di VALERIA ROSSI – Leggo su un gruppo di FB diagnosi, prognosi e proposta terapeutica relative ad un cane da pastore tedesco, ad opera di un veterinario comportamentalista.
Prima di fare qualsiasi considerazione, per favore, leggete attentamente anche voi:

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Tutto chiaro?
Questo cane è ad alto rischio per i bambini, non comunica in modo corretto, abbaia per chiedere attenzione, non sa gestire bene il proprio corpo, cerca di gestire lui le risorse, rincorre macchine e biciclette… insomma, una specie di belva scatenata a cui viene proposta una psicoterapia omeopatica, ma suggerendo che sarebbe meglio trovargli un’altra famiglia e ventilando pure l’ipotesi di una soppressione.
Sembrerebbe proprio un brutto, ma brutto quadro clinico… se non fosse che poi casca l’occhio sull’età di questo paziente. Ed eccola qua:

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TRE MESI! E’ un cucciolo di tre mesi!
Quindi normalissimamente casinista, abbaione, incapace di coordinare i movimenti: ma evidentemente incappato in una famiglia che non aveva idea di come fossero i cuccioli e che si è spaventata ai primi tentativi di fare il furbetto che la piccola peste ha messo in atto… esattamente come fanno tutti i cuccioli di questo mondo, se hanno un po’ di carattere.

pt_trudinoForse non ha avuto tutti i torti, il vet, a suggerire di trovargli un’altra famiglia… ma qui poteva/doveva fermarsi.
Poteva/doveva dire a queste persone: “Datelo via e prendetevi un barboncino, o meglio ancora un peluche, perché non siete in grado di gestire un cagnolotto con un po’ di personalità e di carattere”.
Invece no: prescrive psicofarmaci (omeopatici finché si vuole… sempre psicofarmaci sono) e suggerisce, come contorno, un approccio comportamentale che-più-sballato-non-si-può: pettorina e guinzaglio di almeno due metri (così almeno il cane sta sempre e solo fuori controllo), evitare qualsiasi gioco fisico (con un pastore tedesco?!? Ma stiamo scherzando???) e, dulcis in fundo, “bilanciamento della motivazione predatoria attraverso la ricerca olfattiva ludica”, illudendosi beatamente – presumo – che smetta di inseguire le biciclette facendogli cercare un po’ di crocchette in giro per casa.
Da notare poi che “si rileva una possibile componente genetica”: e meno male!
Visto che questo cucciolotto manifesta doti caratteriali così spiccate che forse potrebbe essere, domani, un eccellente cane da lavoro.
E’ irruento e casinista= ha temperamento.
Abbaia per chiedere e cerca di gestire le risorse=ha già capito che può giocarsi questi umani come gli pare e piace, ergo  è intelligente.
Ha un buon predatorio=… ha un buon predatorio (dote richiestissima per il lavoro).

cuccioloptL’unico “difetto” che gli si può trovare è quello di non saper ancora gestire il proprio corpo… ma NESSUN cane ne è capace, a tre mesi. E a volte neanche a quattro o cinque.
Il controllo totale del proprio corpo arriva solitamente intorno all’anno di età: un controllo almeno “accettabile” verso i sei mesi. Prima di questa età i cuccioli sono scoordinati e quasi sempre incapaci di capire che hanno anche un posteriore.
Ma questo vet l’ha mai visto, un cucciolo?
Poi ditemi che non mi devo incazzare. Che non devo sparlare dei comportamentalisti.
Ma io non sparlo “dei” comportamentalisti: io attacco solo quelli che fanno diagnosi ad capocchiam e/o che riempiono di farmaci cani sanissimi e normalissimi!
E non è certo colpa mia, se di casi come questo ne vedo uno in fila all’altro.
Aggiungo che qui si parla anche di dissocializzazione primaria.
Forse, chissà.
Non sappiamo nulla dell’età a cui è stato preso il cucciolo, né di quella a cui è stato allontanato dalla madre: ma a TRE dannatissimi mesi, anche fosse… si rimedia tranquillamente inserendo il piccolo “delinquente” in un contesto sociale che gli permetta di colmare le eventuali lacune.
Non c’è alcun bisogno di trattamenti farmacologici, basta qualche adulto equilibrato e capace di insegnare un paio di regole a un cucciolo!
La diagnosi, le prescrizioni e soprattutto la prognosi riservata (che significa “potrebbe essere soppresso”) prospettate da questo vet, di cui non so il nome (e preferisco continuare a non saperlo), mi fanno venire i brividi.
Anzi, peggio: mi fanno proprio salire l’impulso veterinaricida.
Forse ho bisogno anch’io di una bella terapia psicotropa: o forse ho solo ragione di sentirmi così di fronte a cotanta arroganza diagnostica, che purtroppo appare sempre più dilagante.
Per fortuna stavolta si prospetta un happy end: il cucciolo è approdato al campo di un’addestratrice esperta.
In questo caso, dunque, possiamo essere fiduciosi: ma in tutti gli altri?
Quanti cani, quanti cuccioli, proprio in questo momento, stanno mandando giù pillole inutili perché i proprietari si sono fidati ciecamente di quanto prescritto da un medico, da un laureato in cui dovrebbe essere normale aver fiducia… e quindi non si fanno domande, non cercano alternative e seguono pedissequamente le sue indicazioni?
Non conosco la risposta esatta (ed è meglio così, perché conoscendola credo che avrei un attacco di ulcera): ma che siano tanti, troppi, è purtroppo cosa certa.

