venerdì , 17 novembre 2017
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Nessuno tocchi il barboncino

di VALERIA ROSSI – Nell’articolo di ieri, quello sul comportamentalista che ha prescritto psicofarmaci ed ha “riservato la prognosi” ad un cucciolo di pastore tedesco di tre mesi, ho scritto una frase un po’ infelice: ovvero, ho sostenuto che il vet avrebbe dovuto suggerire a quella famiglia “di prendersi un barboncino oppure un peluche”.
Immediatamente sono insorti alcuni lettori in strenua difesa del barbone, sostenendo che l’alternativa giusta sarebbe stata solo quella del peluche, perché anche il barbone è un cane, anche un cucciolo di barbone è un cucciolo (e come tale casinista), anche un cucciolo di barbone, in mano alla stessa famiglia, sarebbe probabilmente finito dal comportamentalista folle.
Concordo su tutto (ovviamente!)… tranne che sull’ultima parte: non credo, infatti, che un cucciolo di qualsiasi cane da compagnia (il “barboncino” nell’articolo era solo un esempio a caso) avrebbe fatto paura ai proprietari come invece ne ha fatto il pastore tedesco.
Un cucciolo di cane da compagnia fa danni esattamente come un cucciolo di cane da guardia o da difesa: solo che non spaventa nessuno. E non perchè non abbia gli stessi atteggiamenti (i cuccioli sono cuccioli: tutti mordicchiano, tutti ringhiottano), ma perché i media NON hanno riempito pagine e pagine di barboncini killer, di shihtzu pericolosi o di maltesi asciascini.
Il fatto è che certa cinofobia è stata indotta proprio da giornali, TG & affini che però (anche per tema del ridicolo, suppongo) si sono sempre e solo scagliati contro i cani di taglia “da media in su”, tralasciando fortunatamente tutto il settore “compagnia”: quindi nessuno si pone neppure il problema del possibile attacco del barboncino al bambino di casa (anche se gli effetti potrebbero essere tutt’altro che piacevoli, se mai succedesse), mentre il pastore tedesco o il rottweiler fanno già paura a tre mesi.

Young girl with her toy Poodle puppy (9 weeks old)Insomma, il senso della mia frase non era “il barboncino non è un cane”, ma “chi ha un cucciolo di barboncino casinaro non pensa “oddio, mi mangerà i bambini”, ma pensa – giustamente! – “è solo un cucciolo, basta educarlo e avere un po’ di pazienza”. E dal comportamentalista folle non ci va.
Risultato, il cucciolo di barbone non rischia di finire sotto Prozac prima ancora di aver raggiunto l’adolescenza. Il pastore tedesco sì… e purtroppo l’esperienza di insegna che ci finisce anche il Jack Russell. Ma neppure lui è un cane da compagnia, e questo ci porta al secondo punto: ovvero al fatto che un cane da compagnia dovrebbe essere selezionato per questo esatto scopo, e non per altri.
E lo “scopo-compagnia” comprende docilità, tempra piuttosto dura, capacità di adattamento… e anche di sopportazione, ovviamente nei giusti limiti.
Quindi rispondo anche all’amica che su FB ha scritto “io ho un barbone nano, e ti assicuro che ha una vitalità mostruosa da cane da riporto qual è, che è il cane più dominante che abbia mai conosciuto, e che l’idea che il barbone venga impiegato per far compagnia alle vecchiette mi riempie di angoscia”, dicendole che il barbone NON è più un cane da riporto da secoli, proprio perché è diventato cane da compagnia. E come tale dovrebbe andare benissimo per le vecchiette, per i bambini e così via.
Se un allevatore di barboni seleziona cani dominanti (il “più” dominante che tu abbia mai conosciuto? Be’, spero che fossero barboni anche gli altri… altrimenti siamo messi maluccio!), forse ha sbagliato qualcosa. Diciamo che forse gli è scappata un po’ la mano. Se invece il cane non arriva da un allevamento serio, ma da fonti diverse, allora ci può stare di tutto: anche il barbone killer. Però la caratteristica della razza non è e non deve essere quella.

Cucciolo_di_pastore_tedesco_-_German_ShepherdConcludendo: la famiglia del cucciolo di pastore tedesco (che l’ha portato poi su un campo di addestramento, quindi tanto “boccalona” non è stata) a mio avviso, oltre al peluche, avrebbe potuto prendersi anche un cane da compagnia ben allevato e ben selezionato… semplicemente perché non si sarebbero spaventati di fronte alla sua “cucciolosità”.  Mentre… guardate che  più selezione c’è in un cane da lavoro, e più il cucciolo sembra una tigre del Bengala.
Solo al nostro campo, in questo momento, ci sono un fratello e una sorella, provenienti dalla stessa selezionatissima cucciolata di pastori tedeschi, che già tentano di fare i furbi dominando i proprietari (hanno tre mesi); in più c’è un cucciolo di malinois che di mesi ne ha due e che, se solo cerchi di portargli via il giochino, fa il possibile per staccarti una mano (vabbe’… diciamo un dito, perché giusto quello gli sta in bocca. Comunque è una belva scatenata… lunga venti centimetri e alta quindici).
Il DNA di un cane ricco sfondato di doti caratteriali si manifesta già nel cucciolo piccolissimo: solo che, essendo appunto un cucciolo piccolissimo, lui non si regola. E’ sensa cugnisiùn, come dicono qui in Piemonte. E se non sei preparato alle sue reazioni, può anche far paura, ve l’assicuro.
Il barboncino no: e solo per questo l’ho citato. Non certo perché lo ritenga “meno cane” di altri!


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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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