di VALERIA ROSSI – Non ho potuto seguire in diretta il servizio di Report “Troppa trippa”: l’ho visto il giorno dopo in rete, a questo link.
Che dire, in merito?
Che nonostante la maggiore serietà (almeno apparente) di Report rispetto ad altre trasmissioni che promettono inchieste-verità,  i contenuti mi hanno lasciato quasi perplessa come quelli dei vari Stoppa, Iene & C.
Per carità, Report è sicuramente meno caciarone degli equivalenti Mediaset: la Gabanelli è più sobria e dà un’immagine più concreta di gente che va in giro con gli sturalavandini in testa. Però, quando di un argomento conosci almeno l’ABC (io non sono certo una nutrizionista, ma dopo millemila anni di allevamento un minimo di informazione in materia di pappe me la sono dovuta fare per forza)… allora ti rendi conto più facilmente di quanta superficialità ci sia in tutte le trasmissioni televisive, comprese quelle che ritenevi “meno peggiori” di altre.
E ti accorgi anche che, in alcuni casi, si cercano – e si trasmettono – conferme alla “propria” verità e non si va troppo in cerca di quella assoluta, ammesso e non concesso che ne esista una.
Cosa non mi è piaciuto, in questo “Troppa trippa”?
Innanzitutto – e credo sia successo a molti di noi cinofili e/o catofili – l’aria di sufficienza con cui la Gabanelli ha affrontato il problema, fin dalle primissime fasi.
Sostenere che “ogni anno, noi buttiamo nella pattumiera l’equivalente di 8 miliardi e mezzo di euro di cibo fresco”, come contrappunto al fatto che l’industri mangimistica fattura 90 miliardi di euro annui, mi ha dato la netta impressione che la conduttrice volesse sostenere una tesi quantomeno discutibile, e cioè che i cani dovrebbero mangiare i nostri avanzi.
Nel proseguo della trasmissione il concetto, più o meno velatamente, è stato ribadito più volte: ed è arcinoto che in moltissimi casi le preparazioni gastronomiche umane non sono adatte agli animali domestici. O perché troppo condite, o perché contengono troppo sale, o perché contengono addirittura alimenti tossici per gli amici pelosi.
E’ altrettanto vero che con i debiti accorgimenti possiamo mangiare gli stessi piatti (tant’è che l’anno prossimo uscirà un libro, a cui ho collaborato anch’io, che presenta proprio una serie di ricette “a sei zampe”): però, se non si specifica come, quando e perché i nostri cani possono mangiare le stesse cose nostre, si rischia di far pensare al grande pubblico che qualsiasi avanzo sia buono. E questo è pericolosissimo.
report2Detto questo, per una decina di minuti la trasmissione parla di quanto sia diventato profondo il legame famiglia umana-animale domestico: un pout pourri di cino-catofilia durante il quale vengono intervistati una toelettatrice e il gestore di un cimitero per cani e gatti… e la mia impressione è stata che si volesse dare l’idea che in questo tipo di attenzioni ci fosse un lato grottesco (ma forse ero prevenuta, dopo lo sgradevole incipit sugli avanzi).

report3Poi si parla brevemente – troppo brevemente, per i miei gusti – del vero e proprio scandalo dei farmaci veterinari che costano immensamente di più degli equivalenti umani: e su questo sì, che sarebbe valsa la pena di fare una puntata di Report… ma il tema viene “buttato là” alla veloce.
D’altronde, un po’ più avanti, la Gabanelli previene quella che secondo lei sarà l’obiezione principale del pubblico (Voi direte: “ma con tutti i problemi che hanno gli umani vi dovete proprio occupare di cani e gatti”?) rispondendo con un “Perché no! Quando uno spende, è giusto che sappia che cosa compra” che lascia intendere come lei stessa ritenga questo servizio un filino superfluo, giustificato solo dall’interesse economico (e qui, irritazione numero due da parte della sottoscritta).
Ma finalmente si comincia a parlare di “trippa”, ovvero di alimentazione… e qui, purtroppo, si è scoperta tanta, ma tanta acqua calda.
Le industrie mangimistiche sono abilissime nel marketing: maddai?
I veterinari vengono convinti – con diversi mezzi – a prescrivere mangimi curativi: ma va?

report5Nel mirino di Report, tra l’altro, finiscono mangimi che nessun cinofilo un filino informato considera di altissima qualità: è indubbio che siano quelli più noti e forse anche i più consigliati dai veterinari, ma sappiamo tutti che c’è di meglio sul mercato, mentre Report sembra ignorare totalmente le ditte che utilizzano ingredienti migliori e in percentuali ben diverse dal 4% più volte citato nel servizio.
Anche la scarsità di informazioni sulle materie prime, l’utilizzo di conservanti cancerogeni, il fatto che nei  cereali possano svilupparsi micotossine sono fatti arcinoti, che sono stati spesso strumentalizzati non solo in tema di pet food, ma anche di alimentazione umana.
Ricordate l’attacco scagliato qualche anno fa contro la Barilla, accusata di utilizzare grano ammuffito e pieno di micotossine? Si rivelò una bufala, ma danneggiò parecchio l’azienda (assai più delle dichiarazioni omofobe rilasciate qualche tempo dopo, che invece bufala non erano).
In generale,  gran parte di ciò che è stato detto sul pet food potrebbe applicarsi anche alla nostra alimentazione: laddove, se è vero che c’è qualche controllo in più, è anche vero che si possono leggere storie allucinanti su ciò che ci viene propinato dall’industria.
Ci sono stati scandali un po’ su tutto, dall’olio d’oliva ai cioccolatini. Non si salva neppure il nostro pane quotidiano: durante l’inchiesta dello scorso autunno nei panifici italiani, i NAS hanno riscontrato 578 violazioni su  833 ispezioni. Certo, le leggi sono più restrittive di quelle che riguardano il pet food… ma bisogna poi vedere se vengono rispettate, e spesso non è così.
Quindi, che facciamo? Smettiamo di mangiare, a meno che non ci alleviamo/coltiviamo/produciamo in proprio qualsiasi tipo di cibo?

BARFOvviamente è impossibile nella società moderna, così come non è sempre possibile cucinare per i nostri amici a quattro zampe. E’ evidente, e credo che ormai lo sappiano anche i sassi, che la dieta casalinga o la BARF sono migliori del cibo industriale, ma anche il pollo del contadino è sicuramente migliore di quello del supermercato: eppure non sempre ci è possibile procurarcelo e quindi prendiamo un po’ quello che viene, o che ci torna più comodo… tenendo le dita incrociate.
Ogni volta che ci sediamo a tavola dovremmo pensare, come il bambino napoletano del celeberrimo libro di Marcello D’Orta, “io speriamo che me la cavo“.
Che lo stesso valga per gli animali, purtroppo, è un dato di fatto.
Tornando ai contenuti del servizio di Report, la cosa che mi ha dato più da pensare è stata la vita dei cani e gatti “sperimentatori” di cui la giornalista non è riuscita ad avere immagini, né notizie certe: però bisogna anche dire che questo non prova nulla. Vedere un campo da agility deserto (definito “le rampe” dalla Giannini: mai visti prima ostacoli da agility?!?) non significa che esso venga usato soltanto quando ci sono le visite guidate per i veterinari… ma non significa neppure il contrario. Così come sembrano sensate le obiezioni che tutte le ditte hanno opposto alla richiesta di vedere le materie prime o l’interno degli stabilimenti: si è sottinteso che avessero qualcosa da nascondere, ma non è detto che sia così. Magari ci tengono semplicemente al segreto industriale, che è un diritto previsto dall’ordinamento italiano.
report4Infine, va bene mostrare il servizio della PETA… ma prima di definirla “la più grande associazione animalista al mondo” sarebbe stato forse il caso di informarsi un po’ in merito, visto che la PETA è accusata di efferatezze come quelle che si possono leggere a questo link.
Insomma, trovo che il servizio, se non proprio di “gomblotto“, possa essere tacciato di superficialità e di un bel po’ di tendenziosità: è stato decisamente più opinionistico che giornalistico (il che non è certo vietato: però bisognerebbe specificarlo…) e decisamente più basato su sospetti e illazioni che su prove certe e certificate.
Anche le interviste a quanto pare vanno prese con beneficio di inventario, se è vero – come è vero – che uno dei veterinari, il dottor Zatelli, si è precipitato a specificare, non appena il servizio è andato in onda, che dei suoi 7-8 minuti di intervista sono stati utilizzati “7 secondi, estrapolando due frasi dal contesto“. La sua nota è apparsa su una pagina riservata ai veterinari (e a cui non si può accedere se non lo si è), ma è stata poi ripresa e pubblicata da una collega e la si può leggere qui.

report6Detto questo: il mangime industriale è la miglior risposta? Si può andare tranquilli e lo si può somministrare senza problemi a qualsiasi cane/gatto?
Sicuramente no.
Una dieta casalinga (o BARF), purché preparata con cura e con un minimo di cognizione di causa (il che non significa “dare al cane gli avanzi”) sarà sempre migliore… ma questo credo che lo sapessimo tutti anche senza bisogno di Report.
Personalmente uso il casalingo con Samba, ma in passato (soprattutto finché ho allevato, perché sfido chiunque a preparare la pappa in casa per quindici cani…) ho fatto ampio uso di mangime industriale, cercando semplicemente di scegliere il migliore (o comunque quello più adatto ai miei cani).
Posso dire che in una sola occasione mi è capitato di supporre (la certezza non ce l’ho) che un problema di allevamento (e cioè la scarsa fertilità) potesse essere legato al mangime: cambiando marca il problema si è risolto.
Per tutto il resto posso solo dire che i miei cani sono stati bene e sono vissuti quasi tutti a lungo (qualcuno purtroppo no, ma in nessun caso posso legare il motivo della morte alla dieta).
Quella più longeva è stata la meticcia Snowwhite, arrivata quasi a 18 anni mangiando sempre e solo crocchette… ma il record assoluto tra i cani che ho conosciuto l’ha raggiunto la Buffy, cagna di mia suocera, meticcia figlia di due fratelli (argh!), alimentata per tre quarti della sua vita proprio con gli avanzi della tavola (doppio argh) e per l’ultimo quarto con crocchette industriali… che però mia suocera comprava al supermercato, scegliendo “quelle che costavano meno” senza minimamente badare all’etichetta (triplo argh).
Nonostante io argh-assi a tutto spiano anche con mia suocera, accusandola di voler ammazzare il cane, la Buffy è arrivata a quasi ventinove anni, pur essendo (pure!) epilettica: e se un caso potesse fare statistica, è indubbio che quella cagnetta potrebbe essere la portabandiera della tesi secondo cui NON siamo quel che mangiamo, anzi campiamo tanto più a lungo quanto più mangiamo schifezze.

carotaOvvio che così non è, anzi è più che provato che un’alimentazione sana è normalmente alla base di una vita altrettanto sana: però, diciamolo, va anche un po’ a fortuna (o forse solo a genetica, chissà).
Quindi, dopo aver visto il servizio di Report, anche se non avessi già avuto tutte le (scarse e piuttosto fumose) informazioni che ci sono state fornite, non credo che avrei modificato il parere che ho sempre avuto sull’alimentazione, e cioé: quando e se si può, meglio preparare la pappa in casa (ma – ripeto – senza “raffazzonare” troppo e cercando di bilanciarla ed equilibrarla meglio possibile). Se invece non si può… allora va bene anche il mangime, purché di qualità e non preso a caso sugli scaffali del pet shop.
Per quanto riguarda il lato economico, il mangime buono costa caro e gli ingredienti naturali di qualità costano cari: non si scappa.
E’ sicuramente vero che quando parliamo di mangime – soprattutto di certe marche – quello che paghiamo è anche il marketing che ci sta dietro: ma lo stesso vale quando mettiamo nel carrello la marca di pasta, di tonno o di panettone di cui abbiamo visto la pubblicità in TV.
Questa è la società moderna, amici cari. Questo è il consumismo.
L’abbiamo voluto e mo’ ce lo teniamo, nel bene e nel male: ma a meno di non volerci ritirare in campagna ad allevarci le mucche in proprio e a coltivarci il grano sotto casa, ci tocca convivere con tutte le nostre contraddizioni. E dobbiamo farci convivere anche i nostri animali, cercando di trovare per tutti il “meno peggio”: perché  il vero “meglio”, ormai, credo sia solo un’utopia.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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116 Commenti

  1. La storia di Buffy mi ha fatto ricordare il vecchio Snoopy, incrocio che-di-più-non-si-può vagamente somigliante ad un mini spinone… Il suo padrone (un vecchietto totalmente fuori di testa) tutte le mattine gli dava il kit-kat…no, non il mangime…l’omonima barretta di cioccolato!! Snnopy è sopravissuto al suo padrone, ora l’ha preso la sorella, che vive in campagna e spero gli faccia fare la “vita da cane”. Il veterinario non si spiega come faccia ad essere ancora vivo…ma ha 15 anni, e pare voglia camparne altrettanti.