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70 Commenti

  1. Purtroppo sulle pergamene di laurea non c’é scritto il voto, altrimenti molta gente farebbe dietrofront appena entrata nello studio di molti professionisti.
    Senza entrare sul discorso comportamentale, sarei curioso di sapere come ha fatto il vet in questione a passare vari esami di chimica, biologia e fisiologia se poi ritiene opportuno prescrivere rimedi da fattucchiera.

  2. Son contenta che non gli sia capitato il mio cane.
    Diagnosi: tolta precocemente alla madre, nessun controllo del morso (sta iniziando adesso ad UN ANNO a controllarlo), polsini delle felpe addio, parte bassa delle tute addio, salto in alto per arrivare a leccarmi la faccia e atterraggio con appiglio alla maglietta….addio 2 magliette…. comandi “seduta-terra-resta….braaava! Ma che brava la mia cagn…..” “stupida umana, toglimi subito le mani di dosso e molla il bocconcino”….BAU! è passato un gatto…BAU!è passata una persona….BAU! è arrivato il postino….BAU! è arrivata una persona che conosco benissimo ma abbaio lo stesso per parcondicio….
    Hai voglia di chiamare un cecchino non di un comportamentalista -.-”

  3. Bene, siamo di fronte a un cialtrone/cialtrona che ha diagnosticato a un cane di essere un cane e a un cucciolo di essere un cucciolo. Io ci metto il carico e aggiungo che per i casi di diagnosi comportamentale di cui sono venuto a conoscenza questo rientra nella media; forse e’ piu’ eclatante di altri ma la consistenza e’ la stessa.

    Ora, io non credo che un personaggio del genere sia un coglione – anche se onestamente e’ difficile non pensarlo – e questo se si vuole peggiora ancora di piu’ la situazione. Credo invece che sia uno/una dei tanti che trovano una propria collocazione professionale in modo mooolto creativo alle spalle e sulla pelle degli altri.

    Verrebbe da farsi quattro risate e ci sarebbe da ridere a crepapelle se non fosse che personaggi di questo tipo sono pericolosi e lo sono due volte quando si accreditano presso strutture pubbliche dove se va bene il malcapitato che finisce nelle loro grinfie non puo’ neanche scappare.

    • come fa a non essere un coglione? passa dal prescrivere farmaci OMEOPATICI alla soppressione! o funziona il placebo (su un cane! di tre mesi!!!) o muore!

      • Qualche anno fa un terzo delle maestrine di scuola frequentava un corso per imparare a identificare i casi di dislessia nelle loro classi. Inutile dire che a corso finito almeno quattro o cinque ragazzini dislessici per classe saltavano fuori; inutile anche dire che tolti un paio clamorosamente dislessici in tutta la scuola tutti gli altri non avevano niente e altrettanto inutile dire che chi aveva organizzato il corso veniva poi pagato dalla scuola per “supportare” le insegnanti vista l’abbondanza di casi rilevati e la scuola chiedeva magari ai genitori di far portare ai ragazzini la carta igienica da casa e vietava l’utilizzo della fotocopiatrice perche’ non c’erano soldi. Poi c’e’ stato il boom dei bambini iperattivi, la dinamica e’ la stessa e le percentuali di falsi positivi anche, se non addirittura maggiori, per non parlare del supporto ai genitori per accrescere la loro deficitaria capacita’ genitoriale etc…

        Perche’ dico questo e cosa c’entra con la cinofilia? Ho preso questo ad esempio perche’ e’ un ambito che conosco bene. Apparentemente non ha niente in comune ma in realta’ condivide molte delle dinamiche attraverso le quali i personaggi che ruotano intorno all’uno e all’altro mondo trovano un loro spazio professionale facendo leva sull’insicurezza delle persone, reale quando lo e’ o indotta quando non lo e’ abbastanza.

        Il bimbetto o il cane sono l’ultimo dei problemi e gente di questo tipo diagnosticherebbe tranquillamente anche i gomito del tennista e il ginocchio della lavandaia se questo puo’ sfociare in una lunga e duratura terapia e lo farebbe contando sul fatto – purtroppo vero – che se ci si presenta come dottoroni e si fanno sproloqui fumosi solo una minima parte degli interlocutori valuta quello che viene detto con spirito critico (e questi diventano immediatamente nemici da combattere) e la maggior parte delle persone, vuoi perche’ non hanno capito anche se non c’e’ niente da capire, vuoi perche’ si fidano della pretesa professionalità dell’espertone che si autoqualifica con qualcosa che finisce in “-ista” si affidano al quello che senza tanti giri di parole si potrebbe definire un ciarlatano. Di diverso dal ciarlatano semplicemente truffaldino che sa benissimo di star abbindolando gli altri, c’e’ l’eventualita’ che il soggetto “-ista” non sia un ciarlatano ma un cialtrone che fiisce pure per credere a quello che dice.

        Ecco, il cialtrone e’ un coglione, il ciarlatano e’ solo un furbone.

