di VALERIA ROSSI – Nuovo cucciolo, ieri, al campo, e solita spiegazione ai proprietari di cosa siano ingaggio e motivazione, ovvero i fondamentali dell’addestramento, senza i quali non si dovrebbe neppure cominciare a educare un cucciolo.
Mentre ne parlavo, però, mi sono resa conto che noi addestratori pensiamo sempre ad una sola motivazione, quella cooperativa/collaborativa: ma in realtà il cane può averne/provarne diverse altre, che è bene conoscere perché spesso diventano competitive rispetto a quella che cerchiamo noi.
Vediamole rapidamente.
Nel cane, secondo la teoria zooantropologica,  sono conosciute:

associativaa) la motivazione affiliativa (ovvero: l’esigenza di far parte di un gruppo ristretto), che ci sta benissimo: essa è alla base della socialità e della tendenza a formare “branchi” solitamente familiari (nel lupo lo sono quasi sempre, il cane prende un po’ “quello che viene” – nel caso di branchi che si formano spontaneamente, come nel caso dei randagi – o quello che viene loro imposto dagli umani che decidono di tenere più soggetti;
b) la motivazione cinestetica (ovvero, quella di muoversi e fare esercizio fisico), che ci sta altrettanto bene: il cane è un atleta, se così non fosse non si sentirebbe gratificato nel fare sport. Questa è proprio la motivazione che tendiamo a dimenticare quando pensiamo di fare felice un cane tenendolo sempre e solo sul divano (vedi articolo sui cani “reclusi”);

OLYMPUS DIGITAL CAMERAc) la motivazione perlustrativa e quella esplorativa  (la prima è la tendenza a scoprire ed esplorare nuovi ambienti, la seconda quella ad “esplorare” – con la vista, ma soprattutto col naso – il singolo oggetto/soggetto. Queste motivazioni possono essere sfruttate a nostro vantaggio, ma spesso diventano competitive con i nostri scopi: in particolare il desiderio di allargare i propri orizzonti sta alla base di molte fughe canine, specie nei cani con bassa territorialità. I siberian husky, spesso definiti “fuggiaschi di default” e indipendentemente dall’educazione ricevuta, sono semplicemente cani in cui un’alta motivazione perlustrativa/esplorativa si abbina ad una bassa motivazione territoriale: un mix esplosivo che ha causato colpi al cuore in molti proprietari, anche senza che andasse poi a sommarcisi l’altissima motivazione predatoria. Quando scattava pure questa erano cavoli amari, e ve lo dice una che più volte ha inseguito pancia a terra i suoi cani scappati per il puro gusto di esplorare e poi incappati, magari, nel gregge di pecore. Credo di aver pagato più pecore io di un pastore professionista;
d) la motivazione possessiva (ritenersi “proprietari” di qualcosa – che si tratti di oggetti, di altri animali o di persone – e volerne mantenere il possesso anche a costo di usare la forza).
Questa motivazione ci piasce in alcuni casi (cane possessivo sulla manica, per esempio) e ci fa disperare in altri (cane possessivo nei confronti del giocattolo, o magari della proprietaria);