  2. A me è dispiaciuto che Monge non abbia dato qualche segnale di apertura, visto che ha le etichette “aperte”, mentre Royal ad esempio ha le etichette “chiuse”.
    Un po’ di tempo fa ho assistito ad una lezione tenuta da una titolatissima veterinaria nutrizionista che ha lanciato questi messaggi:
    – voi siete un branco di ignoranti
    – non siete in grado di nutrire i vostri cani con altro che non sia una dieta industriale
    – poiché non avete gli strumenti culturali per leggere le etichette dovete obbedire al veterinario in modo totalmente acritico
    – IO ho testato personalmente in tante occasioni la qualità performante dei grandi marchi (a caso uno che inizia con la R ed ha l’etichetta chiusa).

    In sintesi: questi cibi vanno benissimo perché chi li testa viene mandato magari in missione 15 giorni in Antartide con una muta di cani.
    Vedi mai che con questi dati ci tiri giù un bel po’ di pubblicazioni? Un bel po’ di prestigio=consulenze=quattrini=non mi pongo nemmeno il problema di scoprire cosa può succedere ai soggetti testati quando avranno 9 anni e non più solo 2?
    Mi ha dato fastidio quella lezione dal pulpito, enormemente di parte. Anche Report è stato troppo di parte, sarebbe stato bello avessero trivato 3-4 piccoli produttori che dichiarano di lavorare in laboratori semi industriali, con materie prime per alimentazione umana. Almeno avremmo avuto davanti anche la via di mezzo tra la multinazionale e la cucina di casa.

  3. Valeria, questa è una giungla…. Il tuo commento ci voleva perché credimi da ieri in tanti porteranno le crocchette in canile.

  4. Ogni volta che si parla di argomenti tecnici o scientifici, Report fa una magra figura.
    Ciascuno di noi ha qualche competenza specifica, che sia diritto, medicina o ricamo all’uncinetto: quando Report parla di quello che conosciamo ho visto che la reazione è spesso
    a) Grazie a Ciccio, avete scoperto l’acqua calda
    b) Ma che diavolo dite?

    Purtroppo i giornalisti partono con l’idea che una determinata società o prodotto siano “cattivi” e per tutto il programma si vedono solo argomenti a favore di quella tesi, anche se il 99% degli esperti la pensa diversamente.

    • è proprio vero e aggiungo un’altra riflessione: visto che ce ne accorgiamo così facilmente quando si parla di una cosa che conosciamo, dovremmo ricordarcene quando ascoltiamo cose di cui non siamo esperti e tendenzialmente, non crederci (oppure, che è meglio, chiedere conferma o smentita a chi ne sa più di noi)

    • Concordo con Spiz e se non è già stato postato incollo quello che dice un veterinario nutrizionista intervistato da Report:

      Faccio seguito alla mia intervista durante la trasmissione Report.
      Sono stato intervistato in una pausa caffè di un seminario a Milano;
      poco tempo, rubato alle tempistiche cui si è obbligati dall’evento cui
      partecipi, assolutamente limitato per poter anche solo pensare di
      affrontare una tematica cosi importante come quella della alimentazione
      nel paziente affetto da malattia renale (questa era la mia parte).

      Se alla fine i tuoi 7-8 minuti di intervista vengono limitati a 7
      secondi estrapolando due frasi dal contesto… ti rendi conto che la
      volontà non è quella di fare informazione riportando il parere di chi
      intervisti, ma di fare l’informazione che vuoi tu senza considerare il
      parere di chi hai intervistato. Strano modo, a mio parere, di fare il
      “giornalismo verità”.

      Detto questo, vorrei esprimere la mia opinione nel merito delle
      “diete preconfezionate” per nefropatici e riportare in sintesi quello
      che ho anche detto alla giornalista di Report durante l’intervista. Mi
      scuso per il dilungarmi.

      Perché prescrivere una “dieta per nefropatici preconfezionata”?

      La mia opinione è che esistano motivi professionali e scientifici per
      prescrive una dieta di questo tipo. I risultati di trial clinici ne
      hanno dimostrato l’efficacia non solo nel controllare iperazotemia,
      proteinuria, iperfosfatemia , acidosi metabolica, ma anche nel ridurre
      la progressione di malattia ed il rischio di crisi uremica e quindi nel
      prolungare il tempo di sopravvivenza dei pazienti. Questo è il punto
      chiave del perché consiglio un “trattamento”: sulla base delle
      conoscenze e delle pubblicazioni che ne hanno dimostrato l’efficacia nel
      migliorare la qualità e l’aspettativa di vita dei pazienti. Le “diete
      preconfezionate” per nefropatici possono fare male? Sinceramente non lo
      so, non conosco pubblicazioni (sarà mia ignoranza) che lo abbiamo
      dimostrato. Personalmente ho avuto l’opportunità di seguire nel tempo
      molti pazienti, cani e gatti, affetti da malattia renale ed alcuni sono
      arrivati a morte per una patologia oncologica, ma questo non lo ritengo
      utile per poter stabilire un nesso di causalità tra dieta e cancro. Al
      limite la prima banale considerazione che mi viene da fare è che, se una
      volta i gatti vivevano 14 anni di media ed oggi ne vivono 20, possa
      aumentare l’incidenza delle malattie oncologiche perché vivono più a
      lungo. Pur non avendo io riscontri, ma non volendo in ogni caso ed a
      priori negare la possibilità che una dieta per nefropatici causi il
      cancro, ritengo invece poco etico ed assolutamente scorretto il non
      pubblicare questi dati. Chi ha definito un nesso di causalità tra un
      particolare tipo di dieta ed il cancro nella specie canina e felina ha a
      mio parere l’obbligo morale e professionale di comunicarlo alla
      comunità scientifica ed ai professionisti. Il problema sono i bias di
      pubblicazione? Questi esistono ed è noto a tutti, ma derivano più
      probabilmente dalle limitazioni che le aziende pongono nel pubblicare
      alcuni “risultati aziendali”; se un libero professionista od un
      universitario decidono di pubblicare i risultati di una loro ricerca
      indipendente possono assolutamente farlo e certamente non troveranno
      tutti i revisori “pagati dalle aziende”. Ho il ruolo di revisore per
      numerose riviste internazionali e posso garantirvi che valuterei con
      onestà intellettuale (e come me molti altri) i risultati di uno studio
      scientificamente corretto che sia in grado di dimostrare quanto scritto
      in precedenza. Si possono utilizzare diete per nefropatici formulate ad
      hoc e non preconfezionate? Si ed io ho sempre comunicato ai proprietari
      questa possibilità, facendo loro presente però che i dati di
      sopravvivenza e progressione malattia in questo caso non sono pubblicati
      e disponibili (per me questa è una mancanza). La maggior parte degli
      studi pubblicati arrivano anzi a dimostrare l’inadeguatezza delle diete
      casalinghe. La mia esperienza, certamente limitata, mi ha portato a
      pensare che il controllo di alcuni parametri, ad esempio della azotemia e
      dell’iperfosfatemia, non siano solitamente soddisfacenti con una dieta
      casalinga. Posso sbagliarmi ovviamente e mi farebbe molto piacere
      raccogliere una casistica, correttamente stratificata ed inclusa, con i
      Colleghi che da anni formulano diete per nefropatici e valutare i dati
      relativi ai tempi di sopravvivenza ed alla mortalità di questi pazienti.
      Sarebbe uno studio retrospettivo, ma certamente utile alla raccolta di
      dati iniziali che possano allontanare un poco del fumo che tende a
      velare l’argomento. Io sono disponibile e mi auguro che chi è convinto
      della utilità di un approccio con “dieta casalinga” rispetto a “dieta
      preconfezionata”, abbia lo stesso interesse; sarebbe il primo studio di
      questo tipo ad essere pubblicato e potremmo avere dati utili alla
      professione ed ai nostri pazienti.

      Andrea Zatelli DMV

      • Ah, ecco, ho appena finito di leggere l’articolo, molto bello e il mio “incollaggio” è già presente nell’articolo.

  5. interessante come il servizio rimarchi più volte il prezzo esagerato delle crocchette, senza mai fare nemmeno un vaghissimo accenno al costo dell’alimentazione casalinga “terapeutica” che i vet nutrizionisti prescrivono ma puntando invece l’attenzione sugli “scarti” della cucina (come no, quelle diete si basano certamente sugli avanzi, mica su ingredienti di qualità comprati apposta e costosi); come a voler far intendere che alimentare gli animali col casalingo sia più economico…sì certo…poi le marche citate dai proprietari intervistati sono le economiche da supermercato(roba che un mese di crocche di quel tipo costano come tre giorni di casalingo fatto bene).

    • Non è per forza vero che con l’alimentazione casalinga si spenda di più. Di sicuro necessita molto più tempo. E quando qualcuno nutre il proprio corpo al McDonald o in cibi preconfezionati per risparmiare tempo figurati se trova quel tempo per il cane.

    • I costi della dieta casalinga sono certo superiori alle crocchette di qualità, ma non di tantissimo: per un cane di taglia media io spendo circa 40 euro al mese contro 30 di crocchette.
      Certo bisogna organizzarsi, però se si preparano molte porzioni e si congelano non si perde più di un’ora a settimana: vedendo i risultati secondo me ne vale la pena.

      • ho usato la dieta casalinga per le mie due cangette di taglia media per alcuni mesi, bisogna organizzarsi è vero, ma (ad avere un buon congelatore) non è nemmeno una cosa così tragica;
        io (seppur cercando di bilanciare qualità/prezzo e di prendere il più possibile in offerta) sono passata da una spesa media settimanale di circa 15€ per le crocche a una di 20-25€ per il casalingo, insomma la differenza a fine mese si sentiva.

        Comunque quello su cui volevo puntare l’attenzione col commento precedente è che loro parlano di marche costose, sembra vogliano sottointendere che alimentare in modo casalingo sia più economico; intanto intervistano dei vet nutrizionisti facendo scorgere delle schede di diete a base di cavallo o merluzzo e proprierari che nominano frieskies e kitekat… insomma, una dieta casalinga consigliata da un vet nutrizionista non può essere più economica della schifo-crocca da supermercato a 5€/10kg (e diciamocelo, questa è l’alimentazione di un’infinità di animali domestici)

    • la crocca ha solo un pregio: COSTARE POCO. Se poi non ha nemmeno quello, allora a parità di prezzo la scelta è piuttosto facile.

    • Forse e’ gia’ stato fatto notare, pero’ attenzione, il servizio inizia in modo molto chiaro enunciando la tesi ce intende sostenere: “attorno all’amore per l’animale, dal nulla, si e’ sviluppata un’industria che oggi nel mondo ogni anno fattura l’equivalente di 90 miliardi di euro […] questo mentre in Italia, ogni anno, noi buttiamo nella pattumiera l’equivalente di 8 miliardi e mezzo di euro di cibo fresco”.

      Cibo fresco, non avanzi di cucina, quindi di sprechi, non di scarti. La tesi di Report e’ in buona sostanza: Noi sprechiamo il cibo fresco e poi andiamo a comprare gli alimenti per animali fatti con gli scarti.

