giovedì , 23 novembre 2017
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Una testimonianza

Piccola premessa: Cecilia mi ha scritto qualche tempo fa, descrivendomi un rapporto quantomeno conflittuale con il suo schnauzerino di quattro mesi. Li ho invitati a venire al Debu, anche se abitano lontano: ho valutato la situazione e, siccome loro potevano tornare al campo solo nei week end (quando io sono sempre in giro per l’Italia), li ho “affidati” alla quasinuora.
Due giorni fa mi è arrivata questa email, che mi ha commosso e che pubblico non per “tirarmela” né per dire che il nostro campo è il migliore del mondo o che noi siamo i più fighi del mondo, ma solo perché è un vero abominio che tanti cuccioli vengano letteralmente rovinati perché non si vogliono dare, a loro e ai loro proprietari, due semplici regole e un minimo di chiarezza.

zannabiancadi CECILIA MARTINO – Sognavo un cane fin da quando ero bambina. Zanna Bianca mi aveva fatto compagnia e le lunghe estati in Piemonte, passate tra i cani dei cacciatori, mi avevano fatto desiderare con tutto il cuore un cane: niente da fare, mamma e papà non ne volevano sapere.
Quando si sono separati pareva si avvicinasse un cucciolone di Labrador di sei mesi (la vicina se ne voleva disfare)… ma infine nulla. Di nuovo.
Gli anni passano e finalmente, alla soglia dei trenta, ne posso prendere uno. Io e mio marito ci siamo, e qui succede il patatrac… il cucciolo arriva e noi ci avviciniamo ad un educatore.
Poche regole confuse, discorsi complicati, tante parole rubate alla psicologia umana… sembra il solito scanno tra correnti cinofile, ma il punto è che io il cane non lo “riconosco”.
Non ha nulla dell’aspetto collaborativo e irruento dei cani che ricordavo da bambina, nulla della fierezza di cani che pur pesando pochi chili difendevano strenuamente le stalle. Il mio cane è nevrotico, insicuro… il mio cane mi si rigira!
Mi dispero. E’ colpa mia, penso, ma sotto sotto incolpo un po’ anche lui… e me ne vergogno.
Mi faccio un bagno di umiltà: non ho capito nulla, devo cominciare a leggere… sì, ma cosa? In libreria non trovo altro che libri sulla comunicazione empatica col cane, libri scritti in un italiano complicatissimo.
Mi passa la fantasia.
Intanto il mio cane resta lì e manifesta tutto il suo disagio.
Sono giorni neri, ripenso a quando ero bambina, ripenso al cane che vorrei: prendo coraggio e scrivo a lei, l’addestratrice di cani che ho letto per tanto tempo, che mi mette un po’ soggezione.
Mi risponde.
Si parte (due ore di macchina ben spese), io il marito il cane il campo.
Frustrazione: lui abbaia, io non posso ma vorrei.
Per fortuna sei ancora un cucciolo, penso.
Il responso: si può fare tanto, bisogna lavorare. Regole chiare e semplici, il cane rispettato in quanto cane. È difficile da spiegare a parole, ma si vede la differenza anche per chi come me è una sciuramaria, per di più giovane.
Viaggio di ritorno in religioso silenzio. Torniamo straniti.
Vorrei chiamare l’educatore e spiegargliele, queste cose. Dirgli che è poco onesto non dare strumenti a noi umani per darne di presunti ai cani.
Mi piacerebbe anche dirgli che i cani hanno i denti e che il mio (anche se piccolo, in ogni senso) me li aveva mostrati: empaticamente cosa avrei dovuto fare?

pluto5Mi riesce difficile permettermi di giudicare una diatriba come quella tra le scuole cinofile, non mi importa neppure farlo, ma credo che pensare che tutti i cani che incontriamo siano Pluto non ci aiuti a costruire rapporti sereni.
Quando ero piccola invidiavo gli sguardi d’intesa tra gli ombrosi contadini piemontesi e i loro cani arruffati, ma sono loro che mi hanno insegnato che il cane quando dorme si rispetta e come si mette in pratica la tanto decantata prossemica (“non andare troppo vicina a Laika, non fissarla negli occhi se non la conosci”). Certo, dicevano anche clamorose cugginate e forse sbagliavano parecchio in termini di gentilezza… ma negli occhi di quegli animali io vedevo tutto il bello di essere cani.
Nella mia città troppo spesso vedo cani schizzati, paurosi, annoiati.
Mi chiedo se per un cane non poter mai mordere un salamotto (“gli aumenti l’aggressività! Fallo annusare, piuttosto!” Educatore dixit), giocare sempre solo in case simili a galere, sia vita.
Me lo chiedo ogni volta che percorro le due ore che mi separano dal campo che ho la fortuna di frequentare, dove una giovane e capace addestratrice mi spiega come fare, per davvero, e ogni volta torno a casa con un tassellino preziosissimo, che non è il semplice seduto (pur utilissimo in ogni attraversamento) ma un filo che contribuisce a creare un rapporto vero, basato su qualcosa di millenario. Quel qualcosa che ancora mi affascina quando vedo un uomo attraversare i campi con il suo cane libero con un incredibile richiamo (il cane) e una gran faccia tosta (sempre il cane).
Credo ci sia tanto bisogno di campi simili, credo ci sia bisogno di leggere di cani e non di esseri umani, a questo proposito ho cercato Trumler e leggendolo ho provato lo stesso entusiasmo di quando bambina ascoltavo le storie della campagna. Ho trovato gli animali veri, non quelli della Disney sempre pronti a pattinare insieme su laghi ghiacciati.
Dovrò leggere ancora tantissimo e stare tanto a lavorare con il mio cane per poter anche solo pensare di sapere qualcosa, ma finalmente ho la sensazione di camminare con un cane vicino a me e questo è il più bel regalo di sempre.
Valeva la pena di aspettarlo trent’anni.

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