sabato , 18 novembre 2017
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Eh, ma il suo cane è allegro e scodinzola!

di VALERIA ROSSI – Che significa questo titolo? Semplicissimo: è la frase che mi sento spesso rivolgere dopo aver messo in discussione i metodi di qualche “brutalone” (come li chiama il mio collega Cardia) più o meno famoso.
Insomma, dal Millan (che ho chiamato in causa proprio nell’articolo di ieri) all’addestratore sconosciuto alle masse, ma dotato di campo e di relativi clienti.
Quando sostengo che certi metodi siano inadeguati al concetto di “rispetto per il cane”, quasi sempre mi sento rispondere proprio così: “Ehhhh ma non è vero che li maltratta! I suoi cani sono allegri, felici, lavorano a coda alta! Se li maltrattasse non avrebbero quell’atteggiamento lì!”
Ebbene, questo NON E’ VERO.
Bisogna dirlo, e soprattutto bisogna capirlo.

tempra1Ci sono cani dalla tempra talmente forte da riuscire a superare situazioni davvero brutali e violente senza poi dare alcuna reazione apparente (o meglio: alcuni minimi segnali si possono captare… ma solo in alcuni casi. E li capta solo l’occhio del cinofilo super-esperto e super-allenato, tanto che a volte sfuggono perfino ai Giudici).
Ci sono cani che possono venire letteralmente torturati e poi lavorare a coda alta, orecchie dritte, sguardo limpido e fiducioso: perché, semplicemente, riescono a passar sopra a qualsiasi cosa. Subiscono, si danno una scrollata e ripartono con immutato entusiasmo.
Ci sono anche umani così, eh.
La famiglia di un mio caro amico, venuto a mancare in giovanissima età per un incidente stradale, è stata la dimostrazione più eclatante di queste differenze negli umani: la madra del ragazzo, pur reagendo con infinita dignità e con tutto il coraggio che riusciva a trovare, è rimasta palesemente segnata per sempre da ciò che era successo. La guardavi e vedevi l’immagine del dolore e della sofferenza, anche se cercava di nasconderla in ogni modo possibile.
Il marito, dopo pochi mesi, era tornato esattamente quello di prima: lavorava, rideva, scherzava, e se uno non l’avesse saputo non avrebbe mai potuto capire che aveva perso un figlio. E questo nonostante avesse avuto, con quel figlio, un rapporto strettissimo, che in molti definivamo “speciale”: erano amici, erano complici, era palese che si adoravano.
Non è che quell’uomo soffrisse meno di sua moglie: semplicemente, aveva una tempra d’acciaio.
La stessa che hanno molti cani… con la differenza che nell’uomo essa nasce casualmente, mentre nei cani si fa il possibile per selezionarla e quindi – almeno in certe razze – essa è molto più diffusa.
I terrier di tipo bull sono normalmente cani dalla tempra altissima: ma lo sono anche pastori tedeschi e belgi da lavoro, lo sono i bulldog, lo sono molti boxer… e a volte, anche tra i cani, lo sono soggetti “insospettabili” come il meticcetto di canile, nato super-tosto per caso, ma non per questo meno tosto di chi ci nasce per selezione.
tempra3Che succede, dunque, con questi cani?
Succede, semplicemente, che sono in grado di reggere qualsiasi intervento brutale senza fare una piega: o meglio, facendola sul momento ma passandoci sopra al momento successivo.
Insomma: prendono la scollarata col tele? Magari fanno “cain”, e di sicuro il male l’hanno sentito (tant’è che ripeteranno/non ripeteranno più facilmente il comportamento che si voleva fissare/estinguere)… ma dopo mezzo minuto sono di nuovo lì con la coda a bandiera e l’occhio vispo e allegro, pronti a continuare il lavoro con entusiasmo.
E qui il discorso si sposta direttamente sull’ etica umana e non su quella canina.
Infatti: a) è assolutamente innegabile, anzi è proprio scientificamente provato, che rinforzo negativo e punizione positiva hanno una curva di apprendimento estremamente più breve del rinforzo positivo. A volte, addirittura, basta una singola somministrazione (curva breve), mentre il rinforzo positivo richiede sempre un gran numero di somministrazioni (curva lunga).
In parole poverissime: il cane che scappa fuori dal cancello deve essere richiamato e premiato infinite volte, prima che capisca che non deve uscire (e non è detto che funzioni, perché entrano in ballo molte variabili: per esempio l’appetibilità di ciò che trova fuori dal cancello. Se c’è una cagna in calore, hai voglia a proporgli bocconcini come alternativa…). Se lo stesso identico cane, con la stessa identica cagna in calore nelle vicinanze, si becca una scossa elettrica quando prova a varcare il cancello, è assai probabile che non ci provi mai più;
b)  alla domanda “è lecito lavorare “con le cattive” su un cane capacissimo di reggerle senza fare una piega?” possono esserci diverse risposte, a seconda dei punti di vista.

Security ahead of Nuclear Security Summit in The HagueUna risposta può essere “Sì, è lecito perché questo mi consente di arrivare ai massimi livelli di addestramento in tempi molto brevi: e una volta che il cane ha capito quello che deve fare non ho più bisogno di fargli alcun male. Quindi avrò ottenuto rapidamente un cane estremamente performante, preciso ma anche felice di lavorare con me (basta guardarlo per capirlo): il gioco, dunque, vale la candela”.
In questi casi, se a parlarmi così è un addestratore di cani sportivi, la mia personale reazione è: “Ma brutto stronzo, visto che potevi ottenere lo stesso risultato mettendoci qualche mese in più, ma senza far soffrire il cane, perché hai scelto di fargli del male? Solo per arrivare prima alla coppetta? E lo sai, allora, dove te la puoi infilare la coppetta?” (sì, lo so, le mie reazioni sono spesso scurrili).
Ovviamente “la coppetta” è abbastanza metaforica: infatti “coppetta” non significa solo “aver vinto la gara X o Y e tirarsela per questo”.  Significa anche vendere più cuccioli e/o più monte, avere più clienti al proprio campo eccetera eccetera.
Bisogna capire che nessunissimo cinofilo fa del male ai cani per divertimento: alcuni lo fanno perché solo in questo modo riescono ad arrivare a fine mese.
E già qui si potrebbe fare qualche distinguo, perchè tra quello che lavora brutalmente i cani per arrivare a fine mese  e quello che invece li maltratta per arrivare a farsi la villa al lago, è evidente che una differenza c’è.
Però diciamo che questi, per me, sono tutti stronzi (un po’ di più quello della villa, un filino meno quello che sbarca il lunario come può: ma siccome il lunario lo potrebbe sbarcare anche con metodi meno cruenti, e soprattutto visto che alcuni di questi “sbarcatori” semplicemente rifiutano di informarsi sulle nuove tecniche più rispettose del cane, perché “hanno sempre fatto così” e non hanno voglia di rimettersi in gioco per imparare a fare in un altro modo… allora so’ stronzi pure loro).
Prendiamo però il caso in cui la stessa identica risposta me la desse, che so, un addestratore di cani guida per non vedenti, o un istruttore di protezione civile (sono esempi, eh! Per carità del cielo, ora non ditemi che ho accusato tutti gli istruttori di cani guida o di protezione civile di essere dei maniaci del tele!)

