martedì , 21 novembre 2017
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Cani donatori di sangue: un’esperienza diretta

Ci arriva una testimonianza diretta, “vissuta”, su una cagnina la cui proprietaria ha deciso di farle fare la donatrice di sangue: una decisione sicuramente umanitaria (e su questo crediamo che nessuno possa dissentire) che però non viene presa dal cane e che, per questo, fa sorgere a qualcuno dei dubbi etici.
Riteniamo che il racconto che segue possa chiarire alcuni di questi dubbi, quindi lo pubblichiamo più che volentieri e ringraziamo di cuore l’amica che ce l’ha inviata.

donatori2“I nostri due cani sono iscritti alla lista di donatori di sangue, tramite la clinica di cui eravamo clienti prima di trasferirci a 100 e passa km di distanza.
Penso che sia una bellissima cosa, forse non abbastanza pubblicizzata, perciò mi pare giusto riferire la nostra personale esperienza.
Non so come funziona da altre parti, e non credo che tutti i vet svolgano questo servizio; ma nella clinica di cui parlo (provincia di Firenze) funziona così: nel momento in cui si decide di far entrare il proprio cane nella lista (noi abbiamo visto i manifesti in sala d’aspetto e abbiamo chiesto informazioni), il vet effettua una serie di esami per verificare l’idoneità dell’animale.
Per diventare donatore il cane deve avere tra i 2 e gli 8 anni di età, avere un peso superiore a 25 kg, essere ovviamente in buona salute, avere tutta la profilassi in regola ed essere tranquillo nei confronti del vet. Viene effettuato anche un prelievo per verificare il gruppo sanguigno e i paramenti del sangue. Se tutto va bene il cane viene iscritto nella lista.
Chiaramente per i quattrozampe non c’è una vera e propria “banca del sangue”, perciò nel momento in cui si verifica la necessità di una donazione i vet provvedono a contattare i proprietari della lista per verificarne la disponibilità a portare il proprio cane in clinica.
In due anni circa che siamo in lista siamo stati contattati due volte e la prima donazione l’abbiamo effettuata ieri (la prima volta che ci hanno chiamato eravamo fuori città e quindi impossibilitati a portare il cane).
Così ora posso dire come funziona anche l’operazione in sè: è stata un’esperienza intensa eh, ma siamo contenti di averla fatta!
Abbiamo deciso di sottoporre Giuditta al prelievo, perchè dal vet è molto tranquilla (al contrario di Aragon, che è un fifone): una volta le hanno messo il catetere, da sveglissima, il dottore non ci credeva quasi!
Dopo averle fatto una visitina generale e un prelievo per controllare sul momento lo stato del sangue, hanno dato l’ok a procedere.

donatori1Ci hanno spiegato che solitamente preferiscono somministrare un leggero sedativo, ma dal momento che Giuditta aveva fatto colazione, questo non era possibile perchè la somministrazione del farmaco a stomaco pieno (o meglio, con l’ultimo pasto a meno di 8 ore di distanza) avrebbe comportato dei rischi e la prima cosa da salvaguardare è la salute del donatore.
Il sangue deve essere prelevato dalla giugulare, perciò è stata rasata una finestrina sul pelosissimo collo della pestifera. E’ fondamentale, durante il prelievo, che il cane stia immobile, per cui nella stanza eravamo in quattro: il mio compagno e una dottoressa tenevano il cane, l’altra dottoressa effettuava il prelievo e io mi occupavo della sacca che andava pesata e basculata (e  di tranquillizzare la Giudi, visto che ero l’unica che vedeva).
In più c’era Aragon che aveva l’importante ruolo di controllare l’operazione (principalmente ha consumato tutta l’aria ansimando, ma la sua presenza tranquillizzava la Giudi).
Purtroppo abbiamo dovuto buttare la prima sacca con qualche cc di sangue perchè la Giudi si è mossa, l’ago è uscito, l’aria è entrata nella sacca e il sangue si sarebbe coagulato.
Il secondo tentativo è andato bene (sarebbe stato comunque l’ultimo: se fosse andato male avremmo interrotto lì, perché la vet ci ha spiegato che questa è la prassi): le abbiamo prelevato 41 cc di sangue, che sono stati dati a Luna, una cagnolina la cui anemia si era aggravata e che quindi necessitava di una trasfusione.
Finito il prelievo, tante coccole, un dental stick, che la Giudi si è ingurgitata quando era ancora sopra il tavolo di acciaio (giusto per capire quanto era traumatizzata!), una bella ciotola di pappa (una ciotolina e un dental stick anche per Aragon) e un buono per una prestazione gratuita.
Per il post prelievo non ci sono indicazioni particolari, l’unica è tenere ovviamente il cane tranquillo per non affaticarlo. Durante il prelievo la paziente-molto-paziente scodinzolava mentre le parlavo e una volta finito ha fatto un sacco di feste anche alle veterinarie: la cosa che più le ha dato fastidio è stato il rumore del rasoio elettrico.
Certo, per il cane non sarà una cosa simpaticissima, anche perchè certamente non capisce quello che succede: però trovo che sia una cosa molto bella, che permette di aiutare e in molti casi salvare la vita ad altri cani”.

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