domenica , 19 novembre 2017
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A sette anni il mio dobermann… non è impazzito.

di ALICE FACCIN – Scrivo queste  righe non tanto per sfatare un mito, la leggenda metropolitana più discussa degli anni ‘80 (perché mi rifiuto di pensare che esistano ancora degli ignoranti che credono ancora in questa enorme ed incommensurabile minchiata):  scrivo queste righe per mettere in guardia i proprietari e magari i futuri proprietari di dobermann di un fatto ancor più preoccupante.
All’età di sette anni il dobermann non impazzisce, bensì regredisce alla velocità della luce e torna ad essere e a comportarsi come un pirla di 10 mesi.
Parlerò del mio dobermann, il mio diamante nero, il mio più grande amico e nello stesso tempo la mia spina nel fianco.

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Sono stati sette anni di risate e lacrime, lacrime di gioia e di dolore, sette anni di “resta lì” “no, lascia” “terra, a terra, mettiti a terra, ho detto terra”, “testa di cazzo torna immediatamente qui”, “vieni…. biscottooooo!”, sette anni di lui e del suo essere dobermann fuori e poeta maledetto dentro.
Sì, perché lui è un po’ così: il classico bello e dannato, quello che non ti guarda di striscio e poi lo trovi a fissarti così intensamente da farti venire i brividi. Il tipo che se un estraneo prova a toccarlo lui si sposta schifato.
Il tipo che se lo molli in mezzo ad altri cani, la sua reazione sarà sempre contraria a quella di tutti gli altri:  con tutta la calma del caso si fa un giro da solo, piscia in ogni dove, va a dire agli altri maschi che da lì in poi potranno respirare solo ed esclusivamente se lo decide lui, mentre alle femmine va a dire che se ci stanno, lui le tromba (e se non ci stanno, tanto meglio perché a lui piacciono le donne focose e incazzate come puma). E se ci sono cuccioli fastidiosi, gli spiegherà subito quant’è brutta la vita.
Questo è il mio dobermann.
Sette anni di litigate intense, di musi lunghi e di rotture di cazzo: poi arrivano le soddisfazioni, eh.  Solo che il rapporto “soddisfazioni vs cavoli amari” è di 1  a 9.
Eppure io lo amo lo stesso.
Lo amo più della mia stessa vita, lo amo a tal punto che il respiro mi manca senza di lui, perché lui è il mio cane, l’ho desiderato tanto, l’ho sognato, aspettato e alla fine è arrivato, entrando nella mia vita in punta di piedi. Sì, i piedi di un pachiderma in sovrappeso.
Ma torniamo al fatto che, come dicevo prima, sono passati sette anni.

setteanni2All’età di sette anni il mio dobermann non è impazzito, nel senso che nessuna parte del suo cervello è cresciuta più del dovuto rendendolo un’efferato assassino (in realtà a volte dubito che lui sia in possesso di un cervello: in alcuni momenti sembra addirittura lobotomizzato… perché ancora non mi spiego i suoi improvvisi “stand-by” con sguardo fisso nel vuoto durante le passeggiate, per poi ricominciare a camminare come nulla fosse successo).
No, lui all’età di sette anni è diventato di nuovo un cucciolo. Un cucciolo di 71 cm al garrese, che arriva tranquillamente e senza sforzo sul piano di lavoro della cucina, quindi potete immaginare che sorpresone quando torniamo a casa da lavoro, dal mangiare terrine di verdura (che è il meno) a farsi fuori la cheesecake di mia madre (e quello ha fatto girare un po’  le palle a me, data la mia passione per quel dolce) o a sbafarsi la pasta in raffreddamento per preparare il pasticcio.
Non si lasciava più sfuggire nulla: abbiamo adottato la tecnica “niente di niente sopra la cucina”.
Voglio anche mettere in guardia i bimbi che con una mano tengono un gelato e con l’altra si allungano per accarezzarlo… nessun gelato si è salvato dopo l’incontro ravvicinato con questo dobermann di 35 kg.

setteanni3All’età di sette anni però è impazzito per qualcosa… per il gioco!!!
Esatto, dopo sette anni ha scoperto che giocare con me non fa poi così tanto schifo e che rincorrere una pallina per poi fare uno scambio equo  con la sua padrona è quasi divertente.
Anche il gioco con gli altri cani è migliorato: qualche invito adesso lo fa. Certo, con le sue tempistiche, se ha una giornata “si” e soprattutto se il cane merita un suo invito, perché credo abbia una specie di cartuccia mensile per gli inviti al gioco: a differenza di me lui non sperpera, ecco, diciamo che è un cane organizzato.
Il mio dobermann all’età di sette anni non solo non è impazzito, ma mi ha dimostrato di essere un grande, grandissimo cane, un cane che ha zero referenza su di me ma che ha una competenza sociale enormissima e non necessita del mio aiuto nelle relazioni con gli altri cani. Le relazioni con gli umani invece le devo un pochino gestire, perché i suoi sguardi schifati gli altri non li capiscono. Resta a me il compito di dire “no, scusa, non lo toccare, lo fa cagare”; “mi scusi, se la smette di toccarlo è meglio, non è che la mangia se continua, è che ho paura di un suo suicidio”. Tutte cosine carine da dire a degli estranei, così, tanto per inimicarseli tutti fin da subito.
All’età di sette anni il mio cane mi ha dimostrato di saper gestire da solo un maschio di malin intero di un anno e mezzo e di poterci convivere senza problemi. Alla sua età non ha problemi con l’amstaff di quattordici mesi e gli spiega ogni volta con tutta la sua strabiliante sicurezza che a fare i minchioni non si risolve nulla. Soprattutto se vuol fare il minchione con lui.
Questo è il mio dobermann di sette anni. Un cane perfetto, con un carattere forte ma stabile. La mia roccia, il mio diamante nero che mi da qualcosa per cui sorridere ogni singolo giorno.
Forse il mito si può stravolgere e ribaltare, forse è un “mito-boomerang”. Forse ad impazzire, a perdere la testa, a diventar matti sono i compagni umani dei dobermann; perché io sono sinceramente, totalmente e follemente innamorata di lui.  E se esser sani di mente comporta non stare con il mio nano nero focato… allora voglio impazzire per sempre.

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