lunedì , 20 novembre 2017
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Tecnica cinofila: clicker vs marker vocali

di VALERIA ROSSI – Mi è capitato recentemente, ad un seminario, di sentire un’obiezione sensata alla mia dichiarata preferenza per i marker vocali rispetto al clicker.
All’obiezione più “classica”, infatti (e cioé: “il clicker va meglio perché il suono è sempre uguale a se stesso e quindi più comprensibile”) io rispondo che preferisco usare il SI proprio perché non è sempre uguale e quindi mi permette di enfatizzare alcuni comportamenti come “graditissimi” (SIIII!) e altri come “semplicemente graditi” (SI).
Ho potuto verificare che sono pochissimi i cani che restano perplessi di fronte al cambio di tono (e con questi, di solito, cambio sistema e passo al clicker: non bisogna mai fissarsi su una sola tecnica, ma adeguarle al soggetto che abbiamo di fronte!), mentre una decisa maggioranza di soggetti capisce: a) che si tratta dello stesso marker, ovvero che gli sto sempre dicendo “hai fatto la cosa giusta”; b) che il semplice SI significa “hai fatto la cosa giusta, punto”, mentre il SIIII! significa “hai fatto STRAbene! sei stato grandissimo!”.
E poiché adeguo anche il livello del premio all’enfasi che metto nel marker (se il SI normale viene seguito da un premio altrettanto “normale”, il SIIII! viene seguito da un “superpremio”, più lungo o più sostanzioso), ecco che la maggioranza dei cani cerca di fare meglio che può per ottenere un marker più enfatizzato e conseguentemente un premio migliore.

clickvssi2Questa distinzione non è possibile col clicker e questo è uno dei motivi che mi fanno preferire il marker vocale.
L’obiezione sentita all’ultimo seminario, però, è stata più difficile da controbattere.
Infatti la sostanza era questa: “il marker dovrebbe essere sempre seguito dal premio, altrimenti il suo effetto va estinguendosi: ma se usiamo una parola di uso comune come il SI, non sarà certo possibile che ogni volta che il cane la sente riceva un premio!”.
Impossibile negarlo, perché noi umani siamo dei grandissimi blateratori: e il cane, se vive in famiglia (come dovrebbe sempre essere), ascolta tutto quello che diciamo.
Quindi, per essere veramente corretti nei suoi confronti, ogni volta che qualcuno ci chiede “Andiamo al cinema stasera?” e noi  rispondiamo “SI!”, poi dovremmo andare di corsa a dare un premietto al cane.
Non solo: potrebbe pure capitare che rispondiamo “SI!” ad una domanda mentre il cane si è messo a rosicchiare una nostra scarpa… il che renderebbe il nostro SI! rinforzante di un’azione tutt’altro che gradita.
Sono sostanzialmente d’accordo: ma questo non significa che si debba per forza dirottare sul clicker… perché basta utilizzare parole meno comuni come marker vocali!

clickvssi4Personalmente suggerisco quasi sempre ai miei allievi di utilizzare la parola SI come marker solo quando si è single, oppure si vive in una famiglia poco numerosa e soprattutto senza bambini che fanno millemila domande, imponendoci quindi di rispondere millemila volte “SI!” oppure “NO!”.
E’ vero che al marker NO! non segue alcun premio… però c’è il rischio di marcare come “indesiderata” un’azione che invece tale non è: per esempio, il cane potrebbe essere appena andato a cuccia su nostra indicazione, dopodiché noi potremmo dire NO! al figlio che sta cercando di mangiarsi LUI una scarpa (i bambini piccoli mettono tutto in bocca, si sa)… e il cane a questo punto potrebbe capire che non doveva andare a cuccia.
Per questo, quando ci sono bambini in casa (o quando abbiamo a che fare con famiglie molto numerose in cui si parla molto), io suggerisco quindi di usare YES! invece del SI e AH-AH! invece del NO.
Per la sottoscritta ci sono alcuni effettucci collaterali: il primo, avendo io a che fare con tanti cani, è che al campo mi capita di usare SI con i cani abituati al marker YES, e viceversa. Questa, però, è colpa del rincogliomento senile (per la suddetta rincoglionita non vale neanche l’alternativa di usare sempre YES e AH-AH,  perché poi mi succede di rispondere YES o AH-AH quando il figlio mi chiede qualcosa).
Il motivo per cui io preferisco usare SI e NO con i miei cani è molto semplice: mi vengono più spontanei.
Se devo dire YES mi succede la stessa cosa di quando devo parlare in (pessimo) inglese con qualcuno: prima devo tradurmi la frase nella testa. E se è vero che per tradurre da “sì” e “yes” ci vuole un decimo di secondo, è anche vero che quando si utilizzano i marker il timing è così fondamentale che a volte anche un decimo di secondo diventa influente.
Poi c’è da dire che essendo pure diventata single, visto che il figlio è andato a vivere con la fidanzata, ultimamente incappo in meno errori e quindi mi godo i miei marker preferiti senza troppi rischi di fraintendimenti.

