lunedì , 20 novembre 2017
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10 buoni motivi per adottare anziché comprare… forse

di VALERIA ROSSI – Ho trovato questo elenco sulla pagina FB del canile di Finale Emilia. Peccato che, insieme ad alcune motivazioni realistiche o comunque accettabili, si trovino vere e proprie “sparate” che non stanno né in cielo né in terra. Per questo mi è sembrato corretto analizzare i punti uno ad uno.

10 BUONI MOTIVI PER ADOTTARE UN CANE DA UN CANILE:

1. perchè a differenza della scelta di acquistare un cane, che è espressione di egocentrismo e si basa su canoni estetici e aspettative personali, la scelta di adottare in canile è un atto di decentramento e si basa sull’incontro di due soggetti e sulla reciprocità, ponendo le basi corrette per la realizzazione di una relazione completa tra uomo e cane. Insomma, si parte con il piede giusto.

Assolutamente (e assurdamente) pregiudizievole il dare per scontato che acquistare un cane sia “un’espressione di egocentrismo basato su canoni estetici”.
Ma non mi metto a discutere sulla veridicità: ammettiamo pure che almeno in certi casi possa essere così.
Ebbene, almeno altrettante volte è proprio l’adozione ad essere totalmente egocentrica.

adottare5Scagli la prima pietra (e mi rivolgo anche agli stessi volontari/animalisti) chi non ha mai incontrato persone che attraverso l’adozione trovano un sacco di autogratificazione. Perché si sentono santi,  si sentono eroi, si sentono migliori degli altri.
In  linea di massima, a me sembra che pochissimi acquirenti di cani “se la tirino” perché hanno comprato il loro amico. Qualcuno c’è (tipo quelli che “Ehhhh, l’ho pagato millemila euro!”. Magari dal cagnaro di turno), ma sono veramente un numero infimo rispetto a quelli che, invece: “IO i cani non li compro! IO li adotto! Perché IO sono buono!” (sottintendendo chiaramente: “e invece tu sei uno stronzo!”. E a volte manco lo sottintendono: te lo dicono proprio in faccia).
Poi: che la scelta sia basata su canoni estetici solo in chi compra… embe’, è tutto da stabilì.
Personalmente non ho mai comprato un cane “perché era fatto in un certo modo”: semmai perché sapevo di potermi aspettare certe doti caratteriali. Ma d’accordo, la mia visione della cinofilia è più tecnica di quella dell’italiano medio, quindi non faccio testo.
Ma se l'”acquisto medio” del cane di razza si basa molto sull’estetica… in canile, che succede? C’è forse qualcuno che prende i cani a scatola chiusa, senza neanche guardarli?
Se così fosse, non capisco perché continuiate a mettere in rete foto su foto.
Io so solo che ogni santissima volta che qualcuno mi ha chiesto se avevo per le mani qualche cane da adottare mi sono sentita dire cose tipo: “Però che sia piccolo, eh!”. Oppure: “Mi raccomando, a pelo corto!”. E mi è capitato addirittura un: “Basta che non sia nero” (mentre non credo proprio che qualcuno sia mai entrato in un allevamento di rottweiler o di dobermann dicendo: “basta che non sia nero”).
I canoni estetici sono sicuramente diversi tra chi compra e chi adotta… ma nessuno al mondo si mette in casa un cane che non soddisfi i propri.
Anche chi si piglia lo “sfascione” di turno (giusto per chiamare in causa Fabiana Rosa e il suo Progetto Quasi) lo fa perché guardandolo prova un sentimento gratificante: magari è soltanto tenerezza, per carità… però è una sensazione che gli dà comunque una forma di piacere.
Se gli facesse ribrezzo, state pur certi che non lo prenderebbe.
Infine, “incontro di due soggetti basato sulla reciprocità” è una buona definizione… ma per il rapporto uomo-cane, NON per il rapporto uomo-cane adottato.

2. perchè la possibilità di adottare soggetti adulti non ci riserva sorprese sulla taglia o sulle caratteristiche caratteriali, spesso incognite in un cucciolo: in un adulto il carattere è definito e risulta più facile valutarne la compatibilità con il nostro stile di vita.

