giovedì , 23 novembre 2017
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Ho più di un cane: faccio preferenze?

di VALERIA ROSSI – L’email – molto dolce e molto delicata – di una lettrice mi ha costretto a riflettere su qualcosa che ovviamente già sapevo, ma a cui non davo troppo peso: e cioè il fatto che, dovendo scegliere di affidare una delle mie due cagne al figlio quando lui si è trasferito dalla quasinuora (perché da sola non riuscivo proprio a gestirle entrambe: sono troppo vecchia, questa è la triste realtà), non mi sia neppure passato per la mente di tenermi la Bisturi e di mollare Samba.
L’amica mi fa anche notare che quando invece ho lasciato effettivamente Samba ai ragazzi mi sono sentita persa (e l’ho scritto su Facebook), cosa che non mi era successa quando la Bisturi si è trasferita.
E aggiunge:

In effetti i sintomi si sono visti già da subito, a saperli ben cercare. Nei pochi mesi di regno di Bisturi come cagna unigenita hai scritto su di lei pagine fantastiche, ricche di humor e di amore. Ma… dall’arrivo di Samba Bisturicchia è stata, man mano, sempre più relegata al ruolo di “spalla”, messa lì più che altro per enfatizzare le varie marachelle della cucciola”.

Dopodiché si chiede (e mi chiede):

Tutto questo come lo vivi???
Te lo chiedo perché anch’io ho una situazione simile (un vecchietto preso in canile e una cucciola): e adoro i miei cani, ma con la più giovane c’è un’intesa che credo sia possibile solo se vivi il tuo cane fin da piccolino. Lei è quella che si prende più sgridate (d’altronde è la più giovane e, di conseguenza, la più monella), non ho mai fatto distinzioni su niente, lo stesso cibo “extra”, stesse passeggiate, stesso tutto… però lei è la mia vita, ci capiamo al volo, siamo in perfetta simbiosi.
E tutto questo lo vivo con costanti sensi di colpa, sono convinta che loro sentano questa mia preferenza.
Non ho mai avuto conflitti simili, sono figlia unica e ho un’unica figlia, quindi non so cosa possa voler dire sentirsi più o meno amati. Forse ci sono altre persone che vivono questa esperienza con i miei stessi sensi di colpa…
Questa stupenda piastrella di ceramica mi è stata regalata al seminario dello scorso week end, a Forlì. "Dovevo" farla vedere anche a voi!
Questa stupenda piastrella di ceramica mi è stata regalata al seminario dello scorso week end, a Forlì. “Dovevo” farla vedere anche a voi!

Bene, che posso dire?
Tanto per cominciare, lo ammetto senza problemi: beccata in pieno!
Perché l’amica ha ragione: provo sentimenti diversi per le due cagne, così come li provo per le mie due gatte.
Per di più sono anch’io figlia unica e madre di figlio unico… ma sono abbastanza sicura che, se avessi avuto un secondo figlio, anche per loro avrei provato sentimenti diversi.
Il fatto è che lo trovo assolutamente normale: e credo anche che succeda proprio a tutti coloro che hanno più di un figlio… o più di un animale.
Probabilmente è altrettanto normale sentirsi un po’ a disagio quando ci si pensa (o, come sta succedendo a me in questo momento, se si è costretti a confessarlo): però… sensi di colpa?
No, direi proprio di no.
Penso che non sia il caso di provarne, proprio perché è un fatto del tutto naturale.
Certo, a volte penso che mi piacerebbe di più riuscire a dividere il mio cuore “esattamente” in due parti uguali: ma se è per questo mi piacerebbe anche essere una strafiga alta un metro e ottanta e con due tette da urlo. Mi piacerebbe avere gli occhi azzurri, mi piacerebbe avere la voce di Maria Callas o saper scrivere come Stephen King.
Però troverei molto sciocco  perder tempo a rimpiangere ciò che non potrò mai avere, anziché cercare di prendere il meglio da quello che ho.
E lo stesso vale per l’impossibilità proprio “fisica”, direi, di amare due o più compagni di vita nello stesso identico modo. Non si può, non credo che si possa: tanto vale accettarlo.
Anche perché non è neppure giusto affermare che io “voglia più bene” a Samba che alla Bisturi.
E’ indubbio che siano due cose “diverse”, ma diverso non significa che da una parte ci sia “più” amore che dall’altra.
Non sento di fare “preferenze”, insomma: tant’è che le canesse – esattamente come i cani di chi mi ha scritto – hanno sempre ricevuto le stesse identiche attenzioni, lo stesso cibo, le stesse coccole.