        • E’ interessante il confronto che fai con la dislessia, e lo trovo molto pertinente. mio figlio ottenne ha dei problemi con la scrittura. le maestre ci hanno chiamato a scuola per parlare con noi e vedere se per caso non avesse dei problemi di disgrafia o dislessia, così (dicono loro) non lo tartassiamo più sulla scrittura e lo lasciamo libero di creare e immaginare. Studiandoci l’internets, scopriamo che effettivamente ricade su alcune sintomatologie della disgrafia, ma non su tutte, non su quelle più gravi, e dopo pochi esercizi si sta rimettendo in careggiata.

          Questo mi ha insegnato due cose: la voglia delle maestre di sbolognare le difficoltà del bambino ad una non precisata malattia, e che la malattia stessa diventa una scatola magica racchiude difficoltà insormontabili di fronte alle quali eventualmente “ci si arrende” per passare oltre, senza imbastire strategie. Come se ad un bambino discalculico gli si desse la calcolatrice per non fargli rompere le scatole durante la lezione e tenere la classe indietro per lui. Dopo una breve analisi, per quanto scontata sia, per noi genitori la colpa è delel maestre che hanno fatto tutto il corsivo in 4 mesi della prima elementare invece che in due anni come facevamo noi (ma c’è niente di più scontato di genitori che danno addosso alle maestre? neanche le suocere con le nuore).

          La stessa cosa vale per i cani. Se il cane non aderisce ad una immagine mentale che prima ancora che patologica è di aspettatitva estetica e di confort allora “è malato”. E siccome è “malato” gli prescrivi medicine (omeopatiche!!! io non ci posso credere) oppure in alternativa lo accoppi.

          Io non voglio fare la figura del laureato di google, ma ci sono dei livelli minimi di decenza sotto al quale non voglio scendere.

          • Mah, io mi sono trovato ad affrontare questi temi perche’ mi sono occupato di tutela minori in casi particolari e quando dico mi sono occupato di questi temi non significa che mi sono occupato di dislessia – per esempio – ma del mercato della dislessia. Tanto per stare con i piedi per terra, una volta ebbi occasione di chiedere a un’insegnante che dopo il famigerato corso si era fatta paladina dello screaning di massa nella scuola, come pensasse di mettersi a chiamare genitori per comunicare loro che i figli secondo lei erano dislessici dopo aver frequentato un corso di qualche giorno. L’insegnante piccata e indignata mi ha risposto che non era un corso di qualche giorno ma di un bel po’ di ore come a dire: non e’ vero che mio figlio pesa 20 chili vestito e bagnato, pesa un sacco di etti.

            Io sono molto critico: queste persone lavorano nella fabbrica dei figli di un dio minore e hanno bisogno della loro fabbrica dove creano un loro mondo che da’ un senso al loro modo di lavorare, un senso che fuori da li’ non esisterebbe. Allo stesso modo hanno bisogno che la cura duri in eterno altrimenti la loro fabbrichetta chiuderebbe e non saprebbero dove andare.

          • E qui faccio la figura della vecchiaccia rompipalle, ma “ai miei tempi” – dalle suore – ti facevi i tuoi bei cinque-sei quaderni pieni di aste, prima di imparare a scrivere. Ora a sei anni fanno già astrofisica…

    • Nein, anche i pesci rossi richiedono molta cura. Forse più di altri pesci tropicali più “blasonati”. Non incappare anche tu in questo comune errore 😉
      Probabilmente non sono in grado di gestire alcun animale.

      • Hai ragione, l’ho scritto con cognizione di causa avendone due. Solo che mi è anche balenata in mente l’idea del dottore che purdi fare soldi (perché è di questo che si tratta) prescrive farmaci ai pesci perché nuotano troppo o troppo poco o con una traiettoria sconsigliata :p

        • avresti dovito conoscere Boa: cieco, storto, vescica natatoria non pervenuta, non sapeva distinguere tra l’alto ed il basso, tra pancia in giù e pancia in su. Passava le giornate sottosopra arenato sotto qualche tronco per non farsi trascinare dalla corrente 😀 analisi ottimali, acquario di 250 lt in 3, farmaci inutili come l’acqua fresca, era semplicemente fatto male XD

      • Quoto.
        *Momento di curiosità OT*
        Non tutti sanno che due soli pesci rossi “normali”, avrebbero bisogno minimo di 200 litri d’acquario (100l a testa) ed un filtro sovradimensionato, poichè i carassi crescono molto -sono carpe- e sporcano anche peggio.
        Andrebbero tenuti nei laghetti.
        (Ho tre acquari.Su questi argomenti mi ci butto…A pesce, appunto.) XD

        *Fine del momento di curiosità OT*

        • Eeeeh? Carpe? Magari!! Se avessi un laghetto per le carpe mi ci farei il bagno anche io d’estate! Ma in 40 mq finiremo per darci le spallate per passare ….io e le carpe…I miei sono “grandi” si e no quanto un dito ….e li ho diversi anni sempre fermi a quelle dimensioni 🙂

    • ma no, secondo me i familiari si sono rivolti ad un vet comportamentalista forse su suggerimento di altri, ma se il cane ora è in un campo addestramento vuol dire che non lo hanno ascoltato. Non credo siano da mettere al rogo, hanno preso un cane senza sapere cosa stavano facendo, ma ora impareranno a rapportarsi bene con lui. E’ il “professionista” che dovrebbe venir sospeso dall’attività ed occuparsi di pesci rossi finti!

      • Lo spero tanto per il cane, e credo anche che i proprietari abbiano pubblicato la diagnosi proprio perché si sono resi conto delle castronerie scritte….

