di VALERIA ROSSI – Ho trovato questo elenco sulla pagina FB del canile di Finale Emilia. Peccato che, insieme ad alcune motivazioni realistiche o comunque accettabili, si trovino vere e proprie “sparate” che non stanno né in cielo né in terra. Per questo mi è sembrato corretto analizzare i punti uno ad uno.

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10 BUONI MOTIVI PER ADOTTARE UN CANE DA UN CANILE:

1. perchè a differenza della scelta di acquistare un cane, che è espressione di egocentrismo e si basa su canoni estetici e aspettative personali, la scelta di adottare in canile è un atto di decentramento e si basa sull’incontro di due soggetti e sulla reciprocità, ponendo le basi corrette per la realizzazione di una relazione completa tra uomo e cane. Insomma, si parte con il piede giusto.

Assolutamente (e assurdamente) pregiudizievole il dare per scontato che acquistare un cane sia “un’espressione di egocentrismo basato su canoni estetici”.
Ma non mi metto a discutere sulla veridicità: ammettiamo pure che almeno in certi casi possa essere così.
Ebbene, almeno altrettante volte è proprio l’adozione ad essere totalmente egocentrica.

adottare5Scagli la prima pietra (e mi rivolgo anche agli stessi volontari/animalisti) chi non ha mai incontrato persone che attraverso l’adozione trovano un sacco di autogratificazione. Perché si sentono santi,  si sentono eroi, si sentono migliori degli altri.
In  linea di massima, a me sembra che pochissimi acquirenti di cani “se la tirino” perché hanno comprato il loro amico. Qualcuno c’è (tipo quelli che “Ehhhh, l’ho pagato millemila euro!”. Magari dal cagnaro di turno), ma sono veramente un numero infimo rispetto a quelli che, invece: “IO i cani non li compro! IO li adotto! Perché IO sono buono!” (sottintendendo chiaramente: “e invece tu sei uno stronzo!”. E a volte manco lo sottintendono: te lo dicono proprio in faccia).
Poi: che la scelta sia basata su canoni estetici solo in chi compra… embe’, è tutto da stabilì.
Personalmente non ho mai comprato un cane “perché era fatto in un certo modo”: semmai perché sapevo di potermi aspettare certe doti caratteriali. Ma d’accordo, la mia visione della cinofilia è più tecnica di quella dell’italiano medio, quindi non faccio testo.
Ma se l'”acquisto medio” del cane di razza si basa molto sull’estetica… in canile, che succede? C’è forse qualcuno che prende i cani a scatola chiusa, senza neanche guardarli?
Se così fosse, non capisco perché continuiate a mettere in rete foto su foto.
Io so solo che ogni santissima volta che qualcuno mi ha chiesto se avevo per le mani qualche cane da adottare mi sono sentita dire cose tipo: “Però che sia piccolo, eh!”. Oppure: “Mi raccomando, a pelo corto!”. E mi è capitato addirittura un: “Basta che non sia nero” (mentre non credo proprio che qualcuno sia mai entrato in un allevamento di rottweiler o di dobermann dicendo: “basta che non sia nero”).
I canoni estetici sono sicuramente diversi tra chi compra e chi adotta… ma nessuno al mondo si mette in casa un cane che non soddisfi i propri.
Anche chi si piglia lo “sfascione” di turno (giusto per chiamare in causa Fabiana Rosa e il suo Progetto Quasi) lo fa perché guardandolo prova un sentimento gratificante: magari è soltanto tenerezza, per carità… però è una sensazione che gli dà comunque una forma di piacere.
Se gli facesse ribrezzo, state pur certi che non lo prenderebbe.
Infine, “incontro di due soggetti basato sulla reciprocità” è una buona definizione… ma per il rapporto uomo-cane, NON per il rapporto uomo-cane adottato.

2. perchè la possibilità di adottare soggetti adulti non ci riserva sorprese sulla taglia o sulle caratteristiche caratteriali, spesso incognite in un cucciolo: in un adulto il carattere è definito e risulta più facile valutarne la compatibilità con il nostro stile di vita.

CANILE E GATTILE VIA AQUILA PER BURATTINOA parte il fatto che in canile ci sono anche i cuccioli (almeno, al Sud c’è pieno così), il carattere di un adulto preso in canile a volte riserva immense sorprese, perché può cambiare drasticamente appena lui mette piede nella nuova casa.
Quindi, non solo non capisco questa discriminazione (si parla di buoni motivi “per adottare”, o “per lasciare in canile i cuccioli e portarsi a casa solo gli adulti”?), ma la spiegazione non è neppure corretta.
La compatibilità con il nostro stile di vita è molto più facile “crearla” in un cucciolo (e se il cucciolo è di razza pura avremo già basi solide da cui partire) che non indovinarla in un adulto.

3. perchè adottare significa cambiare le sorti di un cane rifiutato da chi non ha avuto abbastanza volontà e amore per risolvere problemi che la convivenza può metterci davanti.

Magari si potrebbe obiettare che non deve toccare per forza a me rimediare agli errori altrui… ma questo è comunque un vero, buon motivo per scegliere l’adozione.

4. perchè un cane che ha vissuto l’esperienza dell’abbandono è un cane riconoscente, predisposto ad acquisire velocemente le abitudini della famiglia e ad adattarsi felicemente alle nuove routine.

adottare4Ecco, questa invece è la peggiore “sciuramariata” che si possa profferire.
Il cane si adatterebbe più facilmente a noi perché ci è riconoscente?!?
Ma questa è antropomorfizzazione allo stato puro!
Il cane “si adatta felicemente” se trova sicurezza, regole chiare, comunicazione comprensibile, in una parola umani competenti: PUNTO.
Ma riconoscente de che?
Secondo voi il cane è capace di astrazioni complesse come “ahhh, che bello! E’ arrivato il Principe Azzurro che mi ha salvato dal canile in cui ero prigioniero”?!?
Non scherziamo, per favore. Non attribuiamo al cane pensieri che NON possono in alcun modo appartenergli.

5. perchè è una scelta etica e responsabile che contribuisce alla lotta al fenomeno del randagismo e dell’abbandono.

Sulla scelta etica concordo al 100%… ma sul resto, purtroppo, dissento. E non sono io a pensare che le adozioni contribuiscano pochissimo alla lotta contro randagismo e abbandono: lo dice la storia, lo dice la semplice osservazione dei fatti.
Ho letto da poco (credo in un commento, ma adesso non ricordo di chi, sorry) quella che ritengo una grande verità : “I canili restano affollati perché si riempiono, non perché non si svuotano”.
L’adozione, purtroppo, è solo il cucchiaino con cui si cerca di svuotare il mare.
Per svuotarlo davvero ci vorrebbe ben altro: una politica più attenta; leggi moooolto più severe contro l’abbandono; una cultura cinofila diffusa capillarmente (partendo dalle scuole!) e non fatta di pregiudizi e leggende metropolitane; una vera sensibilizzazione generale verso la sterilizzazione, sì, ma soprattutto sul concetto di NON FARE CUCCIOLATE AD CAPOCCHIAM. Perché non è che i cuccioli li porti la cicogna, eh! I canili sono pieni perché è pieno di irresponsabili che lasciano riprodurre i propri cani a piacimento.
Un cucchiaino è meglio che niente? Una goccia in meno è meglio che niente?
Ma certo. Solo che… se tutte le energie che si sprecano nel fare guerre ai cani di razza venissero rivolte alla costruzione di una vera rivoluzione politica del mondo del randagismo, forse si otterrebbe qualcosa di più e di meglio.

6. perchè canili meno affollati significa canili meglio gestibili e in cui è possibile garantire una migliore qualità di vita ai cani.

adottare1E su questo siamo d’accordo, anche se… pure qua, i canili più gestibili e cani con una qualità di vita migliore dovrebbero essere garantiti da una politica più seria, che affrontasse seriamente il problema.

