giovedì , 23 novembre 2017
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Che dire sulla morte di Diesel?

di VALERIA ROSSI – “Cane eroe”, dicono.
Falso. Un eroe è qualcuno che rischia coscientemente la vita in una qualsiasi azione, civile o militare, per quello che ritiene essere il bene altrui. E dico “ritiene” perché personalmente sono convinta che in un’azione di guerra NON possa esserci alcun “bene”, né del singolo né comune.
Se questa è un’opinione personale, però, è invece un dato di fatto che un cane non possa sapere che nella casa in cui viene mandato c’è un pazza fanatica pronta a farsi esplodere.
Quindi “eroe”, proprio no.  Sorry.
“Vittima”, dicono.
Sicuramente vero.
Diesel è morta, quindi più vittima di così… però i significati della parola “vittima” possono essere diversi.
Prendo (riassumendo un po’) dal vocabolario Treccani:

1. Essere vivente, animale o uomo, consacrato e immolato alla divinità: consacrare, sacrificare, uccidere o immolare la v.; condurre la v. all’altare.
In teoria non dovrebbe essere questo il senso, per i cani usati in azioni di guerra… anche se a volte il dubbio mi sorge.

2. Chi perisce in una sciagura, in una calamità, in seguito a gravi eventi o situazioni: le v. del terremoto; le v. dell’ultima guerra; le v. del terrorismo; le v. di un disastro ferroviario, di una sciagura aerea; morire vittima di una epidemia, di una grave infezione, della droga; vittime della strada, della montagna, ecc., i morti per incidenti stradali, per incidenti avvenuti in montagna, ecc.; v. del dovere, chi perisce nell’adempimento del proprio dovere.

Ecco, qui il senso è sicuramente corretto (v. del terrorismo, nel caso specifico): però ci vorrebbe anche una distinzione tra la calamità naturale e la calamità non soltanto indotta dall’uomo, ma anche prevedibile dall’uomo.
Se arriva un terremoto e ti muore il cane, è indubbio che sia una vittima ma è anche vero che tu non potevi evitarlo. Se mandi il cane in avanscoperta in un covo di terroristi, e lui viene ucciso, tu avresti potuto benissimo evitarlo.
Ora resta da chiedersi se sia lecito o meno mandare in avanscoperta un cane per salvare un umano (perché è evidentemente QUESTO l’unico motivo per cui lo si fa: nessuno si diverte a far ammazzare un cane con cui ha vissuto, lavorato, condiviso tanti momenti).
Tra i vari commenti che ho letto qua e là su FB, ne ho trovati diversi in cui il conduttore di Diesel veniva insultato: mi piacerebbe sapere, nella stessa situazione, quante di queste persone si sarebbero volutamente immolate al posto del cane.
Ho provato a mettermi in panni non uguali (non potrò MAI avere una mentalità militare e quindi non provo neppure a capire come la possa pensare chi invece ce l’ha), ma similari.
Diciamo che devo assolutamente entrare in una casa perché dentro c’è mio figlio, impossibilitato ad uscire da solo: però c’è il serio dubbio (NON la certezza: solo un dubbio, ma piuttosto concreto) che in quella casa siano state liberate delle sostanze tossiche.
Ho il mio cane con me. Che faccio? Mando avanti lui e vedo se esce sano e salvo prima di entrare, oppure rischio io in prima persona?
Ci ho pensato su per un’ora, prima di arrivare a una conclusione: e la conclusione è che non lo so.
Non sono sicura di cosa farei in una situazione simile, perché si fa presto a fare gli eroi da tastiera… ma quando si tratta di scegliere tra la tua pelle e quella del tuo cane, credo che ci si debba proprio trovare per sapere esattamente cosa significhi e quale decisione si finirebbe per prendere.
Una cosa, però, è certa: chi ha un addestramento militare (che si tratti di esercito o di forze dell’ordine) non ha scelta e deve mandare avanti il cane. Diciamo che quelli “sono gli ordini”.
Ma che lo faccia a cuor leggero non lo credo e non lo crederò mai: per questo io rispetto il conduttore di Diesel e rispetto anche chi, trovandosi di fronte ad una responsabilità immensa come quella di decidere delle vite altrui, scelga di sacrificare un animale prima di un umano. No, perché a questo punto io mi metto, invece, nei panni della madre del conduttore di Diesel: e mi chiedo come mi sentirei se qualcuno mi dicesse “Ci dispiace, suo figlio è morto in un’esplosione. Sa com’è, ci dispiaceva mandare avanti il cane, quindi è entrato per primo lui ed finita così”.

3. Chi soccombe all’altrui inganno e prepotenza, subendo una sopraffazione, un danno, o venendo comunque perseguitato e oppresso: restare v. di un intrigo, di un tradimento; essere v. della prepotenza altrui; vittime della barbarie, della tirannide; anche in riferimento a chi si danneggia da sé stesso: quell’uomo è v. del suo eccessivo attaccamento al lavoro, della sua ambizione. In usi iperb., chi è costretto a subire le imposizioni altrui, a essere succube di altri.