      • Infatti. Io terrei conto del fatto che molto spesso si tratta di un bisogno indotto attraverso la diffusione capillare di una pseudocultura cinofila che una volta assorbita costituisca un terreno fertile per questo genere di personaggi. Senza andare lontano, le “campagne contro” della cinofilia piu’ o meno new age non servono mica a salvare il collo del cane ma semmai a rendere credibile agli occhi delle persone comuni l’operato di figure come quella che avra’ ben firmato l’immane supercazzola riportata nell’articolo. Il meccanismo funziona: se prendiamo una famigliola che decide di prendersi un cane – cosa del tutto legittima – e magari non ha alcuna esperienza ed e’ il primo cane, e’ piu’ che prevedibile che una volta portato a casa scopra di essere impreparata e di non aver immaginato cosa significasse. Ora, la brava famigliola che si guarda in giro per cercare di capirci qualcosa cosa trova?

        La risposta dell’allevatore li indurra’ a credere di essersi sbagliati pensando che il cane fosse una creazione di Disney, il comportamentalista di turno li indurra’ a credere che e’ il cane ad avere qualcosa che non va. Mediamente sceglieranno la prima perche’ e’ premiante verso di loro e altrettanto mediamente torneranno dall’allevatore a fare il solito viaggio della speranza quando non sapranno piu’ dove andare a sbattere la testa perche’ alla fine al loro cane vogliono bene e vorrebbero che stesse bene.

        • tutto vero, tranne che per il fatto che in questi casi forse l’allevatore manco esiste. Penso che un allevatore da cui si può tornare sia un allevatore che fa il possibile per evitare preventivamente il verificarsi di simili situazioni, sia valutando i proprietari futuri sia dando corrette informazioni sulla gestione del cucciolo. E’ più probabile che nel caso citato il cane sia stato preso in negozio, e magari lo stesso negoziante abbia suggerito il comportamentalista

          • SI’ e’ vero, l’ho pensato anch’io e infatti in un altro commento ho scritto che il veterinario della situazione, visto che si tratta di un cucciolo, il massimo che possa permettersi di fare e’ rimandare i proprietari all’allevatore dove hanno preso il cane o a un qualsiasi altro noto nella zona.

            Sul fatto poi che l’all’evatore, ammesso che ci sia, non abbia valutato bene, potrebbe anche essere, ma vista l’eta’ del cucciolo sono piu’ portato a pensare che si stia facendo il problema piu’ grosso di quello che e’ dando cosi’ un credito al comportamentalista che francamente non si merita.

            Io sono piu’ indotto a credere che si possa trattare di una famigliola di sprovveduti che si erano fatti tutto un altro film e sono rimasti spiazzati e che al comportamentalista non sia sembrato vero di trovare i polli da spennare, ma cio’ non vuol dire che non possano diventare sufficientemente abili per far star bene il cane e godersi la reciproca compagnia tutti insieme. In fondo, tutti devono imparare e – diciamocelo – anche quelli che si documentano prima di prendere il loro primo cane hanno si’ una vaga idea, ma dalla teoria alla pratica ce ne passa.

            Come si diceva? Tra il dire e il fare…

  4. Buongiorno, io già parto sempre prevenuta quando si tratta di certi vet, ma quando ho letto 3 mesi… Mi sono cadute le lenti a contatto.
    Guarderò i miei due botoli di pt di 40gg pensando che un gg un incompetente che non ha una fava da fare se non riempire pagine di parole INUTILI, possa ritenerli patologici (già adesso entrare da loro sembra di mettersi in una vasca di pirana… Figuriamoci dopo!).
    Valeria, se conosci un bravo terapista passa il nome che ne avrò bisogno per elaborare il fatto.
    Un abbraccio e grazie per condividere anche questo! È bene sapere che tipo di elementi ci siano in giro per poter far meglio il nostro lavoro.

  5. è proprio questo il punto: NON deve essere normale non fare domande e seguire pedissequamente le indicazioni di un laureato, di un luminare anche sì, di un laureato no! Bisogna aver la curiosità di chiedere ed approfondire, di confrontare con altre opinioni. Siamo nell’era dell’informazione accessibile a tutti, i cialtroni devono estinguersi per mancanza di clienti!

  6. gli psicofarmaci omeopatici ancora mi mancavano…una ciotola di camomilla forse fa più effetto…ci sarebbe da ridere, se il tutto non fosse tremendamente serio per questo e gli atri cani “curati” da questo ciarlatano

  7. Ho avuto sempre e principalmente questa razza. Non ha nulla che non va quel cane, ovviamente. Il medico dovrebbe dedicarsi ada altro invece. Spero intervenga qualcuno che insegni a quella famiglia come crescere il cucciolotto, altrimenti lo rovineranno sul serio.

  8. “Datelo via e prendetevi un barboncino, o meglio ancora un peluche”

    Il mio intervento sarà anche un OT , ma mi spiegate perchè si cita sempre il barboncino (barbone…!!) quando si deve fare il paragone tra una CANE definito normale e uno “PSEUDO-RINCO-CANE”?? Cioè Spiegatemelo………!! Perchè sono STUFA di questo paragone costante con il Barbone!! Che è un cane a tutti gli effetti, con pregi e difetti..ma sempre un CANE!! Come tutti gli altri!! Proprio ieri per la strada (non ero cane-munita!!) ho sentito lo stesso identico paragone! BASTA!!

