lunedì , 20 novembre 2017
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Non farmi girare i feromoni

sniff4di MARCO CARUCCI –  Guarda che questa cosa dei messaggi olfattivi, mediati dai segnali chimici che i cani emettono e recepiscono – ed attraverso i quali comunicano tra di loro ed interagiscono con l’ambiente esterno – ha un suo fascino sottile.
Microeffluvi di sostanze odorose che producono negli individui della stessa specie delle risposte comportamentali immediate: un sistema di comunicazione chimica ancestrale ed efficacissimo.
Dice: son cose da bestie, noi possiamo e sappiamo correlarci ben meglio grazie alla capacità di esprimere una infinita varietà di pensieri, concetti, sentimenti ed emozioni con le parole: siamo o non siamo sul gradino sommo della scala zoologica?
Vero; io, tuttavia, non sottovaluterei questa forma di espressione.
Che, straordinario, fu primariamente individuata grazie agli studi condotti sulle api: pensa tu dove può arrivare la ricerca umana partendo magari dalla banale consuetudine quotidiana di uno scienziato abituato a fare colazione spalmando miele sui biscotti.

bloodcappuccioInnanzitutto, per noi bipedi tanto evoluti, c’è il problema della (in)capacità di percezione sensoriale: è un dato incontrovertibile che, per l’essere umano, fra i cinque sensi “d’ordinanza”, l’olfatto non sia proprio il fiore all’occhiello: e a chi, affrettatamente, arriva magari a rammaricarsene, consiglierei di provare a salire nell’ora di punta di un torrido giorno d’estate su un vagone della metropolitana privo di aria condizionata con i circa trecento milioni di cellule olfattive di un bloodhound. Poi vediamo se non ringrazia il Padreterno di averne solo cinque milioni e magari prega che gliene tolga ancora qualche centinaio di migliaia.
Ma non confondiamo i volgari afrori di un’umanità scarsamente dedita all’uso di acqua e sapone che sono concessi a noi, rudimentali annusatori, con la raffinata emissione dei feromoni che i cani sanno interpretare al meglio, cogliendo tutte le più sottili sfumature emotive di queste impercettibili puzzette: giacché rabbia, dolore, paura, eccitazione, minaccia, serenità non necessitano evidentemente di esplicitarsi con le parole visto che ai nostri amici basta alzare il tartufo al cielo per sentire “l’aria che tira”: forse che il nostro cane non capisce al volo se siamo allegri o tristi, arrabbiati o rilassati, depressi o su di giri?

sniff5La verità è che pure noi, senza saperlo e senza saperli percepire, emettiamo feromoni dalle nostre ghiandole esocrine, ovunque localizzate: e questo è semplicemente fantastico. Perché si tratta di messaggi univoci ed inequivocabili che hanno dalla loro la totale schiettezza di rigorose reazioni biochimiche che non possono essere mistificate. Al contrario delle parole e di tutte le altre modalità di comunicazione sociale interpersonale, checché se ne pensi: infatti, se la lingua è spesso biforcuta, se anche lo sguardo umano può ben essere addestrato a trarre in inganno l’interlocutore, un’ascella non può praticare la menzogna né un piede conosce infingimenti: e poi, suvvia, chi mai può mettere in dubbio la cristallina innocenza e la disarmante sincerità delle ghiandole perianali?
Certo, pensare che per arrivare a conoscersi in totale onestà con un estraneo non servano tanto un occhio limpido e fermo ovvero espressioni garbate con parole forbite, bensì un’annusatina di culo, è una immagine forte che, se da una parte contrasta molto con le ordinarie norme del galateo che ci sono state insegnate, dall’altra viene a rovesciare quello che noi, presuntuosamente forse, crediamo essere il più evoluto modo di rapportarsi reciprocamente… per poi scoprire che un Fido qualsiasi arriva, istintivamente, a “sapere” di noi molto più di quanto si possa immaginare.
Può esserci tutto questo in un naso canino: l’ho detto all’inizio che ciò è affascinante.
D’altronde – come afferma Suskind ne “Il profumo” – ‘Colui che domina gli odori, domina il cuore degli uomini’.
Forse è per questo che i nostri cani ci rubano l’anima.

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