sabato , 18 novembre 2017
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Io e Afra – parte XXII: Il cane al contrario

di MARIO GIOVANNINI –  Piccolo riassunto delle puntate precedenti: a luglio del 2012 mia moglie ed io abbiamo adottato in canile Afra, una meticciona di quasi 30 Kg, dolcissima, ma assolutamente non socializzata e sinceramente terrorizzata dal genere umano. Consci di quello che stavamo affrontando, abbiamo intrapreso un percorso di desensibilizzazione progressiva, che continua tutt’ora, con alti e bassi. Tutte le tappe del percorso sono sempre disponbili digitando “Io e Afra” sul motore di ricerca del sito.

Al compimento del terzo anno di convivenza – che peraltro coincide con il quarto compleanno della piccola – ho finalmente preso coscienza di un fatto incontrovertibile: Afra è un cane al contrario.
Uno legge, si documenta, frequenta corsi… e poi si arrende all’evidenza dei fatti: con lei funziona (quasi) tutto al contrario.
Al momento della passeggiata, di solito, si cerca di tenere basso il livello di energia e fare tutto con calma. Io sembro un tarantolato in preda a una crisi convulsiva, nel tentativo di comunicare un po’ di entusiasmo alla cana. Che, peraltro, non si lascia particolarmente contagiare.
Per le scale si dovrebbe stare attenti a non correre: io devo fare attenzione a non dimenticarmela un piano indietro.

afra22_3I cani al guinzaglio tirano, almeno finché non vengono educati: anche la mia, ma dalla parte opposta… ‘in direzione ostinata e contraria’ per citare Faber. E’ sempre un passo indietro.
Non bisogna mai ripetere i comandi due volte, ma la nostra comunicazione è basata quasi esclusivamente su parole doppie: “andiamoandiamo”, “vienivieni”, “muovitimuoviti”, “cazzocazzo”, ecc.
Sempre per cercare di tenere un livello di attenzione e di energia a un livello leggermente superiore a quello di ‘bradipo’.
La presenza di estranei di solito distrae i cani, Afra invece in ‘pubblico’ sembra un cane da obbiedience tanto è veloce nel rispondere ai comandi. In privato, invece, diciamo che se la prende con calma. Non che mi ignori, ma a volte il richiamo, specialmente sul lungo, lascia un po’ a desiderare.
Però mi fa fare dei figuroni!
I cani mangiano una/due volte al giorno, dopo la passeggiata. La mia prende tre piccoli pasti quotidiani, sempre prima della passeggiata. Perché già l’entusiasmo è scarso, ma a stomaco vuoto è nullo. Ma qui entra in ballo un problema di gastrite che non dipende dalla sua volontà.

afra22_2L’addestramento e il modo di comportarsi in passeggiata vanno consolidati, un gradino alla volta, una sorta di piattaforma di base da ampliare pian piano. Con Afra è più un “vediamo con che zampa è scesa dal divano stamattina”… di certezze non ce ne sono, praticamente mai.
E se c’è il sole fa caldo, se piove… piove, se c’è vento si spaventa.
Il cane è empatico. E qui forse ci siamo, se non fosse che quando sente che non sono esattamente in forma parte automaticamente la scalata gerarchica, con tentativi vari di fare il cavolo che le pare e, soprattutto, di ficcarsi in bocca qualsiasi cosa.
Però… quando arrivo a casa e mi vola incontro, quando sale sul divano e mi appoggia il musone sulla gamba, quando siamo in campagna e corre come il vento cambiando direzione in base ai richiami, quando improvvisamente si avvicina a uno sconosciuto e si lascia toccare, quando le dico dove dobbiamo andare e parte decisa (nella direzione giusta), quando nevica e sembra la gioia incarnata, quando in passeggiata si gira e mi guarda con ‘quello’ sguardo… allora mi rendo conto che proprio tutta sbagliata non è.
Ed è proprio la mia cana, non c’è niente da fare. Ciascuno ha il cane di cui ha bisogno.

P.S. Questo è (probabilmente, salvo fatti eclatanti) l’ultimo articolo su Afra. Penso possa bastare. Non sarà mai un cane perfetto, ma per me è il massimo. Tre anni di vita vissuta racchiusi in una manciata di scritti che, ho scoperto, a qualcosa sono serviti. Oltre ad essere una sorta di personale catarsi. Ho conosciuto persone che mi hanno ringraziato perché stavano affrontando percorsi simili al nostro e hanno trovato, oltre a qualche consiglio utile, la certezza di non essere da soli, strani, fuori dagli schemi. E il coraggio di andare avanti, un giorno alla volta.

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