7. perchè se più italiani adottassero dai nostri canili non avrebbe motivo di esistere il traffico di cuccioli dall’est, che causa la morte ogni anno di centinaia di cani nei viaggi illegali, comporta vite di inferno per gli animali utilizzati per la riproduzione e arricchisce criminali senza scrupoli.

Questo parallelo, semplicemente, non esiste.
Il traffico dei cuccioli dell’Est non è dovuto a chi vuole il cane di razza, ma a chi si illude di trovarlo pronta consegna e soprattutto a basso prezzo, ignorando (o infischiandosene, a scelta) il fatto che allevare seriamente comporti spese altissime  e che quindi i “cuccioli nei saldi” siano un’utopia.

cartellinoprezzoTenderei a far notare che le stesse persone che alimentano questo vomitevole traffico sono quelle che poi si fiondano a chiedere l’adozione dei cuccioli sequestrati. Persone che vengono solitamente osannate dai volontari. Come dire: se cerchi il cucciolo di razza a basso prezzo sei un bastardo, ma se cerchi di accappartelo gratis sei un santo.
Mi sembra che qualcosa non torni.

8. perchè entrare in un canile per adottare è un’esperienza che spesso porta gli adottanti a proporsi come volontari, per poter aiutare più cani possibili, e nei canili i volontari non sono mai troppi.

Verissimo che i volontari non sono mai troppi, non così scontato (anzi, per nulla, direi…) il fatto che entrare per adottare invogli a diventare volontari. A mio avviso le due cose non sono così strettamente legate: ma questa prendiamola per buona.

9. perchè i cani non possono essere oggetto di mercificazione, nè da parte degli allevatori, nè da parte dei gestori delle strutture. E l’unico modo per sottrarli a queste dinamiche è adottare nei canili.

Mi fa piacere che sia stata chiamata in causa anche la mercificazione “da parte dei gestori delle strutture”: perché si ammette che in alcuni casi, nei canili, si VENDONO i cuccioli. Così come si sa di  canili che si rivendono il mangime offerto dalle anime pie di turno.

passasoldiIl fatto è che le merde umane ci sono ovunque: ce ne sono tra chi alleva e tra chi specula sul randagismo, e non posso fornire dati certi (perché non li ho e temo che nessuno li abbia), ma temo che il fenomeno sia pressoché equivalente in entrambi i campi.
Però il concetto di mercificazione è sicuramente avulso da quello di “allevamento serio” (anche perché l’allevatore serio, quando va in pari col bilancio, fa i salti di gioia alti così), mentre si addice nello stesso identico modo sia ai cagnari, sia alla speculazione sul randagismo.
Magari chiediamoci, qualche volta, perché il modo dell’allevamento serio non sia in mano alla criminalità organizzata e il randagismo, invece, sì (forse non sempre, ma molto spesso: e non soltanto al Sud).
Se per mercificazione si intende speculazione, temo che ognuno dei due settori abbia lo stesso quantativo di scheletri nell’armadio.
Se invece il concetto è quello della vita che “non si compra”, ribadirei – per l’ennesima volta – che nel caso del buon allevamento quello che si paga è il lavoro, difficile ed impegnativo (anche dal punto di vista economico), dell’allevatore, non certo “la vita” del cane.
Sarebbe come dire che non bisogna pagare il ginecologo o l’ostetrica perché “non si compra” la vita di un bambino: un ragionamento che non sta in piedi.

10. perchè ogni cane di ogni canile ha diritto a uscirne e a vivere appieno la propria vita. Anche il migliore dei canili non può sottrarre il cane dalle limitazioni e conseguenze di spazi ridotti, scarsa vita relazionale, pochi stimoli e giornate sempre uguali.

E invece i cani di allevamento dovrebbero restarci per sempre? Loro non dovrebbero uscire e vivere una vita piena e gratificante?
Visto che ponete il canile come antitesi all’allevamento… allora decidetevi, per favore: amate i cani, o amate solo gli ospiti dei canili e ritenete che siano gli unici ad avere dei diritti?
Mi capita sempre più spesso di chiedermelo.

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53 Commenti

  1. L’unico punto su cui non sono d’accordo con te è il 10, il cane in canile ci si trova senza la volontà di nessuno (anzi la mancanza di una seria volontà politica è una delle maggiori cause del suo trovarsi in canile…) mentre il cane di allevamento non è destinato a restare in allevamento semplicemente perché l’allevatore smetterebbe di allevare. Il mondo non è pieno di allevamenti-canili di dalmata o husky semplicemente perché quando è passata la moda, è terminato (o si è drasticamente ridotto) l’allevamento, sia quello serio che quello cagnaro. Se si diffondesse di più l’adozione ne gioverebbe l’allevamento serio a discapito di quello cagnaro.

    Per il resto concordo in pieno, in particolare sul punto 1: da italiana media adottante posso affermare che anche la scelta del cane da canile è espressione di egocentrismo (lo prendo perché mi faccia stare bene, mi dia compagnia…insomma per i miei motivi…) e si basa su canoni estetici (ne scelgo sesso, taglia, colore, tipo di pelo…) e aspettative personali (questo entro certi limiti, se si hanno precise aspettative meglio l’allevamento perché son quelle che possono essere più disattese non sapendo indole e passato). Poi ci pensano gli altri a farti sentire santo od eroe a suon di complimenti perché per me fra questo che arriva dal canile e l’altra che era l’incrocio casalingo di fufi x bubi non è cambiato proprio nulla nello spirito della scelta (anzi no è cambiato, ma per colpa dei tuoi articoli “contro” le cucciolate casalinghe indesiderate…)

  2. Io comprendo entrambi le scelte, e non credo che l’uno tolga nulla al altro…io ho scelto un meticcio trovatello, e posso assicurare che nessuno di quei motivi si è rivelato vero. mi sono trovata un cucciolo imprevedibile,con una storia clinica sconosciuta, e genitori ignoti…(ovviamente lo rifarei ad occhi chiusi perché lo adoro.ma tutti sti vantaggi non li ho mica visti..) scegliere un cucciolo già socializzato da un allevatore competente che ami i suoi cani,non mi pare una cosa così spregevole sinceramente..e scegliere una razza che puoi gestire è un atto di responsibilità…chissà magari io farò un colpo alla botte ed uno al cerchio..(visto che il prossimo vorrei prenderlo da allevamento.) Non capisco perché queste due facce per l’amore nei confronti dei cani si calpestino tanto a vicenda…

  3. finalmente un articolo interessante….io ho adottato in canile una cagnolina che è stata con me per 15 anni….la ho presa che aveva 6 mesi, dietro consiglio di una volontaria poiché avevo una bimba piccina..Lei non mi avrebbe dato un cane adulto perché poteva essere un cane che non amava i bambini..detto questo chi adotta deve sapere che andrà in contro a dover combattere contro paure e ansie dei cani che sono stati abbandonati, questo, purtroppo, molti volontari, per svuotare i canili, non lo dicono..
    .Ho deciso di prendere poi il cane di razza perché ho cercato delle caratteristiche che mi piacevano e mi sentivo un po’ “egoista” a non aver salvato un altro esserino dal canile….Per strada poi incontri le “sciuremarie” che ti fanno sentire in colpa perché hai acquistato un cane di razza…che barba!!!!!
    dirò una cosa che penso e per questo mio pensiero sarò additata..ok salvare i cani , quelli salvabili, però non teniamo in vita delle povere bestiole che in natura sarebbero già morte e non soffrirebbero più…..si vedono di quegli appelli che fanno accapponare la pelle e mi fanno chiedere…ma li usate per esperimenti o amate gli animali?

    • pienamente d’accordo, amore per i cani significa non intestardirsi a farli vivere in condizioni fisiche terribili, tenerli in vita per farli soffrire ogni giorno, magari chiusi in una gabbia perchè nessuno li adotta, ma perchè ? il diritto alla vita, ma con che qualità di vita ?

