lunedì , 20 novembre 2017
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Questa notte ho fatto un sogno…

di ANDREA FAGNONI – Chissà, sarà stato che ieri sera ho fatto tardi, e forse, lo ammetto, ho anche bevuto un bicchiere di troppo (ma non dovevo guidare, giuro!)…
Sarà stata forse la stanchezza accumulata in questi giorni… boh, non saprei… fatto sta che questa notte ho fatto un sogno strano, uno di quelli che quando ti svegli al mattino te li ricordi e ti dici “povero illuso, è proprio vero che i sogni son sogni, e la realtà è tutt’altra cosa!”.
Questa notte ho sognato una cinofilia diversa, quasi utopica direi, qualcosa che forse un tempo esisteva davvero, ma che non siamo più abituati a vedere.
Una sorta di paleolitico cinofilo, quelle favole che i nonni raccontano ai bimbi che ascoltano attenti, con occhi sgranati e bocca spalancata, che alla fine, citando Guccini, dicono “mi piaccion le fiabe, raccontane altre…”.
Una cinofilia dove l’unica cosa che conta e che guida è il cane.
Scevra dagli “ismi” e “isti” di oggi, fanatici delle fazioni e delle prese di posizione preconcette, dai “sepolcri imbiancati” di alcune correnti (prendo in prestito questa espressione da un’allevatrice e addestratrice che ammiro molto), dai manichei che urlano o con noi o traditore (anche questa è una citazione, perdonatemi, vediamo chi indovina…), dagli insulti sui social che nascondono soltanto vuoti di pensiero (terza citazione).
Una cinofilia fatta di lavoro sul campo, non su internet, dove si parla, ci si confronta, si valuta, si condivide, si impara. Dove si può discutere e controbattere, dove è concesso il dissenso, purché il cane resti sempre al primo posto.
Fatta di addestratori e cinofili seri,  che “vedono” il cane prima delle etichette, che lo sentono e lo capiscono, e sanno adattare approccio, metodo e strumenti in base a ciò di cui quel singolo soggetto ha bisogno davvero, anche se significa magari smenarci qualche soldo.

sogno2Ho sognato una cinofilia senza neo-filosofi e fanta-teorici new age, Azzeccagarbugli alla ricerca di un attimo di gloria, di qualche like sui social o di qualche euro per campare, una cinofilia che riconosce che esistono cani difficili e problematici, dove un morso è un rischio calcolato e una situazione da risolvere, non un motivo per arrendersi.
Dove si riconosce che uno psicofarmaco è sempre e comunque una sconfitta, un errore. Che è un segno di incapacità e incompetenza profonda, di resa di fronte a sé stessi prima di tutto e di fronte al cane.
Dove lavoro, educazione, controllo, relazione, fiducia, complicità, sicurezza, passione, non sono parole a caso prese dal dizionario ma colonne portanti di un’etica individuale e professionale. Dove collari, guinzagli  non diventano oggetto di fantasiose e pericolose teorie o improvvisati stage a pagamento, ma restano strumenti indispensabili, per il dialogo, il rapporto, l’apprendimento e la sicurezza del cane. Liberi finalmente dalla cinofilia dei cuoricini e dai video di lupi cecoslovacchi o dogo argentini che dormono abbracciati a gattini e pulcini con neonati che li prendono a martellate in testa, instillatori di idee estremamente pericolose, dove tutti i cani sono uguali, tutti buoni, tutti angeli, tutti piccolocuoredimammachetenero… dove un collare è maltrattamento, ma divano a vita e patatine fritte sono invece un gesto d’am(MMMMM)ore(EEEEE).
Una cinofilia senza appelli strappalacrime, strappacuore e strappa…. oni (in questo senso lode e gloria agli amici di Progetto Quasi!) di cani che hanno tutti avuto esperienze terribili, tutti però belli bravi e coccoloni, tutti al sud, che però guarda caso si affidano solo tutti al nord, così tra stallatori, staffettisti e parassiti vari ci mangiano un po’ tutti.

sogno3Una cinofilia con meno cani, meno addestratori, meno educatori, meno salcazzocosatori, meno campi, meno stage, meno corsi… ma con più qualità, cura, attenzione, competenza.
Dove per fare questo mestiere non basta un pezzo di carta a pagamento, ma servono ore, e ore, e ore, e ore, di lavoro sul campo, iniziando magari come abbiamo iniziato tutti, raccogliendo le cacche la mattina presto “perché te sei giovane e inesperto”, e da lì devi partire (dal letame nascono i fior… Ultima citazione, ma questa è facile).
Dove chi nella vita ha visto solo il suo labrador obeso (perché amore di mamma, non vorrai non dargli da mangiare le lasagne di nonna… poverino… ) non si inventa educatore andando in giro a rovinare cani , fare danni (a volte a sé stesso, purtroppo troppo di rado), e rovinare quel poco di reputazione che addestratori seri hanno faticato a conquistarsi.
Una cinofilia dove prima di parlare di certe persone, si ha l’umiltà e il decoro di sciacquarsi la bocca.
Dove il confronto è ricchezza e non scontro.
Una cinofilia dove il cane che lavora è un cane fortunato, ed è la regola, non l’eccezione.
In cui Utilità e Difesa non fa rima con mostri, dove kennel non è sinonimo di prigione, dove le piste non sono solo quelle che si fanno certi pseudo educatori…
In cui le parole istinto, predazione, gerarchia, aggressività, docilità, tempra, temperamento, indole, carattere, socievolezza, vengono usate con criterio e con un significato preciso, e non buttate a caso tra una gappay e un pezzo di wurstel qualunque.
Una cinofilia dove al cane chiediamo solamente di fare il cane, per quello che è, che può, che gli abbiamo insegnato.
Ecco, questo il sogno.  Poi, purtroppo, mi sono svegliato.

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