domenica , 19 novembre 2017
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Corsi addestratori: parliamone ancora (onestamente)

di VALERIA ROSSI – L’argomento “corsi” è tornato alla ribalta dopo il brutto fatto di cronaca che ha visto coinvolta una volontaria di canile, che è poi risultata essere anche in possesso del “diplomino” di turno e che per questo i giornali hanno definito “esperta educatrice”, “specializzata in cani di grande taglia” eccetera eccetera.
Ovviamente questo ha dato la stura ai commenti negativi “contro” i corsi, ritenuti inutili, mangiasoldi, sprecatempo eccetera eccetera. Premetto che tutto ciò che dirò da qui in poi NON ha nulla a che vedere con la volontaria di cui sopra (che non conosco e che quindi non mi permetterei mai di giudicare), e premetto anche che personalmente NON sono in possesso di alcun diploma o diplomino (ai “miei tempi” i corsi non esistevano affatto: e quando hanno cominciato ad esistere lavoravo con i cani da più di vent’anni e non mi è più sembrato il caso di frequentarne uno). Tengo però lezioni (a volte teoriche, a volte pratiche, a volte entrambe) in diversi corsi (soprattutto ENCI, ma non solo); e al nostro stesso campo, il Debù, organizziamo corsi per addestratori ENCI.

11659372_10205864406081617_5609659436358701915_nPartiamo da qui, dunque, per farci la prima domanda: lo facciamo per “mangiare soldi alla gente”?
La risposta è un deciso NO. Quello che facciamo (o almeno, che ci sforziamo di fare) è gettare le basi per costruire nuove professionalità in campo cinofilo: guadagnandoci anche qualcosa, certamente, perché si tratta di un lavoro (pure impegnativo e pieno di responsabilità) e chi lavora va pagato, punto.
La seconda domanda, ovviamente, è: “Ci riusciamo, a formare nuovi professionisti capaci?”
La risposta, se ci si limitasse al corso in se stesso, sarebbe un altro deciso NO: un corso di 150 ore non basta assolutamente a creare figure competenti.
Proprio per questo noi offriamo ai nostri allievi anche un tirocinio successivo (gratuito), oltre alla possibilità di frequentare ulteriori stage, seminari eccetera che si tengono sul nostro campo a prezzi di favore. Ma non lo sto dicendo per “fare pubblicità” al Debù (che non ne ha bisogno, perché i nostri corsi sono sempre fin troppo numerosi): lo sto dicendo perché dovrebbe essere evidentissimo a tutti (corsisti in primis) che il diplomino non ti autorizza a cominciare a lavorare il giorno dopo con i cani altrui.
Non si è pronti neppure per gestire un chihuahua amichevole col mondo: e figuriamoci se si è pronti ad affrontare un cane aggressivo e/o mordace.
Noi lo ripetiamo ai nostri corsisti fino alla nausea (ma anche in altri corsi che ho avuto modo di osservare ho sentito dire le stesse cose): “avete le basi e SOLO le basi: ora dovete costruire tutto il resto”. L’ho scritto pure ieri nell’articolo sull’esame: sono state gettate le fondamenta, ma della casa non c’è ancora traccia.
Quella si costruisce col tempo, con l’esperienza, osservando i veri esperti al lavoro e cercando di carpire il più possibile, di “copiare”, di “rubare”. Proprio come si faceva “ai miei tempi”.
Si comincia a pasticciare un po’ con il proprio cane, poi magari si prova con quello dell’amico (possibilmente NON problematico); poi – e questo “poi” significa “dopo almeno 5-6 anni di esperienza sul campo, che può anche essere affiancata dalla frequentazione di ulteriori corsi, stage, seminari e quant’altro” – si può pensare di avere davvero in mano un mestiere.
Questo significa che i corsi siano  “soldi buttati”, che non servano a nulla?
Ancora una volta, la risposta è NO. Restando alla solita similitudine, avete mai provato a costruire una casa senza le fondamenta?
Significa che i corsi potrebbero/dovrebbero essere strutturati in modo diverso e più completo?
Questo, forse, sì… però chiediamoci quanto costerebbero. I docenti non vengono per la nostra bella faccia, le strutture non ce le danno per amor della cinofilia, le giornate di campo tenuto fermo per i corsi sono un mancato guadagno… se quantifichiamo tutto questo, ci renderemo conto che un corso “veramente” completo costerebbe all’incirca quanto un corso universitario (e durerebbe altrettanto).
Senzxa contare che perfino quando si esce dall’università NON si è del tutto pronti ad iniziare un lavoro!  E infatti esistono specializzazioni, tirocini, esami successivi e quant’altro.