  4. Grazie per l’articolo molto interessante, anche per me che ho avuto solo cani adottati: i primi due ceduti dai precedenti proprietari perché per vari motivi non potevano più tenerli, il terzo preso in un canile. Un minimo di informazioni tecniche e un po’ di fortuna mi hanno aiutata a non fare scelte di cui dovermi pentire, ma inviterei a riflettere anche su quante scelte sbagliate vengono fatte a spese dei cani adottabili, per mancanza di competenza da parte sia degli umani adottanti che dei volontari dei canili.

  5. Io ho adottato al canile ma non per puro buon cuore, l’egoismo c’è come in tutte le scelte che si fanno. Avrei voluto un boxer, razza che ho sempre amato, ma non potevo permetterne uno allevato bene quindi tra prenderne uno a metà prezzo ed arricchire i cagnari e toglierne uno da un canile ho scelto la seconda. Anche nella scelta del cane del canile le mie esigenze ed aspettative di vita con il cane hanno fatto la loro bella parte, non ho preso il più bisognoso ma quello per me migliore : giovane (ma non cucciolo), sano e bello. Adesso è quasi un anno che è con me, abbiamo dovuto lavorare molto per superare le sue insicurezze ma adesso ho un cane equilibrato e sereno motivo di orgoglio e auto-gratificazione (ancora egoismo) e che sto addestrando alla ricerca perché gli piace ma soprattutto piace a me. La realtà del canile mi ha colpito così tanto che adesso sono volontaria per l’associazione che gestisce la struttura da dove proviene il mio cane ma non ho mai sposato la retorica animalista ” per ogni cucciolo che compri ce n’è uno che rimane in canile”. Penso che i canili si svuotino solo con la cultura cinofila che deve guidare sia le decisioni politiche che il singolo cittadino. La cultura dovrebbe creare persone più responsabili e informate nella scelta e gestione del cane, che porti a comprare cani solo dopo attente valutazioni degli allevamenti e che li orienti verso l’adozione se non hanno necessità di una particolare razza ma cerchino solo un cane con cui dividere la quotidianità, e che li faccia optare per sterilizzazione se questi cani non ha senso destinarli alla riproduzione.

  6. “se tutte le energie che si sprecano nel fare guerre ai cani di razza venissero rivolte alla costruzione di una vera rivoluzione politica del mondo del randagismo, forse si otterrebbe qualcosa di più e di meglio.” D’accordo al 100% , a volte sembra quasi che la causa degli abbandoni siano direttamente gli acquisti dei cani di razza… Assurdo.

  7. Il titolo di questo decalogo è: ” i cani sono tutti uguali, dipende sempre tutto solo dal padrone!”
    Il che è una evidente falsità, e tutto il decalogo è una inutile accozzaglia di buoni sentimenti e “politically correct”.
    Non se ne può più di questo moralismo pauperista da feisbùk.

  8. Allora, demoliamo ‘sta marea di scemenze andando per ordine…
    1- io ho preso il cane che ho preso perchè lo volevo così. Lupo e nero.
    2 – Non è vero. Il cane in canile NON E’ MAI QUELLO CHE VI TROVERETE A CASA ! e parlo a ragion veduta. O avete culo e non vi raccontano balle e vi mettete in gioco o vi ritrovate con una mina vagante.
    3 – Adottare significa prendersi un cane perchè SI VUOLE UN CANE. Non nascondiamoci dietro un dito. Se si vuol fare le crocerossine saltare al punto 8, che aiuta anche a tenere la casa più pulita tra l’altro…
    4- Cosa? Mi fermo qua che è meglio…
    5- 6 – 7- 9 Ci sono solo 2 modi per fermare il randagismo: sterilizzare e comprare solo da allevatori seri. Stop.
    8 – No, questa non la demolisco perchè magari un fondo di verità e sincerità ci sono.
    9- E tanti saluti allo svuotiamo i canili…. se cresce la domanda cresce l’offerta.
    10- NI…Secondo me a volte ci sono cani che in canile stavano meglio..specie se sono lì da tanto tempo… gli appelli “E’ malato/a, gli resta poco…non lasciamolo morire in canile… sta lì da 18000 anni…” mi fanno rizzare il pelo, appunto, togliamo un cane malato dall’unico posto che conosce, sbattiamolo in una realtà ignota con persone estranee proprio nel momento un cui si sente maggiormente vulnerabile…

  9. Ho avuto per 13 anni un Pt rescue. Anche se all’epoca non credo esistesse neppure il concetto. Il fatto e’ stato che cercavo un cane da guardia e mio zio mi ha chiesto di salvare quel cane ( adulto di tre anni) da una vita infame. Non era in canile. Era con una famiglia che dopo aver giocato col cucciolo dell’adulto non sapeva che farsene. Ci ho messo mesi per renderlo un “cane”. Mesi di pazienza e grosse dosi di fortuna. Ed ammetto, ho avuto un culo pazzesco ed è andato tutto bene. Ma credo, dopo l’esperienza, che adottare un cane richieda persino più tempo e competenze e conoscenze cinofile dell’acquisto in allevamento, magari di un malinois. Perché adottare è un salto nel buio. Un “io speriamo che me la cavo”. Del cane non si sa nulla, sia dal punto di vista della storia clinica, sia da quello caratteriale. Per questo credo ci voglia molto coraggio e molta competenza. Ma non sempre è così. Spesso, come si “riproduce” ad capocchiam. .. ad capocchiam si affida, e si adotta. Salvo poi riportare il cane in canile. Che gli fa di un bene….poi ci sono volontari ed adottanti competenti e/o volenterosi disposti a tutto per i pelosi. Forse sono la maggioranza. .. forse.
    Ma che non vengano a raccontare che l’aspetto non conti, che mentre io scelgo dobermann perché so’belli, coloro che adottano sono disponibili a mettersi in casa un simil alano o quasi bassotto indifferentemente. L’aspetto, ahinoi, ammettiamolo vuole la sua parte. Poi ci può piacere anche l’orrido , questione di gusti, ma ci deve piacere.
    Come ho letto, adottare o comprare il lavoro in allevamento non dovrebbero essere cose in lotta fra loro. Bisognerebbe fare cultura… e di questi tempi è una lotta in salita.
    Per impedire che i canili si reimpiano. Perché quello è il vero problema.
    PS: la frase era di Nerofumo.

    • Sono d’accordo su molto di quello che hai scritto. Penso che il punto principale sia la consapevolezza di quello che si sta facendo. I cani “sbagliati” in mano a persone “sbagliate” ci sono in entrambi i campi, come anche allevatori o volontari non competenti. Penso che almeno su una cosa siano d’accordo tutti quelli di Ti Presento il Cane, via animalari-negozi-multirazza-cucciolate a caso. Come in tutti i campi la cultura e la conoscenza sono elementi fondamentali. L’errore principale e che si dovrebbe evitare è voler far scontrare queste due categorie quando a mio parere possono convivere tranquillamente. Per favore non creiamo un’altra guerra come quella tra pettorina e collare.

          • Altro che ansia! Quando becchi una cliente del tuo negozio (no, non è un pet-shop^^) che ti chiede dove hai preso il chihuahua, perchè lo vorrebbe regalare alla bambina per Natale…argh.

          • Ecco, questo è uno degli esempi che mi dà la conferma che il problema principale non è se scegliere di comprare o adottare ma è la mancanza di di conoscenza, cultura o altro. Molte persone sono legate all’idea del cane da film senza nemmeno pensare al lavoro che c’è dietro. In questi casi ci vorrebbe veramente un corso pre adozione/acquisto, non basta certo un questionario di dieci minuti. Secondo me se sai “prima di…” riesci anche a scegliere la soluzione migliore per te e di conseguenza per il cane che entra a far parte della famiglia. Io ho sempre deciso di adottare rendendomi la vita più difficile e non certo più economica. Da una parte mi piacerebbe prendere il cucciolo preciso, ma non ce la faccio, è più forte di me e non c’entra niente il voler salvare il mondo. Sono scelte troppo personali.

