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Il sottile confine tra copyright e presunzione

di VALERIA ROSSI – Si potrebbe partire da un semplice assioma: “se non vuoi che una sigla, un metodo, una definizione che hai creato tu venga utilizzato da altri, registri il marchio. E poi ti fai tutte le ragioni che vuoi”.
Eppure non è tutto così semplice come potrebbe sembrare a prima vista.
Perché? Perché a volte, per esempio, un metodo potrebbe essere definito da termini di uso comunissimo, che si possono anche combinare in modo del tutto innocente, magari ignorando che qualcuno li ha messi insieme per definire una sua creazione.
Inutile dire che di “creazione”, e quindi di proprietà intellettuale, si dovrebbe sempre parlare, perché il solo fatto di aver riportato in ambito cinofilo termini che esistono da secoli (anche se fuori dallo stesso ambito) non dovrebbe autorizzare proprio nessuno a sentirsene “titolare”.
Due esempi che mi hanno toccato personalmente: quando mi son sentita accusare di aver “plagiato” il termine coping (“Ways of Coping Style”, di Folkman e Lazarus, è del 1984: la sciura accusatrice ha iniziato a lavorare con i cani nel ’90…e comunque coping è un termine ormai entrato nella normale letteratura scientifica), la mia reazione è stata una grassa risata.
Quando la stessa sciura mi ha accusato di aver copiato da lei i diversi significati del pelo dritto sulla schiena dei cani,  mi sono letteralmente capottata.

Copyright_symbolMa anche ammettendo che si parli di metodi specifici, e non di semplici “termini”… se vuoi farti delle ragioni, devi registrare il marchio, punto.
Esempio, stavolta in positivo: Paolo Villani (scomparso pochi giorni fa, purtroppo) e la sua collaboratrice Jessica Ciminnisi hanno registrato il marchio “attivazione mentale del cane”.
Specificando “del cane”, perché “attivazione mentale” è un’altra frase troppo generica perché si possa pensare di metterci un copyright.
Ma perché torno su questo argomento, pur avendone già parlato in precedenza?
Perché negli ultimi giorni sono scoppiate due “risse da FB” a causa del presunto abuso di due termini: “cani tutor” (storia vecchia, son mille volte che succede) e “camminata consapevole”.
In nessuno dei due casi sono stata io a farne uso, grazie al cielo, quindi posso fare l’osservatrice esterna e distaccata (e non intendo neppure essere troppo polemica, giuro: vorrei solo provare a dire la mia, nel tentativo di fare un po’ di chiarezza).

tutorgrazia_ridNel primo caso, come ho ribadito più volte, ritengo comprensibile che chi ha dato questo nome a un metodo possa inalberarsi… ma soltanto nel caso in cui questa frase venga usata per definire un metodo che in realtà non corrisponde al suo.
Non mi sembra invece normale che salti in aria se per “cane tutor” si intende genericamente un cane che fa, appunto, da “insegnante” ad un altro, senza parlare in modo specifico di una metodologia.
Ovviamente l’incazzatura potrebbe essere accettabile se il marchio fosse stato effettivamente registrato (come mi era stato fatto credere per mesi e mesi, prima che un semplice controllo dimostrasse che così non era): ma non è pensabile che nessuno possa pronunciare nella stessa frase i termini “cane” e “tutor”.
No, perché “cane” non credo sia in discussione… mentre “tutor”, inteso nel senso di “insegnante”, è di uso talmente comune che sarebbe impensabile anche metterci un copyright. Messi insieme definiscono un metodo?  Perfetto: allora, se non vuoi che lo utilizzino altri, registralo. Per davvero.
A proposito (avendo letto un miliardo di discussioni in merito)… il termine “tutor”  (sempre inteso come insegnante) è da considerare inglese e non latino: lo dice l’Accademia della Crusca, mica baubau miciomicio.
Copincollo: “la parola latina tutor, -oris sta alla base di due forme coesistenti nella lingua comune: l’italiano tutore (attestato sin dal 1300), e il latinismo non adattato tutor, rientrato però attraverso l’inglese nel XX secolo”.
E ancora: “tutor, nella forma originaria latina, è “rientrato” in italiano nel XX secolo attraverso l’inglese che veicola però soltanto il significato specifico di ‘insegnante che, negli studi universitari, segue e guida uno o più studenti in seminari, dottorati o altre attività di ricerca’ o ‘persona di riferimento per chi è all’inizio della carriera in determinati ambiti professionali’.  (omissis) Si tratta di una parola presente nei recenti dizionari dell’italiano, indicata come invariabile perché assunta come forestierismo ormai stabilizzato”.

