giovedì , 23 novembre 2017
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I cani di cento anni fa usati come “scusa” anti-allevamento

di VALERIA ROSSI – Mi hanno segnalato da più parti un articolo intitolato “Gli stessi cani di razza fotografati oggi e 100 anni fa: ne valeva davvero la pena?”
L’autore parte già prevenuto nella breve introduzione: infatti sostiene che l’ incrocio selettivo dei cani sia nato “nel XIX secolo in Inghilterra, dove la classe dirigente aveva il capriccio di possedere animali sempre più “caratterizzati”, con aspetti morfologici specifici“.
Assolutamente falso: l’incrocio selettivo dei cani nacque praticamente insieme alla domesticazione, quindi almeno 15.000 anni fa, con lo scopo di ottenere soggetti particolarmente adatti a determinate funzioni. I cani si sono sempre selezionati badando ad un insieme di caratteristiche fisiche e psichiche (voglio un cane da guardia? Deve essere bello grosso, ma anche vigile ed aggressivo. Voglio un cane da caccia? Deve essere docile, altrimenti non mi cederebbe la presa, ma anche robusto e resistente… e così via) che si sono ovviamente sommate a quelle naturali: per esempio, nei Paesi più caldi non si sarebbero mai potuti selezionare cani con folto sottopelo, piacesse o meno agli umani.

show_800Quello che accadde nel XIX secolo in Inghilterra fu la nascita delle esposizioni canine, non certo della selezione.
Ovvero, si cominciarono a presentare i risultati del proprio allevamento a persone esperte che fossero in grado di dare un giudizio sulla bellezza funzionale, la sola ed unica richiesta dagli Standard di razza (anch’essi nati più o meno nello stesso periodo). In pratica, le esposizioni nacquero per mostrare al pubblico il risultato del proprio lavoro di allevamento e per avere l’opinione di persone profonde conoscitrici della razza in oggetto.
Cosa c’entri tutto questo con un “capriccio”, me lo dovrebbero gentilmente spiegare.
Tra l’altro, “bellezza funzionale” – per chi non lo sapesse – significa che nel cane si andava ricercando (e così dovrebbe essere ancora oggi) una morfologia il più possibile adatta alla funzione:  quindi, in una parola, cani SANI e capaci di compiere il loro lavoro, qualsiasi esso fosse.
L’intento iniziale delle expo è poi andato alla deriva, e l’allevamento oggi è soprattutto dedito alla “produzione” di cani belli-e-basta? Purtroppo sì, è innegabile. Ma questo è successo semplicemente perché ogni mercato segue la sua legge: si cerca di offrire ciò che il cliente richiede.

pelosissimiQuindi c’è offerta di cani “solo belli” (nei quali si è trascurato magari il carattere, o peggio ancora la salute) perché c’è richiesta di cani “solo belli”. E c’è questa richiesta perché non c’è cultura cinofila, perché il cane è per molti ancora uno status symbol… ma anche perché l’uomo ha un senso estetico particolarmente sviluppato e quindi è del tutto normale che ami la bellezza.
In alternativa al piacere istintivo per il bello può esserci solo la cultura, ancora una volta: è solo questa che può portarci ad amare il diverso, l’imperfetto e perfino il malato.
Ma di carenze culturali ne abbiamo ancora tantissime nei confronti degli umani, e figuriamoci nei confronti degli animali.
Detto questo, tra naturale pulsione per la bellezza e cultura può esserci anche un conflitto: lo dimostra l’attuale propensione generale verso il meticcio adottato (spesso frutto più di “moda animalista” che di vera cultura, visto che l’unico modo serio di svuotare i canili sarebbe quello di promuovere il cane di razza ben allevato, e non certo di combatterlo): conflitto che sta alla base di questo articolo sull’evoluzione delle razze, dal quale purtroppo emerge la scarsa conoscenza cinofila di chi l’ha scritto.
Vediamo uno per uno gli esempi fatti.

Ma non è un Bassethound: è un suo antenato!
Ma non è un Bassethound: è un suo antenato!

