giovedì , 23 novembre 2017
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Cane macho, padrone picio?

di MARCO CARUCCI –  Dopo l’articoletto sulle prospettive terapeutiche della ipertrofia prostatica del mio cane, le poche critiche ricevute da coloro i quali ritengono sconsiderata la castrazione dell’animale non meno dei pacati, ben più numerosi, dissensi formulati dai critici della soluzione chimica comportante la somministrazione orale di antiandrogeno, mi inducono a formulare alcune riflessioni in merito ad una vicenda che, tutto sommato, mi sembrava non meritasse tanta rilevanza ma che deve essere andata a toccare un nervo scoperto del mondo cinofilo (che, già detto in altra occasione, è largamente femminile).
Trascurando il fatto che se si studiasse la bibliografia specialistica si scoprirebbe che la castrazione, sebbene efficace, non è considerata un trattamento sicuro a causa del rischio di adenocarcinoma prostatico (Romagnoli S. “L’ipertrofia prostatica benigna nel cane”), il che dà ragione, secondo una logica medica di rapporto costi/benefici, della scelta primaria della terapia farmacologica, quel che stimola la mia curiosità (e la mia malizia) è il fatto che, ben al di là del problema meramente clinico, la critica trascenda nella psicanalisi, cosicché la principale accusa, più o meno esplicita (‘aliud in ore, aliud in corde’), sia quella secondo cui un padrone maschio di cane altrettanto maschio vedrebbe in quest’ultimo una estensione se non, addirittura, una sublimazione della propria virilità.
Ora, può ben essere che qualche tamarro, anche più di uno, pensi di potere demandare al cagnone di turno la propria affermazione sub-sociale: ma, diamine, da qui a fare di ogni erba un fascio (con sottile riferimento littorio, beninteso: se hai un cane di un certo tipo, infatti, il pirla che automaticamente ti affibbia simpatie sansepolcriste si incontra sempre) ce ne passa.
Quando io vado a passeggio con il cane al guinzaglio, sinceramente, non riesco a pavoneggiarmi dell’armonioso ritmico ondulare dei testicoli di Crapun. Tantomeno provo un moto di intimo orgoglio di fronte ad una sua erezione per una cagnetta in calore e giammai ammicco agli astanti quasi a sottintendere che, se tanto mi dà tanto, immaginate il padrone …
Come me tanti altri, quasi tutti: per carità, magari ci piace esibire il cane, esaltandone più del dovuto la natura ed il carattere, sparando balle da giardinetto per cui, a parole, trasformiamo un tranquillo candivanista in un lupo sanguinario… ma, insomma, cose innocenti, è il dolus bonus del negoziante che magnifica la sua merce, non è la trasformazione psicoanalitica di impulsi primitivi. In fondo siamo gli stessi che sostengono di andare in una domenica di estate da Milano a Rapallo in un’ora e un quarto “da casello a casello”.
Poi non vorrei essere polemico, ma osservo che a fronte di tante povere bestie travestite da Lady Gaga dalle loro gentili padrone, nessuno di noi padroni maschi ha mai fatto indossare, al proprio rott-doby-dogo-corso-pit, pantaloni attillati con farcitura di cotone idrofilo nelle zone “critiche” per esaltarne gli attributi anatomici.
E infine, ancora una volta, circoscriviamo il problema ai suoi reali protagonisti: di là, sotto il portico, è spiaggiato a zampe divaricate, così da sentire un poco di fresco al pancino, un grosso coso peloso nero che, se da me sollecitato al gioco, mi guarda ad occhi socchiusi con l’espressione “a Ma’, fa caldo… statti bbuono” prima di riprendere a russare: ed io dovrei avere un transfert identificativo nei confronti di uno che nemmeno ha voglia di contrarre completamente gli elevatori delle palpebre?
Se la domanda secca è: ti spiace dovere castrare il cane? La risposta è: sì, certamente: e – udite, udite – sia
esso maschio o femmina (le mie due bassotte sono state entrambe sterilizzate e quando furono operate provai deciso disappunto).
Perché la castrazione lo rende meno “macho”? No, accidenti: perché vuol dire che ha una malattia e che abbisogna di una terapia chirurgica per la cura della stessa.
Tutto qui e non è davvero il caso di scomodare Herr Sigmund Freud per cercare sottintesi complessi infantili nel padrone di cane di grossa taglia che trasferisce sull’animale le sue recondite turbe sessuali: non esageriamo.
E se, per andare a spasso con Crapun, io indosso il giubbotto di pelle nera con le frange e munisco lui di collare tempestato di borchie d’acciaio, nessun retro-pensiero: vuol solo dire che ci piace essere una coppia elegante.
Buone vacanze a tutti.

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