    • Eh, lo so, lo dicono anche a me col chihuahua…ma magari intendono che se ti morde un barboncino non fa i danni di un lupacchiotto. A me da fastidio (tanto) quando le mamme con pupo lo chiamano “giocattolino”…e questo fa pensare ai vari motivi agghiaccianti che tira fuori ‘sta gente per prendersi un cane…

      • …non sono sola a quanto pare!! 🙂 Comunque un toy fa sicuramente poco danno; ma la bocca di un gigante non è robetta da niente!! O.o

        • Il barbone gigante non rientra nel comune senso di “barboncino” 🙂 e per mezzo mondo, se mai ne vedranno uno dal vivo e non su un documentario, sarà sicuramente colpa di Fucushima.
          Io penso che il “prenditi un barboncino” sia dovuto alla sua docilità, una volta era il cane da circo per eccellenza e penso che il pensiero possa essere “se può fare tutto quello chiunque riuscirà a farsi obbedire”…il rischio che adesso corrono i border, capaci di fare tutti i giochini “da circo”…

          • Appunto, “barboncino” nel quotidiano si usa per indicare le taglie più piccole della razza. E che cavolo, un po’ di elasticità mentale!
            Che poi comunque il discorso è la differente difficoltà che si può avere nel gestire (occhio che parlo di gestione, non di intelligenza, bellezza o quant’altro!) un tipodi cane piuttosto che un altro. Persino mia nonna saprebbe gestire un barboncino! Poi magari non sarebbe il cane più felice o appagato del mondo, ma grossi danni non ne farebbe! Invece prendere un pt o chesso’ un border…. Beh è molto ma molto diverso!

  9. Partendo dal presupposto che il sign. Veterinario di certo non si è comportato nel migliore dei modi. Voglio rubarvi un attimo per uno spunto di riflessione: immaginate quanti clienti del genere si presentano ogni giorno da un comportamentalista con cuccioli che “soffrono di questi problemi”? Il ” professionista” ha quindi due opzioni dire la verità cioè: avere un cane per ora non fa per voi trovategli una buona famiglia. Oppure prescrivere psicofarmaci a raffica sperando in una lunga e remunerativa collaborazioni. Mi incavolo io con gli allevatori o pseudotali che danno via cuccioli mancò fossero caramelle al primo che passa basta che sganci il contante e che quindi potrebbe evitare molte di queste situazione come quella che abbiamo visto. Credo che purtroppo la faccenda è articolata e sono molte le persone che portano il peso della colpa. Mi rincuara solo sapere che almeno in questo caso come dice Valeria il cucciolo abbia trovato un educatore onesto che finalmente spezzerà questa catena di egoismo (perché per me di quello si parla)

    • Per il veterinario dire “non si è comportato nel migliore dei modi” è riduttivo perchè i casi sono 2 o CREDE nella sua diagnosi, e allora son anni di studio buttati alle ortiche e farebbe meglio ad andare a zappare, o è ETICAMENTE SCORRETTO che è peggio ancora.

    • Io andrei anche oltre e direi che il veterinario – a meno che non si trovi davanti a un proprietario perfettamente imbecille – non dovrebbe neanche consigliare di dar via il cane. Perche’ mai dovrebbe permettersi di farlo? In fondo nessuno nasce imparato tranne i guru e quindi tutti alla prima esperienza hanno bisogno di essere piu’ o meno indirizzati. Allora perche’ mai si dovrebbe consigliare di trovare un’altra famiglia al cane? Ammesso che i proprietari attuali non siano una buona famiglia per il cane, come potrebbero essere in grado di trovarne una migliore? Cosa facciamo, glielo togliamo, lo mettiamo in una comunita’ per cuccioli e lo dichiariamo adottabile? La comunita’ di accoglienza per cuccioli la facciamo gestire allo stesso comportamentalista che decide per l’allontanamento dalla famiglia che lo aveva preso inizialmente? Il comportamentalista si offrirebbe sicuramente e si incaricherebbe anche di stabilire lui quando il cane potra’ usicre dalla sua comunita’.

      Siamo di fronte a un cucciolo, non e’ piu’ facile – oltre che piu’ utile per i proprietari – consigliarli di rivolgersi all’allevatore dove l’hanno preso o a qualunque altro sia abbastanza noto nella zona e chiedere consiglio su quelle quattro cose che serve sapere per iniziare? Perche’ li’ siamo, il livello e’ quello e niente di piu’.

  10. Seriamente, mi viene quasi da piangere.
    Mi viene da piangere per questo specifico cucciolo, ma anche nel pensare a quanti (troppi) cani/cuccioli finiscono nelle mani di persone purtroppo incredibilmente incompetenti (e non bisogna essere esperti cinofili per capire certe cose – ma nemmeno cinofilo, anzi anche se i cani li odi, certe cose le sai comunque), che finiscono per rovinarli e danneggiarli a volte per sempre.
    Ma poi sul serio, cosa si aspettano da un cucciolo? Che della vita non sa ancora nulla..

