mercoledì , 22 novembre 2017
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Bakunin (il cane) e un anno di soddisfazioni

di FRANCESCO OLIVA – All’età di 18 mesi un incrocio Pastore del Caucaso/Pastore tedesco comincia, se non lo hai ben gestito, ad avere un certo caratterino (beh… anche se lo hai gestito ottimamente, in realtà).
Il discrimine è semplicemente tra avere un cagnone di oltre 40 Kg che odia il mondo a parte i suoi bipedi e la sua compagna (posso chiamarla sorella in una deriva antropocentrica? Suvvia, siate buoni)… oppure avere il suddetto cagnone con il medesimo odio verso tutto e tutti ma sotto controllo (almeno un pochino sotto controllo).
Questo piccolo discrimine è esattamente lo stesso che c’è tra rischiare una tragedia ad ogni uscita ed essere abbastanza sicuri di far solo figuracce.
Piccolo discrimine, graaaande lavoro. Lavoro iniziato all’età di due mesi e che ha comportato un esborso di tempo e denaro che mai avrei previsto nella mia pacifica vita da contabile. Le difficoltà ma soprattutto i momenti di scoramento non li conto, ma soprattutto non li racconto…
Racconterò invece le soddisfazioni e le piccole enormi gioie che mi ha dato cercare di creare un rapporto con il mio quadrupede (che? Se io posso essere il suo bipede lui potrà ben essere il mio quadrupede, no?).

bakunin-1Il primo timido raggio di sole si proietta su di noi nei primissimi mesi dell’anno.
Piccola esposizione locale con categorie anche per meticci, epperché no ci diciamo io e Giulia (la mia pazientissima compagna), avendo un cane kattivo e uno timidino stare insieme ad altri cagnacci potrà solo giovargli.
Piccolo antefatto: il Bakunin era stato castrato a fine ottobre e il suo carattere era decisamente peggiorato per alcuni mesi.
All’arrivo la situazione si mette subito male una signora si avventa sul piacione (essì Bakunin è oggettivamente bello… se ti piace il tipo: pelosone, incacchiato, con le orecchie alla spenk) e insiste assolutamente per accarezzarlo (oddio, in realtà gli pianta due belle manate in testa). Io mi gelo e ho una proiezione del futuro in sequenza: cerco di staccare il cane dal moncherino insanguinato della sciura, chiamo i soccorsi, seguo l’ambulanza con un sacchetto pieno di ghiaccio… e di falangi della sventurata, finisco direttamente in prigione senza passare dal via e senza le 20 mila lire.
Appena mi risveglio dalla mia prolessi mi accorgo che non è successo niente di quanto previsto. Il cane scodinzola moderatamente e di sottecchi mi suggerisce: so cosa hai visto, okkei non è successo nulla ma ora vedi di togliermi di mezzo sta bacucca prima che ti faccia veggente e gli stacchi davvero ‘na mano.
Ps: Grazie.
Io: “scusi signora devo assolutamente andare, ci hanno chiamati” (sul palco dei giudici non c’era ancora nessuno, anzi non c’era neppure ancora il microfono… e non ci giurerei, ma credo proprio che non ci fosse ancora il palco).
Mi sto godendo lo scampato pericolo che un manzo con il muso da Labrador (giuro: solo il muso da Labrador. Il resto del corpo era una mucca, o forse forse un ippopotamo) ci si para davanti (per davanti intendo a mezzo centimetro dal naso del Baku) e fa: “è maschio? Sa, a Marley non piacciono troppo i maschi…”
bakunin-3Ancora incredulo della possibilità di incrociare un bue con un cane, nel momento in cui lo sento pure parlare, per di più in terza persona, mi gelo (e due). Solo dopo una sana scaramuccia capisco che a rimorchio dell’ibrido c’è un minuscolo bipede: una apparizione, perché appena finita la scaramuccia Marley decide di trascinarlo a “conoscere” un wolfhound molto poco amichevole…
Graziato dalla eterogenesi dei fini ci prepariamo finalmente a sfilare, il quadrato che ci fanno fare ci viene anche bene.
Facciamo due fermate seduto-stai-bravobellocagnone (aiutati dai nostri amici wurstel) e via a giocare con un salsicciotto per sciogliere la tensione.
Ora, non è che mi aspettassi qualcosa… ma dopo gli ooohhh di meravigliato stupore che avevamo ricevuto in sfilata… diciamo che un orecchio alla giuria durante le assegnazioni lo tenevo.
Niente, passa “miglior meticcio” senza sentire il nome del Baku e neppure sulla migliore coppia cane/padrone veniamo nominati. Siamo pronti per tornare a casa con una bella esperienza che ha sicuramente rafforzato la nostra intesa… e la sua pazienza.
In quel istante veniamo chiamati insieme al wolfhound di poco sopra per la finalissima cane taglia grande. Sfiliamo in due e nonostante il giudice abbia la geniale idea di proclamare il vincitore per acclamazione popolare (un crogiuolo di applausi urla e abbai) rimaniamo moderatamente calmi e vinciamo pure. Per buona educazione (e perché sotto sotto, ammettiamolo, la goduria della vittoria è sicuramente più gratificante di qualsiasi bene materiale) dividiamo il premio (crocche premietti varie ed eventuali) con il secondo classificato e torniamo a casa.