CANILE E GATTILE VIA AQUILA PER BURATTINOA parte il fatto che in canile ci sono anche i cuccioli (almeno, al Sud c’è pieno così), il carattere di un adulto preso in canile a volte riserva immense sorprese, perché può cambiare drasticamente appena lui mette piede nella nuova casa.
Quindi, non solo non capisco questa discriminazione (si parla di buoni motivi “per adottare”, o “per lasciare in canile i cuccioli e portarsi a casa solo gli adulti”?), ma la spiegazione non è neppure corretta.
La compatibilità con il nostro stile di vita è molto più facile “crearla” in un cucciolo (e se il cucciolo è di razza pura avremo già basi solide da cui partire) che non indovinarla in un adulto.

3. perchè adottare significa cambiare le sorti di un cane rifiutato da chi non ha avuto abbastanza volontà e amore per risolvere problemi che la convivenza può metterci davanti.

Magari si potrebbe obiettare che non deve toccare per forza a me rimediare agli errori altrui… ma questo è comunque un vero, buon motivo per scegliere l’adozione.

4. perchè un cane che ha vissuto l’esperienza dell’abbandono è un cane riconoscente, predisposto ad acquisire velocemente le abitudini della famiglia e ad adattarsi felicemente alle nuove routine.

adottare4Ecco, questa invece è la peggiore “sciuramariata” che si possa profferire.
Il cane si adatterebbe più facilmente a noi perché ci è riconoscente?!?
Ma questa è antropomorfizzazione allo stato puro!
Il cane “si adatta felicemente” se trova sicurezza, regole chiare, comunicazione comprensibile, in una parola umani competenti: PUNTO.
Ma riconoscente de che?
Secondo voi il cane è capace di astrazioni complesse come “ahhh, che bello! E’ arrivato il Principe Azzurro che mi ha salvato dal canile in cui ero prigioniero”?!?
Non scherziamo, per favore. Non attribuiamo al cane pensieri che NON possono in alcun modo appartenergli.

5. perchè è una scelta etica e responsabile che contribuisce alla lotta al fenomeno del randagismo e dell’abbandono.

Sulla scelta etica concordo al 100%… ma sul resto, purtroppo, dissento. E non sono io a pensare che le adozioni contribuiscano pochissimo alla lotta contro randagismo e abbandono: lo dice la storia, lo dice la semplice osservazione dei fatti.
Ho letto da poco (credo in un commento, ma adesso non ricordo di chi, sorry) quella che ritengo una grande verità : “I canili restano affollati perché si riempiono, non perché non si svuotano”.
L’adozione, purtroppo, è solo il cucchiaino con cui si cerca di svuotare il mare.
Per svuotarlo davvero ci vorrebbe ben altro: una politica più attenta; leggi moooolto più severe contro l’abbandono; una cultura cinofila diffusa capillarmente (partendo dalle scuole!) e non fatta di pregiudizi e leggende metropolitane; una vera sensibilizzazione generale verso la sterilizzazione, sì, ma soprattutto sul concetto di NON FARE CUCCIOLATE AD CAPOCCHIAM. Perché non è che i cuccioli li porti la cicogna, eh! I canili sono pieni perché è pieno di irresponsabili che lasciano riprodurre i propri cani a piacimento.
Un cucchiaino è meglio che niente? Una goccia in meno è meglio che niente?
Ma certo. Solo che… se tutte le energie che si sprecano nel fare guerre ai cani di razza venissero rivolte alla costruzione di una vera rivoluzione politica del mondo del randagismo, forse si otterrebbe qualcosa di più e di meglio.

6. perchè canili meno affollati significa canili meglio gestibili e in cui è possibile garantire una migliore qualità di vita ai cani.

adottare1E su questo siamo d’accordo, anche se… pure qua, i canili più gestibili e cani con una qualità di vita migliore dovrebbero essere garantiti da una politica più seria, che affrontasse seriamente il problema.

