mercoledì , 24 maggio 2017
Home >> Volontariato >> Basta davvero l’ammmore?

Segui "Ti presento il cane"

Non vuoi perderti nemmeno un articolo di "Ti presento il cane" ? Allora utilizza uno nei nostri servizi di notifica!
  • Notifica via Facebook
  • Newsletter
  • Notifica via email
Il nuovo sistema di notifica. Cliccando sul pulsante potrai autorizzare l'applicazione e riceverai le notifiche di nuovi articoli direttamente su Facebook!


Basta davvero l’ammmore?

di VALERIA ROSSI –  L’ho visto per la prima volta qualche mese fa, ho pensato “mapporc…”  (e l’ho già pensato a partire dal titolo: “Cane abusato per anni riceve le prime carezze…” eccetera. Ma come, “per anni”? E’ un cucciolo!) e sono stata zitta per evitare di farmi fustigare sulla pubblica piazza dagli animalisti.
L’ho rivisto postato su diverse pagine, gruppi, eccetera (sempre con inno all’amore incorporato), e sono stata ancora zitta.
Adesso, però, lo ritrovo pubblicato su “Lazampa.it”, comprensivo di “lieto fine” e di conclusione sull'”amore che fa miracoli”, e zitta non riesco a starci più.
Non perché abbia qualcosa da ridire alla volontaria rumena: poverina, lei fa quello che può e lo fa come sa.  Solo che quello che sa non è corretto… e almeno i cinofili dovrebbero rendersene conto ed evitare di diffondere questa storia come esempio di “amore che risolve tutto”, anziché come esempio di ciò che NON si dovrebbe fare con un cane fobico.
Il video, forse l’avrete già capito, è questo:

Ora, se è vero che i guaiti strazianti che la cucciola emette quando viene toccata per la prima volta vanno stemperandosi verso la fine, è anche vero che NON si dovrebbero mai mettere le mani addosso a un cane in queste condizioni.
Noi umani sappiamo che quelle che riceve sono carezze: ma lei NO, che non lo sa.
Un cane non è un primate, un cane non riconosce la carezza come un gesto affettuoso: la poveretta è terrorizzata, urla come se la stessero scannando… e nella sua visione delle cose la stanno davvero scannando.
Sta subendo un evidentissimo trauma psicologico e la volontaria, vedendo la sua prima reazione, avrebbe dovuto smettere immediatamente di palparla e toccarla.
Alla fine la cucciola si rassegna e smette di urlare non perché abbia capito le intenzioni amorevoli della donna, ma perché è entrata in quella che viene chiamata “learned helplessness”, disperazione appresa: ne abbiamo parlato in questo articolo.
In due parole, il cane non può fuggire, non sa come altro reagire (per fortuna questa è una cucciolina e non prova a mordere) e si freeza perché si convince che qualsiasi altra cosa faccia sarà inutile.
Non “si calma” perché “ha capito che la volontaria le vuole bene”: si paralizza perché non vede alcuna via d’uscita da una situazione di assoluto disagio.
Questo non è un esempio da seguire: i cani terrorizzati dall’uomo non si approcciano in questo modo.
Si possono fare mille altre cose (la migliore delle quali è sempre verificare il suo rapporto con gli altri cani, e usarne poi uno ben socializzato come “insegnante”), ma le mani addosso anche no.
Perché dal punto di vista del cane queste non sono coccole, ma torture.
L’ho già detto nell’altro articolo: qualche forzatura di solito è necessaria, con cani di questo tipo. Ma la forzatura può consistere nel tirarli fuori (volenti o nolenti) dalla cuccia e portarli a vedere il mondo; può consistere nel costringerli ad avvicinarsi all’uomo se vogliono mangiare. Ci sono tante possibili soluzioni “cattive, ma per il loro bene”… ma le coccole forzate NON ne fanno parte.
Mi piacerebbe che lo capissero anche i  volontari nostrani, perché di casi come questo ne ho visti diversi, in diversi canili italiani: cani che si freezano disperati sotto carezze reiterate che credono di trasmettere amore (anzi, il famigerato ammmore con tante emme), mentre il cane non riesce a capire perché gli tocchi subirle.
Adesso la cagnolina, che era stata chiamata Priscilla e oggi si chiama Kayne, vive in Inghilterra: è stata adottata e tutto è finito bene. Perfetto.
Solo che, nell’articolo pubblicato su “Lazampa”, si vedono altri video: nel primo, quello che vedete qui sotto, la cucciola viene tenuta in braccio e le didascalie recitano “adesso sta bene”.
Ma come, “sta bene”?
E’ ancora terrorizzata, come dimostra in modo palese la sua mimica facciale: certo, non urla più… ma solo perché ha capito che è inutile. Tocca subire e sperare di essere rimessi giù sani e salvi.