bakunin-5Pochi giorni dopo si parte per le vacanze invernali (che noi giovani e squattrinati non facciamo a Natale ma a gennaio intorno al 13, Sant’Ilario patrono cittadino, poca gente in giro e prezzi dimezzati confronto venti giorni prima). Quest’anno Colmar-Strasburgo e foresta nera, con una copia di nostri amici. L’alloggio è un bellissimo appartamento in una tipica casa alsaziana. Enorme salone con angolo cottura, bagno, una stanza chiusa e una sul soppalco che dà sul salone. Le mie remore sulla convivenza vengono spazzate via in un baleno. I cani, Baku in primis reggono benone alla famiglia allargata e alle passeggiate di durata giornaliera nel freddo alsaziano. Anche i più critici momenti pappa passano senza intoppi (anche perché mentre i cuccioli mangiano le loro crocche noi facciamo bagordi con Champagne e formaggi locali).
Agli inizi della primavera leggiamo su TPIC di un concorso di FORZA-10 in cui si può partecipare con un racconto od una foto. Ovviamente sulle ali dell’entusiasmo ci buttiamo in entrambe. Il racconto, che trovate qui ovviamente racconta di Baku, ma da una prospettiva un po’ particolare: quello di sua sorella Frida. Decidiamo di usare un linguaggio naif per la nostra finzione letteraria con sorpresa finale. Scrivere una storiella è una passeggiata confronto alle sedute di socializzazione del musone: ma passano i mesi, passa il termine di scelta dei vincitori e non sentiamo nulla, vabbè non si può sempre vincere…e invece una mattina ci chiamano: “buon giorno, siamo di sany-pet, volevamo congratularci per il suo racconto classificatosi terzo nel nostro concorso”.
Occhi a cuoricino per Baku e orgoglio che sbrodola in ogni dove (e perché, mica lo ha scritto davvero Frida come nella finzione… no, ma loro lo hanno ispirato, e senza di loro neppure ci avremmo provato a scrivere qualcosa di più di un sollecito di pagamento).

bakunin-4Arriva così l’estate, complice anche un brutto infortunio alla caviglia per cui mi consigliano di fare molto nuoto: facciamo l’abbonamento in piscina (umana e canina) al nostro centro cinofilo.
I ragazzi l’acqua l’hanno sempre vista come un dovere, “devo esser lavato perché mi sono inzaccherato in quella meravigliosa montagna di pupù di cinghiale”, “devo farmi fare la doccia perché non ho saputo resistere al richiamo della montagna di concime fuori da quella stalla (croci e delizie della vita bucolica)”, “devo nuotichiarre per attraversare il rio che mi separa da quegli antipatici caprioli… Baaaaakuuuu vieeeeniiii lasciastareicaprioli mannaggiacagnaccio non mi ascolti maiiii!”.
Ma in piscina con noi ci vengono più (Frida) o meno (Baku) volentieri. Soprattutto quando l’acqua è bassa e loro in realtà si pucciano ma non devono nuotare.