  6. Mmmmm non lo so sicuramente non è stato un servizio ipertecnico, ma chi l’avrebbe poi capito?
    Io credo che la Gabanelli quando parla dei 9 miliardi di cibo che noi buttiamo intendesse gli scarti freschi e credo che lo specifichi. Nel senso che se noi potessimo riutilizzare tutti gli scarti che buttiamo prima di cucinare forse non sarebbe così costoso. Ieri ad esempio ho fatto uno spezzatino e tra gli scarti di verdure e i le parti dure della carne un mezzo piatto ne sarebbe venuto fuori.
    Oltretutto è veri che non può dimostrare niente perché nessuno si è preso la briga di farli entrare, però questo è un segno negativo secondo me
    Hanno sicuramente il segreto industriale però la Royal canin o almeno il suo rappresentante aveva detto chiaramente che sarebbero potuti entrare. In oltre come lei sostenuto non volevano le ricette ma almeno guardare dall’interno quello che succede.
    Ultimo punto io sono sicuramente un ignorante e me ne sto rendendo conto adesso ma quali sarebbero le marche di qualità? Io credevo Royal canin, Hills, e proplan almeno così mi disse il vettore.

    • Ma quale segreto industriale! Non stiamo parlando di microchip o alta tecnologia…come si estrudono le crocche è ben noto, solo la loro realizzazione o meglio la visione pubblica delle “materie prime” e del procedimento industriale va contro tutti gli investimenti pubblicitari effettuati nei secoli dei secoli.

      Del resto se vedi come si fanno anche tanti alimenti umani, poi non li mangi più!

  7. Buongiorno, a differenza del servizio di Report trovo il suo articolo assolutamente tendenzioso e interessato (il riferimento al suo libro è patetico) poichè la Gabanelli non ha nessun tipo di interesse in questo settore a differenza vostra che attraverso il vostro sito pubblicizzate aziende di crocchette e affini. Mi complimento per la sua obiettività e serietà

        • Eh, sarà intelligente il tuo che parli di “riferimenti al libro” (tre parole su un articolo lunghetto, su un libro nemmeno ancora uscito e che per quando uscirà probabilmente il 90% di chi ha letto questo articolo avrà dimenticato il riferimento, LOL) e di “pubblicizzare aziende di crocchette e affini” come se ce ne fosse pieno 😀

          Senza contare che l’articolo specifica benissimo come ci siano indubbiamente crocchette di qualità “discutibile” ma semplicemente che chi è anche solo un minimo informato sa già benissimo quali siano le marche di “bassa qualità” mentre nel servizio di Report siano state ignorate le crocchette conosciute come di qualità più elevata.
          Ma forse per la fretta di fare il tuo commentone intelligente hai letto un po’ di corsa 😉

      • Cosa stai insinuando? Che la rai ha spinte verso un certo tipo di faziosità nell’ambito del cibo animale?
        Prima di fare commenti del genere sarebbe utile pensare.

        • No, dico che se fai il presentatore ti mettono in mano un copione e tu parli, ovviamente (e giustamente) stipendiato…ci mancherebbe! Ovvio che se il servizio va bene (cioè, riesci a far credere alla gente quello che scrivono sul copione) hai successo e sei interessato a tenerti il lavoro… o no? Se alla signora dicono di convincere la gente che Gesù è morto dal freddo, fidati che farà di tutto per riuscirci. E’ il suo mestiere. La pagano. Fidati, ci ho pensato, e molto…^^

          • Non è una presentatrice. -.-‘ è una giornalista, lei fa i propri servizi. nessuno le da in mano un copione.

          • Vabbe’, scusate, è una giornalista che presenta un programma, ignorante me XD …magari la pagano pure meglio^^

          • E’ una giornalista freelance. Ex inviata di guerra, sembra l’unica superstite di un giornalismo investigativo che in Italia – ma non solo – e’ ormai scomparso da tempo. Per quanto riguarda Report, ne e’ l’autrice fin dall’inizio e credo che la redazione sia composta da una quindicina di giornalisti.

          • ma cosa c’è di investigativo? il segreto di pulcinella? io sono anni e anni e anni che uso cibo itliano o comunque non quello delle 3 marche citate e che da un pezzo considerlo fra le peggiori sul mercato…bastava aver voglia di informarsi meglio prima e da se. il modo c’è e non è nemmeno così difficile…il problema è che noi “maniaci del cane” già sappiamo, ma il target delservizio è per lo più è la gente che “ha il cane” ma non ci dedica tutto il tempo che ci dedichiamo noi, sai quanti ne vedo che mentre fanno la spesa all’ipermercato prendono ache la pappa per il cane?e secondo te questa gente cosa ha capito? che tutte le crocchette fano schifo uguale e magari un piatto di pasta al ragu è meglio…non è giusto, non è affatto giusto, non dare l’informazione che l’alternativa al cibo pattume e il casaligno esiste, che esistono crocchette fatte meglio senza conservanti cancerogeni e che non usano i cereali destinati allo smaltimento e inquinati da tossine, che magari fanno anche prodotti low grain o prodotti grain free… e magari invece di rivolgersi a multinazionali, che pur essendo apolitica, non piacciono nemmeno a me, si può far lavorare le nostre ditte italiane, che …ce ne sono che lavorano bene, da quelle mediamente conosciute a ditte locali con ottimi ingredienti e un target limitato, che costano pure meno perchè se sponsorizzi il mondo poi questo ha un costo che incide sul prodotto…
            Un servizio fatto malissimo secondo me, manca una bella fetta delle cose che andavano invece specificate!
            il solito dagli all’untore cos’ per vendere… il servizio … e fare scandalismo…

          • Per intenderci, per investigativo si intende il genere di giornalismo per distinguerlo da quello che si rifa’ prevalentemente ai lanci di agenzia e ai comunicati stampa.

            Questo tipo di giornalismo, e’ quello, per esempio che rileva come la ricerca sulla qualita’ dei prodotti sia sponsorizzata dalle stesse aziende che li producono oppure che fa fare analisi di laboratorio per verificare il tipo di antiossidanti utilizzati. Uno poi puo’ esercitare il suo spirito critico e condividere o meno.

            Su una cosa pero’ secondo me c’e’ poco da ricamare: il taglio della trasmissione pone l’accento sulla rilevanza economica del fenomeno ed e’ questo il motivo per cui si concentra sulle aziende che fanno i numeri e i cui prodotti sono di maggiore diffusione. Il produttore di crocchette di ottima qualita’ che per farle taglia il filetto ha tutto sommato una clientela di nicchia che percentualmente sul mercano conta qualcosa di molto prossimo a zero, la trasmissione non ne parla perche’ si sta occupando di chi, secondo gli autori, ricicla scarti spacciandoli per prelibatezze, non di chi trita prelibatezze per farne cibo per cani.

          • e dire alla gente, cercate di dare lavoro i connazionali che cercano di fare meglio invece di lasciare intendere o usate royal che sono brutti cattivi maltrattano gli animali e vi vendono a peso d’oro mais avariato, oppure fate la casalinga, faceva schifo?

          • No, non faceva schifo, ma sarebbe stata un altro servizio. Ora, si puo’ concordare o meno, e quindi criticare, quello che ha fatto Report, ma trovo abbastanza fuori tema protestare che Report avrebbe dovuto fare altro.

          • Grazie della precisazione, non credevo che fosse anche l’autrice; magari qualche volta toppa pure lei (sono veramente pochissimi i giornalisti che si intendono di cinofilia…e quando parlano di videogiochi…brrr…)

          • Be’ i giornalisti non e’ che debbano essere esperti di qualunque argomento che trattino altrimenti l’informazione verrebbe solo dalle brochure pubblicitarie dei prodotti. Report si occupa prevalentemente di questioni che hanno un impatto economico o sociale e infatti il servizio di riguarda gli interessi economici di un mercato molto florido che ha come target i proprietari di animali da compagnia. Siamo noi che lo leggiamo come un servizio attinente alla cinofilia, ma il servizio non si occupa di cinofilia; al contrario, vi si parla di cibo per cani e gatti semplicemente perche’ tra gli animali da compagnia sono i piu’ diffusi e quindi i loro proprietari costituiscono la parte piu’ rilevante del mercato.

          • Mi autorispondo per aggiungere alcuni dati.

            Report per i dati statistici presentati nella trasmissione si e’ rifatta ai dati ufficiali contenuti nel rapporto Assalco 2015. In questo rapporto a pagina 11 viene riportato un grafico a torta di fonte IRI sulla composizione del mercato degli alimenti per cani e gatti. Secondo la fonte, a dicembre 2014, gli alimenti secchi per cani costituiscono il 24,3% del mercato. Complessivamente, tra secco, umido e snack, gli alimenti per gatto costituiscono il 54% del mercato e il 35% del mercato di alimenti per gatti (la quota maggiore) viene venduto nel supermercati. Per i cani, il 68% del fatturato deriva dalle vendite nella grande distribuzione (super, iper etc…). Quindi il mercato degli alimenti per gatti cuba piu’ di quello per cani dove oltretutto un 5% abbondante e’ costituito non dall’alimentazione primaria ma dagli snack.

            Con buona pace di tutti noi che pensavamo che Report avesse peccato di scarsa cinofilia, il mercato degli alimenti per animali da compagnia riguarda per piu’ della meta’ i gatti e per circa il 40% gli alimenti per cani.

            Le cose peggiorano se si fa riferimento alla distribuzione delle vendite per canali. Fatto cento il fatturato globale degli alimenti per cani e gatti, la suddivisione e’ piu’ o meno questa:

            – 58,4% del valore (76,2% dei volumi) venduto dalla grande distribuzione
            – 32,7% del valore (18,3% dei volumi) venduto dai petshop tradizionali
            – 8,9% del valore (5,5% dei volumi) venduto dalle catene di negozi specializzati (che sono pero’ quelle con percentuali di crescita rilevanti)

            Per inciso, sarebbe interessante armarsi di calcolatrice e valutare quale sia il rapporto tra valore e volume per ogni canale di distribuzione, ma per fare questo bisognerebbe avere la stessa suddivisione dei dati di vendita dettagliata per marchio.

            Insomma, noi ci facciamo dei gran bei film, ma poi alla fine i conti della serva dicono altro e Report ha imbastito la sua trasmissione sui dati pubblicati proprio dalla Assalco, che e’ l’associazione di categoria, dai quali, vista la distribuzione del fatturato sui canali di vendita, e’ facile intuire come qualunque altro marchio oltre a quelli fatti vedere da Report, dal punto di vista economico, nel complesso sia statisticamente irrilevante.

            Quindi Report non ha fatto una trasmissionesulla cinofilia, ha fatto una trasmissione sulla vendita di alimenti per animali da compagnia i cui numeri sono basati sul rapporto 015 dell’associazione di categoria. Noi abbiamo discusso di altro.

          • credo proprio che la gabanelli non era “in forma” in questa occasione, di solito è proprio lei con i suoi interventi a focalizzare i punti principali e far chiarezza sul taglio del servizio. Ribadisco il mio pensiero: l’errore è stato quello di aver mandato in onda un’inchiesta parziale – e questo ci può stare- ma soprattutto mal commentata. E questo non va bene. Peccato perchè l’argomento ne vale la pena, anche dal punto di vista economico oltre che cinofilo

          • Effettivamente e’ un argomento complesso nel senso che ci sono piu’ aspetti della questione tutti importanti che richiederebbero piu’ tempo di quello a disposizione della trasmissione (che comunque non e’ poco) per essere trattati. Secodno me bene ha fatto a scegliere un solo approccio tra i tanti possibili, ma alcune parti potevano essere trattate meglio sfruttando il tempo che invece e’ sttato dedicato a quella specie di viaggio della speranza per tentare la visita con tanto di parole a vanvera intorno alla recinzione per documentare il nulla. Quella parte del lavoro e’ scaduta nello stile del giornalismo piu’ cialtronesco che tanto va di moda ed e’ stata notata tanto che si e’ commentato sull’attendibilita’ della trasmissione perche’ non si e’ stati capaci di riconoscere un tipo di attrezzatura. Era inutile e ininfluente riconoscerla (non e’ che un contabile che lfa la revisione dei conti di unaienda non sia un buon contabile perche’ non ha riconosciuto un tornio) ed era inutile e non c’entrava niente con il resto quella parte del servizio il cui tempo invece poteva essere speso argomentando meglio il resto.

