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Il predatore

di GAIA BALDO – Caro amico ti scrivo. Terremoto inesauribile che ha sconvolto la mia vita, ti scrivo. Non che ce ne sia bisogno. Tu sai già ciò che voglio dirti.
Non perché ti parli abitualmente come fossi una persona (ok, a volte lo faccio, ma giuro, solo perché mi freghi sempre e mi fai credere di starmi pure a sentire) ma perché sei così mostruosamente ed emotivamente simile a me che a volte mi sembra di parlare con il mio Io interiore.
Queste sono cose che a modo nostro ci diciamo ogni giorno.
Non ti tratto come un figlio. Ma ti chiamo amore di mamma. Anche se ho 23 anni e il solo pensiero di essere genitore mi fa lo stesso effetto di un bagno nella soda caustica.
Non ti umanizzo. Ma ti ho cresciuto veramente come crescerei un figlio: intransigentemente, per esprimerlo con un eufemismo.
Sono passati nove mesi da quando sono venuta a prenderti in quel canile. Sembra una vita.
Qualcuno direbbe che è poco. Ma Qualcuno non sa… non sa che nove mesi con te non sono nove mesi con “un cane”.
spank2I cani. Io credevo di conoscerli i cani, ne ho visti e conosciuti così tanti.
Ma una cosa mi mancava: CHE CI SONO I CANI… E POI (SOLO POI) CI SEI TU, SPANK.
Tu che non hai un passato. Tu che assomigli a niente e a tutto. Tu che hai sei anni, ma forse anche sette. Tu che quando mi chiedono se sei giovane io rispondo BOOOHHH.
Se sei “un huskiano”, idem.
Se sei un mix spinon cecoluposlovacchiano pastoroncaucasico, un po’ deutcheschaferhund biancoegrigioemarrone conunpo’digroenlandese-e-unpizzicodipepedell’AsiaCentrale,  come sopra.
Tu, di cui non si sa una beata fava.
Sembravi vecchio, ora sembri giovane, ma sei giovanedentroefuorieancheunpo’ametà e ci tieni a vantartene.
Tu che sei vanitoso come un alano, sensibile come un levriero, temprato come un molossoide e selvaggio come un lupo.
Tu che non sei configurabile in nessuna razza conosciuta men che meno come “tipo”, non sei il classico caindapegore (per il trentinodoc = il cane da pastore) o caindavacche (= il cane da malga), non sei cane da caccia, non nemmeno il bastardone da canile, non sei il randagio tipico.
Tu sei Spank, Il Bandito per gli amici.
Quello che alla sua prima volta in area cani mentre sfrecciava come una figura sfocata a 800 miglia orarie fu accolto da “ma è un cane o un cartone animato?”; dopodichè, alle mie urla belluine per cercare di evitare che mandasse a gambe all’aria investendo nell’ordine 10 persone, 8 cani di taglie diverse, 150 mq di prato, una panchina e un faggio secolare, “oddio si chiama anche Spank” e giù risate isteriche seguite da un “SEI ASSICURATA VERO?”.
Tu, il BasMalDog, Bastardo Malgaro Di Origine Garantita.
Praticamente, un deficiente. Un caneidiota purissimo.
Ti hanno trovato vagante nei pressi di Trento. Una rarità alle nostre latitudini. Senza microchip. Magro impiccato, con quel tuo bel pelo forte e rustico acconciato a mo’ di mocio Vileda gonfiato con lacca d’altri tempi.
La scheda del veterinario diceva: taglia media (doveva essersi fumato qualcosa di molto buono…), (sotto)peso 24 kg (ah ecco perché media…), nascita presunta 2010, razza meticcio, mantello tricolore. Carattere: apprezza la manipolazione (più di lui nessuno), socievole anche con maschi se non dominanti (sottolineato!).

spank1La realtà verrà dalla bocca di una volontaria qualche mese dopo: un imprevedibile rombiballe fatto e finito.
Uno che al nanetto di 3 kg lancia auguri di morte e minacce a iosa, per poi pisciare altezzosamente sul muso al Dogo di 60 senza fare una piega e allontanarsi a testa alta sculettando con coda e orecchie che toccano le nuvole.
Un pagliaccio paraculo con la freddezza di un lupo selvatico e la tempra di un grizzly.
Il nostro addestratore un giorno, arrivati al campo per la seconda volta, sentenzierà: “Ne ho visti di cani, ma questo qui è strano. Veramente strano. Per me ci sta studiando. E poi ci i****a tutti quanti”.
Difatti.
Vi chiederete, come ci sono finita da un addestratore? Ma ovvio, diranno i “qualcuno”, adotti un maschio adulto di grossa taglia e di gran carattere, comandi-basici-conosciuti=nessuno, per cui “seduto” equivale a cavoliamerenda, “vieni” a guardachebelloquelleprottolaggiù, per cui fare una passeggiata significa andare a dare un occhio a cosa combina quel grazioso uccellino sulla cima del picco più alto delle Dolomiti… avrai avuto bisogno di insegnargli un po’ di educazione di base, di inculcargli un po’ di vivere civile, eh ma per quello dovevi rivolgerti ad un educatore!
Loro ti insegnano veramente a COMUNICARE CON IL CANE, gli addestratori sono quei bruticativimaltrattatori che non sanno niente di cani e che ti insegnano solo cose bruttecative che inibiscono la loro vera essenza di angeli pelosi.
Sto cazzo, Spank. Sì, dico a te.
Io e te abbiamo sempre comunicato benissimo senza tanti neologismi cino-dogmo-sintattici.
Dimmi che non è vero. Tu che eri il famoso e riconosciuto miglior rimorchiatore di transatlantici del canile, hai imparato a camminare al guinzaglio con pettorina e collare indifferentemente in due giorni (anche se due giorni di improperi e rosari, dobbiamo ammetterlo); seduto e terra lanciati in poche ore; per non parlare dei giochi di attivazione mentale… robe da pazzi.
Ho iniziato presto con tricks e shaping (credo si chiami così) perché qualsiasi attrezzo artigianale imparavi a smontarlo e rimontarlo in pochi minuti e dopo un po’ ti rompevi pure i maroni, perché io non avevo sempre il tempo di inventarmene di nuovi o di documentarmi su Internet su come costruirne sempre di più difficili.
Ricordo la prima volta che mi son detta, vediamo quanto ci mette ad andare a 3 metri ad abbattere la bottiglietta prima con la zampa e poi col muso senza che io profferisca parola se non usando il rinforzo “bravo”+biscottino, senza clicker e senza la minima esperienza.
Dopo 5 minuti credo di aver tentato strangolarti con le mie stesse mani, e ho detto basta.
E non guardarmi così, per oggi basta.

