di VALERIA ROSSI – Che significa questo titolo? Semplicissimo: è la frase che mi sento spesso rivolgere dopo aver messo in discussione i metodi di qualche “brutalone” (come li chiama il mio collega Cardia) più o meno famoso.
Insomma, dal Millan (che ho chiamato in causa proprio nell’articolo di ieri) all’addestratore sconosciuto alle masse, ma dotato di campo e di relativi clienti.
Quando sostengo che certi metodi siano inadeguati al concetto di “rispetto per il cane”, quasi sempre mi sento rispondere proprio così: “Ehhhh ma non è vero che li maltratta! I suoi cani sono allegri, felici, lavorano a coda alta! Se li maltrattasse non avrebbero quell’atteggiamento lì!”
Ebbene, questo NON E’ VERO.
Bisogna dirlo, e soprattutto bisogna capirlo.

tempra1Ci sono cani dalla tempra talmente forte da riuscire a superare situazioni davvero brutali e violente senza poi dare alcuna reazione apparente (o meglio: alcuni minimi segnali si possono captare… ma solo in alcuni casi. E li capta solo l’occhio del cinofilo super-esperto e super-allenato, tanto che a volte sfuggono perfino ai Giudici).
Ci sono cani che possono venire letteralmente torturati e poi lavorare a coda alta, orecchie dritte, sguardo limpido e fiducioso: perché, semplicemente, riescono a passar sopra a qualsiasi cosa. Subiscono, si danno una scrollata e ripartono con immutato entusiasmo.
Ci sono anche umani così, eh.
La famiglia di un mio caro amico, venuto a mancare in giovanissima età per un incidente stradale, è stata la dimostrazione più eclatante di queste differenze negli umani: la madra del ragazzo, pur reagendo con infinita dignità e con tutto il coraggio che riusciva a trovare, è rimasta palesemente segnata per sempre da ciò che era successo. La guardavi e vedevi l’immagine del dolore e della sofferenza, anche se cercava di nasconderla in ogni modo possibile.
Il marito, dopo pochi mesi, era tornato esattamente quello di prima: lavorava, rideva, scherzava, e se uno non l’avesse saputo non avrebbe mai potuto capire che aveva perso un figlio. E questo nonostante avesse avuto, con quel figlio, un rapporto strettissimo, che in molti definivamo “speciale”: erano amici, erano complici, era palese che si adoravano.
Non è che quell’uomo soffrisse meno di sua moglie: semplicemente, aveva una tempra d’acciaio.
La stessa che hanno molti cani… con la differenza che nell’uomo essa nasce casualmente, mentre nei cani si fa il possibile per selezionarla e quindi – almeno in certe razze – essa è molto più diffusa.
I terrier di tipo bull sono normalmente cani dalla tempra altissima: ma lo sono anche pastori tedeschi e belgi da lavoro, lo sono i bulldog, lo sono molti boxer… e a volte, anche tra i cani, lo sono soggetti “insospettabili” come il meticcetto di canile, nato super-tosto per caso, ma non per questo meno tosto di chi ci nasce per selezione.
tempra3Che succede, dunque, con questi cani?
Succede, semplicemente, che sono in grado di reggere qualsiasi intervento brutale senza fare una piega: o meglio, facendola sul momento ma passandoci sopra al momento successivo.
Insomma: prendono la scollarata col tele? Magari fanno “cain”, e di sicuro il male l’hanno sentito (tant’è che ripeteranno/non ripeteranno più facilmente il comportamento che si voleva fissare/estinguere)… ma dopo mezzo minuto sono di nuovo lì con la coda a bandiera e l’occhio vispo e allegro, pronti a continuare il lavoro con entusiasmo.
E qui il discorso si sposta direttamente sull’ etica umana e non su quella canina.
Infatti: a) è assolutamente innegabile, anzi è proprio scientificamente provato, che rinforzo negativo e punizione positiva hanno una curva di apprendimento estremamente più breve del rinforzo positivo. A volte, addirittura, basta una singola somministrazione (curva breve), mentre il rinforzo positivo richiede sempre un gran numero di somministrazioni (curva lunga).
In parole poverissime: il cane che scappa fuori dal cancello deve essere richiamato e premiato infinite volte, prima che capisca che non deve uscire (e non è detto che funzioni, perché entrano in ballo molte variabili: per esempio l’appetibilità di ciò che trova fuori dal cancello. Se c’è una cagna in calore, hai voglia a proporgli bocconcini come alternativa…). Se lo stesso identico cane, con la stessa identica cagna in calore nelle vicinanze, si becca una scossa elettrica quando prova a varcare il cancello, è assai probabile che non ci provi mai più;
b)  alla domanda “è lecito lavorare “con le cattive” su un cane capacissimo di reggerle senza fare una piega?” possono esserci diverse risposte, a seconda dei punti di vista.

