lunedì , 20 novembre 2017
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Report e le crocchette: servizio serio o tendenzioso?

di VALERIA ROSSI – Non ho potuto seguire in diretta il servizio di Report “Troppa trippa”: l’ho visto il giorno dopo in rete, a questo link.
Che dire, in merito?
Che nonostante la maggiore serietà (almeno apparente) di Report rispetto ad altre trasmissioni che promettono inchieste-verità,  i contenuti mi hanno lasciato quasi perplessa come quelli dei vari Stoppa, Iene & C.
Per carità, Report è sicuramente meno caciarone degli equivalenti Mediaset: la Gabanelli è più sobria e dà un’immagine più concreta di gente che va in giro con gli sturalavandini in testa. Però, quando di un argomento conosci almeno l’ABC (io non sono certo una nutrizionista, ma dopo millemila anni di allevamento un minimo di informazione in materia di pappe me la sono dovuta fare per forza)… allora ti rendi conto più facilmente di quanta superficialità ci sia in tutte le trasmissioni televisive, comprese quelle che ritenevi “meno peggiori” di altre.
E ti accorgi anche che, in alcuni casi, si cercano – e si trasmettono – conferme alla “propria” verità e non si va troppo in cerca di quella assoluta, ammesso e non concesso che ne esista una.
Cosa non mi è piaciuto, in questo “Troppa trippa”?
Innanzitutto – e credo sia successo a molti di noi cinofili e/o catofili – l’aria di sufficienza con cui la Gabanelli ha affrontato il problema, fin dalle primissime fasi.
Sostenere che “ogni anno, noi buttiamo nella pattumiera l’equivalente di 8 miliardi e mezzo di euro di cibo fresco”, come contrappunto al fatto che l’industri mangimistica fattura 90 miliardi di euro annui, mi ha dato la netta impressione che la conduttrice volesse sostenere una tesi quantomeno discutibile, e cioè che i cani dovrebbero mangiare i nostri avanzi.
Nel proseguo della trasmissione il concetto, più o meno velatamente, è stato ribadito più volte: ed è arcinoto che in moltissimi casi le preparazioni gastronomiche umane non sono adatte agli animali domestici. O perché troppo condite, o perché contengono troppo sale, o perché contengono addirittura alimenti tossici per gli amici pelosi.
E’ altrettanto vero che con i debiti accorgimenti possiamo mangiare gli stessi piatti (tant’è che l’anno prossimo uscirà un libro, a cui ho collaborato anch’io, che presenta proprio una serie di ricette “a sei zampe”): però, se non si specifica come, quando e perché i nostri cani possono mangiare le stesse cose nostre, si rischia di far pensare al grande pubblico che qualsiasi avanzo sia buono. E questo è pericolosissimo.
report2Detto questo, per una decina di minuti la trasmissione parla di quanto sia diventato profondo il legame famiglia umana-animale domestico: un pout pourri di cino-catofilia durante il quale vengono intervistati una toelettatrice e il gestore di un cimitero per cani e gatti… e la mia impressione è stata che si volesse dare l’idea che in questo tipo di attenzioni ci fosse un lato grottesco (ma forse ero prevenuta, dopo lo sgradevole incipit sugli avanzi).

report3Poi si parla brevemente – troppo brevemente, per i miei gusti – del vero e proprio scandalo dei farmaci veterinari che costano immensamente di più degli equivalenti umani: e su questo sì, che sarebbe valsa la pena di fare una puntata di Report… ma il tema viene “buttato là” alla veloce.
D’altronde, un po’ più avanti, la Gabanelli previene quella che secondo lei sarà l’obiezione principale del pubblico (Voi direte: “ma con tutti i problemi che hanno gli umani vi dovete proprio occupare di cani e gatti”?) rispondendo con un “Perché no! Quando uno spende, è giusto che sappia che cosa compra” che lascia intendere come lei stessa ritenga questo servizio un filino superfluo, giustificato solo dall’interesse economico (e qui, irritazione numero due da parte della sottoscritta).
Ma finalmente si comincia a parlare di “trippa”, ovvero di alimentazione… e qui, purtroppo, si è scoperta tanta, ma tanta acqua calda.
Le industrie mangimistiche sono abilissime nel marketing: maddai?
I veterinari vengono convinti – con diversi mezzi – a prescrivere mangimi curativi: ma va?