tempra4Ecco: a questo, prima di dargli dello stronzo, confesso che ci penserei due volte.
Non è che lo ritenga totalmente innocente, per carità:  i metodi alternativi esistono anche per lui e anche lui potrebbe seguirli… però lo scopo diverso rende un po’ diversa anche la misura della stronzaggine. Non è possibile negarlo.
Da un lato, infatti, abbiamo qualcuno che maltratta un cane per arrivare ad un riscontro personale (economico o di pura gratificazione che sia): dall’altro abbiamo qualcuno che i cani li mette in condizione di aiutare o addirittura di salvare delle persone.
Qualcuno che a che fare, tra  l’altro, con animali la cui preparazione costa moltissimo: ragion per cui una maggiore rapidità (con conseguente risparmio di denaro) non si tramuta nel “farsi prima la villa”, ma nel poter impiegare quel denaro nella preparazione di un altro cane altrettanto prezioso per la società.
Solo l’animalista antispecista, credo, può mettere tutte queste persone sullo stesso piano: io che un filino specista lo sono, ahimé… a metterli sullo stesso piano proprio non ci riesco.
E sia chiaro che, pur essendo specista (non tanto perché ritenga l’uomo “superiore” in assoluto, ma solo perché sento un po’ di “senso di appartenenza” alla mia specie, il che mi pare anche normale…), io adoro gli animali e mi dispiace infinitamente vederli soffrire: quindi vorrei che le sofferenze fossero loro evitate ogni volta che è possibile.
Per questo non me la sento di dire che approvo i metodi dolorosi, neppure quando servono a salvare vite umane. Diciamo che li ritengo un “male leggermente minore” rispetto a quelli utilizzati solo per far soldi, ma che sempre di “male” si tratta.
Solo che, se poi penso che un cane maltrattato solo per un breve periodo, e in seguito accudito ed amato, potrebbe un domani salvare la mia vita o quella di mio figlio… e che se invece i suoi addestratori avessero seguito un metodo che mi piace di più il cane potrebbe non essere ancora pronto per salvare nessuno… oh, non so voi, ma io qualche dubbio me lo pongo.

tempra6_sottQuand’è che invece proprio NON me ne faccio?
Semplice: quando i metodi stronzi vengono utilizzati su cani che NON hanno la tempra giusta per  reggerli.
Ecco, lì divento anche peggio che scurrile: divento una jena. E’ il caso del pastore tedesco che ho linkato nell’articolo di ieri: un cane indubbiamente di tempra molto morbida, che non riesce a superare lo stress in modo positivo ma si limita a sottomettersi e a mandare segnali LAMPANTI di sofferenza psicologica.
Per questo dico che Millan & affini fanno danni inenarrabili: perché forse possiamo porci dei dubbi quando il cane viene trattato in modo duro da qualcuno che sa perfettamente quello che fa. Qualcuno che la tempra l’ha ampiamente testata e misurata, e ha capito fin dove può arrivare.
Ma mostrare questi metodi  pubblicamente, su youtube e addirittura in TV, significa “darli in pasto” a persone che il cane non sanno leggerlo, che la tempra non sanno neppure cosa sia, che a malapena distinguono la testa dalla coda. Significa spingere persone incompetenti e ignoranti ad utilizzare tecniche invasive su cani che non sono in grado di reggerle e che quindi ne verranno inesorabilmente rovinati. Che potranno sottomettersi ad una situazione di perenne infelicità, oppure reagire mordendo (e qui a me scatta l’applauso), o ancora chiudersi a riccio (reazione tipica dei pit bull, per esempio) e diventare refrattari a qualsiasi insegnamento.
Tutti cani da buttar via, a volte anche in senso letterale, tant’è che vengono soppressi.
Le trasmissioni come quella di Millan (e non solo lui, purtroppo) di cani da buttar via ne producono a quintalate. E i  campi da addestramento?
DIPENDE, come al solito, dalla sensibilità, dalla competenza e dalle capacità dell’addestratore. C’è quello che certi metodi li usa solo sui cani in grado di reggerli, che li usa per tempi brevissimi e in modo controllatissimo… e qui il mio personale giudizio è – come dicevo sopra – strettamente legato al motivo per cui li usa.

tempra2Se è scopo sportivo, pur riconoscendo qua e là qualche attenuante, io lo condanno sempre e comunque. Se è scopo di utilità sociale, rimando il giudizio ad altri perché non me la sento proprio di pronunciarmi in modo definitivo.
Sta di fatto che – tornando al tema iniziale – pochissime persone al mondo saranno in grado di capire che certi metodi sono stati usati su certi cani: perché quelli che si vedono in campo sono cani indiscutibilmente allegri, gioiosi, collaborativi, in una parola felici.
E qui qualcuno che ha letto il mio articolo di ieri potrebbe obiettare: “Ma tu, alla fine di quell’articolo, hai pubblicato un video in cui si vedono cani allegri e gioiosi su un campo di addestramento classico: dunque anche in questo caso la tua frase: “se avete anche solo il minimo storico di capacità di leggere un cane… direi proprio che le chiacchiere stanno a zero” ha poco significato, perché qualcuno di quei cani potrebbe anche essere reduce da maltrattamenti “ben sopportati”!
Ebbene, la risposta è “sì”. Teoricamente, potrebbero.
Ma infatti io non ho sostenuto che tutti i cani presenti in quel video fossero cani trattati in modo gentile: ho soltanto sostenuto che non ci fosse paragone con quelli lavorati dal “non-addestratore” di cui si parlava nell’articolo. Cani palesemente schiacciati, sottomessi, “dominati” nel senso deteriore del termine.
Il senso di tutta questa mia blaterata è infatti uno solo: non si può generalizzare, non si può dire che ci sia un’unica strada “buona per tutti”. Ogni caso è a sé e va giudicato nel contesto giusto, ma soprattutto con le competenze giuste.
Un addestratore/istruttore/quelchesia che rifila un calcione ad un cane di tempra durissima, che ha fatto qualcosa di abbastanza grave  da meritarsi il calcione e che sa benissimo perché l’ha preso… posso anche giustificarlo.
Quello che dà un calcetto ad un cane di tempra molle, che non ha fatto niente di grave oppure che l’ha fatto, ma non sa di averlo fatto e quindi non capisce la punizione… ecco, quello è stronzo al 100%. E pure cretino.  E pure incompetente, perché il suo calcetto non otterrà alcun risultato reale: otterrà un cane schiacciato, non un cane che ha capito dove e come ha sbagliato.
Ed oltre a questo, ci sono circa millemila “vie di mezzo” che non posso stare ad elencare, altrimenti non arrivo mai più alla fine.
Sta di fatto, però, che:

a) “cane allegro e scodinzolante” non è per forza sinonimo di “cane trattato gentilmente”. Può essere anche sinonimo di “cane con una tempra della madonna”, che è stato trattato duramente ma che ha saputo superare egregiamente lo stress. Non ci è dato di saperlo, se non abbiamo seguito tutto il percorso passo passo;
b) se un cane di scarsa tempra lavora allegro e scondinzolante, allora possiamo star certi che l’addestratore è stato BRAVO. Di nuovo, non per forza “gentile”, ma sicuramente bravo perché comunque avrà saputo mirare gli interventi negativi sulle possibilità di quel cane. Oppure non ne ha usati affatto. Non ci è (nuovamente) dato di saperlo, se non abbiamo seguito… eccetera.
c) ci è dato, invece, di sapere con certezza che un cane che a fine lavoro appare sottomesso, impaurito, “schiacciato” è stato lavorato male. Ed è per questo che mi sono permessa di criticare con forza i video del tizio dell’articolo di ieri, soprattutto quello del pastore tedesco: perché lì si vede chiaramente come un cane senza apparenti problemi sia stato rovinato da un lavoro malfatto.