Security ahead of Nuclear Security Summit in The HagueUna risposta può essere “Sì, è lecito perché questo mi consente di arrivare ai massimi livelli di addestramento in tempi molto brevi: e una volta che il cane ha capito quello che deve fare non ho più bisogno di fargli alcun male. Quindi avrò ottenuto rapidamente un cane estremamente performante, preciso ma anche felice di lavorare con me (basta guardarlo per capirlo): il gioco, dunque, vale la candela”.
In questi casi, se a parlarmi così è un addestratore di cani sportivi, la mia personale reazione è: “Ma brutto stronzo, visto che potevi ottenere lo stesso risultato mettendoci qualche mese in più, ma senza far soffrire il cane, perché hai scelto di fargli del male? Solo per arrivare prima alla coppetta? E lo sai, allora, dove te la puoi infilare la coppetta?” (sì, lo so, le mie reazioni sono spesso scurrili).
Ovviamente “la coppetta” è abbastanza metaforica: infatti “coppetta” non significa solo “aver vinto la gara X o Y e tirarsela per questo”.  Significa anche vendere più cuccioli e/o più monte, avere più clienti al proprio campo eccetera eccetera.
Bisogna capire che nessunissimo cinofilo fa del male ai cani per divertimento: alcuni lo fanno perché solo in questo modo riescono ad arrivare a fine mese.
E già qui si potrebbe fare qualche distinguo, perchè tra quello che lavora brutalmente i cani per arrivare a fine mese  e quello che invece li maltratta per arrivare a farsi la villa al lago, è evidente che una differenza c’è.
Però diciamo che questi, per me, sono tutti stronzi (un po’ di più quello della villa, un filino meno quello che sbarca il lunario come può: ma siccome il lunario lo potrebbe sbarcare anche con metodi meno cruenti, e soprattutto visto che alcuni di questi “sbarcatori” semplicemente rifiutano di informarsi sulle nuove tecniche più rispettose del cane, perché “hanno sempre fatto così” e non hanno voglia di rimettersi in gioco per imparare a fare in un altro modo… allora so’ stronzi pure loro).
Prendiamo però il caso in cui la stessa identica risposta me la desse, che so, un addestratore di cani guida per non vedenti, o un istruttore di protezione civile (sono esempi, eh! Per carità del cielo, ora non ditemi che ho accusato tutti gli istruttori di cani guida o di protezione civile di essere dei maniaci del tele!)

tempra4Ecco: a questo, prima di dargli dello stronzo, confesso che ci penserei due volte.
Non è che lo ritenga totalmente innocente, per carità:  i metodi alternativi esistono anche per lui e anche lui potrebbe seguirli… però lo scopo diverso rende un po’ diversa anche la misura della stronzaggine. Non è possibile negarlo.
Da un lato, infatti, abbiamo qualcuno che maltratta un cane per arrivare ad un riscontro personale (economico o di pura gratificazione che sia): dall’altro abbiamo qualcuno che i cani li mette in condizione di aiutare o addirittura di salvare delle persone.
Qualcuno che a che fare, tra  l’altro, con animali la cui preparazione costa moltissimo: ragion per cui una maggiore rapidità (con conseguente risparmio di denaro) non si tramuta nel “farsi prima la villa”, ma nel poter impiegare quel denaro nella preparazione di un altro cane altrettanto prezioso per la società.
Solo l’animalista antispecista, credo, può mettere tutte queste persone sullo stesso piano: io che un filino specista lo sono, ahimé… a metterli sullo stesso piano proprio non ci riesco.
E sia chiaro che, pur essendo specista (non tanto perché ritenga l’uomo “superiore” in assoluto, ma solo perché sento un po’ di “senso di appartenenza” alla mia specie, il che mi pare anche normale…), io adoro gli animali e mi dispiace infinitamente vederli soffrire: quindi vorrei che le sofferenze fossero loro evitate ogni volta che è possibile.
Per questo non me la sento di dire che approvo i metodi dolorosi, neppure quando servono a salvare vite umane. Diciamo che li ritengo un “male leggermente minore” rispetto a quelli utilizzati solo per far soldi, ma che sempre di “male” si tratta.
Solo che, se poi penso che un cane maltrattato solo per un breve periodo, e in seguito accudito ed amato, potrebbe un domani salvare la mia vita o quella di mio figlio… e che se invece i suoi addestratori avessero seguito un metodo che mi piace di più il cane potrebbe non essere ancora pronto per salvare nessuno… oh, non so voi, ma io qualche dubbio me lo pongo.