clickvssi1Il motivo principale per cui preferisco le parole al clicker, però, è un altro: e cioè il fatto che posso dare un’indicazione vocale anche per il concetto di “hai sbagliato, non era questo che volevo“, mentre col clicker è possibile soltanto ignorare, o quantomeno non premiare i comportamenti sgraditi.
Ma questo sì che, a mio avviso, può portare fraintendimenti anche seri: perché il cane può pensare “ho sbagliato”, ma può anche pensare che quel comportamento, pur andando bene, non è stato manifestato in modo abbastanza intenso.
Quindi enfatizzerà l’errore, per vedere se così ottiene il premio, anziché cercare un’alternativa.
Ai seminari mi capita spesso di incontrare cani abituati al clicker: e ovviamente permetto ai proprietari di lavorare con quello.
Bene, recentemente mi è capitato di vedere questa scena: si stava introducendo l’esercizio del riporto, e una cagnetta si era convinta di dover toccare il riportello con la zampa, anziché prenderlo in bocca.
Zampata, niente click, niente premio… e lei SBANG, zampata più forte.
Niente click, niente premio… e lei, DUE zampe sul riportello.
E poi raspata con due zampe sul riportello… e a quel punto io ho provato a suggerire: “Perché non provi a dirle “NO” non appena alza una zampa, per spiegarle che non è quello che le stai chiedendo?”
La conduttrice mi ha guardato come se le avessi appena proposto di impiccare il cane all’albero più vicino: “NOOOO!!! – mi ha risposto, con due occhi così – Non si deve mai dire NO al cane!”
A me, però, l’aveva appena detto… a dimostrazione del fatto che per farsi capire meglio bisogna parlar chiaro.
E se le era venuto così spontaneo dire NOOOO!!! a me, che sarei stata anche in grado di recepire un giro di parole ben più complesso… perché mai le faceva tanto orrore utilizzare la stessa chiarezza con la cagnetta?!?
La risposta, ovviamente, è stata che “le avevano insegnato così”: e non ho insistito oltre, perché non è mia abitudine mettere troppo in discussione il lavoro dei colleghi durante i miei seminari.
Sta di fatto che lei dev’essere ancora lì che aspetta che la sua cagna capisca che non deve usare le zampe sul riportello: mentre chi usa il doppio marker SI/NO ci mette decisamente meno a far capire al cane se un comportamento è o non è quello giusto.

clickvssi3Poi, per carità: prima o poi ci arrivano tutti.
Se si lavora correttamente (e con mooolto shaping) è sempre possibile ottenere le risposte desiderate anche senza l’uso del marker di negazione.
Infatti col clicker si addestra qualsiasi animale, anche i gatti: che però non sono animali sociali e quindi vengono più “meccanizzati” che “coinvolti emotivamente” nell’addestramento.
Però è indubbio che usando SI e NO… si fa prima: e in questo caso la velocità NON è assolutamente legata ad alcun tipo di rinforzo negativo o di punizione positiva.
Semplicemente, il cane abbina un suono al “non premio”, così come ne abbina un altro a “premio in arrivo”: e quando sente quel suono capisce più facilmente che ha sbagliato. Quindi propone qualcosa di diverso, anziché intestardirsi nel perpetrare ed enfatizzare l’errore.
Questo è forse il motivo principale per cui ho scelto l’utilizzo dei marker vocali, anche se in alcuni casi anch’io sfodero il clicker (di solito quando mi serve proprio la minima “emozionalità” possibile) e i miei cani lo conoscono esattamente come conoscono i marker vocali.
Ricordiamo che una cosa NON esclude l’altra e che non c’è alcun rischio di confondere i cani, perché i cani sono in grado di riconoscere due sinonimi e quindi di capire che “SI” e “click-clack” sono entrambi segnali di “hai fatto bene, ora arriva il premio”.
L’importante è che il clicker venga appunto considerato per ciò che è (cioé un marker come tanti altri), e non la sola ed unica panacea capace di risolvere tutti i problemi cinofili del mondo.
Ricordiamo anche che il primo “clicker” in assoluto, usato proprio da Karen Pryor con i delfini, è stato… il suono di un fischietto: si è poi passati alla “scatoletta” solo perché la stessa Pryor si è resa conto che molti addestratori (cacciatori, pastori ecc.) utilizzavano il fischietto per dare comandi a distanza e che quindi usarlo come marker avrebbe creato confusione.
La parola magica, infatti, non è né SI, né NO, né click-clack: la parola magica è CHIAREZZA nella comunicazione.
Se riusciamo ad essere chiari e comprensibili (il che, quando si tratta di cani, si traduce quasi sempre in “più semplici possibile”), otterremo ottimi risultati con qualsiasi metodo… e con qualsiasi marker.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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