sabato , 18 novembre 2017
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Abbaio e disturbo: non basta una sentenza per dimenticare la civiltà

di VALERIA ROSSI e MATTIA TACCHINI – Ricevo e pubblico con piacere, perché il problema sollevato è di grande interesse generale, il messaggio inviatomi da un’amica di FB:

Vi volevo segnalare che da giorni gira in Internet un’immagine con le sentenze su due casi che riguardano i cani, che i proprietari che hanno avuto problemi per i cani che abbaiano davvero tanto sventolano come bandiera.

canicondominio
Io non sono tanta convinta che tutto così lineare. Sicuramente nei casi citati ci sarà stato qualche vicino rompiscatole ed il cane alla fine non era così fastidioso… ma adesso vedo proprietari davvero arroganti, che mettono per esempio il povero cane ad abbaiare per ore interrottamente sul terrazzo dalle cinque del mattino fino al loro rientro in casa, che si giustificano con questa sentenza.
Non trovo giusto che ora qualsiasi cavolata faccia il cane (anche perché l’abbaio continuo per ore lo considero un segno di grave disagio!) il proprietario ci “sbatta in faccia”  (cit.) questa sentenza.
P.S. anch’io ho un cane e sto molto attenta a comportarmi nel pieno rispetto delle persone che mi circondano, dai vicini ai passanti per strada. E non mi piace affatto di percepire il malcontento di TUTTI verso TUTTI i cani e TUTTI i proprietari, per colpa di altri.

Come al solito, applicare la legge è difficilissimo quando la gente dimentica che alla base di tutto dovrebbero esserci rispetto e senso civico.
E’ evidente che un cane che abbaia sporadicamente non può essere considerato un disturbatore della quiete pubblica, mentre un cane che abbaia ininterrottamente dal mattino alla sera, oltre ad essere evidentemente un povero infelice, è anche un innegabile fastidio per chi è costretto ad ascoltarlo.
Personalmente tenderei a ribaltare i termini della questione e a non accusare i proprietari di disturbo della quiete, ma di maltrattamento: infatti rimanere relegati su un terrazzo per ore ed ore è, senza ombra di dubbio, “incompatibile con le caratteristiche etologiche del cane”, proprio come dice la legge sul maltrattamento.
Ovvio che la cosa vale solo se l’abbandono a se stesso è reiterato: per di più credo che non sia facile dimostrarlo (né trovare un giudice che capisca davvero quali siano le caratteristiche etologiche del cane!).
Ho comunque chiesto un parere legale  al nostro collaboratore, l’avv. Mattia Tacchini, che ha risposto così:

Per quanto riguarda il condominio non ho trovato sentenze della Cassazioni recenti e significative. E’ però certo che dal 2013 (norme sul condominio, in particolare l’art. 1138 c.c.) il regolamento di condominio non può più vietare ai condomini di possedere animali domestici. Ciò non significa che i proprietari non debbano assumersi le proprie responsabilità: saranno sempre responsabili in sede civile, ed eventualmente penale, per gli schiamazzi dei propri cani.
A questo proposito, la sent. n. 7392/2015 ha esaminato il tema della rilevanza penale dell’abbaiare del cane ai fini dell’integrazione del reato di distrubo delle occupazioni o del riposo delle persone (art. 659 c.p.). La Corte ha sottolineato che per integrare il reato occorre che gli strepiti degli animali (la norma li chiama così) siano idonei a ledere la tranquillità pubblica, potenzialmente impedendo il riposo di un numero indeterminato di persone: nel caso di specie, invece, la casa nella quale si trovavano i cani aveva solo un immobile vicino e – quindi – solo i suoi occupanti potevano venire disturbati.
Ciò non toglie, però, che se gli schiamazzi superano la normale tollerabilità (soprattutto, ma non solo, nelle ore notturne), i vicini disturbati anche se non è integrato un reato, possano agire civilmente per il risarcimento del danno.
Ovviamente altra cosa (molto più spinosa) è la eventuale integrazione del maltrattamento di animali: certamente non basta lasciare il cane da solo di giorno per integrarlo.
Si ha sicuramente abbandono quando un cane è sistematicamente lasciato a se stesso per giorni in balìa degli elementi, senza cibo, acqua o cure… ma in altri casi è assai più difficile sostenerlo, perché le situazioni e le variabili da considerare sono molteplici.

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