venerdì , 17 novembre 2017
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Il Carlino non ha cinquant’ anni, ne ha tremila

di VALERIA ROSSI – Il mio articolo di commento non propriamente entusiasta a chi faceva paragoni tra i cani di cent’anni fa e quelli di oggi (criticando, come al solito, gli allevatori per promuovere le adozioni) ha suscitato diverse reazioni: ma tra chi mi dava ragione e chi torto marcio (e ci sta: la libera discussione è sempre bene accetta) ci sono state diverse persone che si sono scagliate contro l’allevamento moderno, sostenendo che è stata “tutta colpa sua” la nascita (cito letteralmente da uno dei commenti) di “quei poveri musi schiacciati dei Carlini”.
Ecco, a me piacerebbe che le persone si informassero un pochino di più prima di parlare (o di scrivere): perché il Carlino, il muso schiacciato, ce l’ha sempre avuto. E quando dico “sempre”, intendo proprio fin dalle sue origini, che risalgono alla dinasta Chiang cinese. Prego notare che la collocazione storica della dinastia Chiang sta tra all’incirca tra il 1700 e il 1100 avanti Cristo.
carlinoantic2Certo, non è che abbiamo foto dell’epoca… ma ci sono ceramiche e sculture che dimostrano la veridicità di quanto affermo.
E ci sono anche testi scritti che parlano del significato esoterico delle rughe del Carlino, che venivano lette come ideogrammi e che a seconda dell’espressione del cane potevano essere interpretate ogni giorno, dando loro interpretazioni magiche. Un po’ più avanti nel tempo (ma restiamo sempre a.C.) a parlare del Carlino fu addirittura Confucio (551 a.C. – 479 a.C.), che lo descrisse come cane “a muso corto e dalla breve bocca”.

carlinoantic1Per l’avvento della fotografia bisogna ovviamente attendere l’inizio dell’800… ma anche qui, non è che stiamo parlando esattamente di allevamento moderno e di allevatori attuali! E le prime foto di Carlini, ritratti ancora nella loro terra di origine, dimostrano in modo piuttosto inequivocabile che il cane era lo stesso di oggi… o quasi (in realtà aveva le gambe decisamente più storte).
Dunque, i piccoli molossi brachicefali (non solo il Carlino, ovviamente, ma proprio tutti) sono stati creati dalla natura e non dalla selezione umana, che si è limitata ad apprezzarli e a fare in modo di riprodurli.
Lo stesso vale per moltissime altre razze canine che vengono tacciate di essere “prodotti della moderna vanità umana“, a partire dal bassotto che è un cane “spontaneamente” condrodistrofico.
Insomma, la sua bassezza è nata casualmente, in natura, per via di un’anomalia scheletrica che però è perfettamente compatibile con la vita: per questo è stata poi selezionata dall’uomo per utilizzare i cani nella caccia in tana… ma non è che l’uomo si sia messo lì apposta a segare le zampe ai cani.

TechichiCosì come l’uomo non ha creato “mostri piccolissimi per poterseli tenere in borsetta” (altra citazione da un commento che riguardava, stavolta, il chihuahua): il chihuahua è il diretto discendente del Techichi, che era il minuscolo cane dei Toltechi, popolo nativo americano dell’epoca precolombiana che visse in Messico tra il X ed il XII secolo.
Anche qui non mi sembra proprio che si possa parlare di “razze rovinate negli ultimi 50 anni“, ma solo del desiderio umano di riprodurre cani nati in natura con certe caratteristiche che all’uomo sono semplicemente piaciute, per un motivo o per l’altro.
Certo, si potrebbe obiettare che nanismo, musi schiacciati eccetera non si sarebbero probabilmente fissati senza selezione, perché se i cani si fossero incrociati liberamente si sarebbe tornati (come sempre accade) verso il modello selvatico, ovvero verso il cane “fatto a cane”, quello che in pratica somiglia a un lupo o a un dingo. La selezione umana, però, sta proprio alla base del fatto che il lupo sia diventato cane, anzi canis familiaris, laddove in quel “familiaris” è scritta tutta la sua essenza di compagno dell’uomo, nel bene e nel male.

bulldogecuccL’allevamento moderno, in alcuni casi, ha esagerato?
Si sono estremizzate troppo alcune caratteristiche, fino a rendere difficile la vita dei cani?
Indubbiamente sì, non lo si può negare: ma se si vogliono stigmatizzare le esasperazioni è solo di queste che bisogna parlare, evitando di dipingere “l’uomo” in generale come una specie di dottor Frankenstein che produce mostri in laboratorio (cosa che, peraltro, si sente spesso dire di dobermann e pit bull, che fisicamente sono cani atletici e dinamici: in questo caso il “laboratorio” viene accampato come scusa per la creazione di caratteri forti!).
Insomma, prima di affrontare l’argomento “selezione delle razze” sarebbe sempre bene capire da cosa si è partiti: perché nessuno, “negli ultimi cinquant’anni“, ha creato Carlini o bassotti partendo da un lupo.
Si è partiti da qualcosa che c’era già e che era già molto simile ai cani di oggi.
Che poi si sia esagerato, in alcuni casi, è un dato di fatto: ma certe esagerazioni vanno anche legate al fatto che la scienza umana può permettersi di tenere felicemente in vita cani che in natura non potrebbero più riprodursi (vedi l’ipercriticato bulldog inglese), visto che siamo in grado di eseguire cesarei senza problemi (e non mettetevi subito a strillare che il cesareo è “una tortura”, perché c’è stato un periodo della storia umana in cui vi si è fatto ricorso con enorme frequenza… perché è meno traumatico per il feto!). E in generale, possiamo mantenere in vita (e parlo di vita piena e gratificante) animali che in natura non sopravviverebbero neanche per un giorno.
Ricordiamoci che la natura NON è quella dei film di Walt Disney: la natura è spietata, decisamente più spietata dell’uomo. Quindi, prima di additare tutti gli allevatori come mostri e/o creatori di mostri, sarebbe meglio sapere bene di cosa si sta parlando.


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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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