report5Nel mirino di Report, tra l’altro, finiscono mangimi che nessun cinofilo un filino informato considera di altissima qualità: è indubbio che siano quelli più noti e forse anche i più consigliati dai veterinari, ma sappiamo tutti che c’è di meglio sul mercato, mentre Report sembra ignorare totalmente le ditte che utilizzano ingredienti migliori e in percentuali ben diverse dal 4% più volte citato nel servizio.
Anche la scarsità di informazioni sulle materie prime, l’utilizzo di conservanti cancerogeni, il fatto che nei  cereali possano svilupparsi micotossine sono fatti arcinoti, che sono stati spesso strumentalizzati non solo in tema di pet food, ma anche di alimentazione umana.
Ricordate l’attacco scagliato qualche anno fa contro la Barilla, accusata di utilizzare grano ammuffito e pieno di micotossine? Si rivelò una bufala, ma danneggiò parecchio l’azienda (assai più delle dichiarazioni omofobe rilasciate qualche tempo dopo, che invece bufala non erano).
In generale,  gran parte di ciò che è stato detto sul pet food potrebbe applicarsi anche alla nostra alimentazione: laddove, se è vero che c’è qualche controllo in più, è anche vero che si possono leggere storie allucinanti su ciò che ci viene propinato dall’industria.
Ci sono stati scandali un po’ su tutto, dall’olio d’oliva ai cioccolatini. Non si salva neppure il nostro pane quotidiano: durante l’inchiesta dello scorso autunno nei panifici italiani, i NAS hanno riscontrato 578 violazioni su  833 ispezioni. Certo, le leggi sono più restrittive di quelle che riguardano il pet food… ma bisogna poi vedere se vengono rispettate, e spesso non è così.
Quindi, che facciamo? Smettiamo di mangiare, a meno che non ci alleviamo/coltiviamo/produciamo in proprio qualsiasi tipo di cibo?

BARFOvviamente è impossibile nella società moderna, così come non è sempre possibile cucinare per i nostri amici a quattro zampe. E’ evidente, e credo che ormai lo sappiano anche i sassi, che la dieta casalinga o la BARF sono migliori del cibo industriale, ma anche il pollo del contadino è sicuramente migliore di quello del supermercato: eppure non sempre ci è possibile procurarcelo e quindi prendiamo un po’ quello che viene, o che ci torna più comodo… tenendo le dita incrociate.
Ogni volta che ci sediamo a tavola dovremmo pensare, come il bambino napoletano del celeberrimo libro di Marcello D’Orta, “io speriamo che me la cavo“.
Che lo stesso valga per gli animali, purtroppo, è un dato di fatto.
Tornando ai contenuti del servizio di Report, la cosa che mi ha dato più da pensare è stata la vita dei cani e gatti “sperimentatori” di cui la giornalista non è riuscita ad avere immagini, né notizie certe: però bisogna anche dire che questo non prova nulla. Vedere un campo da agility deserto (definito “le rampe” dalla Giannini: mai visti prima ostacoli da agility?!?) non significa che esso venga usato soltanto quando ci sono le visite guidate per i veterinari… ma non significa neppure il contrario. Così come sembrano sensate le obiezioni che tutte le ditte hanno opposto alla richiesta di vedere le materie prime o l’interno degli stabilimenti: si è sottinteso che avessero qualcosa da nascondere, ma non è detto che sia così. Magari ci tengono semplicemente al segreto industriale, che è un diritto previsto dall’ordinamento italiano.
report4Infine, va bene mostrare il servizio della PETA… ma prima di definirla “la più grande associazione animalista al mondo” sarebbe stato forse il caso di informarsi un po’ in merito, visto che la PETA è accusata di efferatezze come quelle che si possono leggere a questo link.
Insomma, trovo che il servizio, se non proprio di “gomblotto“, possa essere tacciato di superficialità e di un bel po’ di tendenziosità: è stato decisamente più opinionistico che giornalistico (il che non è certo vietato: però bisognerebbe specificarlo…) e decisamente più basato su sospetti e illazioni che su prove certe e certificate.
Anche le interviste a quanto pare vanno prese con beneficio di inventario, se è vero – come è vero – che uno dei veterinari, il dottor Zatelli, si è precipitato a specificare, non appena il servizio è andato in onda, che dei suoi 7-8 minuti di intervista sono stati utilizzati “7 secondi, estrapolando due frasi dal contesto“. La sua nota è apparsa su una pagina riservata ai veterinari (e a cui non si può accedere se non lo si è), ma è stata poi ripresa e pubblicata da una collega e la si può leggere qui.