          • lo volete capire o no che ieri e oggi non si parla d’altro e che ho sentito “gente della porta accanto” dire non do piu croccantini ai cani… fra fare informazione e fare confusione nella testa della gente ce ne passa, non è stato fatto presente che l’alernativa esiste… ma neanche accennato … dai non difendiamo l’indifendibile per cortesia. non importa essere nutrizionisti per cani per chiedersi… ma sarà il caso di far vedere anche che si può dare crocchette senza finanziare la vivisezione alle multinazionali che ci vendono il mais tossico al prezzo del filetto di prima qualita? e magari sono anche migliori?come se “la gente” avesse tutta la testa di approfondire… dai….

          • E quindi? Non credo ci sia qualcosa da difendere, io non difendo proprio niente e nessuno e non credo che Report se ne faccia qualcosa di una mia eventuale difesa. Cerco solo di capire che cosa mi hanno raccontato nel servizio e di farmi un’idea su quello che mi hanno raccontato. In giro non si parla d’altro? Qualcuno smette di dare croccantini? Il compito di chi fa informazione e’ quello di dare elementi di informazione, mica quello di astenersi perche’ altrimenti la gente si confonde e non compra piu’ i croccantini che gli ha consigliato il veterinario. La gente con una carta di credito in mano e’ maggiorenne, vaccinata e nella maggior parte dei casi in pieno possesso delle proprie facolta’ mentali; cosa facciamo, bussiamo al vicino di casa che ha cinquant’anni e gli diciamo “Sai, fidati di me: se ora pensi di non dare piu’ le crocchette al tuo gatto e’ solo perche’ sei confuso perche’ la gente come te non ha la testa per approfondire. Lascia che io ti indichi la strada. Vedi? Ti ho portato un sacchetto di crocchette di quelle buone cosi’ stai sereno”.

          • fra astenersi e dire le cose a meta c’è anche dirle tutte per intero…ripeto è fatto male e non è difendibile… arrampichiamoci pure sugli specchi… un 30 secondi per dire esiste di meglio c’erano… perchè non è stato detto?

            è come dire i mussulmani sono terroristi senza far vedere che nonsono tutti così… e c’è chi lìha fatto… e giustamente qualcuno ha cercato di far vedere che non è così. il come esponi le cose conta, e molto, è inutile che ci prendiamo per il culo dai…
            io non ho interesse in questo, non produco mangimi, solo mi da fastidio quando si fa informazione tendenziosa e per meta… ma csa ne diranno quelli che invece lo producono? oh che bello… vendite dimezzate siam contenti! e intanto cani di casa a mangiare pattume che avanza sulle tavole.. boh vabbè… saro fatta male io che cerco di dare sempre informazioni complete, che vuoi che ti dica

          • Non vedo perche’ l’aternativa dovrebbe essere mangiare pattume. Andiamo, non facciamo del “terrorismo alimentare”. Il mio cane e una quantita’ di cani che conosco non mangiano crocchette ma ovviamente non mangiano nemmeno pattume. Non e’ che l’alternativa alle crocchette sia il pattume.

            Dal mio punto di vista per il taglio della trasmissione la questione sarebbe stata semplicemente fuori tema. Se passasse questa linea, per ogni volta che qualcuno asserisce qualcosa questo qualcuno dovrebbe farsi carico di citare come alternativa qualunque altra cosa non abbia detto e cosi non sarebbe mai finita. Meglio faremmo ad attenerci al tema e approvare o contestare suoi contenuti, non quelloche invece avrebbe potuto essere in alternativa perche’ in alternativa avrebbe potuto essere qualunque altra cosa.

          • io mi riguarderò il servizio alla luce di questa tua disquisizione, grazie per aver condiviso le tue (tristi) conoscenze

          • Ecco, e magari sarebbe saggio informarsi *prima* di comporre un servizio^^ Non chiedo che siano tuttologi (sarebbe impossibile) ma cercare di A)non spararle troppo grosse; B)non ridicolizzare quelli che non la pensano come voi; C)non far danni… sarebbe, ehm, carino^^ Invece la categoria giornalisti (mi perdonino coloro che ne fanno parte) sono a caccia di scandali, e basta. Se quello che raccontano corrisponde o meno alla verità, beh, chissene, mi pagano… Almeno, questa è l’idea che mi sono fatta. Vi prego, smentitemi, perchè lo trovo tristissimo…

          • nella grande distribuzione dedicata al pet… non esiste solo la roba scadente ad alti prezzi prodotti dalle multinazionali, ma anche i prodotti di nicchia è comunque di qualitasuperiore. quindi… proprio perchè nel supermercato incece si trovano quelle 3 marche solite di cui sopra,magari spingere al cercare altrosenonsi ha tempo di cucinare per il bubi no? continuo a trovarlo un servizio chepoteva essere fatto meglio…poi magari ne faranno se non ne hanno già fatto, uno sulle logiche della grande distribuzione

    • …Ssì, è sicuramente logico pensare che l’intero articolo sul servizio di Report sia in realtà una gigantesca scusa per pubblicizzare un libro. Ripeto: un articolo intero, finalizzato a una riga di commento en-passant. Quando, essendo questo il blog dell’autrice, se l’intento fosse stato pubblicitario avrebbe potuto benissimo dedicare al libro un articolo a parte, che avrebbe sicuramente attirato di più lo sguardo.
      Seriamente, ma una bella busta di Flame industriale al supermercato ancora non si trova? No, perché qui ci s’ha chiaramente fame. D:

    • Il fatto di non aver alcun interesse nel settore non significa che possa effettivamente peccare di superficialità o anche semplicemente sbagliare una puntata. Io che la stimo molto ho notato alla stessa maniera un poco approfondimento dell’argomento (forse perchè sottovalutato rispetto ad altri?), spesso quanto entra in ambienti scientifici/tecnici Report qualche cappella la fa.

      E’ vero che ha approfondito poco la parte dei medicinali ed è vero che non è riuscita a portare alcun reportage delle ditte che voleva indagare mettendo una pezza con video di archivio… Inoltre non ha praticamente parlato di quello che tanti volevano sentirsi dire ovvero “Quindi che ditte di produzione di cibo animale lavorano bene?” Perchè ci sono.. potevano parlarne.

      La sensazione è che finito il servizio anche loro abbiano pensato che non fosse un granchè ma “tanto si parla di cani, non di mafia”

    • E cosa ci sarebbe di male a comunicare nel proprio blog che la già autrice di innumerevoli libri ha partecipato alla stesura di un altro?
      Io a casa mia dico quello che voglio. A casa d’altri anche no.

  8. So per certo che report ha preteso da una azienda produttrice italiana di entrare senza appuntamento, cioè arrivando come se fossero i NAS, e che nelle loro richieste erano alla ricerca del marcio, dello scoop (ed è anche normale che le aziende evitano di farti entrare) e quindi il servizio oltre ad apparire tendenzioso, partiva proprio con questi presupposti; ho trovato pessima l’apertura sul cimitero, veramente una ridicolarizzazione del dolore ( che ognuno metabolizza come crede e come può) degna di Barbara D’Urso

    • Ora non so se ricordo bene ma mi sembra che avessero chiesto appuntamento e questi gliel’avevano negato. Poi sono andati li lo stesso, forse per cercar di entrare di nascosto ma nisba.

      • no quello era alla royal, conosco in una azienda produttrice dove loro non volevano fissare un appuntamento, ma solo avvertire che sarebbero venuti dove può essere domani o fra una settimana, questa azienda gli ha risposto che essendo una produzione alimentare potevano entrare ma solo con un appuntamento fissato e in certe condizioni…

  9. Confermo che la trasmissione Report é TENDENZIOSA, nonostante sia inneggiata da tutti coloro che scoprono ´mondi sommersi´, se conosci l´argomento realmente e poi lo rivedi descritto da loro ti rendi conto che il loro compito é insinuare dubbi nella testa di chi ascolta le notizie a bocca aperta. Ho esperienza per altri argomenti che trattano ed hanno trattato in precedenza ed é il loro lavoro. Non nego che sia una trasmissione interessante,peró calma…non é tutto oro quello che luccica, informiamoci in modo approfondito e poi vediamo se é il caso di cadere nella rete del giornalismo…

    • Sinceramente non condivido la frase con cui hai chiuso, o forse non l’ho capita. C’è giornalismo in buona fede e giornalismo in malafede. Poi c’è giornalismo di qualità e non di qualità. IMHO Report ha fatto semplicemente un servizio piuttosto scadente rispetto ad altre volte, ma non lo definirei tendenzioso o in mala fede.

      • un giornalista che tralascia “solo” di dire “le ditte che producono mangime non sono tutte così” faccio fatica a credere che se ne sia solo dimenticato… un giornalista che fa così il suo lavoro secondo me dovrebbe cercarsene un altro…e non mi meraviglio che abbiano ripercussioni su vendite e affari anche quelle ditte che cercano di fare meglio…dopo questo servizio. ma stiamo scherzando? le cose o si fanno bene o non si fanno…

  10. Sarebbe utile qualche consiglio su come scegliere un prodotto di buona qualità che mi sembra di capire che esistano sugli scaffali più forniti.

    Capisco non vogliate far pubblicità, ma è anche diritto del consumatore sapere che differenza possa esserci tra Hill’s, Acana etc ec

    • giusto, non si puó puntare il dito e poi mandare tutti in confusione, servirebbero un po´di consigli costruttivi a chi si perde nella rete dell´alimentazione canina..

      • E non c’è una via di mezzo tra il prodotto di “migliore qualità” e le scatolette con il 4% di carne?

        Obiettivamente non tutti riescono a cucinare ai propri animali, ed è vero che ci sono aziende non industriali che producono apparentemente una migliore qualità di cibo, esempio Orijen. Perchè non parlare di quella ad esempio?

  11. Nessuno nega che con il mangime industriale i cani possano stare bene, anche noi umani mangiamo schifezze e c’è chi campa cent’anni, ma da qui a pensare che sia salutare è solo prendersi in giro anzi è offendere l’intelligenza di chi l’etichette ha imparato a leggerle da tempo, la rispetto a volte l’ammiro ma non si renda complice di chi attenta alla vita dei nostri animali. È una vergogna. Spero solo che questo servizio obblighi le aziende serie, e ce ne sono, a rendere pubbliche le analisi sui mangimi, solo così si avrà la certezza di cosa diamo da mangiare ai nostri animali.

  12. Purtroppo si trascura il fatto che Report è una trasmissione che si rivolge ad un pubblico non tecnico e generalista. Benissimo, visto l’argomento, l’interesse e il commento di Valeria e di tutti coloro che sono del “settore”, ma attenzione a non sopravvalutarsi troppo. Vi ci vedo il lunedi mattina dopo la puntata sui detersivi a commentare con le amiche-amici al bar come se vi avessero svelato la soluzione al più grande enigma della storia. Io che ho cani e gatti e frequento “l’ambiente” ho trovato interessante e sufficientemente esaustivo il servizio. Se dovessi analizzare la situazione domenica sera- divano-coperta-TV-camomilla, quello che ho visto è il meglio che potessi aspettarmi. Un saluto

  13. Salve, leggo spesso questo sito con piacere, fonte inesauribile e anche divertente (come stile) di info.
    Però ci sono rimasto un po’ stranito leggendo questo articolo, in special modo leggendo il titolo “servizio serio o TENDENZIOSO?”…per poi vedere nella stessa pagina, a fianco dell’articolo pubblicità di crocchette. Che mi sembra un po’ eccessivo per forse l’unica trasmissione di giornalismo investigativo che abbiamo e tra le poche per le quali valga la pena pagare il canone.