sciurabibaAdesso la Bisturi le riceve da figlio e quasinuora anziché da me (o meglio: ne riceve “meno” da me, perché ovviamente la vedo spessissimo), ma di sicuro non le mancano: anzi, forse adesso ne riceve pure più di prima, per quanto possa trovare qualcosina da ridire su “come” le riceve, visto che i due fanciulli, quasi trentenni, sono palesemente affetti da sedicennite acuta. E soprattutto Fabiana, abituata ai suoi “morbidini” di cinquanta chili, mi dà l’impressione di giocare un po’ con le bambole, ora che si ritrova per casa un cane piccolo.
Dal fiocchetto rosa al vestitino da Sciuramaria, si vedon cose che voi umani… però la Bisturi, queste attenzioni, se le gode alla grande.
E quando vado a trovarli, o quando loro vengono da me, non è che veda esattamente sguardi languidi e pieni di rimpianto nel momento in cui ci separiamo di nuovo. Negli occhi della Biba c’è un bel “ciao, eh? Ci si vede!” senza alcuna traccia di rammarico.
Ed è proprio questo a contare, dopotutto: non come ci sentiamo noi, ma come si sentono loro.
La parte più importante della lettera della nostra amica non è quella che riguarda i suoi (o i miei) sensi di colpa, né i motivi per cui possiamo amare i nostri cani in modo diverso. E’ quella in cui dice “sono convinta che loro sentano questa mia preferenza“.
Io invece sono convinta di no. E sono anche sicurissima che, su questo punto, cani e figli prendano due strade molto diverse.
Gli umani – e soprattutto i bambini – vivono l’amore in modo molto più assolutista che non i cani: per loro l’idea che un fratello venga preferito a un altro è così devastante che tutti (o almeno, tutti i fratelli che conosco) almeno qualche volta si chiedono se papà e mamma “vogliano più bene” all’altro che non a loro. Se lo chiedono anche quando non è affatto vero (ammesso che il concetto di “voler più bene” possa mai essere vero: lo ripeto, amare in modo diverso non significa “amare uno più dell’altro”).
Se lo chiedono anche da adulti, quando la gelosia (perché di questo si tratta, alla fin fine) si sposta dai genitori agli amici, e poi alle persone di cui ci si innamora: e a volte questa domanda diventa tanto esistenziale da diventare addirittura patologica, come dimostrano i delitti passionali.
Non mi risulta, invece, che nessun cane sia mai arrivato a mordere l’umano che faceva più coccole all’altro cane. Di solito quello che fanno è “mettersi in mezzo” e pretendere la loro dose di attenzioni, o di carezze, o magari di cibo: ma questo accade solo se le differenze hanno una ripercussione “fisica”, visibile e tangibile.

bibapensosaChe siano in grado di leggerci nel pensiero, di pensare “vuole più bene a lui che a me” e di soffrire per questo… no, non lo credo.
L’evidenza scientifica ci dice che la mente di un cane non è neppure in grado di formulare un pensiero astratto così complesso: e forse, a volte, se ci sforzassimo di capire cos’è veramente un cane (anziché attribuirgli pensieri e ragionamenti umani), vivremmo più sereni.
Non solo: penso che vivremmo più sereni anche riuscendo ad accettare le diverse forme di amore che ci legano ai figli. Non ho la controprova, avendone uno soltanto, ma so come mi sento nei confronti dei miei animali e sono quasi certa che le cose non cambierebbero di molto se si trattasse di umani.
E’ verissimo che con Samba “faccio più cose”, che ci metto di più “del mio” (non solo perché l’ho presa da cucciola, ma anche perché lavoriamo insieme) e che lei stessa mi dà manifestazioni moooolto più eclatanti di quelle della Bisturi: è un molossoide, è “francobollica” proprio nel DNA, e poi è ancora una cucciolona e la sua dipendenza da me è molto più evidente di quanto non lo sia quella di una cagna undicenne, che nella vita ha già visto tutto e che è perfettamente convinta di potersela cavare da sola in ogni circostanza (non che sia vero, specie quando si ha il cervello di uno staffy… però lei è convinta).
In altre parole: quando un cane vive in perenne adorazione della tua persona, è chiaro che la cosa ti gratifica più del “ciao, eh? Ci vediamo”. Quindi provi impulsi di affetto che magari, verso l’altro cane, non provi: ma non tanto perché questo “lo ami di più”, quanto perché ti dà la sensazione di amarti di più “lui”.