  10. Buongiorno, personalmente credo che il desiderio di avere un cane, necessità emotiva?, sia ad un livello diverso da quello derivante dalla necessità di avere uno strumento di lavoro (forse non sapete che in città è pieno di greggi di pecore e si usano le slitte per spostarsi durante l’inverno) come border collie, husky, etc.
    Per carità sono innamorato dei cani nordici! ma non capisco la difficoltà ad ammettere semplicemente che chi acquista un cane di una certa razza lo fa quasi esclusivamente in base a personali criteri estetici, esattamente come si acquista una automobile! Non sarò solo io a vedere che la maggior parte dei cani, di razza e non,sono soltanto di compagnia! E NON È MICA POCO!

    • Scusami ma non capisco il tuo commento, nel senso che non riesco a capire se sei contrario all’allevamento oppure no. Che un husky a Milano sia inutile è certo, ma se il padrone è disposto a soddisfare le sue esigenze di movimento anche se non vedrà mai una slitta può essere comunque un cane felice con un padrone felice. Selezioni su selezioni disattese per essere solo un cane da compagnia? come dici tu, non è mica poco!… è stato scelto perché è bello? Sì certo ma anche il mio l’ho scelto perché mi piaceva! Eppure volendo potrei iniziare con una manfrina sul cucciolo randagio adottato al sud…ma ve la risparmio perché la realtà è diversa, mi sono innamorata del suo muso attraverso questa (ed altre) foto ed anzi la sua storia è stata più fonte di preoccupazione (non sarà un cane problematico?) che altro (facciamo una buona azione!)

      • mai mi permetterei di criticare qualcuno! intendevo dire semplicemente che ritengo pretestuoso sostenere che il cane di razza ha una funzione diversa di quella del meticcio ovvero che ha caratteristiche psicologiche più definite e stabili etc. etc. nella maggior parte dei casi si sceglie (o si compra) un animale esclusivamente per compagnia; certamente un animale con un vissuto sconosciuto potrebbe avere delle risposte imprevedibili, ma con affetto e cura niente è definitivo. Chi decide di fare l’informatico… lo ha deciso! il lupo cecoslovacco a passeggio con il guinzaglio…credo proprio di no! che ne pensi nerofumo?

        • ok adesso ho capito meglio il tuo pensiero, che in parte condivido. Nel senso che se non son scemo (e ce ne sono molti in giro…) il clc lo prendo solo se son appassionato di montagna, non sarà la sua vera vocazione ma almeno è felice, se la mia domenica tipo è al centro commerciale il clc è destinato ad essere completamente frustrato. Discorso uguale e contrario per il carlino. Se una persona ha un cervello oltre all’estetica può cercare caratteristiche di razza che si sposino con lo stile di vita

        • Penso che il mio carattere deve molto alle origine contadine anche se influenza il mio lavoro di informatico. Anche quello del mio cane deve molto alle sue origini anche se il suo lavoro e’ principalmente quello di tirarmi scemo.

          Siamo entrambi di buona compagnia e lo siamo proprio perche’ abbiamo caratteristiche definite e stabili. Quindi il problema non e’ pretestuoso, e’ solo mal posto: se uno ha caratteristiche caratteriali di un certo tipo le ha a disposizione anche se non ne fa uso per cio’ per cui sono state sviluppate. IN pratica, uno puo’ fare l’informatico o il lattaio ma avra’ a disposizione il proprio bagaglio qualunque sia la sua derivazione.

          In un cane di razza alcune caratteristiche caratteriali siano note e che sia piu’ probbile che il singolo esemplare le abbia e’ un “nice to have”. In estrema sintesi: un cane equilibrato e’ meglio che un cane testa di rapa anche se entrambi devono fare solo il cane da compagnia.

    • Mah, io ho scelto un pastore tedesco eppure non ho pecore. A dirla tutta, anch’io vengo da generazioni di contadini ma faccio l’informatico e non coltivo ortaggi. Entrambi abbiamo origini inutili per la vita che facciamo ogni giorno, lo sappiamo e ci consoliamo a vicenda.

    • Il mio cane MI piace esteticamente. E’ il terzo ( ed un pezzetto… ma questa è un’altra storia ) della sua razza. Ci mancherebbe pure che non mi piacesse. Sarei pazza. Ma come NON ho comprato la RAV SOLO perchè mi piaceva ma ANCHE perchè ha quattro ruote motrici, ed io vado in montagna sullo sterrato ,perchè era il suv più compatto quando presi la prima,ed io lavoro città dove devo pure parcheggiare, toh, perchè la Toyota finora ha dimostrato una affidabilità altissima ( mi richiamarono la macchina perchè il cric ( CRIC ) poteva avere dei problemi ) e perchè il rapporto qualità prezzo era buono … quindi, siccome i soldini li tratto ma non li stampo. sono bancaria, non banchiera, non sono così idiota da sciegliere un mezzo a cui affido la vita mia e dei miei affetti cane compreso, solo perchè è bella – se poi questo è il tuo criterio… mi duole per i tuoi passeggeri, ma non credo che neppure TU sia così pazzo…- posso garantirti su quello che ti pare che non scelto un doby perchè quando corre sembra un cervo. Vorrebbe dire che anche quel singolo neurone rimastomi avrebbe alzato bandiera bianca. Ho scelto un doby perchè mi piace il suo carattere, perchè posso fare con lui cose che non posso fare con un pincher nano. Così come conosco gente che ha un border ( ed io ho un bordemann, ahimè. Questo non l’avevo messo in conto… è una SUA caratteristica personale, accipuffola ) perchè adora fare agility o disc dog. Con buona pace delle pecore in città.
      E se devo dirtela tutta esteticamente vorrei un lupo. Un lupo vero. Fra i canidi in assoluto è quello che mi piace di più. Ho visto ormai una dozzina di anni fa una coppia di CLC grigrio ferro, che per capire che erano cani ho dovuto chiedere al proprietario. Eravamo ad una mostra di doby e di CLC. Credo fossero i primi. E tutti i proprietari, allevatori compresi, mi dissero che sono canetti tostini.
      Visto che non ho materialmente il tempo da dedicare loro dato che lavoro fuori casa 10 ore il giorno ed il cane sta con quella santa donna di mi ma un po vecchietta, però, prenderò il CLC quando sarò in pensione, e forse neppure allora…. Anche se esteticamente vado in brodo di giuggiole appena ne vedo uno.

      Scusa la risposta, ma sono un pò stufa di sentirmi dire che ho scelto il cane perchè è bello… Come se tutto il resto non contasse. E poi fanno i complimenti a me : che bel cane! Uh, mica è merito mio. Fate i complimenti prima alla madre poi all’allevatrice. A me semmai fate i complimenti perchè nonostante sia un terremoto ( ha due anni ) è un cane sereno. Direi felice.

      • Non è detto che tu debba aspettare la pensione… magari puoi prenderne uno “usato”…. come ho fatto io con la vecchiaccia. A noi è capitata un pò per caso, ma il clc era il nostro sogno (Truzzone a parte, ma lui è un’altra storia) e pensa e ripensa alla fine ci siamo buttati.
        Un cane anziano sicuramente è più gestibile di un cucciolo ed è un buon modo per fare esperienza. Oltre al fatto che vedere i due cani interagire è meglio di tutta una enciclopedia cinofila…
        E tanto per rimarcare uno dei punti del decalogo: adesso che ho sia quello di canile che quella da allevamento…. la differenza è abissale!!
        Sarà che il Truzzone praticamente ha vissuto i primi due anni semi-selvatico in branco ma davvero, la clc per me è praticamente un peluche…

  11. Grazie per la citazione. L’essere citato come distrubutore di grandi verita’ un po’ mi turba perche’ non vorrei finire per predicare bene e razzolare male passando da castigatore di guru a guru dei castigatori di guru.

    Si e’ gia’ spigolato molto e da molti punti di vista quindi provo a concentrarmi su un aspetto della questione che e’ stato invocato piu’ volte: la cultura cinofila e’ la premessa per far passare alla storia l’abbandono dei cani e la necessita’ endemica dei canili cosi’ come dei volontari che si dedicano alla buona causa. A contrastare la crescita culturale e’ proprio il volontariato che nel tentativo di accalappiare ogni possibile adottante e’ ben disposto a surrogare la cognizione di causa con una retorica buonista da crocerossina della domenica.