  11. Quando ho letto tre mesi mi è scappato da ridere…anche se ci sarebbe da piangere…
    Anche il mio lupo era così da cucciolo in effetti comunque ci vuole un po’ di esperienza… o quantomeno bisogna essere persone con un po’ di carattere… ma non certo degli psicofarmaci… portatelo qua un paio di mesi che ci penso io

  12. 3 mesi??? Qualcuno consiglia psicofarmaci a un cucciolo di 3 mesi??? Oh bisognerebbe mettere sul serio nome e cognome di sto genio per evitare che faccia danni, anche una letterina all’ordine non sarebbe male… ROBA DA MATTI!

  13. Vabbé, ho capito, il mio cane è da ricovero immediato allora! Ha 3 anni e ancora non è cosciente di avere una coda, e quando scodinzolando, tira giù qualcosa, mi guarda come per dire: non sono mica stata io a fare questo casino!

    Ma la sciocca sono io! Avrei dovuto capirlo subito che era un cane problematico quando ho visto che fino ai 6-7 mesi, si scatafasciava contro tutti i cani che incontravamo per strada per giocarci, oppure ancora quando mi ha bucato tutti e dico tutti i calzini che le capitavano a tiro.
    Per non parlare di quando con i denti da latte ha ridotto le mie mani a due colapasta…

    Ma sì, alla fine è colpa mia… avrei proprio dovuto intuire che mostro cattivo mi sono messa in casa quando ha ucciso la mucca… (potete vederla voi stessi nella foto qui sotto durante la cruente lotta!)

  14. Bè, io spero proprio che si siano poi rivolti a un addestratore serio, ma per loro, non per il cane, anche perchè altrimenti…poveri bambini! lo so che nessuno nasce imparato, ma non è che ci vuole chissà che genio per insegnare a un cucciolo di 3 mesi “l’educazione di base”, solo un po’ di pazienza e costanza, come coi cuccioli di uomo. Sul tipo ivece, preferisco non commentare nemmeno.

  15. Ma da un cucciolo cosa ti aspetti? Che ti arrivi il mattino portandoti un giorno a mo di ciabatte il brevetto di lavoro e l’ altro lo zip ( che per i pt non esiste, se non ricordo male. ..) superato con la lode ed il bacio accademico?
    Mai avuto a che fare con un bambino?
    Qui da una parte c’è na famiglia che avrebbe dovuto prendersi un trudino … poi informarsi, poi prendersi forse un King Charleston, forse. ..o il cane più patito so del mondo ammesso esista un cane calmo dal cucciolo… e dalla altra un veterinario che andrebbe radiato. Perché per un cane di tre anni forse e dico forse ed ancora forse la diagnosi nella parte cambiare famiglia please potrebbe andar andar bene… ma a tre mesi quello che è da cambiare e di corsa che ieri è tardi è proprio il vet!

  16. Qualcuno mi spieghi cos’è esattamente la vigilanza sociale (me ne vado per un’idea, ma non ne sono certo) e, soprattutto, perché mai gli abbai da richiesta dovrebbero essere la manifestazione della suddetta vigilanza sociale. Grazie.

  17. Ma…Io capisco la cialtroneria del signore/della signora comportamentalista..Nessuno dà medicine e psicofarmaci ad un cucciolo sano..
    PERO’!
    L’allevatore -spero- che ha venduto il cane a queste persone, non ha nemmeno fatto un paio di domande a sta gente, prima di dargli il cucciolo?
    Tipo “Signori, abbiate pazienza fin quando avrà tot mesi..E’ un cucciolo e farà cose da cucciolo. Tra cui anche danni.”?

    Voglio dire..Li avrà valutati un pelo, prima di decidere di dargli uno dei suoi cani.

    Per dire..Il mio cane arriva da casa di un privato. (Per cui non un allevamento super-blasonato o altro..)

    Persino a noi han fatto settemila domande e ci han dato consigli/”istruzioni” su come gestire un cucciolo durante i primi mesi.
    A noi il tipo ha detto “Abbiate un po’ di pazienza finchè è cucciolo. Considerate che potrebbe anche fare piccoli danni. E’ un po’ come avere un bambino piccolo per casa.”.
    Non che voglia dar la colpa all’allevatore, ma possibile che a sta famiglia con bambini non abbiano detto nulla? Il carattere di un pastore tedesco è quello che è..

    • Io frequento un po’ l’allevamento dove ho preso il mio amico crucco e mi capita di vedere ogni volta le persone che arrivano per informarsi. Nella maggior parte dei casi sono famiglie normalissime che si presentano bene, ascoltano con attenzione e francamente io non troverei niente di strano nell’affidare a loro un cucciolo dando per scontato che comunque se non hanno avuto altre esperienze si dovranno scontrare con una realta’ diversa dalle aspettative del tutto teoriche con le quali sono arrivate. La maggior parte non ha grandi pretese e vuole solo poter tornare a casa contenta con il proprio cucciolotto e la maggior parte, sia pure armata delle migliori intenzioni, a 100 metri dall’allevamento si e’ gia’ dimenticata tre quarti di quello che gli e’ stato detto.

      Io penso che la causa non sia una sorta di menefreghismo, ma la convinzione che tutto quello che gli e’ stato detto faccia parte di un mondo di professionisti molto distante da loro e che in fondo loro desiderano solo un cucciolo bello e buono e non hanno la pretesa di farlo diventare un auslese quindi, per adottare un profilo piu’ basso che sentono maggiormente alla loro portata, finiscono per ignorare quelle quattro indicazioni che sono in fondo di semplice buonsenso. Poi tra questi c’e’ chi aggiusta il tiro in breve tempo e impara quello che c’e’ da imparare e chi invece si perde per strada.