samba_divanoCerto, non è facile analizzare a mente fredda queste emozioni… però io non credo proprio di “amare di più” Samba. Ho parlato di più di lei, è vero, ma solo perché lei faceva più cose buffe di cui valesse la pena di parlare: una cucciola è sicuramente più divertente di una nonnetta, almeno dal punto di vista narrativo (e infatti, adesso che è “grande”, ne parlo molto meno).
A volte, per “misurare” davvero i miei sentimenti, io penso a come mi sentirei se una delle due cagne mi venisse a mancare: e sono sicura che sentirei lo stesso identico vuoto, lo stesso identico dolore. Certo, l’idea di perdere la Bisturi mi sconvolge un po’ meno: ma solo perché è una vecchietta e sta dirigendosi, che mi piaccia o meno, verso la fine naturale della sua vita.
Se mi morisse Samba, al dolore della perdita si unirebbe la rabbia, il senso di profonda ingiustizia che ci assale sempre quando muore un cane giovane: ma questo no, non significa che le voglia “più bene”.
Le due pelose sono parti uguali della mia vita, e non mi sento neppure in colpa per aver mandato la Biba a stare col figlio: dopotutto se n’è andato pure lui… e non è che mi senta una pessima madre perché ha preferito vivere con la fidanzata piuttosto che con me! Anzi, sarei stata una pessima madre (o lui non sarebbe stato una persona troppo normale, a scelta) se avesse deciso il contrario!
Si dirà: ma la Bisturi non ha scelto. L’hai fatto tu per lei.
Che è un po’ la stessa accusa che è stata rivolta alla sua allevatrice quando l’ha ceduta a me: “Te ne liberi, quindi non la ami!”.
Ma allora mi dite perché lo stesso non vale per il figlio? Proprio in termini di amore… mi dite perché, volendogli un bene dell’anima, non avrei dovuto fare sceneggiate napoletane ed aggrapparmi ai suoi calzoni implorandolo di non lasciarmi?
Il punto è  si deve scegliere ciò che è meglio per chi si ama.
E se chi si ama non è in grado di scegliere da solo, lo si deve fare al posto suo.
Mio figlio ha deciso in proprio di farsi una famiglia sua, ed è la cosa più logica del mondo.
Io ho scelto per la Bisturi di affidarla a chi avrebbe avuto più tempo e soprattutto più energie (sigh) da dedicarle… e anche questa mi è sembrata la cosa più logica del mondo. Così come è logico educare un cane (scelta nostra, non sua), vaccinarlo e portarlo al vet ogni volta che non sta bene (scelta nostra e per nulla sua) e così via.
I figli crescono e diventano capaci di gestire da soli la propria vita: i cani no. Dipendono da noi dal primo all’ultimo giorno, e spetta a noi il compito di fare sempre il meglio per loro… anche quando questo “meglio” non ci fa sentire benissimo.
Ma l’importante è che faccia sentire bene loro: ed io sono sicurissima che la Bisturi si senta meglio con i ragazzi che con me, così come la sua allevatrice era sicurissima che sarebbe stata meglio con me che con lei. Il fatto è che la vita cambia, le situazioni cambiano e ci costringono a prendere decisioni non sempre facili: decisioni che a volte ci fanno sentire anche un po’ in colpa.
Però l’amore, in tutto questo, c’entra poco. L’amore, o c’è o non c’è: e chi è capace di provarne può anche fare scelte difficili, così come può suddividerlo in mille parti tutte diverse tra loro. Ma rimane amore, e quando si ama non ci si può MAI sentire colpevoli.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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