lunedì , 20 novembre 2017
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Appunti personali di etologia

Testo e disegni di GILDA RIMESSI – Mi piace pensare al freddo. Mi piace l’idea delle cime innevate, del ghiaccio perenne sulla cima delle montagne silenti e cristalline. Mi piace pensarci quando sto sulla spiaggia, mi rosolo cinque minuti al sole, poi cinque minuti sotto l’ombrellone, la Settimana Enigmistica in mano, il mio compagno che sguazza come un piovro a poca distanza dalla costa e i cani che scavano buche lanciandomi grandi zampate di sabbia in faccia.
In tutti gli altri casi, il freddo lo detesto.
Specie in inverno quando faccio il turno del mattino. Quella sensazione orrenda di essere strappato dal ventre del tuo letto calduccio e gettato nel mondo crudele, gelato, che non ti ama proprio per niente, a partire dal pavimento gelato, il bagno gelato e il corridoio gelato.
Mentre brancolo alla ricerca delle cialde di caffè nell’armadietto della cucina, con la coda dell’occhio vedo quattro gambette canine che spuntano dal divano, come spilli su un puntaspilli. È Black che ronfa a pancia all’aria. Quello stesso cane che di giorno è campione di Sguardi Colpevolizzanti e Stalkeraggio, ora in mia presenza non fa una piega. Apre un po’ un occhio, sbatte un paio di volte la coda contro i cuscini, fine. Non ha tempo per me, è sulla traiettoria dell’aria della stufa, lui.
Mi sposto in anticamera, rabbrividendo già all’idea di quello che mi aspetta là fuori. In anticamera c’è un termosifone, davanti ci sono due cuscini, uno è vuoto, l’altro è occupato da qualcosa che sembra quello che accadrebbe se in un cinodromo, la lepre meccanica decidesse di inchiodare tutto in un colpo. Zampe, orecchie, nasi, code alla rinfusa. Ma non è un incidente, e i due cani non sono affatto levrieri. Luna e Leo, mezzi rottweiler, sono nati assieme, vivono assieme e, salvo quando si scannano sanguinosamente per questioni di ossi -che per i cani sono come per noi le questioni di soldi- cercano sempre di occupare gli stessi punti nello spazio. Anche loro mi salutano con scarsissimo entusiasmo, nell’ammasso di arti un occhio si apre a malapena e si scorge da qualche parte un tremolio di coda. Finito..
Il mio pensiero su questa straordinaria trasformazione da creatura affettuosa al limite dell’autodistruzione in menefreghista integrale che il cane subisce nei freddi mattini invernali mi ha fatto riconsiderare quello che credevo di sapere di etologia, oltre a farmi desiderare di chiudere tutti fuori dal balcone al freddo, per vendetta.
Noi infatti crediamo che il branco di lupi/cani sia un’unità di individui gerarchicamente organizzati che collaborano, sotto la guida di alpha esperti, per soddisfare i propri bisogni primari. Ma è una mera illusione, io sono invece convinta che se andassimo a fondo, scopriremmo che in realtà, il branco è un unità composta di lazzaroni, mantenuti da:

1. IL CRETINO

etologiaiIl Cretino è il lupo che mantiene tutti gli altri lupi. È un lupo con delle occhiaie paurose, un po’ di panza, nervoso, perde un sacco di pelo per lo stress. Al mattino, il Cretino va a caccia, mentre tutti gli altri lupi restano al calduccio nelle tane e si degnano a malapena di salutarlo.
Esso abbatte un paio di alci, si becca un cazziatone dal Ranger perché ci ha messo un sacco e poi ieri è stato due minuti di troppo alla macchinetta del caffè, torna a casa tardissimo perché la foresta alle sette di sera è un delirio, che tutti tornano nelle tane e se ci sono i castori coi lavori in corso figurati, insomma arriva che è una bestia, ma poi ecco tutti gli altri che immemori dell’indifferenza mattutina si scapicollano in paraculissime feste e scodinzolate, e al Cretino passa tutto perché… be’, appunto, perché è un Cretino.
Non c’è bisogno che vi riveli il posto che occupa nella scala gerarchica.

***

Sono a passeggio nel bosco con Black, ad un certo punto arriviamo al ruscello. È un corso d’acqua molto piccolo, basta appoggiare un piede su una pietra sporgente al centro, fare leva e atterrare dall’altra parte, posso farcela persino io. Faccio sedere Black, attraverso il ruscello e solo dopo lo chiamo.
Questo perché l’ultima volta che non gli ho detto di sedersi e aspettare, il codardo, terrorizzato dalla mole di acqua roboante larga trenta centimetri mi è rimasto attaccato al sedere e mi si è infilato tra le caviglie mentre l’ attraversavo, mandandomi col culo a mollo.
Non so da cosa possa derivare, ma i miei cani sono dei cagasotto.
Sono tutti nati in case di privati, non hanno mai avuto, che io sappia, esperienze traumatizzanti, a meno che quando non ci sono non arrivi qualcuno a sussurrare loro cose terribili su quello che potrebbero fare le grate di metallo o le statue equine ai poveri cani indifesi. Sono proprio paure totalmente irrazionali: perché camminare vicino a cento pali da ormeggio senza fare una piega, ma al centounesimo, esattamente identico agli altri, cercare di buttarsi a mare col pelo irto e gli occhi sbarrati? Non me lo spiego.
Solo una cosa è certa: quando i miei cani hanno paura corrono da me e si nascondono dietro le mie gambe,  temo non perché io rappresenti per loro un elemento forte a cui affidarsi in caso di pericolo,ma perché hanno bisogno di uno scudo umano. Una creatura lenta e inetta da offrire in sacrificio al mostro per guadagnare tempo. In pratica io sono quello che nel branco di lupi selvaggi è:

2. IL LUPO BALUBA

etologiaiiIl Lupo Baluba è un lupo dall’aria non proprio sveglia, è lento e ha il culo grosso. Gli altri lupi con lui fanno i simpa, pacche sulla spalle e grandi scodinzolate, “oh ma come sei bello oggi, con quelle chiazze di fango in testa stai benissimo!”, e lui ci crede, perché appunto è un Baluba e si beve tutto. Il Lupo Baluba è sincero e lui agli altri lupi gli vuole davvero bene. Bastardi.
Quando gli altri lupi vedono qualcosa che non torna, annusano qualcosa che puzza di pericolo, chiamano il Baluba, e gli dicono cose tipo: “Ehi, Baluba, guarda quel cespuglio che si muove, c’è dentro uno che regala rotoli di pancetta!”
E il Baluba, che ci crede perché lui degli altri lupi si fida (BASTARDI!), ci va.
Il più delle volte non capita niente, ma poi c’è la volta che salta fuori la tigre dai denti a sciabola e se lo pappa.
E agli altri lupi dispiace, ma solo perché adesso devono aspettare che nasca un altro Lupo Baluba. Bastardi.

***

Ecco, queste sono alcune mie considerazioni etologiche. Certo, magari mi sbaglio, può darsi che i lupi non siano veramente così manipolatori.
E può darsi che i cani abbiano perso la loro innocenza, e acquisito certe sottigliezze malvagie nei secoli in cui si sono diversificati dal loro ingenuo avo, venendo a contatto e convivendo con una specie di ben più alto intelletto e astuzia: il gatto.

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