mercoledì , 22 novembre 2017
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Il mio cane mi tiene davvero “il muso” se lo lascio per qualche giorno?

di VALERIA ROSSI – Stiamo via per un periodo di tempo, lasciando il cane in pensione o affidato alle cure di un amico/parente: torniamo tutti entusiasti di rivederlo, aspettandoci feste esagerate perché lui già ci salta fino in testa quando usciamo per cinque minuti, e figuriamoci cosa farà dopo una settimana che non ci vede… e invece niente.
Il cane non ci fila neanche di striscio, è del tutto indifferente, addirittura sembra che voglia evitarci.
Che gli è successo, perché fa così?
Sta facendo davvero “l’offeso”, ci sta davvero tenendo il muso per punirci di averlo lasciato solo troppo a lungo?
In realtà si ritiene che il cane non abbia – proprio fisiologicamente – la capacità di compiere un’astrazione così complessa: così come non gli è letteralmente possibile “fare i dispetti” (checché ne pensino le Sciuremarie), non è neppure in grado di “tenere il muso” nel senso umano della parola.
Le spiegazioni etologiche sono altre e il vero significato della sua indifferenza può avere tre possibili significati.

tienemuso_aperIl primo è quello più scontato (anche se nessuno di noi lo ammetterebbe volentieri): il cane NON è contento di rivederci, perché si è trovato meglio con le persone che se ne sono prese cura in nostra assenza. Per questo sarebbe il caso di farsi un bell’esame di coscienza, anziché pensare subito che faccia così “perché ci ama tanto e non ci perdona di averlo lasciato solo”.
A volte, purtroppo, quello che non ci perdona è di esserci rifatti vivi, perché senza di noi si divertiva un casino!
E’ il caso di molti cani “da divano”, o bambinizzati di brutto, che improvvisamente scoprono la propria caninità (quella che fino ad allora gli avevamo impedito di esprimere).
Se stando a pensione hanno avuto modo di giocare con altri cani, di fare attività, di godersi la vita senza essere semplicemente rimpinzati di cibo e coccole… allora può davvero accadere che, rivedendoci, pensino “oh, no! Si torna a quella vitaccia infame!”. E fanno la faccia infelice perché la prospettiva li rende effettivamente infelici.

tienemuso4Il secondo caso è quello in cui siamo noi a sentirci in colpa perché abbiamo lasciato solo il nostro cane: quelli più empatici ci “leggono” così bene da venire contagiati dai nostri sentimenti al rientro, specie se questi sentimenti – magari incosci – sono di preoccupazione (“oddio, l’avranno tenuto bene? Oddio, avrà sofferto? Oddio, gli sarà mica successo qualcosa mentre non c’ero?”) più che di gioia di ricongiungersi.
Oppure, appunto, sono di autocolpevolizzazione, come se ritenessimo di aver fatto chissà quale torto al cane lasciandolo nella pensione a cinque stelle.
In questi casi il cane sente chiaramente che dietro alle nostre espressioni di gioia c’è della tensione emotiva: questa nostra contraddizione interiore, questo conflitto con noi stessi, lo mette a disagio e quindi lui “non si fida” a farci spensieratamente le feste, perché non sa come potremmo reagire.
Per questo esprime atteggiamenti di sottomissione o di indifferenza (che, ricordiamolo, è un segnale di calma) per darsi il tempo di “prenderci meglio le misure” e di capire cosa c’è che non va.

tienemuso1La terza possibilità è quella del cane che ha sempre avuto in famiglia un ruolo gerarchico molto elevato (ce l’hanno almeno sei-sette cani su dieci, anche se non sempre ce ne rendiamo conto) e viene lasciato invece a persone, o in situazioni, che non gli permettono di fare il “piccolo dittatore”. Non viene più accontentato in ogni sua richiesta, viene limitato fisicamente (per esempio se deve stare in box), nessuno scatta più ai suoi ordini e così via.
In questi casi la sua autostima subisce un brusco ridimensionamento (e non è sempre un male che la subisca: anzi…), e al nostro ritorno il cane esibisce una mimica di sottomissione perché non è più sicuro di potersi comportare con la stessa allegra arroganza di prima.
Passata qualche ora, o al massimo un paio di giorni, il cane si rende conto che nulla è cambiato nei suoi proprietari e quindi torna “normale”… ovvero torna a fare il despota, solitamente con grande sollievo della Sciuramaria di turno (che invece avrebbe fatto meglio a chiedersi se non fosse preferibile l’altra versione).
Appare evidente, dunque, che quando il cane si comporta in modo freddo e distaccato al nostro rientro c’è qualcosa che non funziona a dovere: o nel nostro rapporto, o nei nostri stessi sentimenti.
E’ quindi utile cercare di capire quale possa essere stata la causa del suo comportamento, anziché dare per scontato che ci stia “tenendo i musi”, antropomorfizzando come troppo spesso facciamo e sottovalutando, magari, un segnale di disagio che invece dovremmo cercare di capire a cui potremmo/dovremmo porre rimedio.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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