lunedì , 20 novembre 2017
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Il lupo espiatorio

di VALERIA ROSSI – Mi chiedono di commentare questa notizia apparsa su alcuni giornali (vedi per esempio l’articolo su “Lazampa.it”): si sta pensando ad un progetto di “abbattimento selettivo” di alcuni lupi sulle Alpi, in deroga alla legge europea che li protegge.
Io mi occupo di cani e di lupi non mi intendo più di tanto: so quello che ho letto sui libri e nulla più.  Però credo di intendermene un po’ di umani, e questo progetto mi puzza tanto di “contentino politico” dato agli allevatori che, non riuscendo a difendere efficacemente i loro animali da reddito, piuttosto che cercare altre vie preferiscono chiedere che venga presa la scorciatoia più comoda.
Il piano di possibile abbattimento è allo studio dell’Unione zoologica italiana, che se ne sta occupando per conto del Ministero, ed è stato presentato a Cuneo in questi giorni da Luigi Boitani (ordinario di Zoologia alla Sapienza di Roma e noto studioso del lupo).  Il prof. Boitani ha rilasciato ai giornalisti un’ironica dichiarazione, che personalmente trovo piuttosto inquietante:

“La bozza ha scontentato sia chi vuole eliminare il lupo sia chi chiede che sia protetto senza se e senza ma. Per questo credo che sia stato fatto un buon lavoro”.

Ma siamo proprio sicuri?
Ci sono sempre due possibilità, quando si scontentano tutti: la prima è quella di aver fatto davvero un buon lavoro, sforzandosi di mantenere un equilibrio sensato tra la conservazione del lupo e le esigenze umane… ma la seconda è  di aver fatto davvero un lavoro raffazzonato, senza capo né coda, che non piace a nessuno perché non serve a nessuno.
Non ho avuto modo di leggere il progetto, ma basandomi solo su ciò che scrivono i giornali (e quindi con tutti i benefici di inventario del caso), a me il vago sospetto che si possa rientrare nel caso b) è venuto.
Si parla infatti di abbattimenti “da valutare caso per caso” (?), laddove La Stampa precisa: “Potrà eventualmente essere ucciso un lupo quando sia stata dimostrata l’impossibilità di contenerne l’aggressività verso greggi o animali domestici e quando si siano rivelate inefficaci tutte le altre difese, come le reti, i cani maremmani, i recinti elettrificati o – cosa dimostratasi fondamentale – la costante presenza dell’uomo”.

caccialupo2Ma che cavolo mi significa, “impossibilità di contenerne l’aggressività verso greggi o animali domestici”?
E’ un lupo, santiddio!
Cosa dovrebbe fare, un predatore, nei confronti delle sue prede naturali, se non mostrare “aggressività” (ovvero, un sano e normale istinto predatorio)? Giocarci a ramino?
E questa aggressività, come si pensa di “contenerla”? Educandolo? Addestrandolo?
Ma mica si può: il lupo ha paura dell’uomo, per nostra ma soprattutto per sua fortuna (altrimenti gli episodi di bracconaggio, già in numero disgustosamente alto – secondo il WWF vengono uccisi dai bracconieri cento lupi all’anno, su una popolazione totale di circa duemila soggetti –  andrebbero moltiplicati per mille).
Quanto al fatto che “si siano dimostrate inefficaci tutte le altre difese” (ovvero recinti elettrificati, cani da guardianìa e presenza dell’uomo)… be’, ma chi ci vorrebbe mai per superarle davvero tutte?
Superwolf?
Io me lo vedo, il superlupo volante in calzamaglia che vola oltre le recinzioni elettrificate, abbatte i pastori maremmano-abruzzesi a colpi di karate, evita l’uomo strisciando verso le fattorie come Lupo Alberto quando cerca di non farsi beccare da Mosè per rapire la gallina con cui è fidanzato… e alla fine si pappa la pecora!
Ma andiamo: che razza di favole ci stanno raccontando?
La verità è che i recinti costano cari, che i cani da guardianìa bisogna mantenerli (anche perché non ne basta certo uno…), che l’uomo non ha voglia di passare tutto il suo tempo con il bestiame: quindi è più comodo tirare qualche bella fucilata qua e là, in pratica ammazzare qualche povero capro espiatorio (anzi, in questo caso lupo espiatorio) e far vedere che “si è fatto qualcosa” a livello politico, quando in realtà non sarà cambiato assolutamente nulla.