    Le crocerossine della domenica sono la causa primaria di morti per setticemia, e si fanno un vanto di aver assistito i loro pazienti fino all’ultimo respiro, detergendo le loro ferite con il fazzolettino che hanno ricamato con le loro manine e tanto amore subito dopo aver reinvasato e concimato le begonie.

    Divagazioni e battute a parte, l’operazione “retorica buonista” ha un effetto oscurantista e pregiudica proprio il diffondersi della cultura cinofila che potrebbe rendere storia passata il fenomeno del randagismo almeno nelle proporzioni che conosciamo noi ora. Quindi si’: al di la’ delle belle parole, chi stende questi decaloghi coltiva il fenomeno che vorrebbe combattere cosi’ come la crocerossina della domenica e’ la fonte dell’infezione che ammazza i suoi pazienti. Il limite – umano, per carita’ – di entrambi e’ che traggono la loro soddisfazione dal curare, non dal guarire gli altri.

  12. Io credo che per molti sia difficile sostenere una causa fine a se stessa (non è denigrando le scelte altrui che si tira più facilmente acqua al proprio mulino), soprattutto se si sparano un mucchio di fesserie.
    Io ho un cane di razza, vorrei tanto il secondo e credo proprio sarà d’allevamento (sto aspettando nasca…ci vuole tempo e pazienza)…un giorno mi piacerebbe adottare un cane, ma ora non me la sento e non mi sento in grado.
    Per curiosità, un giorno, sono capitata nella home-page di un sito di un canile (di una regione diversa dalla mia): lo slogan non comprare ma adottare mi è saltato subito agli occhi. Ho chiuso tutto e non ho nemmeno dato un’occhiata agli ospiti (sarà radicale e forse stupido, ma l’effetto è stato: fuggi, finchè sei in tempo…).
    Non è colpa di chi non adotta ma compra che i cani sono in canile. Perchè quando arriva un cane al canile non si rintraccia chi ha sfornato cucciolate a caso e non gli si chiede di riprenderselo? Vorrei tanto sentire le risposte….

  13. buona sera a tutti. Personalmente ho “ACQUISTATO” e adottato , ma quando sento dire “i cani non si comprano ma si adottano” dico anche che si sterilizzano prima della gravidanza. E secondo me dovrebbe essere obbligatoria la sterilizzazione delle femmine, a meno che non si accettino controlli periodici per verificarne la gravidanza, in caso di parto dimostrare dove sono finiti i cuccioli. Forse cosi si possono ridurre i canili

    • Hem… no.

      Ci manca solo che il volontariato piu’ fondamentalista si trasformi in una specie di grande fratello delle gravidanze e ti bussi alla porta per verificare una volta questo, un’altra quello e un’altra ancora quell’altro. L’intenzione e’ buona, ma la soluzione devastante. C’e’ un limite oltre il quale non si deve andare ed e’ quello che una prestazione volontaria puo’ offrire qualcosa ma non puo’ e non deve avere una funzione di controllo cosi’ come non puo’ e non deve obbligare a nulla.

      Cio’ non vuol dire essere contrari alla sterilizzazione ma solo stare attenti a non investire persone ed organizzazioni di compiti che non competono a loro.

      Nei limiti del diritto, la cosa dovrebbe funzionare cosi’: se Tizio adotta un cane, nel momento in cui registra il cane a suo nome, Tizio e’ il proprietario del cane, lui decide e lui ne risponde. Se Caio, che gestisce, lavora o presta la sua opera come volontario in un canile, vuole che un cane che intende dare in adozione sia sterilizzato lo puo’ fare fin tanto che il cane e’ affidato a lui, dopo e’ facolta’ di chi ha preso il cane. Facolta’, che significa che lo puo’ fare a sua discrezione, non che deve farlo.

      Per questa ragione se il mio obiettivo e’ che non si facciano cucciolate a sproposito lasciando i cuccioli in giro, devo promuovere le mie ragioni e cercare di fare in modo che vengano accolte, non presentarmi a sorpresa a casa degli altri con la pretesa di entrare per verificare se ci sono cuccioli.

      Se, per assurdo, uno si presentasse da me con una pretesa del genere, gli farei passare il piu’ brutto quarto d’ora della sua vita.

  14. l’unica cosa su cui non concordo e ho letto non solo nell’articolo ma anche nei commenti è che ognuno si sceglie l’animale che gli piace che sia canile o che sia da allevamento…. in anni e anni di animali di tutti i tipi, credo di aver scelto una sola volta in vita mia come doveva essere un animale: volevo un gatto bianco… e ne ho preso uno quasi bianco. per il resto tutti gli altri oltre 20 animali li ho sempre presi come arrivavano arrivavano, fra cui alcuni decisamente che mi schifavano ma che fai, li lasci li se hanno bisogno? per esempio un piccione con i parassiti… bestie incidentate con questo o quell’arto rimasto faloppo… o una gatta davvero urenda spelacchiata e che puzzava sempre di pipì… che fai, la bambina dice non abbandoniamola… e quindi non la abbandoniamo… anche i cani, arrivati tutti a pacco chiuso o come si dice. tipo: voglio un cane chi c’è che ha i cani? xy. ok lo chiamo e gli dico di portarmene uno. oppure: entra una del mio paese in ufficio e dice, c’è un cane a cui è morta la padrona che abita nella via qui dietro lo prendi? ok. sempre andato tutto come doveva andare, problemi sempre affrontati e risolti. quindi posso dire tranquillamente che la gente a cui non frega nulla di come sia l’animale che si tira in casa esiste. e non ci sono nessun genere di motivazioni dietro, se non quella che in quei momenti avevo posto e andava bene così. mai ricevuti complimenti ne cercati inoltre, e non li faccio nemmeno… ooh, ti sei preso il cane? complimenti! ma complimenti de che?

    • uh, aggiungo che non ho mai + di 2 o 3 bestie per volta eh… non immaginatevi lo zoo… se ho posto prendo quello che arriva. se non ho posto senza tanti patemi chiamo chi se li venga a prendere….

  15. forse l’ho già scritto, non ricordo, semmai mi scuso: da 22 anni sono canemunita, ho avuto, ed ho tuttora cani frutto di meravigliosi estetici incroci, presi da cuccioli e scelti per simpatia. Per puro culo si sono rivelati belli da adulti. Non sono mai stata in un canile, lo confesso, perchè temo che, non potendo portarmeli a casa tutti, lascerei là il mio cuore e la mia testa. Ho amato ed amo i miei cani per come sono e non per quello che rappresentano, peeeeerò…il prossimo arriverà dall’allevamento più selezionato che posso: 12 anni di epilessia primaria più 8 anni di cheratite corneale cronica tutte nello stesso cane (che ora è quasi cieca oltre che rintronata da barbiturici) vi assicuro che bastano ed avanzano per pensare che una buona selezione ha la sua ragione di esistere! Ciò detto, credo sia vero che chi prende un meticcio è, per cosí dire, “indifferente” alle doti caratteriali che in effetti sono impossibili da definire, salvo poi gongolarsi – almeno io faccio cosi – alla minima manifestazione di traccia di antenati più o meno puri, tipo “guarda guarda, punta il gatto con la coda dritta..deve avere sangue di cane da caccia nelle vene..”. Questo per dire che il mito del cane di razza secondo me ce l’abbiamo un po’ tutti, poi lo confessiamo o meno, ma questa è un’altra storia. Il decalogo di cui sopra è, come tante volte succede, un’occasione persa. Ci sono tante persone che prendono il cane dal canile, per le motivazioni più varie – siamo unici e irripetibili, o almeno così pare – ma troppe volte leggo e so di cani rinunciati perchè l’adottante si è trovato in casa un’impresa superiore alle sue forze. Se chi gestisce i canili vuole DAVVERO il meglio per i cani che ospita, deve deve e ripeto deve dare informazioni aderenti il più possibile alla realtà ma soprattutto indurre le persone ad informarsi su cosa significa avere un cane; se uno crede di prendersi fufi e si trova in casa nikita, non è automatico che si metta a cercare un educatore, è facile che lo riporti al canile.

