di VALERIA ROSSI – La storia in realtà è vecchiotta (girava già quest’estate), ma l’ha ripresa in questi giorni “Lazampa.it” e quindi sono ripartiti i commenti, in tutta la gamma che va dall’adagio cinico allo sdolcinato andante con brio, passando per l’immancabile, dannatissimo benaltrismo (il primo commento sulla pagina FB della Stampa si chiede perché non si parli dei profughi anziché dei cani. Ma porcapupazza: perché “Lazampa” è il format de “La Stampa” dedicato agli animali!  Non ti piacciono gli animali? Non lo leggi. Invece no: leggono e poi commentano ad capocchiam).
Comunque: sto parlando delle due cagnoline americane in procinto di essere eutanasizzate, che si sono salvate grazie alla foto in cui “si abbracciavano terrorizzate” come se sapessero che stavano per morire.
Spero di non dover spiegare ai lettori di Tpic (almeno a loro) che le due cagnette: a) non avevano la minima idea di quale sarebbe stato il loro destino,  e infatti … b) non si stavano affatto disperando, non erano affatto terrorizzate e non si stavano neanche abbracciando (i cani NON si abbracciano: siamo solo noi primati a farlo). Le due stavano semplicemente giocando, o forse la meticcetta fulva stava provando a dominare la compagna: l’espressione “furbetta” tende a far pensare a questa seconda ipotesi.
Insomma, “non era Varazze, non era nemmeno Savona e non era nemmeno quella volta lì”  (se non capite la citazione, cliccate e fatevi una cultura).
Ma perché parlo di questa storia?
Forse perché, anziché commuovermi, mi ha fatto girare un po’ le scatole. Non tanto per i commenti idioti, né per la sciuramariaggine dilagante, ma proprio perché, per salvare le due cagnette, c’è voluta la storiellina strappalacrime inventata di sana pianta.
Per carità: se può salvare un cane (due, in questo caso)… ben venga pure quella.
Però non dovrebbe essercene bisogno, santapupazza!
Mi spiego meglio, o almeno ci provo.
L’appello originale (che La Stampa ha riassunto) era il seguente: “Sono Kala. Questo è Keira. Siamo così spaventate qui. Le persone che lavorano nei rifugi sanno quanto siamo spaventate, ma hanno detto che oggi è la nostra scadenza. Dobbiamo trovare qualcuno o saremo le “prossime”. Keira è nera e non un “vero boxer,” solo un meticcio. Lei è così coraggiosa e mi dice che andrà bene qualunque cosa accada. Lei mi dice di essere coraggiosa, ma io non so se posso esserlo“.
Sotto, l’associazione Angels Among Us Pet Rescue spiegava: “Oggi è il loro ultimo giorno a meno che non siamo in grado di salvarle. Questo è molto più che urgente. Davvero non abbiamo tempo da perdere”.
abbracciodis_2Due ore dopo la pubblicazione, a quanto dicono i giornali, le cagnoline sono state prese in stallo da un veterinario (quello nella foto a destra): dopodiché, se la notizia dell’adozione definitiva è realmente di questi giorni, hanno aspettato altri quattro mesi prima di essere accolte in famiglia.
Quindi direi che la foto e la storiellina non c’entrassero nulla con l’adozione finale.
Perché “La Stampa” ha raccontato il contrario, e cioè che le due adottanti si erano commosse leggendo l’appello? Perché la foto dei cani abbracciati “faceva scena”.
Ecco, la cosa che a me fa girare le scatole è il fatto che qui ci fossero due meticcette (l'”incrocio levriero” di cui parla La Stampa sembrerebbe avere vagamente sangue di cani da caccia, ma appare come il tipico risultato di molti meticciamenti successivi, mentre il teorico “incrocio boxer” è palesemente una pitbullina) che, se i conti non ingannano, avevano rispettivamente sette e undici mesi all’epoca della foto.
E per salvarle ci voleva tutta la manfrina dell’abbraccio disperato?!?
A me sembra un vero abominio che non bastasse un appello tipo “cazzo, sono due cucciolone. Sono buone, sono docili, sono amichevoli. Siccome in America c’è questa legge di merda che le condanna ugualmente a morte, qualcuno se le porti a casa alla svelta, per favore!”.
No, perché… se a queste due non veniva in mente di mettersi a giocare proprio mentre davanti alla loro gabbia c’era qualcuno con una macchina fotografica, a quest’ora Kala e Keira sarebbero state fatte fuori nella totale indifferenza di tutto quel mondo che adesso spreca cuoricini su FB e dintorni.
A salvarle dall’eutanasia è stata una botta di culo pazzesca, anziché la semplice constatazione che le leggi americane sono appunto leggi di merda. E se tutto il mondo dei cuoricini insorgesse contro queste leggi, e chiedesse almeno di evitare di ammazzare come se niente fosse cani giovanissimi e di buon carattere come questi, magari qualcosa cambierebbe davvero.
Invece no: tutti a spalmare cuoricini sul singolo happy end, e nessuno che si preoccupi di seppellire – che so – lo staff di Barack Obama sotto una montagna di email indignate per il modo in cui gli USA ignorano i diritti degli animali.
Va bene, stamattina mi sarò pure alzata col piede sbagliato.
Va bene, guardate pure con tenerezza le  nuove foto di Kala e Keira nella loro nuova famiglia…

abbracciodis_4
.. però, se siete in vena di cuoricini, mi raccomando: non pensate a tutti gli altri cuccioli che non hanno avuto la stessa fortuna, non si sono “abbracciati” al momento giusto e quindi vengono ammazzati a migliaia, ogni santissimo giorno, nei canili americani.
Non pensateci, perché altrimenti i cuoricini e le lacrimucce di commozione andranno di traverso anche a voi.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l’affisso “di Ferranietta”) e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività).
E’ autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva “I fedeli amici dell’uomo” ed è stata conduttrice del programma TV “Ti presento il cane”, che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online.
Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC.
A settembre 2013, non resistendo al “richiamo della foresta” (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO).
CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.