Perché, attenzione altra variabile!
Ho specificato “a fine lavoro” (non inteso come “fine sessione”, ma proprio “pronto per iniziare le gare, o l’attività”) perché a volte un cane può apparire impaurito e sottomesso a causa di esperienze precedenti, o magari per problemi genetici.
In questi casi, se lo vediamo “schiacciato” al campo, non è che possiamo dedurre in automatico che sia colpa dell’addestratore: anzi, magari il poveraccio sta lavorando per rimediare agli errori altrui!
Purtroppo il sciur Cassinelli ha scelto orgogliosamente di mostrarci il “prima e dopo la cura”: e così si può facilmente dedurre che il cane, per quanto anarchico, “prima” della sua “cura” fosse aperto e sereno. E’ “dopo” che è diventato un zombie sottomesso… e la cosa più tragica è che i proprietari ne sembrano contenti, così come lo sono moltissimi proprietari di cani “zombizzati” a botte di psicofarmaci o di presunti “autocontrolli” indotti spegnendo tutte le loro doti naturali.

tempra7Concludendo: non potremo MAI essere certi (a meno di non essere cinofili espertissimi) che un “cane allegro” non abbia subito qualche trattamento rude, ma possiamo essere certi che l’abbia superato positivamente: come e se giudicare l’addestratore è una questione puramente personale, soggettiva e non oggettiva.
Possiamo invece essere certi che un cane che da allegro e sereno diventa chiuso e sottomesso sia stato lavorato da un incompetente: e qui la cosa è proprio oggettiva, senza se e senza ma.
Anche qui forse si potrebbe fare qualche distinguo: se il cane è stato trattato così perché era mordace e adesso non lo è più, magari una giustificazioncella la si può trovare. Se è stato trattato così perché tirava al guinzaglio… allora “GALERA”! è la prima parola che mi viene in mente.
E a forza di variabili potrei andare avanti ancora per ore, ma mi fermo qui… anzi, no: mi fermo dopo avervi dato un ulteriore spunto di rilessione, giusto per gradire, a proposito delle tempre dure o durissime.
Ricordate il padre del mio amico, quello che apparentemente sembrava tornato l’uomo di prima anche dopo la tragedia? Be’, due anni dopo è morto d’infarto.
Il che potrebbe non significare nulla, oppure significare moltissimo. Chi lo sa.
Chi lo sa cosa succede veramente nella mente, nell’anima di un uomo o di un cane.
Ed è proprio per questo terribile “chi lo sa” che io ho sempre scelto di non fare MAI male a un cane, se non in casi di estrema necessità, e sicuramente mai per insegnargli qualcosa.
Ho scelto anche di fare sport e non utilità sociale (perché lì mi sarebbero sorti i dubbi, mentre sullo sport non ne ho: ci metterò pure il triplo del tempo, ma al risultato voglio arrivarci col cane che si diverte e che non soffre mai).
Ognuno, ovviamente, è libero di pensarla in modo diversissimo da me: da quello che ritiene me una maltrattatrice perché insegno il “terra-resta” a quello che mi ritiene una stupida mammolletta perché non uso il tele. Ogni pensiero è lecito, e molte azioni possono essere lecite… tranne quella di maltrattare i cani stupidamente e inutilmente.
Però spero che almeno una cosa si sia capita: che prima di giudicare bisogna conoscere a fondo i cani. E magari anche un po’ le persone.
Altrimenti non si faranno MAI discussioni costruttive, ma chiacchere da bar. O da Facebook che dir si voglia.

NOTA: le foto hanno scopo puramente illustrativo e non sono da mettere in alcun modo in relazione con i metodi descritti. Ho usato foto di cani da utilità, e anche foto di cani-soldato, NON certo per far sospettare che siano maltrattati, ma solo perché vengono indubbiamente scelti tra soggetti di tempra forte.

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35 commenti

  1. Scusate la domanda, ma qualcuno saprebbe dirmi cosa è il tele?

    • Collare elettrico

    • È quel simpatico collarino con una lucina intermittente che quando il cane si comporta male gli somministra una scarica elettrica dosabile, dal cai cai mamma non lo faccio più promesso al cadere seccoper insospettati problemi cardiaci. E in questo modo il cane manco si rende conto che il colpevole sia il padrone, ma è simile a una “punizione divina” . L’unico utilizzo a mio avviso può essere quello,previa eliminazione dei due elettrodi, di usare il richiamo sonoro che l’apparecchio può emettere, per far tornare un cane in ricerca a pista che si sia allontanato troppo

  2. Secondo me le maniere forti sono usabili solo per proteggere l’incolumità (di umani, altri animali o del cane stesso)… cane mordace? cane con predatorio alle stelle che fa fuori la colonia di gatti del vicino? cane che scappa da casa e rischia di finire sotto una macchina? Qualsiasi metodo rapido per risolvere questi problemi è accettabile, per il resto, anche nell’utilità, per me no.

    • Concordo in pieno! A mali estremi, estremi rimedi! Sempre che i rimedi funzionino, però…. non so fino a che punto poi bisogna arrivare per inibire comportamenti “antisociali” in determinati tipi di cane, e neppure se è possibile farlo, sia pure con le cattive o le cattivissime.
      Il mio cane non ha mai “lavorato” un giorno in vita sua perchè non ne ha assolutamente bisogno . Ed io neppure ne ho bisogno. Data la situazione i suoi vizi se li può concedere senza troppi problemi nè suoi nè miei.
      Ma sono situazioni rare e particolari.
      Quanto alla tempra, se solo mi azzardassi a trattarlo non ti dico “male” ma semplicemente senza la dovuta deferenza… credo che in un nanosecondo passerei da amata padroncina a inutile comò sempre in mezzo ai piedi.
      Si dice tempra molle? Beh… allora è praticamente un lombrico!
      Anche le cazziate per i furti, devono essere abbastanza moderate! Anche perchè non ho tempo da perdere in attività inutili!
      La cosa veramente folle, da ottenere con le buone o (peggio) con le cattive, è cercare di ottenere che un cane non faccia il cane.