  16. Ho sempre pensato che avrei avuto solo cani adottati, non per “buonismo” o motivazioni “etiche”, ma perché non avendo esigenze particolari (guarida, sport, caccia…) volevo ” solo” un cane. Un anno fa la decisione di prendere il nostro primo cane di coppia. Lottiamo con il padrone di casa, studiamo, compriamo il necesaario e adottiamo uno splendido meticcio pastore adulto. In canile viveva con un altro maschio, si è presentato a noi mansueto e coccolone, solo qualche problema di “testardaggime”. Dopo dieci mesi di sacrifici (economici e in termini di stress) l’abbiamo dovuto riportare in canile. In pochi mesi si era trasformato: problemi gravi in passeggiata (si scagliava verso i suoi simili, le bici, le persone, le auto…), in lento miglioramento (l’unico modo di fare una passeggiata decente era di uscire in condotta al poede e… Pregare che non fosse una giornata no), intolleranza verso qualsiasi essere umano (per non parlare dei cani…), fino ad arrivare a non tollerare la mia presenza se c’era il mio compagno. Ha pinzato tutti i nostri amici, tenerlo in casa era impossibile (mai visto dormire in dieci mesi, si rilassava solo nel suo box esterno), facevamo i turni per le quattro passeggiate quotidiane, mai una giornata fuori casa tutti e due contemporaneamente (compleanno dei nipoti? Gita di un giorno con gli amici? Vai tu, io sto a casa con il cane). Gli ultimi sei mesi sono stati un incubo. Il cane attaccava anche me. Fino a quando non ha attaccato anche il mio compagno. Io sono stata morsa tre volte, le prime due, per fortuna su quattro strati di vestiti (ma a distanza di 10 mesi porto ancora le cicatrici) l’ultima alle mani. Entrambe. Nove punti e lavoro perso (operaia agricola… Ferma per minimo due settimane.). In tutti e tre gli attacchi (multipli e apparentemente immotivati) sono stata salvata dal mio compagno. Ma sempre con il tarlo: e se fossi stata sola? 45kg contro i 25kg di muscoli del mio cane? Che non si ferma neppure se reagisco? Che mi incalza ringhiando? Il mio compagno (90kg) quando è stato attaccato, è caduto a terra e sel’è visto saltare addosso, ma è riusito a buttarlo a terra e l’ha tenuto a terra appoggiandogli una gamba sul collo fino a quando si è calmato. Ma io? Io non avrei potuto farlo.
    Tutto questo seguiti da un addestratore serio, per otto mesi.
    Al tempo avevo scritto anche a Valeria, che mi aveva risposto con gentilezza e competenza, avevo anche pensato di portarlo alle vacanze al Debú, ma non ce n’è stato il tempo.
    Dieci mesi di vita dedicati esclusivamente al nostro cane.
    Il giorno in cui l’abbiamo riportato al canile è stato il più brutto della mia vita. Piango ancora a pensarci.
    Ora combattiamo contro la cinofobia. Fatichiamo ad avvicinarci ai cani (se non perfettamente conosciuti), siamo sempre in allerta.
    Ci manca il nostro cane, ma sappiamo che non avremmo potuto fare altrimenti. Volevamo solo un cane, ma non sappiamo più da che parte iniziare, abbiamo paura, paura di fallire, paura di trovarci di nuovo con un cane “sbagliato”, paura di essere noi quelli “sbagliati”.
    Scusate lo sfogo, mi ci sono voluti mesi prima di riuscire a scrivere anche solo un piccolo riassunto della nostra storia.
    Non vuole essere uno spot contro l’adozione, ma solo una testimonianza: non è sempre tutto facile, chi riporta i cani non è sempre un ” mostro senza cuore”.

    • Se è come dici tu, credo che vi siate arresi non senza prima lottare. Non senza prima fare tutto ciò che è possibile. Magari ciò che non è stato fatto da principio, è spiegarvi che non era un cane per gente alle prime armi.
      Penso che la “cinofobia” sia una reazione del tutto comprensibile… e se sei qua dentro, credo che ami ugualmente i cani.
      Forza e coraggio… arriverà il vostro momento…
      E un augurio al cane, spero che adesso sia in mani più esperte. Non perché avete sbagliato voi, ma chi fa “adozioni all’acqua di rose”.

      • Tre aggressioni SERIE e nove punti, non è arrendersi senza lottare…
        Sicuramente c’è un errore di fondo da parte di chi ha concesso l’adozione di quel cane. Chi lo ha adottato, se alle prime armi non poteva sapere a cosa andava incontro.

        • Sì, perdonami, avevo tralasciato un piccolo pezzo di frase che faceva intendere l’esatto contrario di ciò che volevo dire, ho modificato dopo il post… Nel senso, hanno lottato, non si sono arresi alla prima difficoltà.

          • Ah, ecco, meno male…. ieri rileggevo il tutto e mi sono detta “ma non sono più capace di leggere? Stiamo dicendo la stessa cosa! ..” Ok, non ho le traveggole… Grazie 🙂 🙂

    • Accidenti… Fino ad un certo punto mi sono riconosciuta, cane con seri problemi di interazione, ma per fortuna non sono degenerati come nel vostro caso.
      Mi dispiace tantissimo.
      Se falliamo con un cane sicuramente ci sono delle nostre colpe, per ignoranza, inesperienza, incompetenza e compagnia bella. Ma un cane adulto ha un vissuto a volte ignoto che nonostante tutto non si riesce a cancellare. Tante volte mi sono fatta dei sensi di colpa, poi leggendo TPIC e parlando con persone più istruite di me ho capito che ci sono cose con i cani a cui non si rimedia, o almeno non l’umano medio, Quello per il quale i cani non sono il suo lavoro, ma uno “svago” (passatemela, vi prego).
      Non sarà un suggerimento originale e brillante ma…forse con un cucciolo di una razza ben definita, le cose saranno diverse.
      Questa tristissima esperienza è purtroppo la prova che anche e soprattutto con il cane adulto l’incognita può essere pesante.

      • Che non fosse un cane facilissimo ci era anche stato detto, ma i problemi che presentava in canile non erano assolutamente paragonabili a quelli che ha manifestato progressivamente una volta a casa. Io e il mio compagno abbiamo avuto altri cani, ma prima di vivere insieme e di piccola taglia, quindi non proprio digiuni, ma di certo non esperti. Finché si parla di un cane che non vuole essere sollevato da terra e che ogni tanto si impunta al guinzaglio e se tirato si rigira e lo morde è un conto… Quando dopo tre settimane cerca di saltare in faccia a mia zia dal nulla, in campo neutro e senza che lei abbia fatto nulla…
        Avevamo scelto un adulto proprio per “non sbagliare”, perché crescere un cucciolo non è cosa da poco, perché pensavamo che con l’aiuto di un esperto avremmo potuto avere una vita serena. Purtroppo le cose sono andate diversamente. Amiamo i cani, anche se ora ne abbiamo timore, forse un giorno ci innamoreremo di nuovo e ci riproveremo.
        La cosa che trovo più assurda è che ora il nostro cane è dichiarato dai volontari “adottabilissimo” con le specifiche: no prima esperienza (ma neppure noi tecnicamente non lo eravamo), no altri cani (ma solo perché “remissivo” e quindi “soffre” l’interazione… Peccato che io gli abbia visto attaccare più di un cane… E non l’ho vista questa remissività), no bambini (grazie al cielo…)… Ma in realtà non ha fatto nessun tipo di rieducazione, neppure con la mia offerta di contattare degli esperti in cani morsicatori (e ovviamente pagarne le spese), ma è stato solo seguito dalle educatrici del canile (e qui evito di aprire la parentesi sull’esperienza avuta con loro all’inizio della storia).