Bassethound: è vero, è stato eccessivamente appesantito (ma il cane moderno ritratto è obeso: un basset da expo non dovrebbe essere così ciccione). Non è vero, invece, che sia “più basso” di quello di cent’anni fa: tra le altre cose, quello nella foto: a) è un Basset Artesien e non un Bassethound; b) era insellato, problema comune a molte razze di tipo “basset” e che l’allevamento moderno (quello serio) ha quasi totalmente risolto.
Dobermann: a parte il pessimo gusto di mettere la foto di un cane amputato come “dobermann del 2015”, visto che i cani del 2015 dovrebbero essere integri… è vero che la razza va soggetta ai problemi descritti, ma non c’è alcun legame tra questi e l’aspetto fisico, che è rimasto pressoché immutato nella sostanza (mentre appare immensamente migliorato dal lato estetico).
I problemi cardiaci sono – notoriamente – legati ad alcuni riproduttori famosi che hanno fatto una montagna di monte prima che le patologie si evidenziassero: ahimé, succede.
Gli esseri viventi, in quanto tali, vanno soggetti a malattie anche genetiche, e nessuno ha la sfera di cristallo: finché il problema non si manifesta non puoi sapere che c’è.
Semmai è criminale continuare ad usare un cane in riproduzione dopo che l’hai scoperto… ma qui si possono accusare i singoli individui, e non certo l’allevamento o la razza in generale.
Quanto ai “problemi di coagulazione del sangue e displasia dell’anca”, sono diffusissimi in moltissime razze… e altrettanto diffusi nei meticci.
San Bernardo: qui siamo alle comiche, visto che si condanna il fatto che oggi il cane abbia “un pelo inspiegabilmente folto e pesante“.
Primo, fateme capi’ perché il pelo folto e pesante dovrebbe essere un problema in un cane da soccorso alpino. Secondo, esistono (ancora oggi) due varietà di San Bernardo: a pelo corto e a pelo lungo. E certo che se mi metti un cane a pelo corto nella foto “storica”, e uno a pelo lungo nella foto moderna, il mantello ti sembrerà cambiato “inspiegabilmente”.

...e questo non è un boxer.
…e questo non è un boxer.

Boxer: quello del 1915 è un cane corso, non un boxer: e basterebbe questo a vanificare qualsiasi discorso relativo al confronto tra le due immagini. Ma che l’epilessia possa essere causata “dal cranio troppo piccolo” è una vera boiata, paragonabile a quella del dobermann che impazzisce perché gli cresce troppo il cervello… senza contare che il boxer tutto ha, meno che un cranio piccolo! Ma stiamo scherzando? Ha una capoccia tanta!
Bassotto: è stato “allungato”? Sì, gli allevatori tiravano, uno davanti e uno di dietro… maddai.  Nonostante il tentativo di mostrare due piani di ripresa diversi, uno che “allunga” visibilmente più dell’altro, perfino dalle due foto mostrate non si notano differenze rilevanti.
Bearded collie: avrebbe “visto il suo pelo svilupparsi a dismisura, cosa che lo rende molto sensibile al minimo innalzamento della temperatura“. Ma neanche per idea.
Il mantello del cane è sempre un eccellente termoregolatore, che protegge sia dal caldo che dal freddo. Avrebbe potuto esserci un problema come quello descritto se si fosse sviluppato “a dismisura” il sottopelo, semmai… ma quello è rimasto identico da cent’anni a questa parte. L’idea che “pelo lungo” sia sinonimo di “cane che soffre il caldo” è tipico delle Sciuremarie che infatti d’estate si precipitano a tosare i cani, predisponendoli così a scottature e colpi di calore.
Ancora una volta, poi, viene chiamata in causa la displasia dell’anca: decisamente a sproposito, visto che il bearder è una razza abbastanza “ben messa” da questo punto di vista. Se proprio si voleva, era meglio chiamarla in causa sul San Bernardo… e invece, anche lì, si è pensato solo al pelo.  Mah.

