martedì , 21 novembre 2017
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La storia del piccolo Pedro

Questa è una favola. Potrebbe essere una bella favola di Natale, da raccontare ai bambini. Purtroppo temo che anche a diversi adulti farebbe bene leggerla.

di DARIO NOVAGLIO –  C’era una volta un cucciolo di nome Pedrito, aveva solo due mesi. Lui non era uno di quei cani figli di nessuno, che vagano per strada: lui no, lui era un cane di proprietà.
In casa c’erano pure delle carte che lo provavano, su cui c’erano i nomi di Lucia e Fabio, una coppia di giovani sposi, gente che si definiva sportiva, che lavorava tutto il giorno in ufficio.
Loro non erano riusciti ad avere un figlio e allora avevano pensato, per il momento, di acquistare un cucciolo di cane. Pedrito, quando gli prendeva la malinconia, pensava: “… ma allora io sono solo un facente funzioni, un supplente, un panchinaro chiamato ad entrare in partita perché il titolare non si è presentato…” .
Questa cosa lo rendeva triste, però era convinto di potersi giocare comunque le sue carte: “Questa è la mia opportunità, dimostrerò quello che valgo. Sono un cucciolo di cane, non pizza e fichi! Sono un golden retriever, una razza socievole, brillante, collaborativa. Li conquisterò con la mia simpatia e la mia voglia di vivere.”
I giorni passavano e Pedrito pensava: “Sì, vabbe’ la mia voglia di vivere, ma voi? Fatemi giocare un po’! Siete sportivi, lavoratori, cari i miei signori proprietari, ma quando venite a casa siete sempre sdraiati sul divano a guardar la televisione. Almeno mi facessero vedere… boh! Non so: Animal Planet! Piccoli cuccioli crescono… posso accettare al limite anche… Cesar Millan, anche se mi fa venire la depressione, ma non sempre Masterchef Italia, Australia, Paupasia!”
Il cucciolo guardava Lucia e Fabio e cercava di attirare la loro attenzione: “Adesso gli rubo le pantofole e vedrai che mi fanno correre un po’!
Niente da fare: anzi! Fabio alzava la voce incavolato nero e pronunciava frasi incomprensibili agitandosi come un pazzo furioso, Lucia con quella voce stridula chiamava Fabio e diceva: “Fabio, guarda cosa sta facendo il TUO cane!”
Allora Pedrito alzò il tiro, o meglio provò ad alzare la zampa, anche se per il momento non ci riusciva, e fece pipì sul persiano. No, non sul gatto persiano, sul tappeto persiano. Ma neanche questo servì a far sì che loro si occupassero di lui.
“Ora – pensò Pedrito – vi do tre possibilità, sceglietene almeno una, ma datevi una mossa. Sono sicuro di fare divertire anche voi. A me piacciono tre cose: il cibo (preferenza per i wurstel di pollo), i giochini (preferenza per le palline che rotolano) e le coccole (preferenza per i grattini dietro le orecchie). Mettiamoci a fare qualcosa insieme!”
Già, ma il problema era come fare a farglielo capire.
Beh! Facile! Per il cibo, Pedrito pensò: “Vado sul tavolo e rubo un po’ di carne che sta sul piatto, capiranno che sono goloso”.
Per i giochi: “Prendo dall’armadio un maglione, una sciarpa e la vado a nascondere in giardino, capiranno che mi piacciono le cose che hanno il loro odore”.
Per le coccole? “Facile! Quando li vedo arrivare mi fiondo a tutta birra, facendo salti di gioia, cercando di saltargli in braccio”.
Pedrito mise in atto il suo piano. Risultato?
Lucia e Fabio si convinsero che il loro cane aveva seri problemi caratteriali.
Loro erano stati sfortunati, perché il loro cucciolo non si comportava in modo “normale”, cioè tranquillo, a cuccia come tutti gli altri, che loro si erano immaginati.
Il finale di questa storia lo potete scrivere voi.
I più “tenerosi” possono pensare che Lucia e Fabio un giorno decisero di andare da un bravo educatore cinofilo che, dopo averli strigliati per bene, gli fece scoprire le gioie della comunicazione animale.
I più “tenebrosi” possono pensare che il piccolo Pedrito diventò davvero un cane problematico, perché nessuno in quella casa capì mai le sue vere esigenze di cane. E così lo portarono in canile.
Morale della favola?
Nessuno ci obbliga a prendere un cane, ma se lo facciamo è perché nella vita abbiamo deciso di fare spazio ad un altro membro della nostra famiglia. È quindi nostro dovere informarci, impegnarci, trovare il tempo per tutti i piccoli Pedro che la Natura ci ha regalato e ci regalerà.
Tranquilli! Sarà l’investimento meglio ripagato in valore assoluto.

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