    • spero che la conclusione del mio commento non ti abbia fatto pensare che considero mostro senza cuore chi vive un’esperienza come la vostra. Voi avete tentato con le vostre risorse – analoghe a quelle che avrei messo in campo io se mi fossi trovata nella vostra situazione, con analogo epilogo immagino -. A parte il grande dispiacere che si prova anche solo a leggere la vostra storia, figuriamoci a viverla, credo che hai esposto un “caso emblematico” che purtroppo ritengo sia molto frequente: adottare un cucciolo è una cosa, per mal che vada ti capita quello che è accaduto a me ( e mi tengo stretta tutti i 12 anni che vivo con la mia happylettica perchè sono meravigliosi comunque), adottare un cane adulto molto spesso è un salto nel vuoto senza paracadute. Ma adesso chiedo, e non è una provocazione: un cane come questo può essere che stia meglio proprio al canile, in un ambiente che conosce ed evidentemente è in grado di gestire in modo più equilibrato? Chi mi dice cosa ne pensa?

      • te lo dico io. Non sono un’esperta, ma uso quel pò di buon senso che ho e che è sopravvissuto alla mia vita. Sì, per me sta meglio in canile. Ambiente che conosce e che evidentemente, per quel poco che so della storia e per quel che mi pare di capire, gli crea uno stress minore. Punto. Ho letto un commento dove una persona chiedeva: ma adottare un cane magari malato che ha vissuto in canile anni ed anni, è un bene PER IL CANE? che si vede strappato dall’unico luogo per lui sicuro proprio quando ha più bisogno di sicurezza? Accanto a casa mia una famiglia ha preso un cane , ahimè il secondo, ahimè da cucciolo, circa quattro anni fa. Sono quattro anni che quel cane NON entra in casa e NON esce dal giardino. Mesi fa è morto il marito, e la moglie si è trasferita , sei giorni su sette,dai figli. Il cane è rimasto in giardino. Accudito tutti i giorni. Ma sempre solo. Ho meditato a lungo se chiamare l’Enpa. I vigili urbani, i pompieri … quello che ve pare. Poi ho guardato bene gli occhi del cane, che spesso si avvicina alla rete per giocare col mio. Sono occhi tranquilli, sereni, forse persino felici. Conosce quella vita e quella soltanto. ( Forse avrei dovuto chiamare l’ sos da cucciola, quando piangeva – l’ha fatto per un giorno o due – davanti al portone di casa . Ma non immaginavo che finisse col nano da giardino.)

        Chiamare qualcuno per strapparla alla vita che conosce ( da anni ), alla sua cuccia, al suo giardino, alla sua ciottola che comunque viene regolarmente riempita ogni santo giorno … dai ragazzotti con cui gioca quel giorno a settimana dalla nonna, che pure ho sentito dire: il cane non è un gioccatolo, trattatelo con rispetto! ( ah, sì ? ) …. farebbe forse sentire meglio me ( mi viene il magone se solo provo a paragonare la sua vita a quella del mio cane… con mia madre che gli canta la ninna nanna quando uggiola nel kennel… da quel paraculo che è … solo che quel cane quella vita non l’ha vista e neppure credo immagini sia possibile ) … ma non sono prioprio sicura che farebbe sentire meglio il cane. Poi potete non essere d’accordo con me… però continuo credere che la frase “lo faccio per il tuo bene” sia la frase propiziatoria di immani disastri. Fra umani. Ed anche fra umani e pelosi.
        Ed ora linciatemi pure.

        • no no, io sono d’accordissimo con te. Già avevo scritto di una mia esperienza analoga con il cane dei miei vicini. Io mi sentivo male per lui, perchè pensavo a quello che avrebbe potuto avere, ma il cane (stiamo imparando che) non è capace di astrazioni, quella che vive è l’unica vita che esiste per lui. E allora, se come ha già detto Valeria, il cane non ha coscienza di stare al canile, l’obiettivo deve essere il benessere del cane, non lo svuotamento del canile. Faccio un parallelo molto azzardato: esistono strutture residenziali che ospitano persone a lungo termine (esempio case di riposo), se il nostro obiettivo è svuotarle, scusate il francesismo, è come pisciare contro vento. L’obiettivo deve essere che la struttura sia al top per comfort, sicurezza e qualità di vita, in modo che chi ci vive possa ricevere un trattamento adeguato alle sue esigenze. E perchè non cercare di raggiungere lo stesso obiettivo con il canile? smettiamo di chiamarlo canile se vogliamo, chiamiamolo dog residence! Ci sono volontari che non ti vogliono affidare il cane manco se li preghi in ginocchio? benissimo, che si occupino dei loro ospiti con cura ed efficienza. Ripeto che i miei cani meticci non li ho presi in canile, li ho intercettati prima, se uno vuole “salvare” un cane le strade le trova anche senza passare per il canile, pardon dogresidence.
          Ovviamente quanto sopra si riferisce ai soggetti di difficile adottabilità, per gli altri ben venga una vita in famiglia, se porta al benessere del cane in questione

        • L’ideale sarebbe farle fare il salto della rete 🙂
          A parte le battute è un cane che potrebbe avere una vita migliore, ma anche peggiore. Non è abituata a tantissime cose che potrebbero traumatizzarla oppure potrebbe trovarle bellissime…impossibile saperlo. Certo è che è un cane giovane (4 anni) con una vita di solitudine di fronte, se la padrona tornasse almeno a vivere lì sarebbe meno sola, quanti cani (e devo dire anche nella mia famiglia) son vissuti serenamente facendo i nani da giardino? Rassicurati che il branco è lì, solo dall’altra parte della porta?

          • Ma se non esce neppure dal giardino col cancello aperto! Il mio ha un fumetto sulla testa ogni volta che chiudo il cancelletto…” dai chiudi male che vado a dare uno sguardo ai gatti dei vicini, solo ‘na boccat… ahem, ‘na sbirciatina così per vedere se stan bene” e fa una vita a cinque stelle, quella cancello spalancato e nisba. Meglio, che il mio cancelletto da su una via privata e chiusa ed il suo sulla via comunale…però, mi piacerebb… anzi no, non voglio sapere come le hanno insegnato ‘na cosa così.
            Ma la padrona compare.Almeno una volta al giorno a portare la pappa. O lei o i figlioli. E poi passano i fine settimana alla “casagrande”. Meglio di niente.

  17. Quanto mi urta quando si umanizza un qualsiasi animale. E’ vero che c’è riconoscenza nel salvataggio, ma non quella sdolcinata da fiabe. Caspiterina, ma il vero maltrattamento è il non sapere che un animale ragiona da animale, e va comunicato con loro tramite il suo linguaggio.
    Più si umanizza e meno si comprende. Meno si comprende, più si fanno errori. Più si fanno errori e più…………… tornano in canile.
    Che linguaggio si usa per spiegarglielo alla specie “Homo dissapiens volontariensis”?

  18. Sono MOLTO d’accordo sul fatto che i canili non si svuotano perché arrivano continuamente nuove cucciolate e nuovi randagi; faccio volontariato in un canile, e ogni volta che entro c’é la sorpresa 🙁
    Poi i vicini fanno le cucciolate di meticcetti, “perché tanto loro li danno tutti via, mica li sopprimono, che tanto sono di taglia piccola e trovano sempre qualcuno a cui darli”…hai voglia a spiegargli che cosí tolgono l’opportunitá a un cane del canile.
    Loro stessi in canile non adotterebbero mai, perché poi il cane é microchippato e sterilizzato e a loro “non va”
    Uccidere tutti i vicini?
    Anche no.
    Ma la tristezza é programmatica.
    Vita da sciuraanimalista laziale di campagna.