    Penso francamente che più gente abbandoni le crocchette prima possibile e meglio sia; non riesco a cogliere le differenze tra “supermercato” e “di marca” come nessuno può guardando una crocchetta o leggendo una etichetta che non vuol dire nulla.

    Mi sembra abbastanza ovvio che le crocche siano realizzate con gli scarti degli scarti dell’allevamento industriale e non con girello di Yak Nepalese, coscio d’Aquila di Mare o fesa di Dodo allevato nelle higland scozzesi…come il marketing vorrebbe farci credere.

    Ok le crocche sono pratiche, economiche in molti casi, ma sono delle vere schifezze che qualunque proprietario degno di questo nome dovrebbe evitare di propinare al suo cane; cane che ovviamente può morire delle più svariate patologie, ma di certo non lo aiuti a star bene con una crocchetta.

    Questo concetto si evince anche dall’articolo di V.R., ma forse andrebbe evidenziato con più chiarezza.

    • A parte che se per pubblicità intendi quella nella barra laterale, si tratta di un negozio (che poi vende ovviamente anche crocchette, ma “non solo quelle”), mentre se parli dei banner di Google, in quel caso le pubblicità vengono mostrate in base ai contenuti dell’articolo (e quindi non sono “scelte direttamente” dal sito)…non mi pare ci sia scritto che il servizio sia tutto da buttare, ma che forse sia stato troppo basato su opinioni e poco su dati oggettivi.
      Ammetterai anche che vedere che chi “conduce l’inchiesta” non sa distinguere un campo da agility, qualche domanda sulle sue competenze in tema cinofilo la possa far sorgere.

      La differenza tra le crocchette “da supermercato” e quelle “di marca” c’è eccome, e questo vale anche per le materie prime usate: d’accordissimo che il “proprietario medio” possa non saperle distinguere e quindi magari si faccia guidare più “dal nome” (basti pensare alle marche che sono considerate “ottime” solo perchè più pubblicizzate e che invece sono tutt’altro che di qualità alta…ma questo vale anche per gli alimenti umani!), ma da qui a definire TUTTE le crocchette spazzatura direi che ce ne passa, casomai serve più informazione, e anche su questo giustamente si critica il servizio perchè più che spiegare “come distinguere” la qualità dei mangimi ha fatto un po’ un “minestrone” e non ha interpellato quelle che sono invece considerate anche dagli addetti ai lavori come crocchette di buona qualità.
      Se avessero scoperto che anche i mangimi considerati di alto livello anche da chi “se ne intende” avevano delle magagne, allora si potrebbe parlare di “scoop” e farsi delle domande, ma non avendo in realtà scoperto nulla…si può al massimo dare atto di aver sollevato un problema e averlo portato anche più “alla massa”, ma comunque in maniera – quantomeno – incompleta.

  14. Non capisco tutte queste parole, cioè non capisco tutte queste parole l’indomani della puntata di Report da parte di chiunque, mica solo le tue.
    Dal momento che finite tutti per affermare la stessa cosa ovvero che una dieta casalinga sarà sempre migliore rispetto a qualunque crocchetta o scatolette direi che vi siete risposti da soli: se il vostro cane mangia le crocchette, allora il vostro cane non magia bene quanto un cane che mangi cucinato “serio”.
    Punto.
    Non è che ci sia molto da aggiungere, voglio dire.
    Personalmente cucino in pentola a pressione per il mio cane, lo faccio tutte le mattine lasciando la pentola per 25 minuti sul fuoco mentre io faccio altro es. mi lavo, vi lavate o no voi? Allora cosa sono ‘ste balle sul tempo? Poi torno in cucina apro la pentola maciullo il contenuto con le mani, sì, lo maciullo con le mani perché faccio prima, lo butto nella ciotola e fine della storia.
    Ok dopo mi devo lavare le mani.
    Ma, seriamente, cucinare quotidianamente per il vostro cane non è mica un dramma sapete.
    Oppure potete farlo una volta la domenica per tutta la settimana.
    Avendo voglia si fa tutto.

      • Peccato che la cottura al vapore, in questo caso in pentola a pressione, sia universalmente considerata la più adatta per mantenere inalterate le proprietà degli alimenti.
        Ma fate voi che sapete, da un giorno all’altro vi vedo tutti molto esperti in materia di nutrizione.
        Anzi mangiatele pure voi le crocchette dato che fanno così bene, eh, alla fine di una giornata di lavoro una bella ciotola di secco e via andare.

        • il nostro apparato digerente è ben diverso da quello del cane. un cibo per noi molto digeribile per il cane magari è un mattone. noi siamo onnivori, il cane è un carnivoro (non strettissimo come il gatto, si adatta meglio, ma pur sempre carnivoro). Dosi, ingredienti, cotture decisi così, “a sentimento” possono rivelarsi col tempo un grande errore. legga il nuovo articolo ‘ La “mia” pappa casalinga ‘. E si calmi, perchè la vedo un pò troppo alterato, in fondo stiamo parlando di alimentazione, c’è bisogno di accalorarsi tanto?

          • No ma lì è questione di registri linguistici, sa, e quell’esordio con “peccato che…” suona un po’ prevaricante cioè uno potrebbe scrivere “secondo me…” oppure “io credo che…” oppure “a me pare che…” però se parti attaccando poi non è che quando l’altro ti risponde male allora si deve calmare lui, o no, lei cosa ne pensa.

            Ad ogni modo credo di conoscere piuttosto bene la differenza tra gli ipercarnivori e altri animali, non foss’altro perché ne ho fatto materia di studio nonché di osservazione sul campo soprattutto per quanto concerne i carnivori obbligati.
            Di conseguenza non è mia abitudine nutrire il cane di casa con il fai da te e il fatto che io abbia utilizzato il termine “dieta casalinga” non significa che io sfami il mio animale con l’impepata di cozze, la pregherei dunque di non attribuire al sottoscritto concetti mai espressi.

          • “se il vostro cane mangia le crocchette, allora il vostro cane non magia bene quanto un cane che mangi cucinato “serio”.Punto. [!!!!!!!]
            Non è che ci sia molto da aggiungere, voglio dire.”

            Lei vede prevaricazione in un “peccato che…”, io vedo molta più prevaricazione nel passaggio del suo commento che ho riportato sopra. Io non le ho attribuito alcun concetto, volevo solo che fosse chiaro che le diete non possono essere fatte arbitrariamente da chi non ne ha una mezza idea, perchè i rischi ci sono eccome. E se lei è un esperto nutrizionista e studioso dei carnivori, mi fa piacere per lei e per i suoi animali, ma deve pensare che la maggior parte dei proprietari non lo è e il rischio che si improvvisino dietologi per animali c’è.
            Perciò andiamoci piano coi dogmi.

          • Cito dal testo dell’articolo:

            “Detto questo: il mangime industriale è la miglior risposta? Si può
            andare tranquilli e lo si può somministrare senza problemi a qualsiasi
            cane/gatto? Sicuramente no. Una dieta casalinga (o BARF), purché preparata con cura e con un minimo
            di cognizione di causa (il che non significa “dare al cane gli avanzi”)
            sarà sempre migliore” […]

            C’è scritto sicuramente, in grassetto.

            Che poi significa, mi pare, se il vostro cane mangia le crocchette allora il vostro cane non magia bene quanto un cane che mangi cucinato “serio”.

            Punto.

            Non è che significa altro, significa quello proprio, c’è scritto sicuramente in grassetto.

            E non è un “dogma”, non lo dico io, sta lì nell’articolo, sta scritto in tutti gli articoli pubblicati l’indomani della puntata incriminata ovvero io non ho fatto altro che parafrasare il testo originale: specificando che la cucina casalinga deve essere “seria” e specificando che “personalmente” ho scelto di cucinare per il mio cane.

            Non so, la prossima volta se vuole lo specifico a ogni frase se no qualcuno potrebbe pensare che io stia dicendo altro.

          • dal suo commento: […]uno potrebbe scrivere “secondo me…” oppure “io credo che…” oppure “a me pare che…”

            a me ha chiesto di specificarlo! 😀

  15. Anch’io non ho potuto vederlo in TV e quindi ho visto il video sul sito.

    Ora, su questi argomenti il flame e’ quasi istituzionale nonche’ scontatissimo. Non e’ un’esclusiva del mangimi per animali (le crocchette alla fin della fiera delle vanita’ sono comunque mangimi, indipendentemente da ogni considerazione pro o contro che si possa fare) ma comune ad ogni inchiesta di Report. Infatti ogni volta la piazza si affolla di complottisti e di scudieri che si ergono a difesa della catetoria presa di mira dalla trasmissione.

    L’argomento principe del complottista e’ “se non ci fosse Report che scava nel letame tutte queste cose ci verrebbero nascoste ed e’ per questo che chi viene preso di mira si trincea dietro il segreto professionale o industriale a seconda dei casi, se uno non avesse niente da nascondere non avrebbe necessita’ di farlo”.

    L’argomento principe degli sudieri di categoria invece di solito e’ “la trasmissione mistifica la realta’ che invece e’ tutt’altro ma sfortunatamente per essere compresa richiede una competenza professionale che il pubblico non ha, la trasmissione e’ populista e fa l’occhiolino alle tesi complottiste facendo un mare di illazioni ingiustificate, noi che siamo gli esperti invece vi veniamo in aiuto e ci facciamo garanti di quello che non potete capire”.

    Ci sono stati servizi di Report che hanno trattato argomenti per i quali nutro un certo interesse da semplice fruitore (e quindi non esperto) ed altri per i quali invece ho conoscenze e competenze specifiche. In questi secondi casi, la posizione “privilegiata” nella quale mi sono trovato mi ha permesso di concludere che la verita’ sta nel mezzo, non nel senso che esiste una terza verita’ veramente vera che si distanzia in modo equanime dalle altre due, ma nel senso che in realta’ sono vere entrambe. E’ vero che una trasmissione che si occupa di piu’ argomenti (di volta in volta uno diverso) fa del giornalismo e non dell’informazione scientifica, quindi necessariamente ha bisogno di fare un po’ di ricerca cercando – appunto – prima di tutto le sue fonti, poi cerchera’ di mettere insieme i dati raccolti dando loro un senso che corrispondera’ all’idea che ci si e’ fatti strada facendo oppure all’idea preconcetta della quale si sono cercate le conferme. La limitazione sta nel fatto che alla fine fonti e contenuti devono pur essere valutati e la capacita’ di valutarli in modo critico trova il suo limite nella competenza professionale del giornalista inteso come figura, non come singola persona. Fino a qui non stiamo parlando di malafede o di fatti adattati in modo piu’ o meno furbescamente al taglio che si vuole dare alla notizia. Non stiamo parlando pero’ neanche di una notizia, ma di un servizio fatto di giornalismo d’inchiesta che dura oltre cinquanta minuti. In questi cinquanta minuti vengono forniti una quantita’ di elementi di valutazione oltre a una serie di valutazioni che uno puo’ condividere o meno. Al netto delle valutazioni fornite dalla trasmissione, ognuno e’ libero di raccogliere gli elementi fattuali che la trasmissione ha messo a disposizione e di fare le proprie di valutazioni.

    Riguardo il taglio dato alla trasmissione, direi che per quello che ne ho capito la lettura corretta e’ questa: la tesi sostenuta da Report e’ che il mercato dei mangimi per animali da affezione si basa sulla disponibilita’ dei proprietari di animali a spendere ingenti somme per ragioni di tipo affettivo perche’ i proprietari considerano gli animali da affezione come membri della famiglia tanto che esiste persino il cimitero per gli animali. Su questo fa leva un’industria che si fonda principalmente sul riciclo di scarti di lavorazione coinvolgendo i veterinari nella promozione dei loro mangimi presso i clienti finali e facendo leva sulla naturale propensione del proprietario a credere al medico del proprio animale.

    Il paradosso e’ che la gente butta via alimenti freschi e paga, come se fosse oro, l’oro del giappone solo perche’ la persona della quale si fidano gli assicura che e’ oro e che fa tanto bene al loro cane.

    E’ vero?