bakunin-2Quando si parte per le vere vacanze, meta Provenza, ci assicuriamo di alloggiare in un posto in cui per qualche ora i cani possano stare tranquillamente da soli (così un paio di giorni potremo andare a fare una mezza giornata al mare).
Arrivati nel bellissimo agriturismo notiamo che sì, abbiamo un piccolo appartamento e sì, c’è un bel giardino recintato: tra l’altro, antistante l’appartamento, c’è pure un bel porticato sotto cui i cani potranno ripararsi dal sole, ma all’interno del recinto c’è l’ingresso anche di un’altra abitazione.
Neanche il tempo di appoggiare le valige e una simpatica boxer ultra centenaria viene a salutarci.
Gelo (nonostante i 35 gradi) ed ennesima prolessi che si svolge come sopra, solo che questa volta vengo malmenato da una folla tipo “La libertà che guida il popolo e le carceri sono quello dello château d’If” .
Al risveglio è la vecchiotta che rimbrotta il mio Baku che si era posto in modo un po’ troppo irruento, solito sguardo a me (allora mi vuoi proprio male se mi metti in queste situazioni) e amici come prima. Alla sera decidiamo per un piccolo pic-nic in riva ad un minuscolo laghetto, munito di un bel tavolino in muratura all’ombra di un salice piangente.
La piccola, memore dei complimenti ricevuti alle prime sguazzate in piscina, si butta a pelle d’orso nello stagno, si fa una nuotatina e viene a sedersi al tavolo per l’aperitivo.
Pulitura e asciugatura impiegheranno le successive due ore.
Dopo alcuni giorni di convivenza 24h continuate decidiamo di prenderci un paio d’ore per andare al mare (con la massima certezza che mai i cani sarebbero stati ammessi alle spiagge della costa azzurra). Salutiamo i tre cani (Vanille, la boxer, è rimasta con noi durante tutta la vacanza), ci tiriamo dietro il cancello e usciamo. Un po’ ci spiace lasciarli nel giardino quando potevano avere il campo antistante, ma l’agriturismo era di due meticcioni delle dimensioni di Baku (e dei loro bipedi): già ero molto soddisfatto della convivenza con Vanille e non mi sembrava il caso forzare la mano.
Ovviamente mi sbagliavo su tutta la linea: nelle spiagge francesi i cani sono i ben venuti, ci sono ciotole e sacchetti raccogli deiezioni a disposizione.
Al ritorno dal mare, appena imboccato lo stradello sterrato che portava all’agriturismo, Baku e Frida ci corrono incontro… gelo. Immagini di tragedie più o meno gravi con un numero di morti variabili mi offuscano la vista.
Recuperati i ragazzi, tutti e tre, torniamo a casa e sulla porta di casa vediamo un post-it.
Ok, me lo aspettavo, saranno le rimostranze dei bipedi dell’agriturismo che vorranno millemila euro di danni per aver lasciato fuori controllo i cani.
Ennesimo abbaglio: appena Giulia mi traduce (di francese saprò, forse, tre parole) il messaggio un sorriso che mi scalda il cuore mi si stampa in viso.
Il post-it diceva che si scusavano se non avevano riportato i cani nel recinto, ma che li avevano trovati tutt’e cinque (compresi i meticci simil Baku proprietari di tutta la baracca) intorno al laghetto, così placidi che (testuali parole) gli mancavano solo le carte e non si erano sentiti di disturbarli.
Ah, nel medesimo post-it ci avvisavano anche che Vanille era in grado di aprire il cancello del recinto. Ma va!?

bakunin-6Per la cronaca il giorno successivo avevamo deciso di trascorrerlo nel parco naturale del medio Vert, ma lì no, i cani non erano ammessi (misteri transalpini): abbiamo quindi optato per una gita sul Lac de Sainte-Croix nel parco del Verdun.
Il pomeriggio è passato con Frida che sguazzava stile ponga e Baku accucciato in riva a controllare (evabbe’, lo ammetto: queste ultime righe le ho scritte solo per giustificare l’inserimento della foto in cui, per una volta, sono venuto discretamente figo).