    • D’accordo con te, ma parzialmente.
      Direi che è arrivato il momento per me della pubblica gogna, ma se può servire a qualcuno la mia esperienza ben venga.
      Lontano 2002, trasferita da qualche anno in campagna da Milano, cascina recintata, cordolo in cemento in cui la rete è annegata, tutto fatto per bene…Yuri impara ad aprirsi la porta del cancelletto pedonale, non facciamo in tempo a capirlo che un’auto lo ha ucciso. Fa male ancora.
      Arriva Wolfe, cucciolone di 6 mesi di terranova. Dopo un po’ impara a scappare quando si apre il cancello per l’auto. Soluzione facile: arrivi, fermi l’auto, entri in giardino, chiami il cane, lo leghi, porti dentro l’auto e chiudi, sleghi il cane. Con neve pioggia o bora.
      Impara a non venire al richiamo.
      Non c’è verso, se lo rincorri scappa. Nessun wurstel o sottiletta.
      Siamo nel 2003.
      Vicino a casa mia c’è il centro cinofilo la Tollara, lo gestisce una certa Alexa Capra, dicono sia brava. Si va.
      Nonostante i 2 figli gemelli di 2 anni, nonostante quella di 5, nonostante il lavoro a Milano e quello da avviare in zona, nonostante la separazione imminente dal marito, si va, non ne voglio veder morire un’altro.
      “Delinquente! Il collare a strangolo!”
      “Ma lui è 65 kg, io 57, senza non lo tengo: mi butta a terra”
      “qui con lo strangolo non si entra”
      “va bene lo tolgo”….e cado a terra…
      Mi spiegano subito che potrà imparare a fare di tutto, anche il caffè, ma probabilmente continuerà a scappare… però… forse…magari… migliorando il rapporto con lui…vabbè, ci si prova.
      Ovviamente il cane continuò a scappare, finì con un collare elettrico, non radiocomandato, c’era un filo interrato che definiva il perimetro del cancello, se lui si avvicinava il collare bippava, se si avvicinava ulteriormente scossa elettrica.
      Funziono’.
      Per anni.
      Poi decise, oramai vecchio, che valeva la pena di prendere una scarica o due pur di andare a zonzo.
      Dovetti aumentare la potenza, mi dicevo meglio così che morto.
      Poi arrivammo al massimo.
      Poi non servì più neanche così.
      Lo legai alla catena. Lunga, 15 mt.
      Stava li dalla mattina quando uscivo (lo attiravo con il cibo, se non veniva non mangiava più sino al giorno dopo) sino a quando non rientravo, a volte il pomeriggio, a volte la sera. Poi libero, sino alla mattina dopo.
      Povera bestia, cosa mai aveva fatto di male per avere una padrona così ignorante.
      Infine morì ed arrivò il sucessivo. Il marito non c’era più, il cane poteva entrare in casa.
      Iniziò, dopo un po’, a tentare la fuga anche lui. Lepri, fagiani cinghiali, caprioli, c’è di tutto…
      Ma nel frattempo ero cresciuta, qualcosa avevo imparato.
      Ebbi la fortuna di trovare un addestratore furbo e di saperlo riconoscere, venne a casa mia, clicker, kennel aperto, comando “entra”, comando “resta”.
      Il Kennel lo si posiziona in giardino, lontano dal cancello. Quando può uscire dal kennel gli urli “libero”. Chissà quanti altri metodi ci sono….
      Poi un giorno decise che aveva capito tutto ma di ubbidire non ne aveva voglia; la lepre era più interessante che dare retta a mamma (tanto lo sai che poi torno..). Lo sberlone lo ribaltò a metà cancello.
      A mamma non si disubbidisce.
      Ecco, di quello sberlone non mi vergogno, lo ridarei anche subito.
      Di tutto quello che ho fatto a Wolfe invece mi vergogno moltissimo.
      Mi raccontavo che era per il suo bene, ma in realtà quel cane ha avuto una vita dura per colpa della mia ignoranza e per colpa dell’ignoranza o della presunzione di “professionisti” incapaci.

      • credo che ci sia un “Wolfe” nella vita di ogni bravo cinofilo…è colui che ci rimette quando siamo alle prime armi, quando non capiamo ancora un cazzo di niente, perdonatemi il francesismo…è quel cane che ci ha fatto avvicinare alla cinofilia, che ci ha fatto appassionare, che ci ha spinto ad imparare sempre di più e sempre meglio…a sue spese. E’ il cane che non scorderemo mai, che ameremo sempre in modo speciale, diverso, perchè ci ha aperto un mondo e ci ha dato tanto.
        Ma è anche il cane a cui chiederemo scusa per il resto della nostra vita.

        • Mi hai fatto piangere.

        • Il mio Wolfe si chiamava Gaia…tantissimi errori con lei che adesso cerco di non commettere più perché Attila non sia un altro Wolfe

        • grande deni! mi mancavi 🙂

        • Sì, c’è un Wolfe per tutti. Per tutti quelli che amano gli animali diverasamente umani, c’è un animale così. Quello a cui pensi sperando che sul Ponte ti aspetti per darti una zampata amichevole e dirti “hai fatto del tuo meglio, tutto quello che allora potevi e sapevi.. Grazie a me sei diventata migliore, ti ho capito e perdonato: perchè non lo fai tu?”

          Sotto sotto lo sai che lui ha davvero capito, a volte arrivi persino a pensare che il suo scopo sia stato proprio quello di darti un occasione per essere migliore… ma saperlo non ti fa sentire meglio.Merdaccia ti sentivi , e merdaccia continui a sentirti.

          Però di una cosa sei assolutamente sicura: errori simili, mai più.
          Grazie di tutto , mio Wolfe.

      • Chapeau…. Davvero.
        Il tuo intervento è uno dei più belli significativi mai scritti da quando bazzico qui… Comunque sono d’accordo con deni, nella vita di molti di noi c’è un Wolfe che ha pagato il prezzo della nostra inesperienza e della nostra ignoranza.
        Anche nella mia vita c’è un Wolfe..lui ha fatto le spese prima della mia ingenuità e poi della mia passione. I miei sono stati singoli errori, a cui ho posto rimedio prendendo coscienza di quello che lui poteva effettivamente darmi e smettendo di sottoporlo a richieste e pressioni che lui, a motivo del suo passato poco positivo in altre famiglie, non poteva reggere. Sebbene gli abbia dato la vita bellissima che tuttora vive, sebbene lui in casa nostra abbia fatto grandi progressi, ci sono un paio di episodi per cui non mi perdonerò.

        Senza dubbio, come te, ho fatto tesoro della lezione, e ho imparato a mettere il rapporto con i miei cani prima di qualunque risultato addestrativo..ho imparato anche a non chiedere ad un cane quello che non ti può dare..

      • Come detto in un altro commento il mio Wolfe si chiamava Gaia: recinzioni alzate, porte chiuse a chiave, chiavistelli bloccati ed anche poche passeggiate (ha il suo cortile…) perché tirava da matta e voleva mangiarsi il mondo canino (poverina che ne sapevamo di socializzazione?)… più mille altri errori che non mi perdono…adesso con Attila è bastata UNA lezione (va bè lui già di suo non ci prova a scavalcare le recinzioni), durissima, che l’ha stressato in modo incredibile, ma UNA singola lezione che al cancello automatico neanche si avvicina…e i sensi di colpa son lievitati…

        • Pawsitive Bastarddog

          …a questo punto penso sarebbe interessante sapere se c’e’ un Wolfe anche nella vita della nostra amata Valeria e mi piacerebbe che ci raccontasse la propria esperienza in merito, se ne ha avuta una. Il mio nome e’ Wolfe!

      • eh sì! il mio wolfe è stato un gattone tigrato

  3. Ritengo che l’articolo sia ampiamente condivisibile, forse aggiungerei ai distinguo anche i casi in cui il cane è molto aggressivo e, se i tempi non sono brevi nel recupero, si rischia la soppressione (cosa che in America avviene in breve tempo). Lungi da me difendere Millan ma onestamente i suoi libri si discostano molto da quello che fa in televisione e alcune soluzioni proposte a problemi comportamentali (ansia da separazione ad esempio) non prevedevano ne comportamenti violenti ne collari a strangolo/elettrici.

    • Quindi sto bel tipo fa il ganzo con i cani solo in TV, per soldi e/o fama? E andiamo bene…

      • io temo proprio di sì…concordo con momilla e penso che lui riceva parecchie “imbeccate” dalla produzione (che, tra le altre cose, seleziona i casi al posto suo!). Che poi col tempo ci abbia preso gusto pure lui e adesso si crogioli in quest’aura di invincibilità, mi sembra evidente.

        • Bisognerebbe prendere a calci i tipi della produzione, ai quali , ho il “vago sospetto”, dei cani in questione frega decisamente poco…

      • La mia è solo una constatazione, ho letto tre suoi libri e ciò che si vede in televisione è molto diverso, l’uso dello strozzo ad esempio viene solo indicato come possibilità. Ripeto, lungi da me il volerlo difendere, ma essere un po’ più critici e approfondire sì. Se poi i soldi e il successo gli abbiano dato alla testa è molto probabile, bisogna anche dire che grazie ai suoi centri molti cani non sono stati soppressi, poi se il fine giustifica i mezzi beh è molto opinabile

        • Beh, certo, bisogna anche vedere; non sapevo nemmeno scrivesse libri, e mi sono limitata a guardare i suoi show in tv (…neanche tutti, il mio fegato non gliela fa)… personalmente, sono per una via di mezzo; non mi intendo di cani, ma ho visto bambini problematici (me li lasciavano babysitterare descrivendoli come “un pò agitati” o “un pò timidi”, quando invece avevano problemi ben più gravi, ho smesso per quello). Ognuno ha il suo metodo, senza estremizzare (è difficilissimo beccare quello giusto). La chiave è farsi rispettare senza terrorizzarli (senno’ appena ti giri te lo piantano proprio…lì^^)

          • Pienamente d’accordo, purtroppo la strada dipende moltissimo da soggetto a soggetto (umano o canino che sia). Questo sito mi piace molto perchè Valeria Rossi non è estremista per nessun sistema e mi sembra, anche se non la conosco, piuttosto aperta.