    Se lo andiamo a chiedere al veterinario probabilmente otterremo come risposta “come si permette? Io sono uno stimato professionista!”, insomma la canonica levata di scudi ma li’ siamo stati scemi noi che siamo andati a chiedere all’acquaiolo se l’acqua e’ buona; se andiamo a ragionare sulla provenienza e la qualita’ delle materie prime utilizzate o utilizzabili, la letteratura e’ vasta e le materie prime sono state di volta in volta classificate e riclassificate da scarti a sottoprodotti di lavorazione per non incorrere in leggi piu’ restrittive relative proprio alla gestione degli scarti di lavorazione di origine animale. Insomma, se prendo uno scarto di lavorazione e lo considero scarto allora non lo posso usare per fare alimenti per animali, ma se prendo lo stesso scarto e lo chiamo sottoprodotto di lavorazione allora va bene,

    Ma e’ vero che dentro c’e’ di tutto? Si fa prima a dire cosa e’ vietato: urine e feci, il contenuto del tubo digerente (ma solo se separato), pelli e cascami trattati con materiale da conceria, semi trattati con fitofarmaci, legno e derivati (segatura) ma solo se trattati con materiali di preservazione (in pratica se verniciati altrimenti va bene), i rifiuti ottenuti dal trattamento delle acque reflue urbane, domestiche e industriali, i rifiuti solidi urbani e imballaggi o parti di imballaggio provenienti dall’utilizzazione di prodotti dell’industria agroalimentare, in pratica i contenitori usati per il trasporto. Quello che non e’ compreso nell’elenco teoricamente puo’ essere presente nel mangime.

    E allora? Ilmio cane mangia fresco e sta bene, ma vedo anche altri cani che mangiano crocchettte e stanno bene. Una volta si diceva di qualcosa che fosse veramente terribile “non lo darei neanche al cane” ma doveva essere veramente terribile.

  16. Ho un cocker spaniel inglese femmina di quattro anni; per tre anni ha mangiato cibo industriale di “alta qualità” (il meglio sul mercato) ed ha avuto problemi di prurito continuo e diffuso. È stata sottoposta ad esami medici di vario tipo, terapie farmacologiche a base di cortisone ed integratori alimentari dai costi vergognosi… Non abbiamo dormito per tre anni: Olivia si grattava tutta la notte, lamentandosi. Bagni medicamentosi e lozioni emollienti a nulla valevano per darle un minimo sollievo. Il mio compagno insisteva per l’alimentazione casalinga fresca… Alla fine ho ceduto e posso dirvi che con la pappa fresca, Olivia non soffre più di prurito! Ogni sera prepariamo carne, riso o pasta con verdure (carote, fagiolini, zucchine, piselli) ed un filo di olio evo… A volte le diamo un ovetto biologico oppure del pesce… Saltuariamente, ricotta, grana o stracchino…. Insomma, prepariamo delle pietanze adatte ad un bambino e il cane sta da Dio! Pensare che per vent’anni mi sono fatta intortare con la questione del “confezionato più bilanciato”… Senza pensare ai maledetti additivi, conservanti, edulcoranti e a tutto quello che non sappiamo essere presente nelle tanto pratiche scatolette! Insomma: voi mangereste la Simmhental per tutta la vita?!

    • Per curiosità avevate controllato che il cibo non fosse ad un contenuto proteico esagerato (o in razioni troppo grosse) per l’attività che l’animale faceva durante la giornata?

  17. òSpesso quando leggo questo (interessante) blog o i commenti mi sembra che ci sia un po’ un atteggiamento da setta, da “iniziati”.. del tipo “noi che siamo esperti lo sapevamo da anni che la dieta migliore è quella casaligna o BARF, e che se si segue l’alimentazione industriale bisogna puntare sulle marche superpremium, e chi non lo sa è un perfetto idiota, quindi Report ha detto delle ovvietà spacciandole per scoperte sensazionali”.
    Premetto che anche a me la trasmissione non è piaciuta molto, però sappiate che esistono molti proprietari di cani/gatti in perfetta buona fede, ma magari neofiti, che non sono esperti di alimentazione, e anche loro hanno il diritto a sapere cosa mettono nel piatto del quadrupede.. In questo senso, Report ha dato magari uno stimolo per approfondire, instillato il dubbio..

    Io ad esempio da un po’ ho un gatto di razza, dato che era il mio primo e volevo fare le cose nel modo giusto mi sono rivolta ad un allevatore serio, che mi ha consigliato di dargli esclusivamente crocchette Royal Canin,che reputa un’ottima marca. Il gatto ha sviluppato un problema di dermatite, e ben 2 veterinari mi hanno detto che Royal è un’ottima marca. Solo il veterinario dermatologo mi ha detto di fare una dieta casalinga ad esclusione per pulire l’organismo e poi, se avessi deciso di continuare con la dieta industriale, di passare a prodotti più di qualità (ovvero, con POCHI ingredienti, no conservanti ecc).
    Allora, io non dico che il cibo industriale sia il diavolo, però sta di fatto che c’è molta disinformazione, i veterinari spesso per interesse, pigrizia mentale o ignoranza consigliano dei cibi che POSSONO provocare disturbi (il che non vuol dire che siano tossici eh), gli allevatori idem, i seguaci della BARF sono anche loro di parte, sembra quasi una setta per cui tutto ciò che non è BARF è veleno.. quindi secondo me ben venga ogni trasmissione che almeno, seppur in maniera superficiale e incompleta, fa sorgere il dubbio nel consumatore neofita e magari ingenuotto..

  18. a me, che considero la Gabanelli una brava e seria giornalista e che ho molto guardato report in passato, vengono due cose da dire. Primo: la Gabanelli non era sul pezzo – secondo me non gliene fregava niente del servizio, e questo è un problema- Secondo: credo che hanno fatto un servizio il cui fine era quello dire: ue’, sciuramaria, PENSA prima di comprare, renditi conto che tra bagnetti cimiteri e crocchette per peli ambrati ti stanno prendendo per il culo e ti stanno mangiando soldi. La Gaba ha usato a sproposito il termine scarti ma non credo che intendesse pasta col ragù dell’altro ieri. Secondo me si riferiva a scarti/sprechi dell’industria alimentare, ai cibi che rimangono invenduti negli scaffali dei negozi e che potrebbero essere utilizzati per la pappa fatta in casa, quando invece c’è una corsa al prodotto industriale proposto&propinato con l’unico fine di alimentare bene il business, non il cane. Poi, certamente, non hanno approfondito l’argomento, non hanno fatto i nomi di prodotti di qualità, ma forse non era questo l’obiettivo del servizio. Forse intendeva solo farci capire, a noi sciuremarie in&outside, che molto spesso quello che noi crediamo essere “salute del cane e del gatto” in realtà è business e basta

  19. Io ritengo che il servizio di report sia stato utilissimo. Mentre i professionisti del settore ,come la nostra Valeria,ritengono che i concetti espressi siano scontati e non sorprendono per originalità,per la maggior parte del pubblico è stata un presa di coscienza che aiuterà molti animali domestici a vivere meglio(insieme al portafoglio dei propri umani). Da mia esperienza, passando dalla marca “R” (consigliata dalla allevatrice) alla marca “R” grain free frutto della mia ricerca(w internet) ho riscontrato dei miglioramenti fisici non opinabili nel giro di pochi giorni dal cambiamento di alimentazione. Quindi visto che i professionisti del settore sono troppo impegnati (forse a fare i conti) e quindi non possono dare “BUONI” consigli,ben venga il giornalismo d’inchiesta e di denuncia. Fin quando ci sarà qualcuno ancora disposto a farlo.

    • Il problema è che il servizio era fatto così – perdonate il termine – “allarmante” e scandalistico che la maggior parte dei proprietari di cani e gatti diciamo “impressionabili” (allegre vecchiette, in genere!) adesso butta via *tutte* le crocchette (perchè, si sa, quelle per gatti contengono succo di topo…e questa fa a gara con la notizia della Sony che produce i controller per la playstation con i nasi dei randagi) e rifilano allo sfi-gatto (o sfi-cane) di turno le cozze coi peperoni. E lo fanno, le ho sentite di persona. Una mi diceva di non avere il coraggio nemmeno di portarle al canile, perchè, povere bestie… E questi sono danni.

  20. Come Daniela, anch’io considero la Gabanelli una delle poche giornaliste che il servizio lo fa e non lo copia-incolla come capita a molti altri. Rivolgendosi poi a un pubblico generalista, la precisione spesso viene sacrificata alla compresione. Sono bancaria ed ancora ho qualche dubbio su cosa sia effettivamente un future o un derivato…spiegarlo al “volgo” è praticamente un volo pindarico.
    Quindi capisco certe “imprecisioni”…. ma non è la prima volta che la verità viene servita in un modo molto facilmente equivocabile. Ricordo anni fa una trasmissione che sottilineava le enormi “proprietà agricole ” di Antonio di Pietro, elecando da visura catastale tutta una serie di immobili da paura. Pagine e pagine di verissima, verierrima visura catastale. Peccato che la stessa cosa succeda anche con me: sono pagine e pagine di porzioni di bosco ceduo che messe insieme non arrivano a fare un campetto…e ricordo come ci rimasi ( male, e non poco ) , quando forte della mia esperienza personale, mi resi conto che stavano presentando la realtà sotto un’ottica piuttosto.. distorta.
    Poi… il mio cane segue la Barf, i miei gatti , una con problemi renali ( ha 15 anni ) mangiano costosissime crocchette. E non ho intenzione di cambiare loro l’alimentazione a meno di grossi problemi. Anche perchè i cani di mio zio hanno sempre mangiato ( argh, direbbe Valeria ) come gli umani, anzi meglio, perchè la minestra doveva essere condita ( argh e riargh) meglio per loro che per lui. E quello che è morto prima , e stiamo parlando di decenni fa… è morto a 16 anni perchè si è preso l’epatite da un ratto che prima di defungere sotto le sue fauci, l’ha morso di brutto…
    Ma quando parlo ai veterinari del fatto che Caos segue la Barf, mi sento spesso dire che lo espongo a rischi inenarrabili. Però quando il malefico vomita i pezzi di palle da tennis che si è mangiato mentre avevo gli occhi voltati per mezzo secondo…. non c’è verso di trovare traccia della cena o della colazione di un paio d’ore prima. Anche se si tratta di mezzo chilo di ciccia. Scarti della macellazione per umani. Beve infinitamente meno di quanto beveva magiando aricostosissime crocche, ed ha un pelo morbidississimo che neppure un trudino.
    Certo, mi tocca prepargli la pappa ogni volta, frullare frutta e verdura, merluzzo e quanto altro. E’ troppo sensibile al riso bollito, anche per un’ora, quindi uso il riso soffiato… molto più impegnativo che rovesciare le crocche nella ciotola.
    E poi la verità sugli scarti che buttiamo, è anche che è difficilissimo, dato che in Italia non c’è una legislazione in merito, per la piccola distrubuzione conferire a qualcuno l’invenduto fresco o il confenzionato vicino alla scadenza. Qui assocaizioni di volontariato hanno cercato di farlo, ed è stato un cine; per raccattare il fresco invenduto ci vuole un camion frigo, al centro di raccolta ci vogliono celle frigorifere, il personale deve aver fatto corsi ad hoc per evitare multe…. chiaro che qualcuno preferisce buttare tutto nella spazzatura, e pure indifferenziata!

