venerdì , 17 novembre 2017
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Io e Afra: parte XX bis – il leprot-Tino

di MARIO GIOVANNINI –  Piccolo riassunto delle puntate precedenti: a luglio del 2012 mia moglie ed io abbiamo adottato in canile Afra, una meticciona di quasi 30 Kg, dolcissima, ma assolutamente non socializzata e sinceramente terrorizzata dal genere umano. Consci di quello che stavamo affrontando, abbiamo intrapreso un percorso di desensibilizzazione progressiva, che continua tutt’ora, con alti e bassi. Tutte le tappe del percorso sono sempre disponbili digitando “Io e Afra” sul motore di ricerca del sito.

afragattParte 20 bis? E la 20, che fine ha fatto?
Scritta l’ho scritta, in effetti, ma non me la sono sentita di pubblicarla. Era una lagna, anzi un ‘lamentone’ messo giù in un momento di sconforto.
Per fortuna, una cosa che ho imparato in tanti anni di giornalismo è rileggere più volte quello che scrivo e, se possibile, farlo ‘decantare’ qualche giorno. E se poi mi annoio da solo, magari lascio anche stare. Per cui è finita nel cestino.
Comunque, per farla breve: per qualche arcano motivo che ancora mi sfugge, tutti gli anni ai primi di marzo Afra ha una grossa crisi regressiva, che la fa precipitare ai suoi livelli peggiori.
Il veterinario ha ipotizzato una forte gastrite, legata all’arrivo della primavera, come per molti umani. Ma anche con le adeguate (gastro)protezioni non l’abbiamo sfangata. Anzi, quest’anno è stato anche qualcosina peggio del solito. Perché è intervenuta un’assurda paura delle auto da quando una macchina è uscita di strada e si schiantata su una pianta a 50 m da noi. E senza l’albero, probabilmente, sarebbe finita su di noi. Confesso che un ‘filo’ mi sono spaventato anch’io.
Per cui stavamo proprio messi male… delle passeggiate da incubo, non si riusciva a fare più di 3 m senza che si piantasse. Terrore allo stato puro per… tutto.
Oltre a tanta (ma tanta) pazienza, ne siamo usciti con due felici intuizioni.
Anzi, un’intuizione e una botta di culo, per dirla tutta.
Visto che in passato cambiare giro ed evitare le zone in cui si era spaventata era servito, ci ho provato anche questa volta. Ma sembrava non bastare, per cui la sera ho cominciato a caricarla in macchina e cambiare proprio quartiere. Finché non ho trovato un parchetto con illuminazione notturna che è stato una mano santa. Anche perché spesso ci si trova da giocare, e abbiamo ritrovato una routine legata al buonumore invece che agli spaventi.
Sempre alla ricerca di zone tranquille, ho preso a portarla, la mattina, in un prato antistante l’imbocco di una tangenziale.
I primi giorni non era molto felice, perché quando si arrivava macchine ancora non ne circolavano, ma poi pian piano aumentavano.
Poi abbiamo conosciuto Tino, il leprotto, che abita nel prato e che – ne sono fermamente convinto – ha cominciato a giocare a nascondino con Afra. I primi giorni spariva subito, poi ha proprio cominciato a nascondersi e aspettare.
Una lepre ninja praticamente, un vero fenomeno. Una mattina gli siamo passati sopra, me lo sono ritrovato esattamente in mezzo ai piedi.
Quando Afra lo trova si allontana, ma con calma. E spesso si volta a guardarci. Le macchine sono passate in secondo piano, nel giro di qualche settimana.

afrapratoCi sono voluti due mesi anche stavolta per riportarla ai suoi livelli migliori. In compenso, però, ha fatto passi da gigante in altri campi.
O meglio, nei campi.
In campagna ormai la lascio libera (ovviamente in zone dove è possibile farlo in sicurezza) e ha dimostrato di avere un richiamo impeccabile. O quasi…
I leprotti sono proprio una passione insana e un paio di volte si è un po’ distratta. Ma abbiamo recuperato in fretta. Ho perso non più di 5 anni di vita ogni volta, nulla di grave.
Sempre in zone assolutamente sicure, ho fatto anche qualche breve esperimento di libertà cittadina e la fiducia sembra ben riposta. Ma, soprattutto, sembra dare molta più sicurezza a lei che mi pare deliziosamente sorpresa da tutte queste novità.
Poi abbiamo fatto una scoperta interessante: ha la bocca morbida e un riporto impeccabile.
Ci ho provato per anni con palline e bastoncini e mi considerava appena, solo se adeguatamente premiata: ma con le quaglie è un fenomeno.
Lei male non gliene fa, ma le poverette si terrorizzano abbastanza..
Certo che l’umano vegetariano, per un cane così, deve essere proprio una disgrazia…

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Informazioni su Mario Giovannini

Mario Giovannini è nato a Vercelli nel 1968, dove vive tuttora con quattro gatti, un cane, tre chitarre e una moglie molto paziente. Giornalista, scrittore, fotografo e musicista, si occupa di editoria da più di vent’anni, conciliando la professione di editor responsabile dei contenuti di una piccola casa editrice con l’attività di giornalista free lance per alcune delle più prestigiose riviste del settore musicale italiano.




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