        • quel poco che ho visto e letto di millan sinceramente mi ha dato la stessa sensazione di quello che ho visto e letto di valeria. una persona che conosce profondamente i cani e che li ama. le cose e le situazioni vanno interpretate e non prese alla lettera come il vangelo. lui e la sua famiglia si sono comprati una casa in un megaprato riempito di cani e di aree-passatempo per cani e di cani problematici disadattati e chi + ne ha + ne metta… si può mettersi a discuterne per parlare ovviamente, se si inizia a vedere tanti filmati o se si iniziano a leggere tanti articoli, si scopre che se vai a prendere le cose alla lettera queste persone dicono una cosa e poi il contrario… ma in realtà non è così, bisogna saper usare il buon senso, chiacchierare è uno dei passatempi preferiti del genere umano… ma poi c’è chi ha cervello e capisce, e chi invece non lo usa e sta a pesare le parole o gli spezzoni da 40 secondi di un filmato estrapolandoli dai loro contesti… sempre la solita storia

      • Anch’io ho letto un libro di Millan, dove parla di molti argomenti (fra l’altro uno in cui non parla praticamente niente di rieducazione), in trasmissione invece i cani selezionati sono sempre o dominanti o aggressivi o distruttivi…non tratta mai il recupero di cani paurosi o traumatizzati, diciamo che la trasmissione è, come tutte le trasmissioni tv, un format

        • esatto, sono convinto che alcune sue posizioni non siano così deprecabili, piuttosto lo è il fatto che per fare ascolti non segua ciò che lui stesso scrive nei libri

    • magari i suoi libri non li scrive lui, eh eh

      • o magari le sue trasmissioni sono sceneggiate non da lui…come dice Valeria in quest’articolo con certi modi risolvi il problema in tempi brevi (aka tempi televisivi), con altri metodi ci vorrebbe l’intera stagione su un singolo caso. Di Millan mi piace che è il primo che in tv fa passare il concetto di lavoro e regole, poi amore. Non mi piace che in troppi lo imitino male

  4. Concordo anch’io con la linea generale dei commenti gia’ fatti: un conto e’ il principio, altro la realta’ dove a volte non si puo’ scegleire in linea teorica ma solo il male minore. In generale, riesco a concepire il caso pipotetico che e’ piu’ alla mia portata, cioe’ quello in cui il risultato piu’ celere protegge prima e meglio il cane da un suo stesso comportamento mentre non iresco a giustificare la scelta della via breve a fini agonistici anche se poi comprendo le motivazioni di chi da un risultato sportivo trae un beneficio per la propria professione. Da qui a disporre liberamente del deretano degli altri pero’ ne passa perche’ in fondo io, che con il mio pt ci convivo e basta sul genere La strana coppia di Neil Simon posso rinunciare tranquillamente al risultato se al mio socio proprio non va, se invece il mio socio crucco fosse anche parte della mia professione i conti con la serva dovrei por farli anch’io.

    • Detto fra noi qui: quando proposero il collare elettrico per insegnare ad Athena, la prima doby, il rifiuto del boccone, dopo aver visto la reazione della cagna al cambio del collare – ne doveva portare uno “finto” senza elettrodi ma della stessa forma e peso – che ovviamente aveva capito al volo che sarebbe successo “qualcosa” e forse non piacevole… ho desistito. La cagna con me presente e con il mode lavoro on il rifiuto poi lo ha imparato… in altra maniera. Ma senza me col mode lavoro off evidentemente la cosa poi non ha funzionato, perchè è morta sette anni dopo per le conseguenze di un avvelenamento da topicida.
      Mi son sempre chiesta quanto il comportamento si sarebbe fissato con l’uso del tele.
      Per questo per me diventa “giustificabile” il tele se devo insegnare al cane a non uscire dal cancello aperto, che magari da su una strada trafficatissima. Se lo devo fare “subito e bene”. Se l’alternativa è un cane ferito o peggio morto…. a mali estremi estremi rimedi. E scusate se per questo passo da cattiva.

      • Ecco tu e Nerofumo avete fatto alcune considerazioni in cui mi ritrovo molto..Valeria nel suo articolo dice di comprendere chi usa il tele per accelerare una preparazione a scopo civile, o chi, per vari motivi lo usa per avere qualche risultato dai cani per sbarcare il lunario. Su questi punti non mi ritrovo affatto; nel primo caso credo intanto che un cane che sarà un tanto prezioso alleato si meriterà pure qualche mese in più di preparazione e nel secondo caso credo che in addestratore che non sa ottenere risultati decenti con altri mezzi non meriti nemmeno di sbarcarlo, il lunario, non facendo l’addestratore comunque.
        Non concepisco nemmeno l’uso del tele per accelerare la preparazione sportiva: il cane lo porti in gara quando è pronto, non è la data della gara che deve condizionare i metodi di preparazione di un cane.
        Tuttavia credo che esistano dei ‘controlli’ che un cane deve assimilare tassativamente, come il richiamo , il resta ,e in alcuni casi, il rifiuto del boccone . Qui il discorso si fa ampio. Indubbiamente il modo migliore per ottenere risultati è costruire un saldissimo rapporto col proprio cane, che per lui sarà la più forte delle motivazioni, lavorare lavorare e lavorare , MA, c’è il MA… Talvolta nella testa di un cane sopraggiungono stimoli talmente forti da mettere il secondo piano anche il rapporto con noi. Ci sono anche cani che amano alla follia i loro conduttori, ma qualche ‘licenza’ nel lavoro se la prendono sempre , e ci sono,pochi ma ci sono, dei cani che sono proprio gnucchi. I questi casi le valutazioni possono essere diverse. Mi ritrovo molto nel ragionamento: meglio una scossa oggi che stirato sotto un tir domani e via dicendo. D’altro canto da alcuni commenti sopra si può notare come anche in questi casi il tele non sia garanzia di un ottimo apprendimento, specialmente perché va saputo usare davvero bene perché sia efficace. In alcuni campi in cui si usa si lavora addirittura in tre su un solo cane per essere certi di intervenire col rinforzo negativo e con quello positivo esattamente nei secondi esatti…. Insomma, io credo che non sia necessariamente uno strumento da demonizzare. Lo è se diventa una bieca scorciatoia.