IMG_1359Il brutto è che questo discorso tu lo puoi fare nel modo più chiaro possibile, ma non è assolutamente detto che venga recepito.
E se non viene recepito, non puoi farci nulla: ovvero, non hai alcuna arma per impedire al corsista che si sente già totalmente “imparato”  (e che non può esserlo) di aprirsi un campo il giorno dopo, cominciando presumibilmente a far danni (ai cani, ma soprattutto a se stesso).
Peraltro, nessuno può impedire di aprirsi il campo neppure al tizio che ha guardato la trasmissione sui cani in TV e si sente prontissimo a lavorare con qualsiasi soggetto.
Purtroppo la cinofilia è ancora “terra di nessuno” (anzi, ormai sarebbe meglio dire che è terra “di troppi”).
Come ho già accennato sopra, nessun medico, avvocato o notaio può uscire da un corso universitario e mettersi a lavorare senza aver fatto tirocini, superato esami di abilitazione e così via: gli addestratori (o sedicenti tali) sì.
Si sta cercando di colmare questa lacuna con le certificazioni FCC (anche queste assai criticate, solitamente da chi non ha capito cosa siano), ma per il momento neppure queste sono obbligatorie e quindi vige la totale anarchia.
Tornando a bomba: aver preso il diplomino dopo il corso, cosa significa?
Significa aver acquisito una buona base teorica (sempre che si sia studiato!) e qualche (“qualche”!) cognizione tecnica: fine.
Non è poco, eh? E’ ciò che può consentire di iniziare un percorso.
Per la terza volta, ribadisco: ci sono le fondamenta, non c’è ancora la casa.
Se poi qualcuno lascia credere ai propri corsisti di essere già arrivati al tetto, quel qualcuno è un vero e proprio disonesto:  ma ripeto che finora non ho mai sentito dire a nessuno, in nessunissimo corso, “siete pronti, domani potete aprirvi il campo”.

11403360_10205864416761884_6568431849178277947_nSono gli allevi che molto, troppo spesso si lanciano allo sbaraglio, per i seguenti motivi:
a) hanno speso soldi, tempo ed energie che vogliono recuperare quanto prima (soprattutto i soldi. E con i tempi che corrono, posso pure capirli);
b) sono troppo presuntuosi: una volta imparato cosa sono rinforzo negativo e punizione positiva, credono di aver acquisito tutto lo scibile cinofilo (a chi di noi cinofili “di lungo corso” non è mai capitato di venire ripresi e rimproverati dal “maestrino” di turno, che magari  si permette di salire in cattedra dopo aver fatto il corso di due week end?);
c) nessuno può impedire loro di suicidarsi lavorativamente e a volte anche letteralmente (se affrontano cani mordaci senza una preparazione specifica), perché una normativa decente in questo settore non c’è.