Forse il significato più vicino al vero è proprio questo: vittima della prepotenza altrui (perché noi umani siamo prepotenti, considerandoci superiori agli altri esseri viventi), vittima della barbarie (e su questo non ci piove: nessuna barbarie è più barbara del terrorismo, ovvero del colpire gli innocenti)… e anche “costretto a seguire le imposizioni altrui”, perché in quella casa Diesel non ci sarebbe entrata da sola: ce l’hanno mandata.
E a questo punto, cos’abbiamo risolto? Nulla, se non decidiamo se fosse giusto o sbagliato mandare un cane allo sbaraglio in un’azione militare.
Ma se ci poniamo questa domanda, siamo noi a non uscirne vivi (fortunatamente per noi, solo in senso metaforico): perché ognuno di noi avrà una sensibilità diversa, opinioni diverse, visioni diverse.

dieselPer qualcuno Diesel sarà stato “solo un cane”. Per qualcun altro “sono meglio i cani delle persone, quindi l’umano è sacrificabile e il cane no”. E poi ci sono un sacco di vie di mezzo.
Ecco, io sono sicuramente una da “via di mezzo”: amo i miei cani forse un filino meno di come amo le “mie” persone (mio figlio, la mia quasinuora, il mio compagno… anche se pure tra loro qualche differenza c’è: è fuori discussione che il figlio lo amo un po’ di più).  Amo sicuramente di più “i cani” in generale de “gli umani” in generale, o meglio: i cani li amo tutti, sugli umani faccio distinzioni. Qualcuno merita amore, rispetto, stima… qualcun altro per me può crepare domani senza che io faccia una piega. Per dire: leggendo sui giornali che hanno ammazzato alcuni dei terroristi che hanno causato le stragi di Parigi, ho pensato “benissimo”. Se leggo della morte di qualsiasi cane, anche del morsicatore killer, penso che mi dispiace. E il motivo è molto semplice: i terroristi sapevano quello che facevano, il cane no.
Ma basta essere meno intelligenti, meno raziocinanti e pure meno stronzi, se vogliamo, per essere considerati “inferiori” e quindi sacrificabili?
Questo è uno dei Grandi Quesiti a cui è impossibile dare una risposta univoca: ognuno la pensa a modo suo, ognuno sente a modo suo e non credo che sia possibile cambiare nessuna di queste idee, per diverse che siano dalle mie. Quindi neanche ci provo.
Io una cosa sola mi chiedo: se è vero, oppure no, che al posto di Diesel avrebbe potuto essere impiegato un essere NON animato. Il drone, il robottino, una qualsiasi delle cose di cui millemila persone hanno parlato in millemila commenti.
Non so dare una risposta perché nulla so di operazioni militari, quindi sparerei solo cazzate: la risposta la chiedo a chi invece “ne sa”, ammesso che ce ne sia qualcuno tra i nostri lettori (e intendo qualcuno di veramente qualificato a saperne, non a chi le cose  le ha lette su Internet).
Dopodiché, se Diesel è stata sacrificata solo perché “costava meno” del robottino di turno… allora è veramente un insulto e una vergogna che sia morta: perché è morta inutilmente e perché è stata vittima dell’avidità umana, non di altro. In questo caso, ci sarebbero davvero in ballo dei pezzi di merda, delle carogne, degli esseri sub-umani: ma sicuramente non il conduttore di Diesel, perché non credo proprio che sia stato lui a poter scegliere.
Se invece non c’erano davvero alternative (ovvero, se l’unica alternativa possibile era “o il cane o l’uomo”), allora credo che chiunque debba essere libero di pensarla come gli pare, e che l’unico sentimento che debba unirci tutti sia il rispetto.
Personalmente, l’ho già detto, provo rispetto, e dolore, e rabbia per Diesel, che ha dovuto morire non “per amore”, come qualcuno ha scritto, ma per idiozia umana.
Perché gli umani sono così profondamente stupidi da rendere, a volte, necessarie le azioni di guerra, quando “guerra” è la parola più orrenda, e più lontana dal concetto di “necessario”, che si possa immaginare.
Provo, però, rispetto anche per il conduttore di Diesel, che per me equivale ad un qualsiasi proprietario di cane che abbia perso il suo amico.
Credo che ci stia male, credo che sia profondamente addolorato. E mi dispiace anche per lui.
O meglio: nei suoi confronti sento un misto di rabbia e di compassione. Ma la rabbia è rivolta soltanto al lavoro che ha scelto, e che a mio avviso nessuno dovrebbe mai scegliere (ma siamo “costretti” ad avere dei militari, non è vero? Perché siamo umani, e come tali tanto stupidi da ammazzarci a vicenda).
Per il resto, mi dispiace per lui e mi dispiace per tutti i conduttori che hanno perso i loro cani in azione. E’ evidente che mi dispiace molto di più per i cani stessi: ma mi consola il fatto che almeno loro non possono più provare né dolore, né rimorsi.

 

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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