pt2015Pastore tedesco: ma dove sono andati a pescare la foto del “2015”? Quello poteva essere un cane tipico negli anni ’60…
Poi che significa, “la parte posteriore è sempre più bassa”? Cinotecnicamente non ha senso.
Parliamo di cani iperangolati nel posteriore? Ci sono, è vero… ma quello nella foto proprio non lo è!
In compenso i problemi di movimento poteva averli il cane del 1915, tanto “impalato” dietro da sembrare un chow chow!
Carlino: i due soggetti sono praticamente identici, tanto che il povero articolista deve andarsi ad attaccare alla coda “più arricciata” (e neanche tanto!) di quello moderno. Anzi, da come scrive sembra che sia proprio la coda arricciata a causare i problemi di salute!
“Ne valeva la pena”… ma de che?
Bull terrier: evvai, finalmente una razza in cui si può dire che la selezione umana abbia influito pesantemente sull’aspetto… ma che c’entrano le “conseguenze sul suo udito“?
La sordità è legata al mantello bianco e non c’entra una beatissima cippa con la forma del cranio. Non vale barare contando sull’ignoranza del lettore medio (ammesso e non concesso che l’ignoranza non ce l’abbia già chi ha scritto questa seconda castroneria colossale).

saluki1915Saluki: le due foto ritraggono cani pressoché identici: e sarebbe stato difficile trovarne di diversi, visto che questa è una delle razze in assoluto meno “intaccate” dall’uomo. Il Saluki è fatto così fin dai tempi primitivi: e se “si scotta il naso” (a parte il fatto che non so dove abbiano preso ‘sta notizia), significa che se l’è sempre scottato. Che poi possa venirgli il cancro… sai che roba. Quello può venire a tutti i cani (meticci compresi), così come può venire  a tutti gli umani: mi sa che abbiamo sbagliato selezione pure noi.
Bulldog: oh, finalmente una razza in cui si può rinfacciare alla selezione umana di aver creato ipertipi con seri problemi di salute! Il che è vero, verissimo… tant’è che si sta cercando di rimediare e che lo Standard è stato modificato penalizzando proprio gli eccessi. Questo però non lo diciamo, perché suona male.
Invece scegliamo la foto di un Bull’nd terrier per illustrare un ipotetico bulldog di cent’anni fa: ma quello nel disegno è un cane che può risalire ai primi dell’800… oltre a non essere affatto un bulldog!
Cent’anni fa il bulldog inglese era più o meno identico a quello attuale. Anzi, già nell’800 era abbastanza simile a quello attuale!
Ma di cosa stiamo parlando? Tra l’altro, ancora una volta come “cane moderno” viene scelto un esemplare obeso.

Concludendo: di cose da dire ce ne sarebbero, eccome, su alcuni effetti negativi della selezione di cani “solo belli”. Ma qui si son dette cose che non stanno né in cielo, né in terra.
Quindi i casi sono due: o l’articolista capisce poco di cani, oppure ha tentato di far colpo sulle Sciuremarie usando trucchetti da quattro soldi, che di sicuro non aiutano a perorare la causa delle adozioni (semmai servono a far sorridere i cinofili un filino più acculturati, che in questo articolo trovano tali e tante inesattezze da renderlo attendibile come una banconota da trenta euro).
La stessa conclusione è fuorviante: “tutto questo avviene mentre milioni di cani meticci vengono uccisi ogni anno per eutanasia a causa del sovraffollamento dei canili o delle strade“.
Ma dove? In Italia no di sicuro! Il che fa pensare che l’articolo sia stato tradotto: e infatti, cercando la fonte, appare un sito in spagnolo. Ma quando si traduce un pezzo, solitamente si adegua anche il contenuto alle usanze del Paese in cui viene ripubblicato! Altrimenti si dicono cose inesatte.
La chiusa dell’articolo è questa: “la prossima volta che un vostro amico vi dice che vuole comprare un cane di razza, portatelo di peso davanti al canile più vicino“.
A parte il fatto che bisogna vede’ se l’amico ci viene, perché se qualcuno mi portasse “di peso” da qualche parte io reagirei male già in partenza (e lo farei anche se volesse portarmi a mangiare nel ristorante pluristellato: figuriamoci se si permette di fare violenza su una MIA libera scelta)… se davvero l’originale è spagnolo, e se pensiamo delle perreras, posso perdonare quasi tutto.
Però l’articolo è stato ripubblicato in Italia, dove i cani non vengono ammazzati perché, almeno in questo, uno sforzo di civilità l’abbiamo fatto.
E allora credo che qui sia lecito rispondere con: “La prossima volta che volete leggere qualcosa di serio sui cani, evitate gli articoli scritti da un incompetente“.
Che come scelta, non fa mai male.

 

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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