11050651_10205864419721958_7595999667237162513_nCerto, non è una bella situazione. E si corrono grossi rischi se alla presunzione di saper affrontare troppo presto cani “facili” e comunque innocui (rovinando “soltanto” loro) si aggiunge quella di sentirsi pronti ad affrontare i casi difficili.
Qui dipende molto anche dal tipo di formazione ricevuta: che per quanto sia sempre incompleta (anche ai nostri corsi, sia chiaro) può comprendere almeno un’infarinatura su certe problematiche (e soprattutto un bel lavaggio del cervello su quali cani NON si devono prendere in carico fino a quando non si è acquisita la necessaria esperienza/competenza), oppure lasciar intendere che “i cani sono tutti uguali”, che esistono metodi “buoni per tutti”, che “basta l’ammmoooore” per rendere docile e scodinzolante qualsiasi killer a quattro zampe e così via.
Inutile dire che questo tipo di formazione (o forse dovrei dire di “disinformazione”) è mille volte più pericoloso: ma è pericoloso anche uscire da un corso serio e valido, in cui è parlato di rieducazione e riabilitazione, e pensare di potersi occupare il giorno dopo del cane di sessanta chili che ha già mandato all’ospedale mezza famiglia.
NON – SIETE – PRONTI per questo: qualsiasi corso abbiate seguito, qualsiasi qualifica vi abbiano attribuito.
Appena usciti dal corso, quello che avete acquisito è il minimo storico di competenza che vi permetterà di seguire il lavoro del vostro istruttore capendo quello che sta facendo e perché lo sta facendo (prima non avevate neanche questa).
Potrete seguire un cucciolo nelle prime fasi della sua vita senza fare danni, e forse potrete aiutare la Sciuramaria a smettere di fare sci nautico appesa al suo border collie da divano. Sarete in grado di spiegarle perché il suo cane tira e forse saprete aiutarla a non farlo tirare più: “forse”, perché non è detto che abbiate assimilato bene le tecniche. In 50, ma anche in 100 ore, non c’è davvero il tempo materiale per impararle tutte.

IMG_1345Non parliamo poi di sport, perché è letteralmente folle – e lo dico senza timore di essere smentita – pensare che da un corso ENCI si esca abilitati ad addestrare “cani di utilità, compagnia, agility e sport“, come sta scritto nella descrizione del “settore 1”.
Ma santiddio, 100 ore non bastano neppure per insegnare ad impostare correttamente una pista!
Sempre per rimanere al Debù (visto che posso parlare solo di ciò che conosco), per alcuni dei nostri allievi diplomati al penultimo corso (perché l’ultimo è finito due giorni fa) si sta tenendo una serie di work shop solo sulla condotta formale: abbiamo già fatto una giornata intera, questo week end ne faremo altre due… (e 50 ore sono belle che andate) e dubito che saremo riusciti a finire.
Tutto questo per UN singolo esercizio di obbedienza, con meno di dieci allievi presenti.
Come si può pensare di essere “pronti ad addestrare cani” in UD, agility e sport vari dopo 50 ore di pratica, in un corso che vede iscritte una trentina di persone?
A meno che non ci si limiti a “far vedere” un cane già perfettamente addestrato, senza spiegare neppure come ci si è arrivati (e purtroppo ho sentito parlare di campi in cui la parte pratica funziona più o meno così!), solo per far prendere un guinzaglio in mano a tutti e far ingaggiare e motivare tutti i cani se ne va metà del tempo a disposizione.
Non c’è il tempo materiale per insegnare quasi nulla di pratico… ma senza tanta, ma tanta pratica nessuno si dovrebbe neppure sognare di aprire un campo.

IMG_1336Insomma, la situazione è questa e purtroppo ci vorrà ancora tempo perché le cose cambino: per il momento tutto sta alla sensibilità, all’intelligenza, alla dannatissima umiltà dei corsisti, che devono smetterla di pensare “siccome ho speso tot, domani devo cominciare a lavorare”, perché non sono pronti.
Non sono realmente pronti neppure per prendere in mano un cucciolo, se non si fanno affiancare da qualcuno più esperto: e per nessun motivo al mondo dovrebbero prendere in mano un cane adulto e problematico.
Purtroppo il fatto di dirlo, ridirlo, ripeterlo e straripeterlo non è sufficiente.
Il sotuttoio di turno ci sarà sempre… e gli va bene finché si limita a sentenziare su FB gettando fango su gente che ha cominciato a lavorare quando lui non era ancora nato. In questo caso irrita, ma non nuoce. Se invece si mette davvero a prendere cani al guinzaglio, il male minore è che rovini il cane, il rischio maggiore è che si faccia male lui… anche se a volte, di fronte a certe esternazioni di arroganza e presunzione, mi verrebbe quasi da ribaltare i termini del discorso.

 

 

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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