giovedì , 23 novembre 2017
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I cani non sono tutti uguali… neppure in puppy class

di VALERIA ROSSI – Al Debù abbiamo modificato un po’ le nostre puppy class: non più soltanto socializzazione, ma anche qualche primo elemento di gestione del cane (per gli umani) e soprattutto la “presentazione” ai cuccioli di stimoli diversi, superfici diverse su cui muoversi, piccoli ostacoli da superare e tutto ciò che può arricchire il loro patrimonio sensoriale ed insegnare loro che vincere qualche piccola paura (ovvero superare un piccolo stress) significa trovare una bella gratificazione dall’altra parte. Si fanno tre-quattro incontri, ognuno dedicato ad acquisire qualche competenza in più: ma alla base di tutto, ovviamente, c’è sempre e soprattutto la socializzazione.
Bene: fin dal primo incontro, nel quale si è socializzato e si sono affrontate le “difficoltà” (per un cucciolo lo sono!) rappresentate da substrati e oggetti diversi, sono emerse notevolissime differenze tra i soggetti presenti, che erano: una piccola meticcia fobica proveniente dal canile, un alaskan malamute, un pastore svizzero bianco, un border collie e un pastore tedesco. “Guest star” cuccioloni: Samba, rottweiler (che è bravissima con i cuccioli: anche se resta un filino cinghiala inside, data l’età, fa davvero il possibile per essere delicata). “Guest star” adulti: Yuma, meticcia simil-setter smaliziatissima, buona come il pane ma anche capace di rimettere a posto gli indisciplinati con severe sgridate (sempre del tutto incruente, ma loro non lo sanno e ci credono).

11701499_10207469777965377_2043854605_oCosa si è visto in questa puppy class?
Innanzitutto il già citato “razzismo” dei cani, ovviamente legato alle esperienze neonatali: i simili fanno immediatamente amicizia con i simili, ovvero con i cani che più ricordano loro madre e fratelli. In questo caso, non essendoci due soggetti della stessa razza, è nato un vero e proprio idillio tra il pastore svizzero e il  border, che hanno fatto immediatamente comunella ignorando, almeno all’inizio, tutti gli altri. Solo dopo un po’ di tempo le due (sono due femminucce) hanno cominciato ad interagire anche con gli altri: in pratica hanno scoperto che anche loro erano cani!

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Poi si è visto molto bene quanto sia possibile, nei tempi giusti (e cioè entro i quattro mesi) recuperare anche i cani fortemente paurosi o addirittura fobici.

11705985_10207469780325436_1498848212_oLa meticcetta tigrata, quando è arrivata per la prima volta al campo, era terrorizzata da umani e cani e non accettava di interagire con nessuno di essi: dopo un paio di lezioni ha cominciato ad aprirsi con gli umani e durante la puppy class ha imparato anche a comunicare efficamente con i cani (per esempio, ha imparato a sottomettersi ai “grandi”, cosa che non sapeva letteralmente fare!), ha preso fiducia ed ha accettato il gioco sociale, interpretando anche la parte della preda (vedi foto in alto), divertendosi… mentre solo una settimana fa, se un altro cucciolo l’avesse inseguita, si sarebbero sentiti i CAIN CAIN fino a Milano).
L’interazione con cani competenti migliora anche le situazioni cani-umani: la borderina, che ho subito definito “bastardissima” perché reagiva mordendo con entusiasmo se solo le si impediva di fare il cavolo che voleva, dopo un paio di “rimesse a posto” da parte di Yuma si è data una clamorosa calmata anche con i suoi umani.

11656127_10207469783685520_1861859101_oQuanto al malamutino, è arrivato già ben socializzato ma mooolto indipendente e pure un po’ tamarro: “so’ superiore, non mi mescolo alla plebaglia“.
Se ne stava per gli affari suoi, esplorava tutto l’esplorabile, agli altri cuccioli concedeva al massimo una sniffatina: ad un certo punto si è “appropriato” della tenda piena di bottiglie di plastica e ha deciso che “lì comandava lui e quella era casa sua”.
Ci hanno creduto tutti i cuccioli, spediti fuori a ringhiate: non ci hanno creduto minimamente le due adulte (“quasi” adulta, nel caso di Samba), che ignorando le sue minacce sono entrate e hanno fatto uscire lui: a questo punto anche lui ha deciso che forse valeva la pena di interagire con gli altri, ha abbandonato la tenda e si è messo a giocare (almeno un po’: l’aria di superiorità non l’ha persa, ma diciamo che ha fatto agli altri il grande onore di partecipare ai loro giochi).
E il pastore tedesco? Come tutti i cuccioli della sua razza, lui non è propriamente un cuor di leone: infatti all’inizio stava un po’ sulle sue, ma poi ha deciso di buttarsi nella mischia… e soprattutto ha deciso che quella vasca piena d’acqua (che sarebbe dovuta servire a far conoscere ai cuccioli questo elemento, invogliandoli a metterci almeno una zampa dentro) era la sua piscina personale.
Ci si è tuffato, c’è rimasto dentro per dieci minuti buoni (Anto’… fa caaaaldooo!) e quando è uscito si è sentito molto più figo di prima (oltre che più fresco, forse), partecipando con maggior entusiasmo ai giochi, anche a quelli “a muso duro”.
Nessun altro cucciolo è entrato in acqua: qualcuno ci ha messo dentro una zampina, ma niente più.

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Altre esperienze: il malamutino già smaliziato ha affrontato tutti gli “ostacoli” con grande nonchalance, mentre la meticcetta si è trovata un po’ in difficoltà (notare i segnali di calma mandati a tutto spiano: ma dopo che “ce l’ha fatta”, si è sentita un supercane anche lei. Per esempio il tubo, che l’aveva piuttosto impressionata la prima volta, una volta superato è stato ripercorso avanti e indietro (senza aiuti umani) per duemila volte, col fumetto che diceva “guardate cosa so fare!!!”.

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Insomma, ogni cucciolo ha avuto i suoi tempi e i suoi modi sia nell’approccio con gli altri, sia nell’affrontare e superare le difficoltà che gli proponevamo. E queste variabili non sono state legate solo all’educazione ricevuta fino a quel momento (con l’eccezione, forse, proprio della meticcia che ha alle spalle la brutta esperienza di canile), ma proprio alla selezione di razza e alle caratteristiche individuali.
Ritengo non soltanto sbagliato, quindi, ma particolarmente dannoso parlare di “cane” generico, o di “cani tutti uguali”: certo, nei cuccioli le differenze sono meno spiccate che nell’adulto, ma esistono già a questa età ed è importantissimo tenerle nel dovuto conto quando si lavora con un cane, adattandosi all’individuo e non pensando semplicemente alla specie.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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