In realtà c’è anche un video nel quale la piccola sembra finalmente a suo agio: è quello in cui interagisce con altri cani, e ogni tanto prova anche timidamente ad approcciare l’uomo.
In questo caso, essendo una scelta sua, la cucciola appare ancora spaventata ma non manifesta più atteggiamenti fobici… anche perché è libera, ha una via di fuga e quindi si sente più tranquilla.
Nell’ultimo video, invece,  viene di nuovo accarezzata (in modo un po’ meno invasivo, per fortuna), e le torna la solita espressione disperata da “cosa mi tocca sopportare”.
Con immancabile didascalia: “Ero una cagnolina che piangeva terrorizzata, ma con un po’ di amore ho ricominciato ad avere fiducia nelle persone e ora sto bene”.
Ma non è vero: non sta affatto bene!
E soprattutto non ha (ancora) alcuna “fiducia nelle persone”: ha solo rinunciato a urlare perché si è resa conto che questo non serviva ad allontanarle le mani di dosso.
La cucciola è molto giovane, è bella tosta (lo si capisce nel video in cui può muoversi liberamente) e spero davvero che supererà, del tutto o in parte, la sua fobia: ma di sicuro la supererebbe molto più in fretta se non fosse ripetutamente sottoposta a quello che per lei è l’ennesimo maltrattamento, ovvero ‘ste cavolo di carezze.
Che un cane può imparare ad apprezzare e a capire per quello che sono solo se ha ricevuto un corretto impriting (o impregnazione, se preferite), una socializzazione come dio comanda e così via: tutte cose di cui Priscilla/Kayne evidentemente non ha potuto godere… e a me sorge pure il dubbio che non abbia subito in passato alcun maltrattamento/abuso, ma che si tratti semplicemente di una cagnetta ferale, ovvero nata e cresciuta senza alcun contatto con l’uomo.
Non posso saperlo con certezza, ovviamente: ma ci tengo a ricordare che un cane fobico non è stato per forza di cose maltrattato.
Può anche darsi semplicemente che non conosca l’uomo e che per questo ne abbia lo stesso identico terrore che ne ha un animale selvatico: terrore che di certo non gli passerà smanacciandolo.
L’amore ci sta, ci vuole, è indispensabile, per carità… ma dovrebbe essere accompagnato da un po’ di etologia, di conoscenza, di competenza.
Magari anche da un po’ di sincerità: e non sto parlando di questo specifico caso, ma di altri nei quali so per certo che il terrore non è stato legato a maltrattamenti, ma al mancato imprinting.
Certo, si sa che l’idea del “povero maltrattato” fa più presa sui potenziali adottanti di quella di un cane ferale: però i due problemi vanno affrontati in modo diverso, e non si fa certo il bene del cane facendo credere ai nuovi proprietari che ne abbia uno, quando in realtà ne ha un altro.
Concludendo: anche a me – come a tutti, credo – è venuto il magone vedendo il primo video di questa cucciola.
Purtroppo a me continua a venir da piangere anche quando guardo l’ultimo.
E mi viene da piangerissimo quando penso a tutti i cani che in questo momento, anche in Italia, vengono “maltrattati a suon di coccole” consolidando la loro convinzione che l’uomo sia una bestiaccia pericolosissima… e a quanti di loro, approcciati diversamente, forse recupererebbero molto più in fretta e senza subire traumi.
Scusate, eh: ma io lo dovevo dire. E adesso sparatemi pure.

Aggiungi ai tuoi preferiti

Vuoi aggiungere questo articolo ai tuoi preferiti?

Per poter utilizzare questa funzione devi essere registrato e aver eseguito il login


Libri consigliati (da Amazon.it)



Commenti all'articolo




Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




×

Notifiche via Facebook

Ricevi una notifica direttamente su Facebook quando viene inserito un nuovo articolo: potrai rimanere costantemente aggiornato sui nostri contenuti direttamente dal social network!

Authorize

Condividi con un amico