    • Annalia, il riso soffiato è una schifezza, per noi e per i cani…puoi tranquillamente eliminarlo, non serve a niente (a parte fare un pò di volume), comunque chiedi meglio al tuo veterinario

      • Oh bella… è stato proprio il vet, pur storcendo il naso… perché, oddio, la barf…. a consigliarmi il riso soffiato! Prima gli davo , poco ovviamente, ed anche quello soffiato è poco… riso bollito quasi un ora senza sale e lavatissimo. Ma gli faceva venire la diarrea…il vet per evitar la cosa mi ha consigliato appunto il riso soffiato…

        • Come non detto!! 😉 lo so, non è facile trovare un veterinario (non nutrizionista) che se ne intenda e se ne interessi… Io ti dico quello che un docente di alimentazione e nutrizione dell’università di veterinaria di Bologna ha spiegato molto bene durante una lezione, però capisco che lui faccia della dieta casalinga una versione pignolissima e quasi utopistica (la versione “accademica” di ogni cosa in campo medico, è differente poi da quello che la vita reale ti consente di mettere in pratica, si tratti di diete o terapie!). Però il riso secondo me è proprio possibile eliminarlo…anche i miei dobermann (che razza fighetta!) non digeriscono pasta e riso (glieli ho dati per caso anni fa, me li hanno rivomitati tutti interi e, uno dei due in particolare, digerisce anche i chiodi). Non ha un gran ruolo nella dieta, se non quello appunto di fare volume e dare senso di sazietà…

          • Uffi, i doby hanno un apparato digerente ed intestinale da snobbissimi gentleman inglesi. Basta guardarli male e puff. .. o vomito o diarrea. Ho trovato una marca di riso soffiato, ovviamente costosissimissimo…che ha anche verdura e frutta (carote e mele) essiccate. Caos lo adora al punto che mangia il tutto direttamente dal sacco con nulla di condimento. Ho dovuto nasconderlo. E devo dire che lo stesso produttore consiglia la proporzione per chilo… ed è veramente ridotta.

  21. Buongiorno, ritengo che il servizio di Report sia stato un ottimo
    segnale, almeno come inizio di ricerca.Noi poveri ignoranti in materia
    ci fidiamo, per alimentare i nostri cuccioli, di allevatori, di
    veterinari, di negozi di animali e stranamente quasi tutti ti
    consigliano quei prodotti che sono stati “incriminati” da Report. Se
    andiamo sui forum, non troviamo commenti costruttivi, spesso troviamo
    solo derisionoi fra sapienti, quindi l’acqua calda che ritiene sia stata
    scoperta non è sempre evidente

  22. Non ci sono giustificazioni per chi non sa quel che mette nella ciotola del proprio animale: o leggi l’etichetta, o non lo fai. Gli ingredienti non sono nascosti, sono sulla confezione del cibo che maneggiano tutti i giorni, è scritto in italiano e se non è chiaro cosa c’è dentro, basta andare su un qualsiasi sito internet per capire cosa sono i sottoprodotti, o i prodotti di origine animale o vegetale. Non ci vuole tanto studio, un po’ di impegno e buona volontà si però, quindi nessuna giustificazione per chi volontariamente non si informa e poi si lamenta di essere stato fregato!

  23. Gentile Valeria,

    vorrei rispondere nel merito al
    tuo articolo.

    Quello che voleva essere
    sottolineato nella puntata è che cani e
    gatti rappresentano qualcosa per cui si spende qualsiasi cifra, vedi
    toilettatura con massaggio, cimitero dedicato, cibo con tutte le accortezze
    rispetto alle esigenze del cane/gatto. “Un vero e proprio business che non
    risente della crisi”, e nessuno lo giudica- è una constatazione con numeri alla
    mano.

    Dalla puntata emerge che, a fronte
    dell’investimento economico ed emotivo che viene fatto quotidianamente, non c’è
    alcuna regolamentazione del mercato. Ovvero, muoviamo enormi capitali ma
    nessuna norma sul come è prevista. Ad esempio: è possibile utilizzare cereali con aflatossine per la produzione
    mangimistica destinata ad animali domestici: si o no? la puntata risponde
    (si, non c’è una legge che lo vieta o norma come per gli esseri umani). e’ possibile utilizzare un certo tipo di
    conservante considerato cancerogeno per l’uomo? si/no (risposta: sì, perchè
    nessuna legge lo vieta, infatti è anche riportato in etichetta, spesso). E’ possibile scrivere “crocchetta al
    pollo” quando il contenuto di carne (peraltro scarti di macellazione) è
    del 4%? si/no (risposta: si,perchè la legge prevede che sia possibile e che
    il 4% sia il minimo). Quanto cosa la
    carne che stai acquistando contenuta nella crocchetta, in proporzione? 90
    euro al kg. Compreresti mai carne da 90 euro al kg per il tuo cane/gatto se ne
    fossi consapevole? si/no (eppure è scritto in etichetta, non è una
    supposizione). inoltre, se proprio volessi spendere 90 euro per un kg di carne,
    ti aspetteresti il controfiletto o gli scarti di allevamento (che in caso
    contrario vengono smaltiti come rifiuto o, in certi casi ben normati, diventano
    farine animali?)

    Ora tu, autrice dell’articolo,
    scrivi giustamente: “ma va! / Ma Dai!” perchè sei del settore. “Nessuna
    novità! la scoperta dell’acqua calda!” è il significato del tuo “ma va”.

    Io – e tanti altri come me NON DEL SETTORE -queste
    cose voglio saperle. Voglio esser libera di comprare una busta di croccantini sapendo
    se è possibile per legge che vi sia all’interno farina di mais con aflatossine/
    4% di carne derivante da scarto di allevamento/conservanti considerati
    altamente cancerogeni: se tutto questo è possibile perchè nessuna legge lo
    vieta, VOGLIO SAPERLO. E solo una buona inchiesta giornalistica può metterlo in
    luce, in modo che l’informazione arrivi a me.

    il consumismo, come ben dici tu,
    l’abbiamo voluto, ma la tutela del consumatore è un aspetto intrinseco del
    consumismo stesso, su cui la comunità europea erige le sue fondamenta
    (purtroppo su questo e non altro, ma anche questo è un aspetto importante). Quindi
    ben vengano le inchieste, e ben venga anche qualsiasi critica che però le
    smonti nel merito, perchè dalla presente tua emergono sdegno (dalla faziosità
    della puntata), saccenza (io sono del settore, fidatevi ne so di più) e
    conclusioni #GAC (GrazieArCazzo), ovvero la “dieta migliore è casalinga e se
    non la si fa è per motivi di tempo”, certo, ma la puntata ambisce a mostrare
    cosa acquisti quando dai per assodato di non avere il tempo necessario- nella
    speranza che il mercato venga rigidamente normato come tutti gli altri,
    considerando la valenza economica ed emotiva che muove, e che un giorno potremo
    acquistare crocchette che non contengano la qualsiasi.

    Ah poi certo, mio nonno è campato
    90 anni e lavorava all’ILVA da quando ne aveva 18 ed era epilettico pure lui,
    ma non mi sognerei mai di portarlo come esempio per smontare la tesi secondo
    cui l’ecomostro produca roba cancerogena. Si chiama onestà intellettuale.

    Un saluto.

  24. Giudicare “sufficiente” il servizio della Gabanelli mi sembra non rendere merito al lavoro fatto e alla sua professionalità. Capisco che qui ognuno tende a difendere la propria “categoria professionale” ma io da inesperto del settore mi pongo solo una semplice domanda: se tutte le sedi delle società che producono mangimi per cani e gatti non avessero nulla da nascondere come mai hanno vietato l’ingresso nei propri uffici alle telecamere di Report?? forse hanno qualcosa da nascondere, non vi pare?? Per il resto il vostro difendere a spada tratta la professione del “veterinario” mi sembra alquanto ridicolo. Conosco veterinari che fanno onestamente il loro lavoro (pochissimi) e altri (la stragrande maggioranza) che invece entrano nei macelli per consegnare ai loro proprietari i certificati già firmati che dichiarano che gli animali hanno già fatto tutti i controlli (senza averli mai fatti) e risultano completamente sani per essere macellati e destinati quindi all’alimentazione umana. Salutissimi.

    • Se li conosce perchè non li denuncia? I Veterinari (senza le virgolette) sono medici e come i medici in umana possono essere estremamente bravi o estremamente cialtroni. come in qualunque altra categoria professionale ci sono i competenti e gli incompetenti, lei che mestiere fa, se posso permettermi?

  25. Non discuto sulle conoscenze cinofile dell’autrice dell’articolo ma: 1) citare la longevità di cani meticci e non di razza bè..si sa che i meticci sono più forti. 2) un’azienda che non ha nulla da nascondere perchè allora non fa entrare dei giornalisti nei suoi stabilimenti? Le ricette non sono scritte sui muri. 3) La Peta uccide gli animali? Forse! Ma allora perchè non facciamo un bel servizio anche sugli allevamenti…migliaia di animali che durano da Natale fino all’epifania (gli allevamenti hanno la responsabilità di monitorare lo stato degli animali presso i nuovi proprietari..troppo facile prendere solo i soldi) Poi finiscono per le strade e le associazioni animaliste devono occuparsene e forse lo stato, come quello della Virginia che ha accusato la PETA di aver ucciso migliaia di cani, decide di togliere i fondi ma serve una giustificazione. E poi sono curiosa di sapere anche quali sono le condizioni di certi allevamenti?
    Bè i dubbi vengono anche a me e non solo sulle crocchette!

    • Ehm, Myriam…ma..parti male. I meticci si ammalano tanto quanto, anzi di più, di più e nemmeno poco di più, dei cani allevati CON CRITERIO. Se intendi cani di razza ma di provenienza “cagnara” o da cucciolifici…italiani, perchè ce ne sono, o dio ce ne guardi, dall’est…. allora le patologie si sprecano.Ma i cani allevati da Allevatori seri, difficilmente durano da Natale all’Epifania. O finiscono in canile.
      Per questo anche il punto tre vacilla: la mia allevatrice ha PRETESO di essere informata sul cane, ma non era obbligata a farlo, dopo il passaggio di intestazione della bestiola, a mesi due e mezzo. E come lei altri prima di lei.

      Però il suo lavoro, selezione, controllo dei riproduttori sulle malattie testabili, l’ho pagato il giusto. Ed ho il cane di conseguenza.( poi un guaio può capitare. La disposizione dei geni sui cromosomi non viene stabilita a tavolino…)

      Una mia conoscente che invece mi dava dell’idiota per quello che ho pagato per il lavoro di cui sopra ed ha preso un cucciolo “di razza,eh” dove non so.. nel primo anno di vita del suo cucciolo ha speso tre volte quello che io ho sborsato una.Per il veterinario , però. E suppongo che purtroppo dovrà continuare a lungo.

  26. Ho vi sto Report: sono d’accordo sul fatto che chi ha degli animali, senza essere necessariamente un professionista, sa quale cibo sia meglio, come sa che i conservanti siano cancerogeni ecc, ecc….il succo del programma però, l’ha spiegato perfettamente e molto chiaramente Nerofumo, al quale non si può che commentare con un applauso.

    • brava Raffa, mi aggiungo all’applauso a Nerofumo i cui commenti sono sempre di un certo spessore, ma in questa occasione ha superato se stesso ed ha dato un contributo notevole alla discussione

      • Grazie, ma non esageriamo.

        Io ho fatto quello che puo’ fare chiunque: ho guardato il video della trasmissione, ho separato i dati che hanno utilizzato dalle conclusioni che ne hanno tratto, ho verificato la fonte dei dati per valutare l’attendibilita’ di quanto riportato dalla trasmissione e ho cercato di capire il motivo che sta alla base della scelta di impostare la trasmissione in un certo modo piuttosto che un altro. Per quello che riguarda le conclusioni, Report tira le sue, io tiro le mie; possono coincidere in toto o in parte ma anche no.

        Noi ci poniamo il problema di come la gente possa interpretare la trasmissione di Report perche’ siamo abituati male e siamo sempre a caccia di un’autorita’ che scelga per noi quello che dobbiamo fare e ce lo venga a dire. Invece dovremmo cominciare a pensare che se uno vede Report e per non dargli piu’ le crocche rifila al cane spaghetti aglio olio e peperoncino con contorno di cipolle al forno e’ lui ad avere qualche problema di comprensione, la responsabilita’ della dieta da camionista che rifila al suo cane e’ sua, non della trasmissione e nessuno lo puo’ difendere dalla sua stupidita’. Allo stesso modo, non e’ normale che Valeria, tirata per i capelli, nel descrivere la dieta di Samba debba spendere fiumi di parole per raccomandare di non scopiazzarla pedissequamente e di rivolgersi a un nutrizionista. Se il cane ha dei problemi vado dal nutrizionista, ma se prendo un chilo di carne perche’ “l’ho letto sul sito di Valeria Rossi” e lo faccio mangiare al bolognese della nonna sono io che devo andare da uno bravo, non il cane dal nutrizionista.

