro pubblicata su “LaZampa.it” (qui il link), laddove la prima frase è proprio:

L’educazione non trasformerà il vostro cane in un robot, ma nel miglior compagno di (dis)avventure e voi nel suo miglior amico!
E giusto per chiarire, poco sotto precisa di definirsi “educatore e non addestratore” (lasciando quindi intendere ciò che pensa degli addestratori).

Poi, ovviamente, c’era il mitico Mauro Cantarelli con il suo “addestramento olistico®”.
C’era, perché si è appena trasferito in Tunisia (sostenendo di “essere felice di aver abbandonato la cinofilia italiana”). Ma finché c’era, scriveva cose come (qui purtroppo non posso linkare il sito, perché sembra non trovarsi più online): “Quando io CHIEDO ai miei cani di venire da me, metto anche in conto che a loro non vada. Per quale motivo un cane dovrebbe venire quando chiamato?” (il CHIEDO maiuscolo era per contrapporre una richiesta all'”ordine”, che secondo lui “si dava solo agli schiavi”).
Nel menu del suo sito c’era anche la voce  “cane torturato”, che si scopriva essere quello che indossava un collare a strangolo (compresi i cani da expo). Questo signore, che ha tenuto diversi seminari in giro per l’Italia, è stato addirittura Responsabile Nazionale del settore Cinofilia di OPES-CONI.

Spero che questi pochi esempi possano essere sufficienti a rispondere alla domanda “Ma chi mai l’ha detto? Fate i nomi!”
Si tratta solo di una piccola cernita di nomi tra i millemila che puntano il dito contro l’addestramento tradizionale: ma alcuni di essi sono nomi assai noti e trovo davvero difficile pensare che qualcuno non abbia mai letto il loro pensiero.
Forse chi ha fatto queste obiezioni non è troppo addentro alla cinofilia italiana: non è una colpa, ci si può sempre informare meglio. Però spero che questi esempi bastino a far capire che la sottoscritta non è solo una pazza furiosa che gli attacchi alla cinofilia classica “se li inventa per gettar fango sugli altri”, come qualcuno sostiene.
Lo ribadisco, per l’ennesima volta: i macellai in cinofilia esistono, così come esistono i cagnari. Ma in tutti i casi riportati, come avete potuto vedere, non si attacca il singolo delinquente: si allargano le accuse a tutta la categoria.
Magari si è incontrato un macellaio e si dà per scontato che siano tutti così: il che è sensato come aver avuto la sfortuna di portare il figlio in uno di quegli asili in cui si maltrattano i bambini (e di cui hanno purtroppo parlato alcune recenti cronache) e cominciare a scrivere ovunque che in tutti gli asili i bambini vengono presi a schiaffoni.
A me sembra leggerissimamente ingiusto. Non so a voi.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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