        Un discorso simile ma a parte secondo me lo merita il collare a punte. Va detto che non è così raro vederlo su cani che lavorano ad un certo livello, però va anche detto che, intanto nel mondo del lavoro esistono cani con una tempra e un nervo talmente alti che con uno strangolino farebbero senza problemi il giro del mondo con appesi al collo conduttore figurante e giudice. E poi anche qui, ci sarà senz’altro lo schifoso che lo usa su cani che 1) non hanno la tempra giusta, 2) non ne hanno bisogno 3) lo usa magari anche con violenza e qui dico: denunciatolo subito e dategli anche una manica di botte.
        Tuttavia ci sono diversi preparatori che costruiscono un cane interamente sul rinforzo positivo e poi, ad un certo punto, inseriscono una tantum l’uso di questo collare per le ‘rifiniture’, usandolo come dovrebbe essere usato e cioè come un collare che si faccia un pochino più sentire del normale collare a scorrimento, per ottenere una maggiore precisione sia dal conduttore che dal cane…

        Ciò non toglie che un proprietario abbia tutto il diritto di farsi i suoi conti e stabilire se secondo lui il gioco valga la candela, però di certo qui per gioco non si intende massacrare un cane di scosse o di strapponi…

        • Piccola rettifica: so benissimo che Valeria condanna sempre e comunque questi strumenti e che non li usa, quindi non è che ” comprende” chi li usa in un certo modo nel senso che li giustifica, ma piuttosto nel senso che può capire la motivazione, ma li condanna comunque

        • Ehm, veramente nell’articolo su chi deve “sbarcare il lunario” Valeria ha scritto

          “Però diciamo che questi, per me, sono tutti stronzi (un po’ di più quello della villa, un filino meno quello che sbarca il lunario come può: ma siccome il lunario lo potrebbe sbarcare anche con metodi meno cruenti, e soprattutto visto che alcuni di questi “sbarcatori” semplicemente rifiutano di informarsi sulle nuove tecniche più rispettose del cane, perché “hanno sempre fatto così” e non hanno voglia di rimettersi in gioco per imparare a fare in un altro modo… allora so’ stronzi pure loro).”

          Non mi pare proprio li “comprenda/giustifichi”, forse hai letto/capito male quella parte 😀

          • Certo, non so se hai letto la rettifica che ho scritto sopra… Il senso, parola più, parola meno direi che è quello..ho scritto un commento, sotto come risposta al mio ne ho inserito un altro ( ma sono sempre io 😉 ) dove appunto dicevo che la condanna di Valeria li riguarda comunque..

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




35 commenti

  1. Scusate la domanda, ma qualcuno saprebbe dirmi cosa è il tele?

    • Collare elettrico

    • È quel simpatico collarino con una lucina intermittente che quando il cane si comporta male gli somministra una scarica elettrica dosabile, dal cai cai mamma non lo faccio più promesso al cadere seccoper insospettati problemi cardiaci. E in questo modo il cane manco si rende conto che il colpevole sia il padrone, ma è simile a una “punizione divina” . L’unico utilizzo a mio avviso può essere quello,previa eliminazione dei due elettrodi, di usare il richiamo sonoro che l’apparecchio può emettere, per far tornare un cane in ricerca a pista che si sia allontanato troppo

  2. Secondo me le maniere forti sono usabili solo per proteggere l’incolumità (di umani, altri animali o del cane stesso)… cane mordace? cane con predatorio alle stelle che fa fuori la colonia di gatti del vicino? cane che scappa da casa e rischia di finire sotto una macchina? Qualsiasi metodo rapido per risolvere questi problemi è accettabile, per il resto, anche nell’utilità, per me no.

    • Concordo in pieno! A mali estremi, estremi rimedi! Sempre che i rimedi funzionino, però…. non so fino a che punto poi bisogna arrivare per inibire comportamenti “antisociali” in determinati tipi di cane, e neppure se è possibile farlo, sia pure con le cattive o le cattivissime.
      Il mio cane non ha mai “lavorato” un giorno in vita sua perchè non ne ha assolutamente bisogno . Ed io neppure ne ho bisogno. Data la situazione i suoi vizi se li può concedere senza troppi problemi nè suoi nè miei.
      Ma sono situazioni rare e particolari.
      Quanto alla tempra, se solo mi azzardassi a trattarlo non ti dico “male” ma semplicemente senza la dovuta deferenza… credo che in un nanosecondo passerei da amata padroncina a inutile comò sempre in mezzo ai piedi.
      Si dice tempra molle? Beh… allora è praticamente un lombrico!
      Anche le cazziate per i furti, devono essere abbastanza moderate! Anche perchè non ho tempo da perdere in attività inutili!
      La cosa veramente folle, da ottenere con le buone o (peggio) con le cattive, è cercare di ottenere che un cane non faccia il cane.

    • D’accordo con te, ma parzialmente.
      Direi che è arrivato il momento per me della pubblica gogna, ma se può servire a qualcuno la mia esperienza ben venga.
      Lontano 2002, trasferita da qualche anno in campagna da Milano, cascina recintata, cordolo in cemento in cui la rete è annegata, tutto fatto per bene…Yuri impara ad aprirsi la porta del cancelletto pedonale, non facciamo in tempo a capirlo che un’auto lo ha ucciso. Fa male ancora.
      Arriva Wolfe, cucciolone di 6 mesi di terranova. Dopo un po’ impara a scappare quando si apre il cancello per l’auto. Soluzione facile: arrivi, fermi l’auto, entri in giardino, chiami il cane, lo leghi, porti dentro l’auto e chiudi, sleghi il cane. Con neve pioggia o bora.
      Impara a non venire al richiamo.
      Non c’è verso, se lo rincorri scappa. Nessun wurstel o sottiletta.
      Siamo nel 2003.
      Vicino a casa mia c’è il centro cinofilo la Tollara, lo gestisce una certa Alexa Capra, dicono sia brava. Si va.
      Nonostante i 2 figli gemelli di 2 anni, nonostante quella di 5, nonostante il lavoro a Milano e quello da avviare in zona, nonostante la separazione imminente dal marito, si va, non ne voglio veder morire un’altro.
      “Delinquente! Il collare a strangolo!”
      “Ma lui è 65 kg, io 57, senza non lo tengo: mi butta a terra”
      “qui con lo strangolo non si entra”
      “va bene lo tolgo”….e cado a terra…
      Mi spiegano subito che potrà imparare a fare di tutto, anche il caffè, ma probabilmente continuerà a scappare… però… forse…magari… migliorando il rapporto con lui…vabbè, ci si prova.
      Ovviamente il cane continuò a scappare, finì con un collare elettrico, non radiocomandato, c’era un filo interrato che definiva il perimetro del cancello, se lui si avvicinava il collare bippava, se si avvicinava ulteriormente scossa elettrica.
      Funziono’.
      Per anni.
      Poi decise, oramai vecchio, che valeva la pena di prendere una scarica o due pur di andare a zonzo.
      Dovetti aumentare la potenza, mi dicevo meglio così che morto.
      Poi arrivammo al massimo.
      Poi non servì più neanche così.
      Lo legai alla catena. Lunga, 15 mt.
      Stava li dalla mattina quando uscivo (lo attiravo con il cibo, se non veniva non mangiava più sino al giorno dopo) sino a quando non rientravo, a volte il pomeriggio, a volte la sera. Poi libero, sino alla mattina dopo.
      Povera bestia, cosa mai aveva fatto di male per avere una padrona così ignorante.
      Infine morì ed arrivò il sucessivo. Il marito non c’era più, il cane poteva entrare in casa.
      Iniziò, dopo un po’, a tentare la fuga anche lui. Lepri, fagiani cinghiali, caprioli, c’è di tutto…
      Ma nel frattempo ero cresciuta, qualcosa avevo imparato.
      Ebbi la fortuna di trovare un addestratore furbo e di saperlo riconoscere, venne a casa mia, clicker, kennel aperto, comando “entra”, comando “resta”.
      Il Kennel lo si posiziona in giardino, lontano dal cancello. Quando può uscire dal kennel gli urli “libero”. Chissà quanti altri metodi ci sono….
      Poi un giorno decise che aveva capito tutto ma di ubbidire non ne aveva voglia; la lepre era più interessante che dare retta a mamma (tanto lo sai che poi torno..). Lo sberlone lo ribaltò a metà cancello.
      A mamma non si disubbidisce.
      Ecco, di quello sberlone non mi vergogno, lo ridarei anche subito.
      Di tutto quello che ho fatto a Wolfe invece mi vergogno moltissimo.
      Mi raccontavo che era per il suo bene, ma in realtà quel cane ha avuto una vita dura per colpa della mia ignoranza e per colpa dell’ignoranza o della presunzione di “professionisti” incapaci.