report6Detto questo: il mangime industriale è la miglior risposta? Si può andare tranquilli e lo si può somministrare senza problemi a qualsiasi cane/gatto?
Sicuramente no.
Una dieta casalinga (o BARF), purché preparata con cura e con un minimo di cognizione di causa (il che non significa “dare al cane gli avanzi”) sarà sempre migliore… ma questo credo che lo sapessimo tutti anche senza bisogno di Report.
Personalmente uso il casalingo con Samba, ma in passato (soprattutto finché ho allevato, perché sfido chiunque a preparare la pappa in casa per quindici cani…) ho fatto ampio uso di mangime industriale, cercando semplicemente di scegliere il migliore (o comunque quello più adatto ai miei cani).
Posso dire che in una sola occasione mi è capitato di supporre (la certezza non ce l’ho) che un problema di allevamento (e cioè la scarsa fertilità) potesse essere legato al mangime: cambiando marca il problema si è risolto.
Per tutto il resto posso solo dire che i miei cani sono stati bene e sono vissuti quasi tutti a lungo (qualcuno purtroppo no, ma in nessun caso posso legare il motivo della morte alla dieta).
Quella più longeva è stata la meticcia Snowwhite, arrivata quasi a 18 anni mangiando sempre e solo crocchette… ma il record assoluto tra i cani che ho conosciuto l’ha raggiunto la Buffy, cagna di mia suocera, meticcia figlia di due fratelli (argh!), alimentata per tre quarti della sua vita proprio con gli avanzi della tavola (doppio argh) e per l’ultimo quarto con crocchette industriali… che però mia suocera comprava al supermercato, scegliendo “quelle che costavano meno” senza minimamente badare all’etichetta (triplo argh).
Nonostante io argh-assi a tutto spiano anche con mia suocera, accusandola di voler ammazzare il cane, la Buffy è arrivata a quasi ventinove anni, pur essendo (pure!) epilettica: e se un caso potesse fare statistica, è indubbio che quella cagnetta potrebbe essere la portabandiera della tesi secondo cui NON siamo quel che mangiamo, anzi campiamo tanto più a lungo quanto più mangiamo schifezze.

carotaOvvio che così non è, anzi è più che provato che un’alimentazione sana è normalmente alla base di una vita altrettanto sana: però, diciamolo, va anche un po’ a fortuna (o forse solo a genetica, chissà).
Quindi, dopo aver visto il servizio di Report, anche se non avessi già avuto tutte le (scarse e piuttosto fumose) informazioni che ci sono state fornite, non credo che avrei modificato il parere che ho sempre avuto sull’alimentazione, e cioé: quando e se si può, meglio preparare la pappa in casa (ma – ripeto – senza “raffazzonare” troppo e cercando di bilanciarla ed equilibrarla meglio possibile). Se invece non si può… allora va bene anche il mangime, purché di qualità e non preso a caso sugli scaffali del pet shop.
Per quanto riguarda il lato economico, il mangime buono costa caro e gli ingredienti naturali di qualità costano cari: non si scappa.
E’ sicuramente vero che quando parliamo di mangime – soprattutto di certe marche – quello che paghiamo è anche il marketing che ci sta dietro: ma lo stesso vale quando mettiamo nel carrello la marca di pasta, di tonno o di panettone di cui abbiamo visto la pubblicità in TV.
Questa è la società moderna, amici cari. Questo è il consumismo.
L’abbiamo voluto e mo’ ce lo teniamo, nel bene e nel male: ma a meno di non volerci ritirare in campagna ad allevarci le mucche in proprio e a coltivarci il grano sotto casa, ci tocca convivere con tutte le nostre contraddizioni. E dobbiamo farci convivere anche i nostri animali, cercando di trovare per tutti il “meno peggio”: perché  il vero “meglio”, ormai, credo sia solo un’utopia.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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