venerdì , 17 novembre 2017
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“Allevare cani, un business a basso prezzo”: ma stiamo scherzando???

di VALERIA ROSSI – Come sapete, di segnalazioni me ne arrivano molte, moltissime: ma raramente mi è capitato che tante persone contemporaneamente mi linkassero (indignate e furiose) lo stesso articolo.
DI che si tratta?
Be’, di quella che sarebbe una vera e propria “istigazione a delinquere”, se solo la legge italiana si decidesse a definire “delinquenza”  (visto che lo è) l’allevamento di stampo cagnaro.
Sto parlando di questa vera genialata apparsa su “Economia Italia” (è del 2015, ma sta girando in rete in questi giorni) : “Come aprire un allevamento di cani e guadagnare con poche spese”.
Già leggendo il titolo mi è partita una crassa risata: “Poche spese?!? AHAHAHAHAH!!! Stanno scherzando, sicuramente sarà un articolo ironico”.
Poi ho letto. Ho riletto. Ho riletto ancora più attentamente.
E di ironia, ahimé, non c’era proprio traccia.
Dicono sul serio, a partire dall’incipit: Ecco un settore in continua crescita: aprire un allevamento di cani; un’attività molto remunerativa, che comporta una spesa minima”.
Certo, se vuoi allevare come i cagnari dell’Est, la spesa è minima. Ti piazzi in casa un po’ di fattrici, le fai coprire dal primo che passa, vendi i cuccioli e ciao.
Ma quello non sarebbe un Allevamento, e neppure un allevamento (minuscolo): sarebbe un cucciolificio.
Questi signori intendono invitare la gente ad aprire cucciolifici? Ebbene SI!
Tant’è che partono con la seguente tabella:

allcagnar1
Prego notare che con “meno di 5 fattrici”, secondo loro, si possono avere 100 cuccioli all’anno.
Lo specificano pure: 20 cuccioli a testa.
Ora, mi sapete dire quale caspita di cagna partorisce VENTI cuccioli, se la fai accoppiare (correttamente) una volta all’anno? Forse in un caso su un milione, con razze di grande taglia, può anche succedere… ma la media “normale”, di cani “normali” e non OGM,  è di 3-5 cuccioli per una femmina di piccola taglia, di 6-10 per una taglia media e di 10-15 (ma 15 sono già taaaaanti) per una di taglia grande o gigante.
Tra le altre cose, nelle cucciolate così numerose la mortalità infantile è sempre piuttosto elevata. Per dire: la cucciolata di Samba era di 14 cuccioli, ma ne sono sopravvissuti solo nove.
Ma poniamo pure il caso, già abbastanza eccezionale, di una fattrice che ti sforni regolarmente 15 cuccioli vivi e quindi vendibili.
A 100 cuccioli l’anno non ci arrivi comunque, a meno che non la fai coprire ad ogni calore.
Ovvero, la sfrutti.
Ovvero, fai il cagnaro nonché pezzo di merda nonché maltrattatore, perché far partorire una cagna ogni sei mesi significa ammazzarla di fatica e di stress.
Ma andiamo avanti:
allcagnar2
“Specie” di cani?!?  CIOE’?
Il cane appartiene a un’unica specie (Canis lupus, sottospecie C. lupus familiaris), quindi sarebbe un filino complicato allevarne due. Ma ammesso e non concesso che si possa considerare un errorino veniale quello di confondere specie e razza… perché ci consigliano di allevarne solo una o due? Forse perché diventerebbe difficilissimo seguirne di più con passione e competenza?
Macché.
Per evitare “incroci indesiderati” che, udite udite, rovinerebbero la razza! Insomma, sembrano credere ancora nella telegonia, ovvero al fatto che se una cagna viene coperta da un cane di razza diversa poi resta “rovinata” per sempre.
Tempo fa, nell’articolo dedicato a questa “cugginata” , scrissi: “Ebbene sì: si sente ancora pure questa”. Mi riferivo però alle sciuremarie da giardinetti… non ad articoli di economia! Amarezza a mille.
Sorvoliamo sulle “differenze di addestramento”, perché qui si finisce dritti nel ridicolo spinto.
A parte l’immane cavolata delle “tecniche diverse per ogni razza”, come fai a spingere una persona a diventare un canivendolo arraffasoldi e a pensare contemporaneamente che si metta ad addestrare i suoi cani?
Inoltre, guardate la foto. “Come dovrebbe essere un allevamento di cani”, scrivono in didascalia.
E subito sotto: “Sconsigliamo assolutamente di iniziare questa attività a chi ha poco spazio. I cani sia fattrici che cuccioli, non possono vivere SOLO nelle cucce con dei piccoli recinti intorno o meglio: lo possono fare, ma soffrono moltissimo, questo porta ad un’insofferenza caratteriale, un trauma che potrebbe ripercuotersi in tutta la vita dell’animale, facendone un cattivo cane, difficilmente addestrabile dai futuri padroni e penalizzando il buon nome dell’allevatore che, come vedremo é parte fondamentale di questo business”.
Scuate, eh… ma la foto mostra esattamente delle “cucce con piccoli recinti intorno”!
Ovvero, dei box: che, come dite giustamente, non vanno bene per tenerci costantemente i cani. E alura?!?
Ma se pensate che peggio di così non si potesse andare… state sbagliando, perché ci riescono!
Infatti arriva questa perla di saggezza:

(Per l’allevamento occorre) un pezzo di terra recintato, di almeno 2 – 3 mila metri (minimo), dove ci può essere anche la Nostra casa. Se c’è anche la Nostra casa, consigliamo di tenere le cucce dei cani più lontane possibile dall’abitazione, per questioni igieniche.

Domanda: MA COSA TI SEI FUMATO?!?
Tenere le cucce lontane da casa, così almeno non saprai mai se un cane sta male, se un parto si sta avvicinando, se un cucciolo è rimasto incastrato da qualche parte? Se pensi davvero che “i cani portino le malattie” (e vai con la fiera delle cugginate…)  evita proprio di aprire un allevamento, cretino!

E poi arriviamo alle razze da allevare: consigliatisssssssimo il Cane Lupo Cecoslovacco, uno dei cani più difficili in assoluto da allevare e gestire… ma che ci frega? Tanto siamo cagnari, no? Quindi buttiamoci pure a testa bassa sulla razza di moda!
Qui si moderano un po’ di termini di cucciolate: parlano infatti di “30 cuccioli all’anno” di CLC, che vanno venduti ovviamente al prezzo concorrenziale di 1.000 euro a cucciolo (e chissenefrega se per fare prezzi concorrenziali devi risparmiare sul benessere del cane).
Trenta cuccioli all’anno ce li fanno avere con  “5 cani femmina fattrici” (cos’è, una delle nuove specie di cui sopra?), quindi siamo tornati a far fare una sola cucciolata all’anno ad ogni cagna.
La cosa buffa è che, secondo questi geniali redattori, le spese di mantenimento di cinque fattrici sono esigue, tant’è che i 30.000 euro ricavati dalla vendita vendono considerati “quasi un guadagno netto”.
Ma che gli danno da mangiare, a ‘ste fattrici? Cartone?
E poi stanno sempre bene? Mai un problemino piccolo così, mai un cesareo, mai una mastite? Strano, eh, in fattrici così sfruttate…
Ma anche se così fosse… nell’articolo “Ma quanto mi costi?”, facendomi appunto i conti in tasca, ho scritto che Samba, nel suo primo anno di vita, mi è costata circa 4000 euro (sì, certo, ci ho messo dentro anche la lastre per la displasia: ma mi rifiuto assolutamente di prendere in considerazione l’idea di fare un accoppiamento senza averle).
Quattromila per cinque, fanno ventimila: quindi il guadagno “quasi netto” prospettato da questi geni scenderebbe a 10.000 euro all’anno… contando solo il mantenimento delle cagne!
Perché poi c’è da considerare, per esempio, che raramente si può contare su uno Spirito Santo a Quattro Zampe per ingravidare ‘ste femmine: quindi i casi sono due, o mantieni anche un maschio (e scendiamo a un guadagno di 6.000 euro annui, sempre se tutto fila liscio) oppure paghi delle monte. Che tu le paghi in contanti o consegnando un cucciolo, sempre mille euro in meno a cucciolata sono.
Quindi, a meno che non cagnareggi proprio pesante (e quindi non porti mai un cane in expo, non lo fai lavare manco una volta nella vita, non gli compri uno straccio di giochino e soprattutto non testi le malattie ereditarie…), con ‘ste cinque fattrici guadagni all’incirca 500 euro al mese, e non 2500.
Ovviamente sempre che non ti restino dei cuccioli tra capo e collo, come brillantemente ci rammentano anche i geni del male con quest’ultima preziosa indicazione:

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Ora, che un cucciolo rimanga tale fino a due anni mi pare affermazione un pelo azzardata: speriamo che sia un refuso e che intendessero due mesi… ma allora non lo si dovrebbe vendere “entro”, ma “ad almeno” due mesi.
Ma se ‘sti cuccioli ti restano in casa perché nessuno se li è accattati… che fai? Semplice: li vendi anche a 3 o 4 anni (sappiate che fioccano le richieste di cani di tale età, eh!), tanto “si adattano al nuovo padrone, chi più, chi meno”.
Ecco, e se ci è capitato il “chi meno”? Chissenefrega, mica è un problema nostro!
Che il cane soffra pure, che si disperi, che si suicidi… faccia lui. A noi interessano solo i soldi che ci siamo messi in tasca (peccato che si siano dimenticati di dirci a quanto lo vendiamo, sto cucciolo che ci siamo mantenuti per quattro anni! Sarei stata proprio curiosa di saperlo!).
Ma attenzione, eh… perché a fronte di tutto ‘sto po’ po’ di cagnaresimo che ci viene proposto, arriva anche la prerogativa indispensabile:

Uno dei requisiti indispensabili per fare l’allevatore di cani, é quello di amare i cani

Ve lo metto pure in box, così lo vedete meglio.
Diciamolo forte e chiaro, cazzo! I cani bisogna amarli ed accudirli, ci spiegano subito sotto… ma perché? Per fare quello che vuole il padrone, ovviamente!
E qui mi sarei voluta fermare, perché ho pensato che si fosse finalmente toccato il fondo… invece no.
Mi è venuta la pessima idea di cliccare anche sul link (nella stessa pagina) che rimanda ad un’altra perla di economia italiana (poi ci chiediamo perché questo Paese vada a rotoli…): “Come fare soldi con allevamento amatoriale di cani Pinscher”.
Tadannn!
Scopriamo subito che “il Pinscher nano in realtà, é la sottocategoria dello Zwergpinscher”.
Eh? Che state a di’?!? Il pinscher nano E’ lo zwergpinscher, solo tradotto in italiano!
Ma tralasciamo le varie sciuramariate e soprattutto cugginate che seguono, e arriviamo dritti al punto.
Come li facciamo,’sti soldi? Ecco qua:

allcagnar4
Quindi: ci spingono a vendere cuccioli senza pedigree, a 2-300 euro… il che significa venderli prima che abbiano iniziato lo svezzamento, perché se solo gli dai da mangiare una volta ti sei fregato tutto il guadagno! In più, negli zwergpinscher, troviamo pure le fattrici OGM che fanno quattro cucciolate all’anno: in calore ogni tre mesi, olè!
E naturalmente, vai di accoppiamento ogni santissima volta!

Vabbe’, a questo punto non ce l’ho proprio fatta ad andare avanti. E non vado avanti neppure qui.
Mi limito a pubblicare la scheda che mi ha inviato qualche tempo fa un allevatore di boxer, dalla quale cui ho tolto la parte pubblicitaria (però, per correttezza, il nome ve lo dico: Allevamento del Rolanus), ma che forse (forse) potrà farvi capire la differenza tra allevare e “sfornare cuccioli”.
Qui sono conteggiati soltanto i costi “tecnici”… non sono citati né giochini, né cuccette, né toelettatura (al boxer non serve: ma a molte altre razze sì!), né altro. Non c’è una sola spesa “affettiva” superflua.
Nonostante questo, provate un attimino a paragonare i reali costi di gestione di una cucciolata con quelli che i geni dell’economia hanno definito “esigui”… e poi traete le vostre conclusioni.

rolanus

 

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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