      • credo che ci sia un “Wolfe” nella vita di ogni bravo cinofilo…è colui che ci rimette quando siamo alle prime armi, quando non capiamo ancora un cazzo di niente, perdonatemi il francesismo…è quel cane che ci ha fatto avvicinare alla cinofilia, che ci ha fatto appassionare, che ci ha spinto ad imparare sempre di più e sempre meglio…a sue spese. E’ il cane che non scorderemo mai, che ameremo sempre in modo speciale, diverso, perchè ci ha aperto un mondo e ci ha dato tanto.
        Ma è anche il cane a cui chiederemo scusa per il resto della nostra vita.

        • Mi hai fatto piangere.

        • Il mio Wolfe si chiamava Gaia…tantissimi errori con lei che adesso cerco di non commettere più perché Attila non sia un altro Wolfe

        • grande deni! mi mancavi 🙂

        • Sì, c’è un Wolfe per tutti. Per tutti quelli che amano gli animali diverasamente umani, c’è un animale così. Quello a cui pensi sperando che sul Ponte ti aspetti per darti una zampata amichevole e dirti “hai fatto del tuo meglio, tutto quello che allora potevi e sapevi.. Grazie a me sei diventata migliore, ti ho capito e perdonato: perchè non lo fai tu?”

          Sotto sotto lo sai che lui ha davvero capito, a volte arrivi persino a pensare che il suo scopo sia stato proprio quello di darti un occasione per essere migliore… ma saperlo non ti fa sentire meglio.Merdaccia ti sentivi , e merdaccia continui a sentirti.

          Però di una cosa sei assolutamente sicura: errori simili, mai più.
          Grazie di tutto , mio Wolfe.

      • Chapeau…. Davvero.
        Il tuo intervento è uno dei più belli significativi mai scritti da quando bazzico qui… Comunque sono d’accordo con deni, nella vita di molti di noi c’è un Wolfe che ha pagato il prezzo della nostra inesperienza e della nostra ignoranza.
        Anche nella mia vita c’è un Wolfe..lui ha fatto le spese prima della mia ingenuità e poi della mia passione. I miei sono stati singoli errori, a cui ho posto rimedio prendendo coscienza di quello che lui poteva effettivamente darmi e smettendo di sottoporlo a richieste e pressioni che lui, a motivo del suo passato poco positivo in altre famiglie, non poteva reggere. Sebbene gli abbia dato la vita bellissima che tuttora vive, sebbene lui in casa nostra abbia fatto grandi progressi, ci sono un paio di episodi per cui non mi perdonerò.

        Senza dubbio, come te, ho fatto tesoro della lezione, e ho imparato a mettere il rapporto con i miei cani prima di qualunque risultato addestrativo..ho imparato anche a non chiedere ad un cane quello che non ti può dare..

      • Come detto in un altro commento il mio Wolfe si chiamava Gaia: recinzioni alzate, porte chiuse a chiave, chiavistelli bloccati ed anche poche passeggiate (ha il suo cortile…) perché tirava da matta e voleva mangiarsi il mondo canino (poverina che ne sapevamo di socializzazione?)… più mille altri errori che non mi perdono…adesso con Attila è bastata UNA lezione (va bè lui già di suo non ci prova a scavalcare le recinzioni), durissima, che l’ha stressato in modo incredibile, ma UNA singola lezione che al cancello automatico neanche si avvicina…e i sensi di colpa son lievitati…

        • Pawsitive Bastarddog

          …a questo punto penso sarebbe interessante sapere se c’e’ un Wolfe anche nella vita della nostra amata Valeria e mi piacerebbe che ci raccontasse la propria esperienza in merito, se ne ha avuta una. Il mio nome e’ Wolfe!

      • eh sì! il mio wolfe è stato un gattone tigrato

  3. Ritengo che l’articolo sia ampiamente condivisibile, forse aggiungerei ai distinguo anche i casi in cui il cane è molto aggressivo e, se i tempi non sono brevi nel recupero, si rischia la soppressione (cosa che in America avviene in breve tempo). Lungi da me difendere Millan ma onestamente i suoi libri si discostano molto da quello che fa in televisione e alcune soluzioni proposte a problemi comportamentali (ansia da separazione ad esempio) non prevedevano ne comportamenti violenti ne collari a strangolo/elettrici.

    • Quindi sto bel tipo fa il ganzo con i cani solo in TV, per soldi e/o fama? E andiamo bene…

      • io temo proprio di sì…concordo con momilla e penso che lui riceva parecchie “imbeccate” dalla produzione (che, tra le altre cose, seleziona i casi al posto suo!). Che poi col tempo ci abbia preso gusto pure lui e adesso si crogioli in quest’aura di invincibilità, mi sembra evidente.

        • Bisognerebbe prendere a calci i tipi della produzione, ai quali , ho il “vago sospetto”, dei cani in questione frega decisamente poco…

      • La mia è solo una constatazione, ho letto tre suoi libri e ciò che si vede in televisione è molto diverso, l’uso dello strozzo ad esempio viene solo indicato come possibilità. Ripeto, lungi da me il volerlo difendere, ma essere un po’ più critici e approfondire sì. Se poi i soldi e il successo gli abbiano dato alla testa è molto probabile, bisogna anche dire che grazie ai suoi centri molti cani non sono stati soppressi, poi se il fine giustifica i mezzi beh è molto opinabile

        • Beh, certo, bisogna anche vedere; non sapevo nemmeno scrivesse libri, e mi sono limitata a guardare i suoi show in tv (…neanche tutti, il mio fegato non gliela fa)… personalmente, sono per una via di mezzo; non mi intendo di cani, ma ho visto bambini problematici (me li lasciavano babysitterare descrivendoli come “un pò agitati” o “un pò timidi”, quando invece avevano problemi ben più gravi, ho smesso per quello). Ognuno ha il suo metodo, senza estremizzare (è difficilissimo beccare quello giusto). La chiave è farsi rispettare senza terrorizzarli (senno’ appena ti giri te lo piantano proprio…lì^^)

          • Pienamente d’accordo, purtroppo la strada dipende moltissimo da soggetto a soggetto (umano o canino che sia). Questo sito mi piace molto perchè Valeria Rossi non è estremista per nessun sistema e mi sembra, anche se non la conosco, piuttosto aperta.

