sabato 4 Luglio 2020

Nuove razze canine: come nascono

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Valeria Rossi
Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

di VALERIA ROSSI – Approfitto dell’ennesima discussione nata su un gruppo di FB a proposito di “nuove razze” per affrontare un argomento di cui volevo già parlare da un pezzo. Avevo poi soprasseduto perché temevo che interessasse un esiguo numero di persone… ma adesso mi sono un filino scocciata di sentir parlare di “barbesi”, “pinchihuahua” e affini come se fossero vere razze.
E anche di sentir ripetere la solita manfrina: “Ma dopotutto ogni razza del mondo è nata da incroci vari!”.
A parte il fatto che non è del tutto vero, perché molte tipologie si sono fissate spontaneamente e si sono “autoselezionate” in base al clima, alle risorse disponibili, all’isolamento geografico eccetera eccetera… anche le razze effettivamente create dall’uomo non sono nate mettendo insieme due cani a caso.

logoFCI2Ho l’impressione che ben poche persone sappiano davvero come si arriva al riconoscimento ufficiale di una razza, quindi penso sia il caso di spiegare che, per l’FCI (Federazione Cinologica Internazionale, quella  a cui fa capo anche il nostro ENCI):

a) si può prendere in considerazione l’idea di chiedere il riconoscimento di una nuova razza quando sono presenti almeno otto differenti linee di sangue, ognuna con almeno due maschi e sei femmine che non devono essere “imparentati” con le altre linee di sangue almeno fino alla terza generazione;

b) sui soggetti prescelti sono stati effettuati tutti i possibili test per le malattie genetiche (displasia, PRA, epilessia ecc.);

c) alla domanda di riconoscimento si deve allegare un DVD che mostri diversi soggetti, piazzati e in movimento;

d) si deve allegare anche una bozza di Standard che descriva testa, muso, naso, labbra, mascella, denti, occhi, guance, orecchie, collo, corpo (schiena, garrese, reni, petto, ventre), coda, zampe (anteriori, posteriori, piedi, spalla, metacarpo, cuscinetti), pelle, pelo, taglia (altezza al garrese e peso). Inoltre si dovranno citare:
– nome della razza (tradotto in inglese, francese, tedesco e spagnolo)
– origine (Paese di provenienza e sviluppo)
– utilizzo
– cenni storici
– comportamento/carattere

razzecanine1A questo punto una commissione prende in esame la domanda e, se l’impressione è positiva, rilascia una certificazione provvisoria.
Devono poi passare 10 anni, o un minimo di cinque generazioni, prima che si possa presentare una seconda documentazione che spieghi come la razza si è evoluta e fissata nel periodo intercorso dalla prima certificazione: la commissione deciderà quindi se poter riconoscere ufficialmente la razza ed inserirla negli elenchi ufficiali.
Requisito primo, fondamentale, indispensabile è che la nuova razza risulti omogenea, ovvero che tutti gli esemplari rispecchino la bozza di Standard che dovrebbe descriverla. Se non si è ottenuta una buona omogeneità di tipo, non viene riconosciuto un bel nulla (magari dopo dieci anni di lavoro!).
Tutti questi passaggi si possono leggere in forma più estesa (in inglese, francese, tedesco o spagnolo) sul sito dell’FCI, a questo link.

razzecanine2Come si può vedere, dunque, la cosa è un filino più complicata (e più seria!) dell’accoppiare due cani a caso e dire “voilà, ho creato una nuova razza”.
Questo lo fanno (e/o lo fanno credere) i furbetti del quartierino cinofilo, non certo i cinotecnici.
Abbiamo avuto diversi esempi di razze “create” (anche in Italia) senza seguire la trafila ufficiale, solitamente accampando la scusa che “far riconoscere una razza dall’ENCI è tempo perso”, che “se le razze finiscono in mano all’ENCI si rovinano” e via dicendo.
La verità è che i signori che si sono impelagati in queste avventure di solito non avevano i requisiti necessari per ottenere una certificazione: e forse non erano veramente intenzionati a costruire qualcosa di zootecnicamente valido, ma solo a procurarsi una facile fonte di guadagno (qualcuno c’è anche riuscito, talora con cani che non si somigliavano neppure l’un l’altro, ma a cui era stato dato un nome di fantasia particolarmente accattivante).
Ovviamente la nascita di una nuova razza, se segue tutti i crismi, non fa guadagnare soldi facili a nessuno (anzi, di solito ne fa spendere a carrettate), perfino quando non viene creata ex novo, ma semplicemente “recuperata” basandosi sui soggetti rimasti dopo che una tipologia canina ben definita, per esempio, aveva rischiato l’estinzione.
Insomma: la cinofilia “vera”, quella ufficiale, è una cosa seria con cui non si può giocherellare.
Le razze canine non si costruiscono con i Lego, ma con un lungo, intenso, impegnativo lavoro.
Per questo mi danno veramente fastidio la superficialità e la leggerezza con cui si parla di “nuove razze” presentando semplicemente dei meticci: magari carini, simpatici, anche dotati caratterialmente… ma sempre meticci. E non basta certamente accoppiarli tra loro (in consanguineità molto stretta, altrimenti non si fisserebbe neppure l'”idea” di una razza) per parlare di selezione e di zootecnia.

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8 Commenti

  1. insomma italiani diamoci anche noi un po’ di arie, il corso aiutava i soldati romani in battaglia e stava scomparendo se non ci fossero stati gli amatori…

  2. vorrei spezzare una lancia per le razze italiane, gli italiani esterofili amano il classico pincher, o il labrador….ma il cane corso, il bracco italiano, il maremmano, sono stupendi e ugualmente “nobili”, anzi di più, perchè sono molto più antichi come selezione

  3. mi pare che per selezionare il golden retriever ci sono voluti anni e soldi a palate, ma che bel cane, affettuoso, sano e anche bello!

  4. Non c’è nessunissimo bisogno di razze nuove. Le vecchie sono già 400 e più.
    Bisogna aver il coraggio di dire che le razze attuali, specialmente quelle da “utilità” e soprattutto i molossoidi, sono in condizioni disastrose. (carattere, salute, funzione ecc..).
    Si potrebbe cercare di “salvare” razze, poco conosciute, in via d’estinzione e, in Italia qualcuna c’è.
    Purtroppo nel Bel? Paese…ci sono diversi inventori di razze eccezzzzionali!!!(Ne ho conosciuti alcuni, chiacchieroni e pasticcioni).
    Saluti.
    Corrado/Venezia

      • Si’, i pinchihuahua sono strabelli…quando va bene… Ho conosciuto una signora in un negozio di animali abbastanza disperata: la sua cagnolina – padre chihuahua piccolissimo, mamma pinscher un po’ più grossa – era nata praticamente deforme: testa troppo grossa, su un corpo magrino e zampe da ragno o_O…magari è stata sfigata lei…

        • no è che i cromosomi sono tanti e un gioco all’8 ..non ha vinto il terno. Ecco perchè è difficle creare una nuova razza, che va..stabilizzata, fino a che le varianti come questa cagnetta bruttarella, ma magari sempre affettuosa e simpatica, vengono eliminate, ci vuole intuito, soldi e tanta ma tanta pazienza

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