    • Io seguo un’associazione che si occupa di far adottare cani, nonostante il questionario preliminare e la visita preaffido a volte si imbattono in persone veramente assurde: da quello che gli restituisce subito il cane perché ha dato la caccia al gatto (e che ti aspetti da un setter inglese puro????, farli socializzare con cautela no eh? meglio mandarli allo sbaraglio uno contro l’altro…) a quella che dopo meno di 24 ore restituisce la cucciola di 3 mesi scarsi perché “non risponde ai comandi ed è aggressiva verso la mia bambina” ove la bambina ha 20 anni e la “prova” delle colpe della cucciola era stata fornita con un video in cui un batuffolo scodinzolante e allegro al secondo o terzo richiamo correva lungo il corridoio saltando festante ad altezza tibia della “bambina”… Se anche le associazioni di volontari (notoriamente molto selettive per le loro adozioni) ogni tanto ci cascano e vengono “fregati” da persone apparentemente adatte ma poi fuori come balconi, figuriamoci allevatori o peggio negozi ove un rifiuto implica anche una perdita economica….

      • Mah, io vedo che quelli proprio fuori come balconi, per quanto si presentino bene, facendo una chiacchierata alla fine inciampano sempre sui soliti due o tre argomenti di controllo perche’ un po’ ci tengono ad esibirsi e finiscono per cascarci. Molti allevatori quando hanno qualche dubbio fondato il cucciolo non lo mollano anche se per loro e’ un mancato guadagno e una spesa aggiuntiva perche’ rimane in allevamento e quindi e’ da mantenere.

        Ad essere onesti, ci sono anche casi dove il potenziale acquirente va via deluso perche’ non ha avuto il cucciolo e si rivolge a un altro allevatore, forte dell’esperienza negativa nasconde la causa che ha provocato il rifiuto del primo quindi inganna l’allevatore per non collezionare un altro rifiuto ed ottiene il suo cucciolo. Eppure l’allevatore, soprattutto se di lungo corso, puo’ vantare un’esperienza professsionale ben maggiore di un volontario.

        • Per rispondere ad entrambi..XD
          Io è questo che intendevo.
          So di molti allevatori, che se “non si fidano” delle persone che han di fronte, allora nemmeno cedono il cucciolo.
          Penso che una delle prime domande che fanno, sia se la gente ha bambini in casa.
          Di solito un allevatore spiega come agire di conseguenza, o perlomeno ti dice “Signora/e..Non credo che questa razza sia appropriata per una famiglia con figli piccoli.”.
          Questo dicevo.

          Poi..Chiaro che ci sono anche quelli che il cucciolo te lo danno con il solo scopo di vendere, così come c’è pieno così di adottanti del menga.
          Ma da lì a vedere il comportamentalista con un cucciolo di tre mesi..Saprai cosa ti sei portato a casa.
          Il pastore tedesco è una razza super-diffusa. Possibile che non ti viene in mente di controllare com’è di carattere?

          • Va be’, il cucciolo di pastore tedesco e’ generalmente un casinaro di prima categoria particolarmente incosciente e imbranato, ma a meno che non arrivi da qualche fabbrica di “teste ci…” e’ solitamente ben disposto verso tutto e tutti, persino troppo: basta che ci sia da far casino e lui c’e’. Insomma, da cucciolo il pt e’ abbastanza impegnativo ma anche tanti altri cani lo sono (magari con caratteristiche diverse), i bambini vanno istruiti a non trattarlo come un giocattolo ma questo vale per qualunque razza, e poi e’ si’ una fonte inesauribile di danni ma anche di risate a crepapelle.

            Insomma, stiamo parlando di un cucciolo e oltre alle raccomandazioni del caso non mi sembra opportuno farla piu’ difficile di quello che e’ e non bisogna nemmeno cadere nell’errore della sindrome della maestrina o dell’assistente sociale che pensa che tutti quelli che si trova davanti siano degli imbecilli da istruire e rieducare, altrimenti poi va a finire che chi vuole un cucciolo, per non farsi spaventare dal dover prendere una laurea prima di portarlo a casa, va a prenderselo dal cagnaro dove tutti questi problemi non ci sono.

            Io credo che tenendo un profilo adeguatamente basso, diciamo il giusto senza strafare, ed evitando di fare il grosso della situazione, si evita anche di far scappare la gente verso chi le crea meno difficolta’ e si evita anche di sommergersi di “consulenti psicoattitudinali per la scelta del cucciolo” e “comportamentalisti dalla prognosi riservata” sempre in cerca del pollo a cui sfilare il centone.

  18. Il mio rott di tre mesi ha gran parte dei “problemi” del pastorino di cui sopra… morde tutto, rincorre anche le foglie, punta quelli che corrono a piedi come fossero salsicce volanti e come se non bastasse non ha ancora imparato il “resta”… a malapena fa il “terra” e quando corre sembra un paracarro sui pattini… per giunta tira al guinzaglio!!! ora se avesse tre anni mi porrei forti dubbi sulle mie capacità di padrone, ma ha tre ca…o di mesi e tutto sommato lo ritengo un cucciolo tranquillo…. sta facendo il suo corsino base con l’educatrice, ci lavoro al parco e un po di pazienza imparerà… che pastiglie e pastiglie?? Sopressione poi??? Qua di psicofarmaci l’unico che ne ha davvero bisogno è il vet e se non basta è giusto sopprimere un cretino così! ! Manco fosse la cartella clinica di un pesce rosso… è un cane!!! Cucciolo!!! Anche un labradorone poverino a tre mesi è una peste!!!

