giovedì , 23 novembre 2017
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Husky caduto dal balcone: parla la proprietaria

di VALERIA ROSSI – Mi ha scritto Silvia, la ragazza che aveva acquistato Ares, il cucciolo di husky caduto dal balcone di casa sua ad Ancona – e purtroppo morto sul colpo – per darmi le risposte che avevo chiesto nell’articolo in cui commentavo il fatto.
Queste le sue parole, che spero possano far capire qualcosa in più a chi si è affrettato a colpevolizzare gli umani:

Vorrei iniziare dicendo quanto siamo distrutti da tutto quello che sta succedendo. Oltre il danno la beffa.
Siamo due ragazzi di 23 anni, io e il mio ragazzo Iman. Iman a giugno di quest’anno ha perso il papà: ho pensato che un cucciolo lo avrebbe aiutato, dato il suo amore verso gli animali.
Così abbiamo preso Ares. Un cucciolo talmente buono, calmo e ubbidiente che leggendo e informandoci sulla razza non avevamo trovato alcun punto d’incontro, ancora. Il cucciolo e Iman vivevano a casa della madre del mio ragazzo e questa sarebbe stata la loro (e mia) sistemazione ancora per una settimana, in quanto stavamo traslocando in una casetta con sfogo esterno proprio per Ares.
Il cucciolo naturalmente viveva DENTRO CASA: quando la mattina o il pomeriggio veniva lasciato da solo per un paio d’ore la portafinestra veniva lasciata socchiusa per far passare un po’ d’aria, dato il caldo.
Quel giorno… un colpo di vento, o non so cosa, l’ha aperta. Ma ho addirittura il dubbio che Aresa non sia caduto da solo, perché troppe cose non tornano.

ares_balcone2Il balcone era tutto ricoperto di plexiglas (nella foto si può vedere sia l’altezza del balcone che il modo in cui era protetto). In realtà lui non riusciva a salire nemmeno sul letto, o addirittura in macchina, perché aveva un problema alla zampetta posteriore.
La settimana prima che morisse siamo andati dal veterinario perché lo vedevamo leggermente magro: infatti aveva i vermetti. Abbiamo iniziato la cura ed ero rimasta d’accordo con il veterinario che finite le cure, perciò dopo tre settimane (quando il cucciolo avrebbe compiuto i 6 mesi, perché ne aveva 5!) avremmo fatto la lastra. Mi aveva consigliato di aspettare perché magari i muscoli non erano ancora completamente “formati”.
Oltre a questo, il mio dubbio viene alimentato dalla posizione e punto in cui è stato trovato. Ares era praticamente attaccato al garage, perciò ha fatto una caduta assolutamente perpendicolare: se avesse saltato, credo che sarebbe finito più lontano rispetto al punto di ritrovamento.
Sulla ringhiera del balcone vi erano piante e fiori: niente di rotto o spostato. Nessun segno.
Non mi do pace e nemmeno una spiegazione. La zona dove vive la madre del mio ragazzo non è una delle migliori di Ancona, potrei aspettarmi di tutto.
Nel verbale dei vigili è stato scritto che nemmeno loro sanno darsi una spiegazione e soprattutto che il cane era tenuto bene. Pulizia, acqua, pappa, spray per i denti, spray per le pulci, salviette di tutti i generi, shampoo a secco, spazzola, giochi: aveva tutto!!! Naturalmente hanno visto che le ciotole erano in cucina (quindi il cane era chiaramente tenuto in casa) e che la portafinestra era aperta, perciò Ares aveva accesso a tutta la casa.
Gli articoli – su giornali online e cartacei – sono stati fatti sulla base di non si sa cosa.
Io comunque ancora non so darmi una spiegazione che mi convinca o che mi faccia dormire la notte: penso sempre e solo a quella foto che hanno reso pubblica senza curarsi di quanto male stiano i padroni del cane!
Io il giorno della morte non sono riuscita a salutarlo perché non volevo vederlo così: il giorno dopo mi ritrovo in rete quella foto. Beh, mi sono sentita male.
È rispetto questo? Oltre che per noi… per il cucciolo stesso, è rispetto?
Tutti dicono di trattarli come bambini: ma se fosse morto un bambino, la sua foto con il sangue dalla bocca l’avrebbero resa pubblica? Io non ne posso più, perché non possiamo soffrire in pace per la perdita di Ares, ma dobbiamo anche essere accusati di mancata custodia. Per me è fuori dal normale.

Difficile (probabilmente impossibile) sapere se i sospetti di Silvia siano fondati: sicuramente le indagini sulla morte di un cane non saranno mai accurate come dovrebbero essere (rammento che qualcuno ha commentato questa storia dicendo “ma perché ci avete fatto un articolo? E’ solo un cane, chissenefrega”). Spero che le persone che la pensano così si soffermino un momento a pensare che anche ammettendo – e assolutamente NON concedendo – che il cane fosse “solo un cane”, il dolore dei proprietari è assolutamente umano e quantomeno andrebbe rispettato. Lo stesso vale per la foto che ritraeva il cane morto in una pozza di sangue, pubblicata da alcuni giornali: ha fatto star male anche me, quando l’ho vista (e infatti mi sono ben guardata dal pubblicarla a mia volta), e posso immaginare che effetto abbia fatto su chi quel cucciolo l’aveva voluto ed amato.
Io posso solo ribadire le conclusioni dell’altro articolo: fate MOLTA attenzione alle finestre aperte, anche se vi sembrassero super-sicure, perché i cani possono essere davvero imprevedibili. Aggiungo, però, un altro invito: anche se non ve ne fregasse nulla del cane (il che già vi qualifica ai miei occhi come pessime persone, ma immagino che di come vi vedo io non ve ne possa frega’ di meno), almeno rispettate il dolore degli esseri umani. Perché se non vi frega nulla neanche di quello, allora siete persone peggio che pessime: e spero non soltanto ai miei, di occhi.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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