  19. Io aggiungerei anche il fatto che i cani dei canili, molto spesso, hanno un vissuto traumatico che li condiziona a 360′ ….quindi non sono esattamente cani per tutti, da prendere assolutamente pur di non farli stare in un box un giorno di più, perché si rischierebbe solo di fare un grande pasticcio! Io 3 anni fa presi un cane al canile della mia regione, un meticcietto di 3 anni (all’epoca) taglia media, sinceramente non avevo pretese anche se era il mio primo cane non mi importava il sesso, la taglia o il colore del pelo, l’ unica cosa FONDAMENTALE era il fatto che dovesse andare d’accordo coi gatti, e bene: ‘La(m)po, maschio adulto nato nel 2009, taglia media colore fulvo, tolto da una situazione di maltrattamento va d’accordo con le persone, cani e altri animali.’ Apparentemente il cane perfetto se ci avessero azzeccato almeno sulla metà delle cose… Si buonissimo con me e con mia madre, coi gatti si è sottomesso in nemmeno 30 secondi ma con il resto…. Aveva, e ha tutt’ora, TERRORE della folla e di alcune persone (prevalentemente uomini e ha collezionato già 2 denuncie per “aggressione” ma ha mozzicato molte più persone, meno male erano comprensive), non compatibili con altri cani se non visti e sottomessi già da cuccioli, paura delle bici, skateboard, chi gioca a calcio (penso per il gesto di calciare la palla…e li ha morso pure me… Ma lo amo troppo), è possessivo nei miei confronti e molto ansioso…..questi sono gli aspetti che hanno omesso d dirmi è che comunque mi avrebbero fatto pensare al momento dell’adozione, ovviamente c’è da dire che è un cane intelligentissimo, ubbidiente e per me sarebbe la vita, atletico e instancabile ma comunque se mi avessero preparato a questo magari avrei gestito la cosa diversamente…ora a distanza di 3 anni, pur seguendolo ed “educandolo” tutti i giorni, non sono ancora riuscita a recuperarlo del tutto, non è ancora un cane “normale” come tutti i cani equilibrati in circolazione…io non riesco a immaginare una vita senza di lui e non voglio pensare al momento in cui se ne andrà però voglio avvisare tutti coloro che credono che adottare un cane al canile sia così una buona azione, e può esserlo ma ci saranno comunque delle conseguenze, è come un boomerang che torna indietro dopo averlo lanciato….BISOGNA SAPERLO RIPRENDERE!

  20. Il punto 8 mi vede perplessa. date le condizioni dei canili di Genova, non vorrei mai più tornarci (ci sono stata con un’amica…risultato? Un anno di inutile attesa e poi…allevamento di Jack Russell!!) mai più, egoisticamente nemmeno come volontaria…

  21. Il problema è ancor più di fondo di quel che si pensa. È vero che per ogni cane (o gatto) comprato uno rimane in canile. Ed è per questo che secondo me gli allevamenti dovrebbero chiudere i battenti: basta cucciolate; basta figli di tizio-caio pluricampione del mondo x cicciabella super campionessa nazionale di bellezza; basta. Prima si svuotano i canili, Poi vediamo. Io la canina l’ho adottata, non perché “volevo un cane” ma perché volevo tirarne uno fuori di lì. Volevo dare una casa e una famiglia ad una creatura sfortunata. La prima che ci hanno proposto l’abbiamo presa, punto. E non cerco certo complimenti per il mio “gesto magnanimo”, sono gli altri che fanno un gesto spregevole, io l’ho fatto unicamente per lei. “voglio un pastore tedesco” “voglio un labrador” oooh! Ma sono esseri viventi! È come se uno dicesse “voglio un bambino russo” o “voglio un bambino giapponese” o di qualsiasi razza. Il problema qui è che gli animali sono SEMPRE considerati inferiori, come oggetti, come una cosa che si vuole e si vuole mostrare. Un po’ come quelle donne che a 35 anni si decidono a fare un figlio e poi lo appioppano alla babysitter o alla nonna per andare al centro benessere; giusto per dimostrare che sono donne e come donne devono figliare, per non sembrare da meno. Finché gli animali saranno considerati così, non si risolverà un tubo. E con animali intendo tutti gli animali, perché “uuuuh guarda com’è bello quel cagnolino!!” e poi ti mangi il filetto. Ma quanta ipocrisia c’è?? Perché se ami gli animali, un maialino e un cagnolino sono praticamente uguali ai tuoi occhi. Serve un’educazione di base al rispetto per la vita. A leggere certe cose mi sale il nervoso, sembra che tutti vogliano mettersi la coscienza a posto, cercando di autoconvincersi come con un mantra che non sbagliano. E sarà anche solo il “cucchiaino con cui si cerca di svuotare il mare” ma se TUTTI svuotassero un cucchiaino di mare, il mare non ci sarebbe più.

    • Il problema è proprio che c’è chi parte da presupposti come il tuo: non solo fai il solito errore di fare il parallelo “un cane comprato in più = un cane adottato in meno”, ma addirittura parli di “gesto spregevole” (riferito suppongo a chi acquista il cane invece di adottarlo in canile), fai il paragone coi bambini (immancabile)…e arrivi anche all’estremo del concetto secondo cui “se ti piace il cane allora non dovresti mangiare il filetto”. Vegana, suppongo ? Perchè di solito questi estremismi non-sense arrivano dalle “armate internettiane veg”…

      Insomma, metti insieme luoghi comuni ed estremismi assurdi: se il chiucchiaino è fatto con questi presupposti, quasi quasi meglio che il mare stia dov’è…

      • Il luogo comune qui lo fai te, le cose che ho scritto non sono luoghi comuni, sono cose pensate col mio cervellino (perché sì, ho un cervello) e sentite col cuore, non ho semplicemente ripetuto a pappagallo quello che si legge o si sente dire. Gesto spregevole, sì, perché se puoi fare qualcosa per salvare una vita e non la fai sei TU il responsabile di quella morte, perché MAI potrei vivere con l’ombra del senso di colpa addosso, sapendo che potevo fare qualcosa di buono e non l’ho fatto per puro egoismo, e nessuno può vivere così, per questo c’è bisogno di attaccare chi invece il buono lo fa dando dell'”estremista”, perché altrimenti verrebbe a galla tutto il senso di colpa nascosto da anni di maschere e bugie. Estremista è non voler far del male a nessuno e rispettare la vita? Estremista è sentire fratello o sorella qualsiasi animale incontri sulla strada? A me sembra il contrario. Il paragone coi bambini, “immancabile” a detta tua, sì immancabile perché noi non siamo più importanti di loro, perché un cucciolo che sia umano o canino o quello che vuoi è sempre la stessa cosa: un cucciolo. Sempre a metterci su un piedistallo dorato, a ingozzarsi di hamburger e guidare macchine sportive pensando di essere fighi…
        Solitamente non commento articoli o video, non vivo su internet come tanti drogati di Facebook e Twitter e chi più ne ha più ne metta, di solito mi faccio il sangue amaro per un paio di giorni cercando di non pensare alla cecità umana che ha contagiato la stragrande maggioranza del pianeta, ma non ho saputo resistere stavolta, lo ammetto.
        Io sono l’amica che non ti guarda male se mangi un panino al prosciutto, piuttosto guardo dall’altra parte perché quel prosciutto mi fa impressione e tristezza; hai presente chi non vuole vedere film splatter o horror o qualsiasi film con immagini violente e cadaveri (per di più finti)? A me fa lo stesso effetto, vedo le immagini di tortura e sento la paura e disperazione dell’animale nel tuo panino, mi fa lo stesso identico effetto, con un’unica differenza: quello che stai mangiando è un cadavere vero.
        Arrivando ora al cucchiaino, a quel che dici tutti dovremmo fregarcene, ognuno vive la sua vita e ciao ciao, tanto moriamo tutti chi se ne frega. È per questa mentalità, e non la mia affatto, che ci troviamo in questo baratro di violenze (e stavolta parlo anche di violenza sugli umani) ipnotiche.
        Avete tutti paura che qualcosa stravolga il vostro bell’orticello, le vostre belle abitudini, “sia mai che mi levino le mie cose!”. E così quando arriva qualcuno che la pensa diversamente e spiega le proprie idee e ragioni si lancia subito la bomba additandolo come il vero problema…
        Dimmi, Davide, quale problema creerebbe un pensiero come il mio? Creerebbe più randagi? Creerebbe più morte? O creerebbe solo un problema a te?

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.