  19. Davvero allucinante…3 mesi…mah! L’unica speranza che ho è che con prognosi riservata intendesse che senza seguire la “terapia” il cane non “recupera”, ma non che voglia sopprimerlo…mi pare sinceramente assurdo. Che poi sia tutto sballato non ci piove, ma almeno sto ultimo sospiro di fiducia nell’uomo voglio averlo..Aggiungo, da studentessa di veterinaria, che certa gente andrebbe controllata, perchè danneggia un’intera categoria (e anni di studio matto e disperato) in un attimo…Sono davvero allibita e intristita.

    • Francesca, a meno che il dottore in questione non sia pratico neppure di termini medici… “prognosi riservata” significa “non è possibile essere certi che sopravviva”. E quando si tratta di un cucciolo vispo e sano… da solo non muore, eh!

      • no Valeria, prognosi riservata vuol dire “che non si sa se guarisce”, non “che non si sa se sopravviva”. L’interpretazione di Francesca sembrerebbe corretta. Che poi il demente intendesse che se non guarisce lui consiglia…bah, anche questo è possibile, però “prognosi riservata” si riferisce alla patologia in atto, non alla sopravvivenza. Ovviamente, nel caso di malattie/traumi potenzialmente mortali, se il paziente non migliora o addirittura peggiora la conseguenza è il decesso…ma questo non vale per tutte le malattie. Tra l’altro si parla di “prognosi quoad vitam” (se il paziente sopravviverà) e “quoad valitudinem”, cioè se avrà un recupero completo.

  20. Non ho mai capito xè io che sono comportamentalista cinofilo chiedo 30€ per una valutazione, invece un veterinario comportamentalista ne chiede 70€ , mi chiedo se il cliente deve rimborsare al veterinario le spese sostenute per sua laurea ? Se poi il risultato dei suoi studi è imbottire di preparati f. un cucciolo di tre mesi !!!! Forse invece della famiglia il cane deve cambiare veterinario !

  21. Non mi occupo di comportamento, ma se il commento tecnico comportamentale è al livello del l’equivalenza prognosi riservata=potrebbe essere soppresso, siamo ceramente al master presso la Google university.

    • Mah, in realta’ “prognosi riservata” vuol dire che ci si riserva di fare la prognosi successivamente tipicamente perche’ al momento ci sono trovve variabili che rendono impossibile ogni previsione del decorso. Nell’uso comune, pero’, si usa per considerare un esito infausto, cioe’, nei casi di pericolo di vita, che il paziente potrebbe non sopravvivere.

      Nel caso la interpreterei piu’ come un’anticipazione della possibilita’ che a dispetto delle cure ipotizzate, l’esito sia comunque incerto. Certo che se si dipinge un cucciolo di tre mesi come un cane problematico in questa maniera, il passo e’ abastanza breve: lo curiamo, il risultano potrebbe essere incerto e se non e’ gradito non rimane che “disfarsi” del cane.

    • Ciao Zorro (che figata dire a qualcuno “ciao Zorro”! :-D),
      leggendo il testo del vet comportamentalista, si nota che per lui la prognosi è riservata e STRETTAMENTE legata alla stazza del cane per un rischio di pericolosità, oltre che alla presenza di bambini e al rispetto delle prescrizioni comportamentali.
      Ora, mi sembra chiaro che se leghi la prognosi riservata alla pericolosità del cane (qualora non venisse ceduto come da lui consigliato), il senso è molto probabilmente quello che dice Valeria. Inoltre, al cane viene diagnosticata una situazione patologica…e questo lega ancora di più l’espressione usata al suo uso corrente.
      Detto ciò, mi chiedo: ma se la prognosi dipende dal rispetto scrupoloso delle prescrizioni comportamentali, perché mai poi prescrive quella roba lì? E’ come dire: ti prescrivo la ginnastica posturale per il mal di schiena e solo con quella potrai risolvere, però visto che ci siamo prenditi pure un po’ di farmaci…
      Ecco, resto perplesso.

  22. purtroppo questa nuova figura del ” comportamentalista ” , a mio avviso sta creando notevoli problemi, Il più delle volte sono neolaureati, che studiando esclusimamente sui libri e con pochissima esperienza , sentenziano a destra e a sinistra , si credono onnipotenti, manca il buon ” vecchio ” veterinario con il quale si poteva parlare e confrontarsi. Secondo me, per questi problemi ci si dovrebbe recare presso una buona scuola, con ottimi istruttori che certamente possono offrire consigli e insegnare al padrone comportamenti corretti , chi deve essere corretto il più delle volte è il proprietario!
    antonella

    • Eh no, purtroppo questo approccio non ha origine da giovani neolaureati. E’ vero che il giovane neolaureato messo di fronte all’idea del “comportamentalista” intravvede una via facile e soprattutto immediata di affermazione ma l’idea ha origine dal vechio marpione che al neolaureato offre la qualifica miracolosa che promette una possibile affermazione professionale, naturalmente a pagamento. Insomma, una specie di catena di sant’Antonio delle qualifiche professionali.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.