        • quel poco che ho visto e letto di millan sinceramente mi ha dato la stessa sensazione di quello che ho visto e letto di valeria. una persona che conosce profondamente i cani e che li ama. le cose e le situazioni vanno interpretate e non prese alla lettera come il vangelo. lui e la sua famiglia si sono comprati una casa in un megaprato riempito di cani e di aree-passatempo per cani e di cani problematici disadattati e chi + ne ha + ne metta… si può mettersi a discuterne per parlare ovviamente, se si inizia a vedere tanti filmati o se si iniziano a leggere tanti articoli, si scopre che se vai a prendere le cose alla lettera queste persone dicono una cosa e poi il contrario… ma in realtà non è così, bisogna saper usare il buon senso, chiacchierare è uno dei passatempi preferiti del genere umano… ma poi c’è chi ha cervello e capisce, e chi invece non lo usa e sta a pesare le parole o gli spezzoni da 40 secondi di un filmato estrapolandoli dai loro contesti… sempre la solita storia

      • Anch’io ho letto un libro di Millan, dove parla di molti argomenti (fra l’altro uno in cui non parla praticamente niente di rieducazione), in trasmissione invece i cani selezionati sono sempre o dominanti o aggressivi o distruttivi…non tratta mai il recupero di cani paurosi o traumatizzati, diciamo che la trasmissione è, come tutte le trasmissioni tv, un format

        • esatto, sono convinto che alcune sue posizioni non siano così deprecabili, piuttosto lo è il fatto che per fare ascolti non segua ciò che lui stesso scrive nei libri

    • magari i suoi libri non li scrive lui, eh eh

      • o magari le sue trasmissioni sono sceneggiate non da lui…come dice Valeria in quest’articolo con certi modi risolvi il problema in tempi brevi (aka tempi televisivi), con altri metodi ci vorrebbe l’intera stagione su un singolo caso. Di Millan mi piace che è il primo che in tv fa passare il concetto di lavoro e regole, poi amore. Non mi piace che in troppi lo imitino male

  4. Concordo anch’io con la linea generale dei commenti gia’ fatti: un conto e’ il principio, altro la realta’ dove a volte non si puo’ scegleire in linea teorica ma solo il male minore. In generale, riesco a concepire il caso pipotetico che e’ piu’ alla mia portata, cioe’ quello in cui il risultato piu’ celere protegge prima e meglio il cane da un suo stesso comportamento mentre non iresco a giustificare la scelta della via breve a fini agonistici anche se poi comprendo le motivazioni di chi da un risultato sportivo trae un beneficio per la propria professione. Da qui a disporre liberamente del deretano degli altri pero’ ne passa perche’ in fondo io, che con il mio pt ci convivo e basta sul genere La strana coppia di Neil Simon posso rinunciare tranquillamente al risultato se al mio socio proprio non va, se invece il mio socio crucco fosse anche parte della mia professione i conti con la serva dovrei por farli anch’io.

    • Detto fra noi qui: quando proposero il collare elettrico per insegnare ad Athena, la prima doby, il rifiuto del boccone, dopo aver visto la reazione della cagna al cambio del collare – ne doveva portare uno “finto” senza elettrodi ma della stessa forma e peso – che ovviamente aveva capito al volo che sarebbe successo “qualcosa” e forse non piacevole… ho desistito. La cagna con me presente e con il mode lavoro on il rifiuto poi lo ha imparato… in altra maniera. Ma senza me col mode lavoro off evidentemente la cosa poi non ha funzionato, perchè è morta sette anni dopo per le conseguenze di un avvelenamento da topicida.
      Mi son sempre chiesta quanto il comportamento si sarebbe fissato con l’uso del tele.
      Per questo per me diventa “giustificabile” il tele se devo insegnare al cane a non uscire dal cancello aperto, che magari da su una strada trafficatissima. Se lo devo fare “subito e bene”. Se l’alternativa è un cane ferito o peggio morto…. a mali estremi estremi rimedi. E scusate se per questo passo da cattiva.

      • Ecco tu e Nerofumo avete fatto alcune considerazioni in cui mi ritrovo molto..Valeria nel suo articolo dice di comprendere chi usa il tele per accelerare una preparazione a scopo civile, o chi, per vari motivi lo usa per avere qualche risultato dai cani per sbarcare il lunario. Su questi punti non mi ritrovo affatto; nel primo caso credo intanto che un cane che sarà un tanto prezioso alleato si meriterà pure qualche mese in più di preparazione e nel secondo caso credo che in addestratore che non sa ottenere risultati decenti con altri mezzi non meriti nemmeno di sbarcarlo, il lunario, non facendo l’addestratore comunque.
        Non concepisco nemmeno l’uso del tele per accelerare la preparazione sportiva: il cane lo porti in gara quando è pronto, non è la data della gara che deve condizionare i metodi di preparazione di un cane.
        Tuttavia credo che esistano dei ‘controlli’ che un cane deve assimilare tassativamente, come il richiamo , il resta ,e in alcuni casi, il rifiuto del boccone . Qui il discorso si fa ampio. Indubbiamente il modo migliore per ottenere risultati è costruire un saldissimo rapporto col proprio cane, che per lui sarà la più forte delle motivazioni, lavorare lavorare e lavorare , MA, c’è il MA… Talvolta nella testa di un cane sopraggiungono stimoli talmente forti da mettere il secondo piano anche il rapporto con noi. Ci sono anche cani che amano alla follia i loro conduttori, ma qualche ‘licenza’ nel lavoro se la prendono sempre , e ci sono,pochi ma ci sono, dei cani che sono proprio gnucchi. I questi casi le valutazioni possono essere diverse. Mi ritrovo molto nel ragionamento: meglio una scossa oggi che stirato sotto un tir domani e via dicendo. D’altro canto da alcuni commenti sopra si può notare come anche in questi casi il tele non sia garanzia di un ottimo apprendimento, specialmente perché va saputo usare davvero bene perché sia efficace. In alcuni campi in cui si usa si lavora addirittura in tre su un solo cane per essere certi di intervenire col rinforzo negativo e con quello positivo esattamente nei secondi esatti…. Insomma, io credo che non sia necessariamente uno strumento da demonizzare. Lo è se diventa una bieca scorciatoia.

        Un discorso simile ma a parte secondo me lo merita il collare a punte. Va detto che non è così raro vederlo su cani che lavorano ad un certo livello, però va anche detto che, intanto nel mondo del lavoro esistono cani con una tempra e un nervo talmente alti che con uno strangolino farebbero senza problemi il giro del mondo con appesi al collo conduttore figurante e giudice. E poi anche qui, ci sarà senz’altro lo schifoso che lo usa su cani che 1) non hanno la tempra giusta, 2) non ne hanno bisogno 3) lo usa magari anche con violenza e qui dico: denunciatolo subito e dategli anche una manica di botte.
        Tuttavia ci sono diversi preparatori che costruiscono un cane interamente sul rinforzo positivo e poi, ad un certo punto, inseriscono una tantum l’uso di questo collare per le ‘rifiniture’, usandolo come dovrebbe essere usato e cioè come un collare che si faccia un pochino più sentire del normale collare a scorrimento, per ottenere una maggiore precisione sia dal conduttore che dal cane…

        Ciò non toglie che un proprietario abbia tutto il diritto di farsi i suoi conti e stabilire se secondo lui il gioco valga la candela, però di certo qui per gioco non si intende massacrare un cane di scosse o di strapponi…

        • Piccola rettifica: so benissimo che Valeria condanna sempre e comunque questi strumenti e che non li usa, quindi non è che ” comprende” chi li usa in un certo modo nel senso che li giustifica, ma piuttosto nel senso che può capire la motivazione, ma li condanna comunque

        • Ehm, veramente nell’articolo su chi deve “sbarcare il lunario” Valeria ha scritto

          “Però diciamo che questi, per me, sono tutti stronzi (un po’ di più quello della villa, un filino meno quello che sbarca il lunario come può: ma siccome il lunario lo potrebbe sbarcare anche con metodi meno cruenti, e soprattutto visto che alcuni di questi “sbarcatori” semplicemente rifiutano di informarsi sulle nuove tecniche più rispettose del cane, perché “hanno sempre fatto così” e non hanno voglia di rimettersi in gioco per imparare a fare in un altro modo… allora so’ stronzi pure loro).”

          Non mi pare proprio li “comprenda/giustifichi”, forse hai letto/capito male quella parte 😀

          • Certo, non so se hai letto la rettifica che ho scritto sopra… Il senso, parola più, parola meno direi che è quello..ho scritto un commento, sotto come risposta al mio ne ho inserito un altro ( ma sono sempre io 😉 ) dove appunto dicevo che la condanna di Valeria li riguarda comunque..

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