martedì , 21 novembre 2017
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BAT: che cos’è e a cosa serve?

di VALERIA ROSSI – L’acronimo BAT sta per Behavior Adjustement Training, ovvero “training di modificazione comportamentale”.
E’ un metodo studiato dalla dottoressa Grisha Stewart nel 2009, che a sua volta ha preso spunto dal metodo NE-PO-PO – che sta per (rinforzo) negativo-positivo-positivo – messo a punto dall’addestratore Bart Bellon.
In che cosa consiste, in pratica? Nel trattare l’aggressività del cane con un misto di desensibilizzazione-abituazione-controcondizionamento, senza interventi “duri” e senza neppure metterlo in obbedienza, ma facendogli semplicemente capire che per ottenere ciò che desidera (ovvero, allontanare lo stimolo che fa scattare la sua aggressività) deve manifestare un comportamento alternativo all’aggressività stessa.
Spiegazione pratica (e più semplice da capire): perché il cane va in aggressività (verso i suoi simili o verso le persone)? Perché non vuole rapportarsi con loro (perché ne ha timore, o perché semplicemente “non gli piacciono”… ma ricordiamo che il timore è la causa più frequente!), ed ha imparato che l’aggressività li tiene lontani.
Probabilmente i suoi primi atteggiamenti “da bullo” hanno ottenuto lo scopo (l’altro cane o l’umano sono scappati o hanno fatto comunque un salto indietro), quindi questo comportamento è diventato autogratificante. Insomma, il cane sa che funziona!
Per questo diventa abbastanza complicato, per noi umani, modificare questo suo modo di fare che spesso ci rende la vita tanto difficile.
Il BAT si basa sul principio di dare al cane ciò che desidera (e cioè allontanarsi dallo stimolo) solo quando non si comporta in modo aggressivo.
Ma cosa si deve fare, in pratica?
Si deve piazzare lo stimolo (cane, persona o altro: va bene anche per cani che aggrediscono motorini, biciclette, cavalli…). Il cane figurante, se stiamo parlando di rapporti tra cani, dev’essere al guinzaglio e deve rimanere più “neutro” possibile.
Si parte ad una distanza abbastanza importante dal soggetto su cui stiamo lavorando (una settantina di metri sono l’ideale).
Il conduttore parte in linea retta verso il “figurante” e si blocca non appena il cane “paziente” manifesta i primi segnali di tensione o di aggressività.
A questo punto si deve restare immobili fino al momento in cui il cane farà “qualcosa di diverso” dall’abbaiare, tirare, alzarsi su due zampe eccetera: va bene qualsiasi comportamento alternativo (dare un segnale di calma, annusare per terra, guardare il conduttore, voltare la testa…).
Non appena il cane lo manifesta, il conduttore marca positivamente (con il clicker, se ne fa uso, o con un marker vocale come SI!, YES ecc…), fa dietro front e parte di corsa in direzione opposta a quella dello stimolo, premiando contemporaneamente il cane (con cibo o gioco).
Si torna poi alla distanza iniziale e si ricomincia l’avvicinamento, ripetendo tutto il pattern più e più volte e mettendo ogni volta un segno nel punto in cui avviene l'”innesco” (se abbiamo un aiutante a disposizione, sarà lui a mettere un segnale nel “punto X”): ci renderemo conto che le distanze si accorciano progressivamente, perché lo stimolo diventa sempre meno “importante” man mano che il cane si rende conto della sua innocuità (questa è abituazione/desensibilizzazione).
Contemporaneamente il cane capisce che per allontanarsi da ciò che non gli piace non deve “fare casino” (cosa che non gli porta alcun vantaggio), ma scegliere comportamenti diversi: infine, oltre al rinforzo negativo (ovvero alla “sottrazione della cosa che non gli piace”) il cane riceverà due rinforzi positivi che “premiano” il comporamento non-aggressivo: la corsa col conduttore (che è già rinforzante di suo) e il premio aggiuntivo in cibo o gioco.
Si parla, in questo caso, di “ricompense funzionali”, ovvero di premi  direttamente connessi a una determinata situazione o ambiente.
Se cercate su youtube “Behavior Adjustement Training” troverete diversi video che potranno spiegare questa tecnica molto meglio delle mie parole: qui sotto ne vedete un esempio.

Io posso solo aggiungere che funziona davvero quasi con tutti i cani, specie con gli aggressivi per paura (che, ripeto, sono la maggioranza).
Ogni lezione può durare da dieci a venti minuti, e di solito già alla prima sessione si vedono risultati concreti: dopo qualche lezione si può anche scegliere un unico comportamento da premiare (per esempio, guardare il conduttore).
Provate… anche perché una cosa è certa: non è possibile far danni con questo metodo!

 

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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