7. perchè se più italiani adottassero dai nostri canili non avrebbe motivo di esistere il traffico di cuccioli dall’est, che causa la morte ogni anno di centinaia di cani nei viaggi illegali, comporta vite di inferno per gli animali utilizzati per la riproduzione e arricchisce criminali senza scrupoli.

Questo parallelo, semplicemente, non esiste.
Il traffico dei cuccioli dell’Est non è dovuto a chi vuole il cane di razza, ma a chi si illude di trovarlo pronta consegna e soprattutto a basso prezzo, ignorando (o infischiandosene, a scelta) il fatto che allevare seriamente comporti spese altissime  e che quindi i “cuccioli nei saldi” siano un’utopia.

cartellinoprezzoTenderei a far notare che le stesse persone che alimentano questo vomitevole traffico sono quelle che poi si fiondano a chiedere l’adozione dei cuccioli sequestrati. Persone che vengono solitamente osannate dai volontari. Come dire: se cerchi il cucciolo di razza a basso prezzo sei un bastardo, ma se cerchi di accappartelo gratis sei un santo.
Mi sembra che qualcosa non torni.

8. perchè entrare in un canile per adottare è un’esperienza che spesso porta gli adottanti a proporsi come volontari, per poter aiutare più cani possibili, e nei canili i volontari non sono mai troppi.

Verissimo che i volontari non sono mai troppi, non così scontato (anzi, per nulla, direi…) il fatto che entrare per adottare invogli a diventare volontari. A mio avviso le due cose non sono così strettamente legate: ma questa prendiamola per buona.

9. perchè i cani non possono essere oggetto di mercificazione, nè da parte degli allevatori, nè da parte dei gestori delle strutture. E l’unico modo per sottrarli a queste dinamiche è adottare nei canili.

Mi fa piacere che sia stata chiamata in causa anche la mercificazione “da parte dei gestori delle strutture”: perché si ammette che in alcuni casi, nei canili, si VENDONO i cuccioli. Così come si sa di  canili che si rivendono il mangime offerto dalle anime pie di turno.

passasoldiIl fatto è che le merde umane ci sono ovunque: ce ne sono tra chi alleva e tra chi specula sul randagismo, e non posso fornire dati certi (perché non li ho e temo che nessuno li abbia), ma temo che il fenomeno sia pressoché equivalente in entrambi i campi.
Però il concetto di mercificazione è sicuramente avulso da quello di “allevamento serio” (anche perché l’allevatore serio, quando va in pari col bilancio, fa i salti di gioia alti così), mentre si addice nello stesso identico modo sia ai cagnari, sia alla speculazione sul randagismo.
Magari chiediamoci, qualche volta, perché il modo dell’allevamento serio non sia in mano alla criminalità organizzata e il randagismo, invece, sì (forse non sempre, ma molto spesso: e non soltanto al Sud).
Se per mercificazione si intende speculazione, temo che ognuno dei due settori abbia lo stesso quantativo di scheletri nell’armadio.
Se invece il concetto è quello della vita che “non si compra”, ribadirei – per l’ennesima volta – che nel caso del buon allevamento quello che si paga è il lavoro, difficile ed impegnativo (anche dal punto di vista economico), dell’allevatore, non certo “la vita” del cane.
Sarebbe come dire che non bisogna pagare il ginecologo o l’ostetrica perché “non si compra” la vita di un bambino: un ragionamento che non sta in piedi.

10. perchè ogni cane di ogni canile ha diritto a uscirne e a vivere appieno la propria vita. Anche il migliore dei canili non può sottrarre il cane dalle limitazioni e conseguenze di spazi ridotti, scarsa vita relazionale, pochi stimoli e giornate sempre uguali.

E invece i cani di allevamento dovrebbero restarci per sempre? Loro non dovrebbero uscire e vivere una vita piena e gratificante?
Visto che ponete il canile come antitesi all’allevamento… allora decidetevi, per favore: amate i cani, o amate solo gli ospiti dei canili e ritenete che siano gli unici ad avere dei diritti?
Mi capita sempre più spesso di chiedermelo.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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