competitivae) la motivazione competitiva. Su questa ci sono pareri contrastanti, perché secondo Lorenz, per esempio (v. il suo testo “L’aggressività) negli animali esisterebbe proprio una pulsione a competere aggressivamente con i propri simili; oggi sono in molti a contestare questa teoria e a considerare quella competitiva come una motivazione vista in senso interazionista, ovvero come spinta ad agire innescata da un processo relazionale e non come una pulsione (che è invece basata su un bisogno, ovvero su una necessità che deve essere soddisfatta per ritrovare – in questo caso – l’omeostasi emozionale. Dico “in questo caso” perché il bisogno può nascere anche da un’esigenza fisica, come la fame o la sete).
Dunque, esiste indubbiamente nel cane la motivazione a competere, confrontarsi con un conspecifico (e qui ricordiamo che, grazie all’impriting, il cane ritiene che anche noi siamo – almeno in parte – suoi conspecifici), ma ancora dev’essere chiarito bene il meccanismo che ci sta dietro, la “spinta” che la innesca;
f) la motivazione predatoria, ovvero il desiderio di rincorrere gli oggetti in movimento. A questa dedicherò quanto prima un intero articolo, perché anch’essa è oggetto di discussione (è un istinto? una pulsione? Una motivazione?) che merita approfondimento trattandosi di qualcosa con cui ci ritroviamo molto spesso a competere, anche in modo particolarmente fastidioso dal punto di vista umano (cani che rincorrono gatti, bambini, biciclette, motorini eccetera);
g) la motivazione comunicativa (ovvero il desiderio di esprimere il proprio stato d’animo o di comunicare, appunto, qualcosa): e questa meno male che c’è, perché altrimenti il cane non vorrebbe “dirci” proprio nulla e il rapporto tra noi sarebbe molto più difficile, se non impossibile. Che poi la stagrande maggioranza di ciò che il cane vorrebbe comunicarci non venga capita… è un altro discorso;

corteggiamentoh) la motivazione di corteggiamento riguarda esclusivamente  i rapporti intraspecifici e quindi non dovrebbe interessarci più di tanto… a meno che non cerchiamo di lavorare con un maschio quando c’è una cagnetta in calore nelle vicinanze;
i) la motivazione protettiva sta alla base della selezione dei cani da difesa, ma anche del fatto che il cane, per esempio, cerchi di impedire ai genitori di sgridare il bambino di casa. Quindi può esserci immensamente utile o andare in conflitto con le nostre esigenze;
l) la motivazione di ricerca (di oggetti/persone nascoste) ci è utilissima, per esempio, quando addestriamo cani da protezione civile, o quando insegnamo al cane a seguire una pista da IPO. Però, proprio come quella di perlustrazione/esplorazione, talora può diventare scomoda (vedi cane che “cerca oggetti nascosti”) sotto il nostro cespuglio di rose preferito;

gruppom) la motivazione sociale è quella che spinge un soggetto a partecipare alle attività del suo branco (il che ci è indispensabile), ma anche quella che a volte fa “preferire” al cane la compagnia dei suoi simili piuttosto che la nostra. Il che è del tutto logico, perché le attività (e le motivazioni) degli altri cani lui le capisce… e le nostre no. Ricordiamo che la stragrande maggioranza delle cose che chiediamo al nostro cane non hanno alcun senso per lui (“seduto e fermo mentre passa il gatto del vicino? Ma sei scemo?” Un gruppo di cani non si sognerebbe mai di svolgere l’attività di “restare immobili” di fronte al gatto);
n) le motivazioni epimeletica (prendersi cura di un membro del proprio gruppo sociale) ed et-epimeletica (richiedere le cure di un membro del proprio gruppo sociale), entrambe importantissime, saranno a loro volta argomento di un prossimo articolo e quindi per il momento soprassediamo.

E ce ne sono ancora altre, che però sono meno legate al tema addestrativo e quindi esulano dal discorso di oggi.
Discorso che in realtà tende solo a sottolineare questo concetto: “quando lavoriamo con un cane, anche nel modo più positivo possibile, ricordiamo che per lui la motivazione collaborativa non sarà MAI la sola e l’unica presente”.
Quindi il lavoro di un buon addestratore (e pure educatore, se vi piace di più) sarà sempre quello di cercare (e non è detto che ci riesca sempre) di far “emergere” questa motivazione nel mare delle altre, che sono tante e che spesso le sono antagoniste.
Insomma, ho preso la strada della dotta divulgazione scientifica per dire “Rega’, non state ad incazzarvi troppo col cane se a volte preferisce seguire una traccia piuttosto che fare un salto col riporto: perché pure lui ha le sue priorità!”.

 

Articolo precedenteUna petizione per ottenere che i medicinali vet siano meno cari
Articolo successivoProgramma definitivo del “webinar weekend”
Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

Potrebbero interessarti anche...