Ormai sicuri dei nostri mezzi e delle nostre possibilità, a settembre ci applichiamo per il concorso della hurtta a che promuove il suo nuovo catalogo. Oh, è tre anni che sul catalogo ci sono solo border e australian: vedrai che ormai è venuto il tempo di cambiare. Tra l’altro gli scatti le faranno sulle Dolomiti (montagne che conosciamo piuttosto bene).
Ma no, davvero non si può sempre vincere… e così arriviamo agli ultimi giorni di settembre. Ci presentiamo ad un concorso amatoriale di mobility con annessa sfilata e giochini di attivazione mentale. Questa volta gli spazi sono ampi e ben gestiti. Le tre attività sono ben delimitate.
Iniziamo con i giochetti di attivazione mentale, mentre Frida se la cava alla grande Baku utilizza il suo metodo classico ed infallibile… tirare zampate per uccidere il gioco.
Nei due in cui il suo approccio iniziale non funziona, essendo noi una squadra (strano che se lo ricordi solo quando non riesce a raggiungere da solo il suo scopo) il suo problem solving consiste nel sedersi e guardarmi col fumetto: “su, stupido bipede, tirami fuori il wurstel, lo potrei fare anche da solo ma voglio darti la soddisfazione di farmi vedere come si fa”.
Per nostra fortuna i test di attivazione non facevano parte della valutazione…

bakunin-7Viene quindi il percorso, in realtà molto facile, in cui totalizziamo un 13 su 13. Iniziale prova di socialità, classica prova dell’ombrello e un po’ di ponti mobili, gradini, pneumatici. Dietro di noi uno stupendo Bovaro del Bernese fa il percorso in maniera altrettanto impeccabile.
Arriviamo così alla sfilata, il Bovaro è nella nostra classe (“cani grandi”, senza distinzione di pedigree) e sfila davanti a noi.
All’ingresso del vaporoso svizzerotto la giuria (di bambini) si prodiga in oooohhhh di ammirazione e aaaahhh di meraviglia. Vecchio Baku, questa volta torniamo a casa a mani vuote, mi sa.
Entriamo nel ring e facciamo la nostra porchissima figura, ma prima di uscire, davanti alla giuria schierata che fa domande assolutamente meritorie del calibro di: “quale è il suo colore preferito?” “Preferisce yugi-oh o Conan super detective?”… colpo d’ala: gli faccio il bang bang e il cagnolone si accascia con smorfia di dolore ed infine spancia… applausi a scena aperta per una interpretazione degna di un Golden globe.
Questa volta, ne sono certo, vinciamo: migliore cane taglia grande e arrivederci.
Infatti al momento della premiazione rimaniamo in attesa e mentre annunciano che Agata vince il premio ci avviciniamo trionfanti al palco… andandoci a scontrare col bovaro di sopra, che appunto si chiama Agata e che, appunto, aveva appena vinto il premio per il miglior cane di taglia grande.
Evabbè, non si può sempre vincere: però Baku, cacchio, se hai sentito che non avevamo vinto perché mi hai fatto fare questa figura, rimbotto al povero quadrupede mentre torno con la coda fra le gambe (io) al cospetto della mia sogghignante metà che rincara: “Eh Fra… non si può sempre vincere, così imparate anche a perd…” ma la frase non finisce, perché nel mentre dal palco annunciano il migliore di giornata, che  sì, è Bakunin!
Gaudio, gioia… crocchette e salami gratis, che non è mai male comunque. Ma soprattutto gaudio e gioia. Torniamo scodinzolanti (entrambi) da Giulia, che non può fare altro che sopportare la mia gioia e il nervosismo di Baku (ormai sono passate più di sei ore da quando siamo arrivati e la sua socialità è agli sgoccioli).
Mercoledì torniamo per la prima volta a lezione dopo mesi: io ho avuto un brutto infortunio alla caviglia e il sottopelo di Baku lo demotiva molto durante i mesi caldi.
Ci siamo tenuti allenati nel mentre facendo piccole sessioni da 10 minuti, se non ogni giorno ogni due: ma entrare in campo ha tutta un’altra aria. Mi riempio i polmoni del fresco umido di queste serate autunnali, guardo Baku, che mi capisce, iniziamo la lezione… finalmente in campo!
Per la cronaca, alla fine della lezione la nostra istruttrice ci prende da parte e ci dice che per lei siamo pronti per iniziare una prima gara in classe pre-debuttanti.
Ovviamente ieri lo ho passato a studiarmi nei minimi particolari gli esercizi richiesti e la scaletta degli ultimi vincitori internazionali.
No, noi non lo saremo mai, ma con un cane così, mi preparo a qualsiasi cosa. D’altra parte… non si può sempre vincere no?!?

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