spank3
Non è possibile. Le abbiamo fatte tutte insieme. Dopo un mese ti ho liberato la prima volta. E sei rimasto vicino a me.
Ok, la settimana dopo sei sparito per 20 minuti dietro ad un capriolo e io volevo morire, 20 minuti di maledizioni, Santi e Madonne, minacce di riportarti in canile, pianti, collasso nervoso, collasso fisico… ma sei tornato da me.
E io sebbene avrei voluto, non ti ho legato, non volevo punirti, e vicino a me sei restato. Era solo l’inizio. Ma fu cosi che scoprii quel lato di te. Quello più nascosto.
Il predatore. Quello che adesso dico e so, non potrò mai toglierti.
Perché il tuo istinto non è sopprimibile né sedabile. E io mi ritengo una privilegiata, a mio modo: perché tutto ciò che abbiamo ottenuto è a dispetto della tua natura primitiva e mutevole.
I “qualcuno”, non sanno. Non sanno quanto sbattimento ci sia dietro il tuo camminare a non più di quattro metri da me, al tuo fermarsi se io mi fermo o al mio riprenderti schiarendomi la voce, alla mia gioia quando tu dimostri di ascoltarmi anche nel bel mezzo di una campagna piena zeppa di allegre lepri saltellanti grosse come cani che aspettano soltanto di essere rincorse.
Se poi le vedi, ciao… i tuoi tempi di reazione non sono paragonabili a quelli di nessun altro cane io abbia mai visto. Non a caso nei boschi quando giriamo in gruppo anche altri cani partono… sì, ma 5 secondi dopo di te.
E il tuo scatto, levrieri esclusi, non ce l’hanno in tanti… purtroppo.
Io devo ammetterlo, non ho paura di perderti, perché tu hai dimostrato di tornare sempre da me. Con la lingua sotto le zampe, con quel muso felice e appagato, tu torni e se anche vorrei che non partissi mai, è in quei momenti che mi rendo conto che forse è proprio parte di te.
Ebbene sì. Ci siamo finiti dall’addestratore per la tua cavolo di tempra da grizzly.
Perché il NO per te era come lanciarti uno zuccherino.
Perchè la verità è che potrei lanciarti anche un frigorifero sulla schiena e tu ti gireresti con le orecchie nella tua solita posizione interrogativa a a mezza altezza, con quel muso che dice “Ecche, sei scema a spettinarmi la coda?” mentre la suddetta coda non si è abbassata di un solo centimetro dalla sua abituale posizione eretta e sventagliante sopra il tuo lato b scultoreo.
E mi vien da pensare che lo sai e lo fai apposta…
Paraculo. Non sappiamo quanto tu sia stato randagio, ma maledetto, TU sai di riuscire a cavartela, sempre. E forse è per questo che è impossibile toglierti il tuo istinto.
Perché tu sei anche questo. E molto altro.
Sei il cane fedele ed affettuoso, pazzo, giocherellone, iperattivo, instancabile, protettivo, impavido e sensibile, fiero compagno di lunghe ed estenuanti traversate montane, il cane che ammira i panorami dalle vette senza nessun apparente timore reverenziale dell’altezza o delle intemperie, quello che mentre tutti i tuoi conspecifici se ne stanno al riparo sotto il tendone stretti stretti ai loro umani mentre fuori, a 2000 m con 0 C° di temperatura, si scatena il diluvio, tu sei sotto la pioggia battente a scavarti la tana nel fieno per la notte. Senza mai perdermi di vista. Ma senza rinunciare alla tua natura libera.
Sono felice di averti trovato. E so che tu sei felice di aver trovato me.
Perché Spank, diciamocelo, sei il cane che chiunque avrebbe riportato indietro al canile nel giro di un mese, nel migliore dei casi, o ti avrebbe riempito di farmaci e tranquillanti per poterti liberare senza la paura di non vederti tornare, o ti avrebbe costretto ad un’intera vita al guinzaglio, che per te sarebbe morte o peggio.
Ti ho reso partecipe della mia grande passione e ora so di averti fatto un grande regalo, perché ti diverti un mondo, forse anche più di me.
Io e te in montagna, da soli o in gruppo, siamo due anime libere nello spazio che ci conviene: vento, roccia, erba, boschi e torrenti sono il nostro pane, e noi ce lo godiamo sempre insieme e ogni volta possibile.
Caro Spank, andrei avanti a scriverti per ore. Ne avrei tante cose da dire, stupido cane pazzo.
Ma devo mollare tutto per andare a fare quello che ci viene meglio. Girovagare.
Se poi ci scappa anche una caccia agli uccellini fra gli alberi, tanto meglio per te.

Foto: Manuel Cont e Stefano Erdini

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