Ma veniamo alla “camminata consapevole”. Dopo aver letto pure questa sbroccata…

camminata_sbrocc… mi è balzato immediatamente alla mente il post scritto da un amico qualche settimana fa (che in realtà era riferito al primo caso), che ho già condiviso su FB ma che riporto anche qui perché è troppo bello:

Comunicato ufficiale: a seguito dei numerosi atti di plagio, torno a ricordare che le mie scoperte ed opere di ingegno sono sottoposte a copyright. Quindi diffido i professionisti del copiaincolla ad utilizzare i seguenti nomi: cane e cani, cinofilia, addestramento, educazione, guinzaglio, pettorina, collare, dio, etologia, zampe, lupo e porco.
Ricordo inoltre che ho dato ordine ai miei legali di mettere in atto tutte le procedure del caso atte a tutelare la mia persona, il mio onore, la mia salute ed anche le minchiate che sparo.

camminataVero che è un mito, il mio amico?
Ma torniamo seri e diciamo che sia “camminata”, sia “consapevole”, parlando di cani, sono evidentemente termini di uso comunissimo: di camminate, passeggiate e affini a sei zampe se ne organizzano a carrettate… e “consapevole” è ormai sulla bocca di una marea di cinofili (soprattutto di quelli new age, ma non solo).
Eppure qualcuno (uno a caso, eh! Ovvero, la stessa sciura che se l’era presa con me per il coping e il pelo dritto) si è sentito in dovere di schiumare dalla rabbia.
Nello stesso post la sciura si è pure dichiarata praticamente detentrice della proprietà intellettuale di termini come “competenze fisiche, emotive, mentali e sociali, autocontrolli” e (arindanghete!) “coping”.
A me verrebbe spontaneo commentare: “Ma questa non sta mica bene”… perché davvero, se va avanti così, tra un po’ comincerà a dire che “cane” e “cinofilia” sono termini creati da lei.
Tra le altre cose… se cerchi su google “camminata consapevole”, ti escono pagine di yoga e non di cinofilia.
Per trovare la sciura bisogna scrivere “camminata consapevole col cane“: allora effettivamente si trova lei, e vicino al termine c’è pure il marchietto ® (solo che nel post di cui sopra scriveva: “non ho mai registrato nomi, perché trovo che sia un vezzo alquanto ridicolo della cinofilia“. Ma alura?!?)
Però mi viene spontaneo farmi un’altra domanda, e cioè questa:
Ma la CULTURA CINOFILA©®TM ecc… (perché… ahò, l’ho inventata io! Sono uscita per prima sul web nel 2001 con un sito definito “di cultura cinofila”, quindi guai a chi la nomina senza la mia autorizzazione!), vogliamo diffonderla, santiddio, oppure ci interessa solo far sapere che è “roba nostra” perché noi siamo i più belli, i più fighi, i più-più-più?
Vogliamo cercare di spiegare a più persone possibili cos’è un cane e cosa significa il rispetto per un cane,  o vogliamo solo tirarcela da Guru (nonché da improbabili inventori dell’acqua calda) intanto che la gente comune si fa mordere, fa mordere i bambini, mette musi nelle pipì e abbandona cani come se piovesse?
No, perché quando leggo queste discussioni (sempre prontamente infarcite di commenti pro e contro, di schieramenti, di faide, di gente che se la giura per l’eternità & C.)… io a volte mi tocco per vedere se ci sono.

conversazioneNon bastassero le fazioni educatori vs addestratori, collari vs pettorine eccetera… adesso ci mettiamo a litigare anche su chi, come e quando può pronunciare termini di uso comune senza essere linciato sulla pubblica piazza?
Che la cinofilia sia alla frutta, lo sappiamo da tempo: ma qui stiamo andando oltre la frutta. Siamo già abbondantemente al caffè.
Grazie al cielo, io non ho inventato niente.
Ma il giorno in cui inventassi davvero qualcosa… che so, il modo per insegnare ai cani a volare… sicuramente scriverei dappertutto, pure sui muri: “Guardate che figata ho inventato! Il mio metodo si chiama “Flying dogs” e invito tutti a provarlo, perché funziona da dio!”.
Se poi qualcuno, dopo un anno, dicesse che il metodo “Flying dogs” serve ad insegnare al cane a fare buche per terra, allora magari scriverei a quel qualcuno dicendogli “guarda che se dici così puoi creare un po’ di confusione”.
Glielo farei garbatamente notare in privato… ma anche basta.
Non credo proprio che farei partire una guerra santa.
Comunque, al momento non ho inventato un beato tubo. EVVIVA.
Quindi, al massimo, mi incazzo se scrivo un articolo e me lo copincollano di peso senza citare autore né fonte… ma anche in questi casi (frequentissimi, ahimé) non è che ci perda il sonno.
Avviso gentilmente lo scopiazzatore che sarebbe più carino indicare la fonte, e la cosa finisce lì.
In un caso, è vero, ho sbroccato pure io: quando, di fronte al cortese invito di cui sopra, sono stata mandata a quel paese: però è stato un unico caso, e si trattava comunque di un intero articolo, non di una parola. Un plagio vero, che esula dal discorso di semplici sigle, frasi e termini.
Concludendo, io posso soltanto ribadire ciò che ho detto all’inizio: se volete tutelare un marchio, registratelo.
Se ritenete che registrarlo  “sia un vezzo alquanto ridicolo della cinofilia” – come penso anch’io, per una volta in accordo con la sciura! – allora siate coerenti ed evitate di imbastire pantomime se qualcuno lo usa senza il vostro permesso.
Botti piene e mogli ubriache, fino a prova contraria, non si possono avere: né in cinofilia né altrove.
Fatevene una ragione.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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