sabato , 18 novembre 2017
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Come cercare di far uccidere un bambino da un cane buonissimo 2 (la demenza)

di VALERIA ROSSI – Mi segnalano una notizia apparsa sul Giornale di Sicilia: “Due bimbe aggredite da un cane rottweiler”. Sottotitolo: “punti di sutura con prognosi di alcuni giorni da parte dei medici del pronto soccorso di Sciacca”.
Come al solito la notizia è ridotta all’osso: il rott sarebbe  di proprietà della madre delle bimbe, che è andata a dagli  da mangiare “in campagna, dove si trovava il cane” (e già mi vedo ‘sto povero cane, un molossoide che vivrebbe per stare incollato ai suoi umani, smollato chissà dove, lontano dalla sua famiglia, a fare la guardia a chissà cosa). A un certo punto il cane “avrebbe aggredito le bambine”.
Il condizionale ce lo mette perfino il giornalista. Come, quando e soprattutto perché, non ci è dato di saperlo: di sicuro sappiamo che le conseguenze di questa presunta “aggressione” non devono essere state drammatiche, perché i generici “punti di sutura” non specificati sono stati probabilmente ben pochi (altrimenti avrebbero detto il numero) e la “prognosi di alcuni giorni” certamente non supera la settimana.
Insomma, le bimbe (o una delle bimbe) si son beccate una pinzatina: cosa che non dovrebbe succedere, ovviamente… ma bisognerebbe anche capire perché è successo.
Di sicuro un cane che vive isolato in campagna non può sapere che quelle bambine appartengono alla sua famiglia, al suo branco: per lui sono delle estranee. E questa è l’unica certezza che abbiamo.
Il resto possiamo solo lasciarlo all’immaginazione… ma questo non ha impedito al giornale di illustrare l’articolo con la foto che vedete in apertura, con tanto di bava alla bocca e di dentatura in bella vista (Samba fa quelle facce lì anche quando insegue un frisbee, ma vallo a far capire al pubblico medio).
E siccome la gente guarda la foto e il titolo, e lì si ferma, il primo commento sul Giornale di Sicilia è stato questo:

Mi dispiace ma non permetto che un cane di questa razza spesso citata per la sua ferocia debba stare libero anche con la presenza di conoscenti. Sono come se non conoscessero padroni e quindi per me una razza sbagliata e da abolire
Olè!
Per fortuna un altro commentatore, sotto, gliene dice quattro… ma intanto il danno di immagine, ancora una volta, è stato fatto.
Purtroppo questa non è l’unica segnalazione che mi è arrivata in questi giorni sui rott: l’altra riguarda un video che mi ha fatto venire i capelli dritti (oltra a ispirare il titolo di questo articolo) e che vi incollo qui sotto. Così potete inorridire anche voi, se ancora non l’aveste visto.

Anche ‘sto cane è un santo, come quello che veniva tormentato nell’altro video che mi aveva ispirato lo stesso titolo di questo.
La differenza sta nel fatto che questo inalbera una specie di insegna al neon con su scritto “mi stai rompendo le palle, piantala!”: ovvero ringhia, mostra i denti, rotea gli occhi… più di così cosa dovrebbe fare un cane, per esprimere un forte disagio?
Sopporta tutto dalla bambina, ma gli fa schifo essere abbracciato e lo dice in modo lampante.
E i genitori che fanno? FILMANO, anziché prendere la pupa di peso e spiegarle che il cane non gradisce questo genere di approccio e che deve smetterla di utilizzarlo se non vuole prendersi un morso.
Il fatto che i genitori non intervengano basterebbe già ampiamente a giustificare il termine “demenza” che ho usato nel titolo: ma c’è di peggio (anche se sembrerebbe impossibile).
Se guardate il video originale, infatti, vedrete che i genitori della bimba, quando qualcuno ha cercato di spiegare loro i rischi che stavano correndo, hanno risposto che il cane “sorride” e che questo è il suo modo per “dichiarare che è felice”.
Ma c’è ancora di peggio. Ebbene sì!
Infatti il video è stato portato all’attenzione delle autorità, in Ohio, dove è stato girato… e la risposta è stata che siccome il cane non attacca la bambina, e quindi non è stato commesso alcun reato, loro non intendono fare nulla: neppure una telefonata di cortesia alla famiglia per avvisarli del potenziale pericolo.
Poi succedono le tragedie, i cani vengono soppressi, i bambini sono rovinati per sempre… e tutto quello che si sa dire è che “il cane è impazzito improvvisamente”.
Che amarezza.

 

 

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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