        La mia opinione personale, poi, e’ che se uno non ha piu’ la capacita’ di prendere decisioni in proprio e cerca una scelta autorevole da sposare diventa facile preda dei bisogni indotti dalle operazioni di marketing che inducono a credere che qualunque cosa si faccia debba avere una valenza terapeutica e che quindi richieda un prodotto specifico consigliato da un esperto perche’ la scelta non e’ piu’ alla nostra portata.

        Adesso faccio come Report e genero – perche’ sono fondamentalmente bastard inside – un po’ di psicosi da scelta della varieta’ di alimentazione specifica.

        Diciamo che di una marca a piacere ci sia la varieta’ per cane anziano, quella per cane sterilizzato e quella per piccola taglia. Sono tre varieta’ specifiche indispensabili, ognuna bilanciata in modo impeccabile per la corretta alimentazione e quindi per la salute del cane.

        La mia vittima che si trova davanti allo scaffale e non vuole privare il suo cane delle giuste e doverose attenzioni ha un cane di piccola taglia, anziano e sterilizzato. Che cosa gli facciamo comprare? Tutte? Cosa gli faccio fare, gliele faccio mischiare? Ma non erano bilanciate? E se questo me le “sbilancia”?

        Disclaimer:

        la dieta da camionista e’ solo una battuta di spirito, non facciamo che arriva l’associazione delle trattorie da camionista ad accusarmi di aver provocato la psicosi della pasta aglio olio e peperoncino.

        • sorrido con simpatia al disclaimer finale 🙂 Mi piace evidenziare lo spessore dei tuoi commenti perchè, oltre ai contenuti di per sé portatori di ulteriori utili riflessioni e spunti, considero inestimabile il tuo sforzo di sottolineare il primato della nostra testa pensante autonomamente. Da te passo a tutti noi frequentatori assidui di tpic e dichiaro apertamente che questo è proprio un GRAN BEL gruppo. A volte capita che ci si faccia, uso un termine dialettale ma credo comprensibile, ” strasinar sul jazo”, e che quindi si scivoli in botte e risposte che lasciano il tempo che trovano, ma la capacità di autoregolazione è incredibile: chi si inserisce con l’unico scopo di -cito- far partire la “shitstorm” viene smontato rapidamente e la discussione riportata sempre a livelli costruttivi. Ovvio che se parliamo della segreteria telefonica si cazzeggia, ma ad argomento serio corrisponde sempre un livello di partecipazione articolato. E ancora una cosa, poi finisco questa incensata in spirito pre natalizio e giubilare: sono rari i casi in cui il moderatore è necessario, la presenza di Valeria o di Davide è gradita e richiesta per ulteriori domande e per la simpatia che suscitano, ma non è indispensabile per la coesione dei partecipanti. Guardate che non è mica una cosa da niente, eh…(siamo quasi un gruppo di auto-aiuto, eh eh)

        • Anche il fatto che Nerofumo abbia dovuto specificare che quella sulla dieta del camionista era solo una battuta è indice di come funzioni il mondo oggi, specialmente quello informatico 🙂
          Ma proprio per questo, pur avendo capito anch’io benissimo le motivazioni che hanno spinto Report nella direzione che ha scelto per il servizio, mi pongo il problema di quello che può arrivare (e di COME può arrivare). E’ evidente che le intenzioni potevano essere X o Y, ma il risultato è stato Z. Ed è stato Z perché la gente “è” stupida, perché “ha” problemi di comprensione, perché “ha” bisogno di qualcuno che le dica cosa deve fare. Devo forse rammentarti che dopo 20 anni di Berlusconi adesso ne abbiamo la fotocopia travestita da (semi)sinistra… e nessuno dice niente?
          Ma proprio perché QUESTI sono gli italiani, se fai una trasmissione destinata ad un pubblico di ampio respiro, e se vuoi farla seria, a mio avviso devi anche mirarla sul tuo target REALE, e non su un ipotetico pubblico di illuminati capaci di discernere e di far uso di spirito critico… perché quel pubblico lì non ce l’hai, e sai benissimo che non ce l’hai.

          • Bella botta di italiana realtà. .. circa la valutazioni degli ultimi 25 anni di politicantucoli ( i politici non erano poi tanto santi,ma nel fare i loro interessi facevano almeno un poco anche i nostri) mi taccio perché mi automodero sul linguaggio. ..però non è tutti tutti stiano proprio zitti…il fatto è che poi alle urne. ..o ci vanno, o…. sigh, e pure sob.. ma anche azz!!!!!!

          • temo che la Gabanelli abbia rinunciato da tempo all’ampio respiro. Troppi sono gli anni che conduce quella trasmissione, non è più il programma di inchiesta che intendeva scardinare malcostume. Ora galleggia nella sua nicchia, purtroppo. Il fatto poi che GLI italiani sono così è una tristezza a cui mi voglio ribellare con tutte le mie forze, e per questo sono meritevoli di pubblico applauso persone come Nerofumo e come te che mettete il vostro pensiero a nudo in riflessioni che, si spera, possano servire – e su questo blog ciò accade, ne sono certa! – a ridare aria alle italiane sinapsi oramai arrugginite da valanghe di “mi piace” aride e fini a se stesse.

          • Vero!
            Una piccola confessione….ho un cane…..calabrese….se non sto attenta si mangia il peperoncino, ma quello…piccanto! rob de mat!
            Aggiungo che gli piace assai XD

          • “…duas tantum res anxius optat, panem et circenses”

            Il mondo informatico ha altri guai che e’ meglio lasciare dove stanno altrimenti altro che psicosi da crocchette.

            Il povero Nerofumo invece non e’ che abbia dovuto specificare, e’ che si e’ divertito un po’ a sperculare con la storia di spaghetti e cipolle e ha rincarato la dose fingendo di specificare. Comunque e’ vero, un po’ di accorteza nei confronti del pubblico ci vuole. D’altra parte anche nelle istruzioni degli eletromestici c’e’ scritto di non infilare la testa nel microonde acceso. Il rischio pero’ e’ quello di infilarsi invece che nel microonde in un ragionamento circolare:

            “la gente e’ stupida perche’ viene trattata da stupida e quindi bisogna trattarla da stupida perche’ altrimenti siccome e’ stupida non capisce”

  27. Secondo me questo servizio è stato utile per le persone che ingenuamente comprando “quelle” marche tanto pubblicizzate.
    Ovviamente noi che un minimo ci informiamo, non le compreremmo nemmeno sotto minaccia, ma molti non sanno che eistono diverse qualità, diverse composizioni ecc.
    Io ad esempio ho sempre scelto il meglio per i miei due cani, ma la femmina ha sempre problemi, con qualsiasi tipo di mangime industriale, per questo motivo la veterinaria mi prescriverà una dieta casalinga bilanciata apposta per lei, in base al suo peso, esigenze ecc.
    La gente che poi pensa che dieta casalinga uguale avanzi di cibo è allucinante.
    Bellissima la storia invece della cagnetta 29enne che mangiava le schifezze dalla tavola!!!
    Un saluto

    • si vabe le marche citate le comprano moltissime persone…probabilmente sono le più vendute in Italia. Quindi il servizio, rivolto a tutti è utile. Il mio primo veterinario, per il mio primo cane, anni fa mi consigliò royal canin. Il mio vicino di casa compra Hills, consigliato dal veterinario. E’ una minoranza quella che si informa e sceglie linee olistiche o biologiche (che tra l’altro non tutti possono permettersi). Non vedo perché si debbano tenere in commercio e consigliare ditte che usano antiossidanti e conservanti cancerogeni, o perché non ci debba essere una seria restrizione e seri controlli sulle tossine dei cereali. Penso che si debbano rivedere le linee guida e i limiti di certe sostanze per la produzione di petfood per garantire a tutti il minimo di salubrità (almeno non nocività) dei prodotti in vendita.

  28. Sai cosa mi perplime della risposta di Almo? Le tre righe della mail da cui emerge che le crocchette vengono prodotte a slot da un fornitore esterno e il resto da un altro fornitore in Thailandia! quindi Almo sembrerebbe non produrre nulla…niente di male se poi hanno un ottimo controllo qualità delle materie prime e dei prodotti finiti, ma qual è la differenza fra le crocchette almo e le pincopallino che escono dallo stesso stabilimento? Può essere abissale (richiesta di impiego di diverse materie prime) o nulla (semplice cambio della confezione)

    • C’e’ una cosa che Report ha dato per scontata ma che secondo me non risponde alla realta’, e cioe’ che il fenomeno sia recente. Circa vent’anni fa (e anche piu’) non era infrequente vedere, per chi ci lavorava, la spedizione di derrate alimentari ridestinate all’uso zootecnico. Ogni volta il destinatario era diverso ma la destinazione era la stessa. Non necessariamente erano scarti; poteva capitare che per un particolare prodotto l’offerta per uso umano fosse parecchie volte superiore alla richiesta e la commercializzazione dell’intera produzione avrebbe provocato un crollo indesiderato dei prezzi al consumo per cui l’eccesso veniva ridestinato alla produzione di alimenti per animali. In quelle occasioni, in prossimita’ del Natale poteva capitare che tonnellate di salmone arrivassero ad un unico indirizzo e che due settimane dopo la quasi totalita’ dei marchi di alimenti per animali di maggiore diffusione avessero piu’ scatolette gusto salmone di tutti gli altri gusti messi insieme. Fate voi.

  29. mi è venuto in mente che già anni fa avevo letto su un sito che principalmente si occupa di info su vacanze con i cani – mi pare dogwelcome, qualcuno lo conosce? – di una ricerca su aziende che producono alimenti per cani e gatti e che testano PESANTEMENTE(leggi vivisezione) i loro prodotti su animali vivi. Nell’articolo c’era un elenco di aziende “cruelty-free” e un altro elenco con le aziende che invece sperimentano su animali vivi, tanto che ricordo di aver contattato l’azienda da cui mi rifornivo per chiedere maggiori informazioni, poichè non risultava presente in nessuno dei due elenchi. Ovviamente le aziende più famose andavano a riempire l’elenco dei sperimentatori su animali vivi..la Royal canin in prima fila, come viene tra l’altro accennato – purtroppo SOLO accennato – nel servizio della Giannini. Finora abbiamo parlato di cibo/scarto/avanzo ma temo che il vero scandalo e conseguente ragione etica per scegliere una marca piuttosto di un’altra sia questo.

  30. Ciao Valeria, concordo con te su qiuasi tutto.. il quasi è riferito al tuo commento “tutti sappiamo che una dieta casalinga è meglio di quella industriale”. Ti assicuro che non è così, io personalmente non ho MAI trovato un veterinario che consigliasse la dieta casalinga, anzi. La maggior parte dei veterinari consigliano crocchette a tutto spiano, dicendo che contengono quello che serve al cane e che quindi è meglio dare quelle.

  31. Arrivo in ritardo perchè questo fine settimana al maneggio dove mia sorella tiene il cavallo, dopo esser riusciti a convincere la titolare a dare alla cana che ha li a dare dei croccantini di “decente” qualità invece che gli avanzi del ristorante (e non per risparmiare, ma per semplice non cultura) avendo problemi anche a vista, si e’ scoperto che non glieli da più (nonostante gli evidenti miglioramenti) perche’ ha visto il servizio di report e “lo ha detto la tivvù”.
    Grazie >_>.

  32. che poi, a usare un po’ internet piu per scoprire cose nuove e meno per facebook si scopre che se si compran le cose all’estero spesso costano molto meno che qui e ti ritrovi con mangime di qualità pagato 4/5 euro al kg spedito a casa.
    E la stessa cosa vale con tutto il resto, ormai faccio la spesa fisicamente solo per gli alimenti deperibili.

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