caccialupo1E’ ormai noto e arcinoto che i capi di bestiame vengono attaccati più spesso da cani randagi che da lupi (con la possibile inclusione di ibridi, visto che i cani randagi possono accoppiarsi con i lupi stessi), così come è noto e arcinoto che chi fa un corretto uso di recinzioni e di cani non ha più problemi con i lupi.
Vi invito a cliccare su questo link, scoprendo che un’azienda toscana che produce cachemire utilizza undici pastori maremmano-abruzzesi per tutelare le sue duecento capre: loro stessi definiscono il loro intento di proteggere sia i propri animali che i predatori come “un equilibrio difficoltoso, costoso, che richiede tempo, pazienza e denaro”.
Ed è sempre qui che casca l’asino: anzi, che rischia di cascare il povero lupo.
Il problema sono i soldi.
Ovvio che a chiunque scocci spenderne, ma quando avvii una qualsiasi attività i rischi di impresa vanno messi in conto… e non è che puoi risolvere tutto a fucilate.
Io lavoro su un campo di addestramento, e stanno per aprirne un altro a meno di un chilometro dal nostro: secondo la logica dei pastori, anziché metterci di impegno, studiare e lavorare per dimostrare che siamo più bravi noi, dovremmo forse appostarci nell’erba alta e sparare ai concorrenti?
Per i pastori il lupo è un “concorrente”, ovvero un competitore naturale, come è sempre stato dagli albori dell’attività di allevamento.
Però, tra uomini, il concetto di concorrenza sleale esiste e viene punito dalla legge (anche sparare ai concorrenti non è visto esattamente benissimo…): perché si dovrebbe permettere di fare una concorrenza non soltanto sleale, ma addirittura omicida (anzi, lupicida) quando il competitore ha quattro zampe?

caccialupo3Non è un discorso animalista o antispecista, è solo un discorso etico: un minimo di rispetto per la natura, vogliamo mantenerlo sì o no?
Oltretutto, proprio da parte di chi ha scelto un lavoro molto naturale come quello della pastorizia?
Se non vi va bene di dover competere con i lupi, andate a lavorare in fabbrica, cazzarola.
Altro che sparare identificando “caso per caso”… che poi mi piacerebbe pure sapere come intendono fare.
Sono tutti marcati e identificati, i lupi alpini? Non lo so di preciso, ma non credo.
Quindi, a chi cavolo spariamo?
Vediamo un lupo, gli chiediamo patente e libretto, e se il lupo si chiama Mario Rossi lo lasciamo andare, mentre se si chiama Giorgio Bianchi – noto autore di stragi di pecore – gli spariamo addosso?
Ripeto che non sono un’esperta di lupi, ma direi che so quello che c’è da sapere in questo caso: il lupo è un predatore e gli animali da reddito per lui sono prede; se viene a mangiarsi proprio gli animali da reddito è perché quelli selvatici li abbiamo fatti sparire noi umani, urbanizzando troppo ed impedendone la diffusione, visto che non ci sono più boschi e foreste in cui vivere.
Al lupo l’uomo fa letteralmente schifo, e se potesse se ne starebbe ben lontano: se si avvicina, è colpa nostra. Se non trova più da mangiare nei boschi, è colpa nostra. Se è un predatore, infine, è colpa della natura e non certo sua.
E allora perché mai dovremmo sparargli?
L’etica umana, fino a prova contraria, prevede che si possa ammazzare solo per tre motivi: per  punire una colpa gravissima (almeno in certi Paesi: in Italia no), per autodifesa e, solo nel caso degli animali, per cibarsene.
In tutti gli altri casi, ammazzare è un crimine.
Ora: visto che il lupo non è un animale commestibile, visto che non attacca l’uomo e visto che non ha colpe per cui possa essere punito… per quale stracavolo di motivo non dovremmo considerare un crimine il fatto di ammazzarlo?
Datemi una risposta sensata, e diversa da quella che ho in mente io (ovvero: “perché ci fa comodo, così risparmiamo”) e forse riuscirò a capire questo progetto di abbattimento.
Magari non lo apprezzerò, ma arriverò almeno a capirlo: perché al momento proprio non ci riesco.

 

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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