giovedì , 23 novembre 2017
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Cacciatore spara a un border collie e punta l’arma anche contro il proprietario

di VALERIA ROSSI – Qualche tempo fa ho pubblicato un articolo (non mio) che spezzava una lancia in favore dei cacciatori (e NON della caccia): si parlava solo del fatto che, come in ogni “categoria” umana, anche tra i cacciatori ci fossero persone pessime e brave persone che amano i loro cani. Era un articolo molto soft, senza toni polemici né fanatici, ma  immediatamente sono partiti in quarta gli animalisti attaccandolo perché i cacciatori “sono tutti bastardi” senza possibili attenuanti, e “tengono tutti malissimo i loro cani” senza eccezioni.
Ovviamente non è così: conosco anch’io cacciatori che per i loro cani si butterebbero nel fuoco.

adamasPerò è inutile tentare una difesa di queste persone, se poi succedono cose come quella riportata due giorni fa dal “Messaggero” di Udine: un cacciatore, infatti, ha sparato senza alcun motivo ad un pacifico e tranquillo border collie che aveva avuto il gravissimo torto di avvicinarsi a lui ed ai suoi cani (ha detto che li aveva “aggrediti”, ma nessuno dei cani mostrava il minimo segno di ferite e neppure di timore: erano tutti allegri, sereni e scodinzolanti). Non solo, ma stando al racconto del proprietario, che si trovava a pochi metri di distanza, una volta raggiunto l’uomo ha puntato l’arma anche contro gli umani.
La storia è allucinante: questo essere subumano aveva già sparato una prima volta al border quando è stato raggiunto dal proprietario, che gli ha gridato di fermarsi. Senza neppure scomporsi, lui ha sparato un secondo colpo (fatale) e poi si è rimesso il fucile in spalla e ha fatto per andar via come se nulla fosse accaduto. All’intimazione di fermarsi ha risposto prima con un “Vaffanculo” : quando il proprietario, che nel frattempo era stato raggiunto dai due figli, gli ha detto che non poteva andarsene, ma che doveva aspettare l’arrivo dei Carabinieri, lui ha alzato l’arma contro i due giovani.
A questo punto uno dei due gli ha chiesto: “Vuoi sparare anche a noi?” … e soltanto a quel punto l’uomo ha riabbassato l’arma.
La fonte di questo racconto, ripeto, è il proprietario del cane, presente al fatto: non si tratta di storie romanzate dal giornalista di turno.

adamas2Quindi, che dire? Semplicemente che ai pazzi furiosi come questo non dovrebbe essere permesso di girare armati: che questo “signore” dovrebbe finire dritto in galera non solo per l’uccisione del povero Adamas, ma anche per le minacce agli umani. Che la licenza di caccia dovrebbero fargliela in millemila coriandolini e fargliela mangiare in salsa verde.
Ma la nota più triste, ahimé, non è ancora questa. Non è la fine straziante di un cagnolino che – sempre a detta del proprietario – portava il frisbee a chiunque si trovasse di fronte, e che non ha mai neppure ringhiato a un essere umano. No, è la reazione veramente disgustosa  del direttore della Riserva di caccia di San Daniele, Franco Miconi. Questo signore difende a spada tratta il cacciatore sostenendo che Adamas avrebbe dovuto essere al guinzaglio (e va bene: me se un proprietario non mette il guinzaglio al cane, è prevista la pena di morte per il cane?), e che il cacciatore potrebbe essersi sentito minacciato “dopo aver assistito, come da lui riferito, all’attacco dei suoi cani” e quindi potrebbe aver “temuto di essere di fronte a un cane randagio e potenzialmente aggressivo”.
Quindi, se io mi vedo venire incontro un umano con un fucile a tracolla, quindi potenzialmente aggressivo (visto che è armato), sono autorizzata a sparargli in faccia? Basta saperlo, eh.
Tutto il resto non sta assolutamente in piedi. Il cacciatore riferisce di aver sparato prima in aria (ma il suo fucile aveva solo due colpi, entrambi finiti nel corpo del cane); di essere stato “aggredito” (da un cane innocuo e giocherellone? E comunque aveva gli abiti perfettamente puliti, mentre il cane era sporco di fango: quindi vorremmo capire come ha fatto ad essere aggredito da un cane che non l’ha neppure sfiorato); di aver visto aggrediti i suoi cani (come detto sopra, tutti assolutamente integri e scodinzolanti). Costui ha palesemente raccontato un sacco di balle per cercare di salvare la faccia, faccia che speriamo venga conosciuta presto da tutti (i nomi non si possono fare, grazie alla stupidissima legge sulla privacy, ma le voci corrono…) e che finisca prestissimo dietro le sbarre, perché quello è il posto che merita.
Ma anche chi prende le sue difese, a mio avviso, non è meno colpevole. Cercare di giustificare un atto così indegno, così vigliacco, così contrario a qualsiasi briciola di umanità, è da condannare quasi come chi quell’atto l’ha compiuto.
E tutto questo, anche non volendo considerare il dolore dei proprietari del povero Adamas, andrà a ledere sempre più l’immagine dei cacciatori e della caccia, perché questo immondo individuo ne diventerà il simbolo nella mente e nelle parole di tutti i fanatici.
Inutile dire che questo è un “singolo” pazzo, un “singolo” esemplare di sub-umanità: generalizzare è più facile, e che il direttore della riserva cerchi di giustificarlo non farò che aumentare l’astio nei confronti dei cacciatori.
Complimenti, quindi, per la clamorosa zappata sui piedi di chi ha cercato di difendere l’indifendibile. Per tutti gli altri rammento che è stata aperta una petizione in memoria di Adamas, dal titolo “Difendiamoci dalla caccia”. I contenuti sono civilissimi e condivisibilissimi, quindi invito tutti a firmarla.
E altro da dire, purtroppo, non c’è.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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