tempra6_sottQuand’è che invece proprio NON me ne faccio?
Semplice: quando i metodi stronzi vengono utilizzati su cani che NON hanno la tempra giusta per  reggerli.
Ecco, lì divento anche peggio che scurrile: divento una jena. E’ il caso del pastore tedesco che ho linkato nell’articolo di ieri: un cane indubbiamente di tempra molto morbida, che non riesce a superare lo stress in modo positivo ma si limita a sottomettersi e a mandare segnali LAMPANTI di sofferenza psicologica.
Per questo dico che Millan & affini fanno danni inenarrabili: perché forse possiamo porci dei dubbi quando il cane viene trattato in modo duro da qualcuno che sa perfettamente quello che fa. Qualcuno che la tempra l’ha ampiamente testata e misurata, e ha capito fin dove può arrivare.
Ma mostrare questi metodi  pubblicamente, su youtube e addirittura in TV, significa “darli in pasto” a persone che il cane non sanno leggerlo, che la tempra non sanno neppure cosa sia, che a malapena distinguono la testa dalla coda. Significa spingere persone incompetenti e ignoranti ad utilizzare tecniche invasive su cani che non sono in grado di reggerle e che quindi ne verranno inesorabilmente rovinati. Che potranno sottomettersi ad una situazione di perenne infelicità, oppure reagire mordendo (e qui a me scatta l’applauso), o ancora chiudersi a riccio (reazione tipica dei pit bull, per esempio) e diventare refrattari a qualsiasi insegnamento.
Tutti cani da buttar via, a volte anche in senso letterale, tant’è che vengono soppressi.
Le trasmissioni come quella di Millan (e non solo lui, purtroppo) di cani da buttar via ne producono a quintalate. E i  campi da addestramento?
DIPENDE, come al solito, dalla sensibilità, dalla competenza e dalle capacità dell’addestratore. C’è quello che certi metodi li usa solo sui cani in grado di reggerli, che li usa per tempi brevissimi e in modo controllatissimo… e qui il mio personale giudizio è – come dicevo sopra – strettamente legato al motivo per cui li usa.

tempra2Se è scopo sportivo, pur riconoscendo qua e là qualche attenuante, io lo condanno sempre e comunque. Se è scopo di utilità sociale, rimando il giudizio ad altri perché non me la sento proprio di pronunciarmi in modo definitivo.
Sta di fatto che – tornando al tema iniziale – pochissime persone al mondo saranno in grado di capire che certi metodi sono stati usati su certi cani: perché quelli che si vedono in campo sono cani indiscutibilmente allegri, gioiosi, collaborativi, in una parola felici.
E qui qualcuno che ha letto il mio articolo di ieri potrebbe obiettare: “Ma tu, alla fine di quell’articolo, hai pubblicato un video in cui si vedono cani allegri e gioiosi su un campo di addestramento classico: dunque anche in questo caso la tua frase: “se avete anche solo il minimo storico di capacità di leggere un cane… direi proprio che le chiacchiere stanno a zero” ha poco significato, perché qualcuno di quei cani potrebbe anche essere reduce da maltrattamenti “ben sopportati”!
Ebbene, la risposta è “sì”. Teoricamente, potrebbero.
Ma infatti io non ho sostenuto che tutti i cani presenti in quel video fossero cani trattati in modo gentile: ho soltanto sostenuto che non ci fosse paragone con quelli lavorati dal “non-addestratore” di cui si parlava nell’articolo. Cani palesemente schiacciati, sottomessi, “dominati” nel senso deteriore del termine.
Il senso di tutta questa mia blaterata è infatti uno solo: non si può generalizzare, non si può dire che ci sia un’unica strada “buona per tutti”. Ogni caso è a sé e va giudicato nel contesto giusto, ma soprattutto con le competenze giuste.
Un addestratore/istruttore/quelchesia che rifila un calcione ad un cane di tempra durissima, che ha fatto qualcosa di abbastanza grave  da meritarsi il calcione e che sa benissimo perché l’ha preso… posso anche giustificarlo.
Quello che dà un calcetto ad un cane di tempra molle, che non ha fatto niente di grave oppure che l’ha fatto, ma non sa di averlo fatto e quindi non capisce la punizione… ecco, quello è stronzo al 100%. E pure cretino.  E pure incompetente, perché il suo calcetto non otterrà alcun risultato reale: otterrà un cane schiacciato, non un cane che ha capito dove e come ha sbagliato.
Ed oltre a questo, ci sono circa millemila “vie di mezzo” che non posso stare ad elencare, altrimenti non arrivo mai più alla fine.
Sta di fatto, però, che:

a) “cane allegro e scodinzolante” non è per forza sinonimo di “cane trattato gentilmente”. Può essere anche sinonimo di “cane con una tempra della madonna”, che è stato trattato duramente ma che ha saputo superare egregiamente lo stress. Non ci è dato di saperlo, se non abbiamo seguito tutto il percorso passo passo;
b) se un cane di scarsa tempra lavora allegro e scondinzolante, allora possiamo star certi che l’addestratore è stato BRAVO. Di nuovo, non per forza “gentile”, ma sicuramente bravo perché comunque avrà saputo mirare gli interventi negativi sulle possibilità di quel cane. Oppure non ne ha usati affatto. Non ci è (nuovamente) dato di saperlo, se non abbiamo seguito… eccetera.
c) ci è dato, invece, di sapere con certezza che un cane che a fine lavoro appare sottomesso, impaurito, “schiacciato” è stato lavorato male. Ed è per questo che mi sono permessa di criticare con forza i video del tizio dell’articolo di ieri, soprattutto quello del pastore tedesco: perché lì si vede chiaramente come un cane senza apparenti problemi sia stato rovinato da un lavoro malfatto.

Perché, attenzione altra variabile!
Ho specificato “a fine lavoro” (non inteso come “fine sessione”, ma proprio “pronto per iniziare le gare, o l’attività”) perché a volte un cane può apparire impaurito e sottomesso a causa di esperienze precedenti, o magari per problemi genetici.
In questi casi, se lo vediamo “schiacciato” al campo, non è che possiamo dedurre in automatico che sia colpa dell’addestratore: anzi, magari il poveraccio sta lavorando per rimediare agli errori altrui!
Purtroppo il sciur Cassinelli ha scelto orgogliosamente di mostrarci il “prima e dopo la cura”: e così si può facilmente dedurre che il cane, per quanto anarchico, “prima” della sua “cura” fosse aperto e sereno. E’ “dopo” che è diventato un zombie sottomesso… e la cosa più tragica è che i proprietari ne sembrano contenti, così come lo sono moltissimi proprietari di cani “zombizzati” a botte di psicofarmaci o di presunti “autocontrolli” indotti spegnendo tutte le loro doti naturali.

tempra7Concludendo: non potremo MAI essere certi (a meno di non essere cinofili espertissimi) che un “cane allegro” non abbia subito qualche trattamento rude, ma possiamo essere certi che l’abbia superato positivamente: come e se giudicare l’addestratore è una questione puramente personale, soggettiva e non oggettiva.
Possiamo invece essere certi che un cane che da allegro e sereno diventa chiuso e sottomesso sia stato lavorato da un incompetente: e qui la cosa è proprio oggettiva, senza se e senza ma.
Anche qui forse si potrebbe fare qualche distinguo: se il cane è stato trattato così perché era mordace e adesso non lo è più, magari una giustificazioncella la si può trovare. Se è stato trattato così perché tirava al guinzaglio… allora “GALERA”! è la prima parola che mi viene in mente.
E a forza di variabili potrei andare avanti ancora per ore, ma mi fermo qui… anzi, no: mi fermo dopo avervi dato un ulteriore spunto di rilessione, giusto per gradire, a proposito delle tempre dure o durissime.
Ricordate il padre del mio amico, quello che apparentemente sembrava tornato l’uomo di prima anche dopo la tragedia? Be’, due anni dopo è morto d’infarto.
Il che potrebbe non significare nulla, oppure significare moltissimo. Chi lo sa.
Chi lo sa cosa succede veramente nella mente, nell’anima di un uomo o di un cane.
Ed è proprio per questo terribile “chi lo sa” che io ho sempre scelto di non fare MAI male a un cane, se non in casi di estrema necessità, e sicuramente mai per insegnargli qualcosa.
Ho scelto anche di fare sport e non utilità sociale (perché lì mi sarebbero sorti i dubbi, mentre sullo sport non ne ho: ci metterò pure il triplo del tempo, ma al risultato voglio arrivarci col cane che si diverte e che non soffre mai).
Ognuno, ovviamente, è libero di pensarla in modo diversissimo da me: da quello che ritiene me una maltrattatrice perché insegno il “terra-resta” a quello che mi ritiene una stupida mammolletta perché non uso il tele. Ogni pensiero è lecito, e molte azioni possono essere lecite… tranne quella di maltrattare i cani stupidamente e inutilmente.
Però spero che almeno una cosa si sia capita: che prima di giudicare bisogna conoscere a fondo i cani. E magari anche un po’ le persone.
Altrimenti non si faranno MAI discussioni costruttive, ma chiacchere da bar. O da Facebook che dir si voglia.

NOTA: le foto hanno scopo puramente illustrativo e non sono da mettere in alcun modo in relazione con i metodi descritti. Ho usato foto di cani da utilità, e anche foto di cani-soldato, NON certo per far sospettare che siano maltrattati, ma solo perché vengono indubbiamente scelti tra soggetti di tempra forte.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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