giovedì , 23 novembre 2017
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Sterilizzazione vs taglio di code e orecchie

di VALERIA ROSSI – Quando non sappiamo più cosa inventarci per costruire guerre tra poveri, ecco che ci dedichiamo con tutta l’enfasi possibile al benaltrismo, ovvero a tentare di attaccare un’argomentazione sostenendo che i “veri problemi son ben altri”.
E va bene, ci può stare. A volte mi ci dedico io stessa, per esempio quando dico che la stragrande maggioranza dei proprietari di cani non ha la più pallida idea di cosa significhi avere un cane, e  invece di diffondere un po’ di sana cultura generale noi cinofili stiamo a scannarci su collare o pettorina.
Credo che nessuno riesca ad essere davvero esente da benaltrismo, in cinofilia come in qualsiasi altro settore della vita umana: però… a volte lo si può anche accettare e a volte proprio no.
Un esempio di “volta no” è quello che mi viene suggerito dai commenti di una lettrice, che in due articoli diversi ha paragonato il taglio delle code alla sterilizzazione.
Copincollo testuamente entrambi i commenti:

Vorrei fare una domanda: chi chiede al cane se preferisce il taglio o della coda e delle orecchie alla castrazione? Il dolore che provano dopo un’ operazione inutile (se fatta preventiva e non all’insorgenza della malattia) è maggiore o minore di un taglio coda effettuato a due gg di vita? Il disagio? i punti? gli antibiotici?? perché i veterinari prescrivono antidolorifici???? E perchè questa pratica barbara non viene messa fra il maltrattamento animale??? mentre il taglio della coda che necessita ora di un goccio di anestesia e una cauterizzazione è maltrattamento?

Quindi un giorno di dolore post operatorio è meglio di un minuto per il taglio della coda a due gg dalla nascita? E se il cane ha una soglia del dolore alta… perchè la coda no e le ovaie e i testicoli si????

La lettrice chiede una risposta, che mi appresto a darle: ma queste stesse argomentazioni si trovano su diversi siti di allevatori favorevoli al taglio (se non delle orecchie, almeno della coda: ma in alcuni casi anche delle orecchie) e in diverse discussioni che vedono protagonisti dei veterinari.
Bene: la mia prima risposta è che paragonare i due interventi è un po’ come chiedersi se sia più buono un piatto di pastasciutta o una webcam.
Perché sono due cose totalmente diverse!
Mentre la sterilizzazione nella cagna è una prevenzione sanitaria contro patologie gravissime e talora mortali (pensiamo solo alla piometra…), il taglio delle orecchie ha scopo esclusivamente estetico (la favoletta della prevenzione delle otiti, che io stessa mi sono bevuta a lungo, è stata totalmente smentita dalla scienza e dai fatti).

codamozza1Quello della coda viene ancora giustificato dal fatto che i cani da caccia potrebbero ferirsela infilandosi tra rami, rovi eccetera, o addirittura “sbattendola” contro i muri dei box o perfino dentro casa: ma anche questa è una leggenda metropolitana, perchè i veterinari sono concordi nel dire che di code ferite durante l’attività venatoria ne hanno viste (se ne hanno viste) in numero assolutamente esiguo (niente di paragonabile, per esempio, alle ferite procurate dai cinghiali… tipico caso di “benessere dei cani a orologeria”, come direbbero i politici). Quanto ai cani che sbattono la coda nel box, se succede è evidente che vivono in box troppo piccoli (quand’è che si faranno veri controlli sugli spazi vitali concessi ai cani da caccia? Ah, già!  Forse quando le lobby dei cacciatori e dei venditori di armi non saranno più così potenti…); che poi si feriscano scodinzolando dentro casa, proprio non riesco a mandarla giù.
Ho avuto decine e decine di cani, a pelo lungo, corto o raso, tutti con la coda tranne due (una boxer e un dobermann, nati in tempi in cui era impensabile trovare un cucciolo non amputato), tutti vissuti in case che andavano dal mediamente grande al vero e proprio buco (una in particolare la chiamavamo “il loculo”, da tanto spaziosa che era…), e MAI mi è successo che un cane si ferisse dando codate ai muri.

pallecaneHo parlato di sterilizzazione della femmina, e non di castrazione del maschio, non solo perché è la prima ad essere più attaccata dai benaltristi, ma anche perché sulla necessità del secondo nutro io stessa seri dubbi. Infatti i più recenti studi hanno dimostrato che l’efficacia preventiva è sicuramente rilevante nei cani maturi/anziani (dopo i 6 anni, all’incirca), mentre la castrazione precoce sembrerebbe addirittura avere un effetto peggiorativo sull’incidenza di alcune patologie (per esempio, cancro alla prostata e osteosarcomi).
Sono personalmente contraria (il che non significa che io abbia in tasca la Verità Infusa: è un mio parere) anche alla castrazione utilizzata come rimedio ai problemi comportamentali (che quasi sempre rimangono immutati, a meno che non siano proprio strettamente legati alla sessualità); e in entrambi i sessi sarei (condizionale) contraria anche alla castrazione di maschi e femmine per evitare le gravidanze indesiderate, visto che basterebbe tenere i cani sotto controllo.
Il condizionale, purtroppo, è d’obbligo perché i fatti dimostrano che la gente NON tiene i cani sotto controllo e quindi di cucciolate ad capocchiam ne nascono in quantità industriali, riempiendo i canili.
Eticamente mi infastidisce che per arginare l’imbecillità umana si debbano colpire i cani… ma nel caso delle femmine, lo ripeto, il fattore “prevenzione sanitaria” è di tale rilievo che la mia etica torna a sentirsi in pace con se stessa.

sterilizzazione3Qualcuno obietta: “Tutte sciocchezze!
Basta controllare periodicamente le cagne, dopodiché si interviene solo quando è necessario”.
Cioè?!? Interveniamo quando la cagna ha già il cancro, o quando è già in setticemia?
Vista l’incidenza davvero altissima di tumori alla mammella e di piometre nelle cagne intere (queste patologie sono legate all’azione degli estrogeni che, per dirla in modo non troppo scientifico ma comprensibile, “girano a vuoto” nelle femmine che non vengono accoppiate), trovo veramente rischiosissimo non sterilizzare le cagne non adibite alla riproduzione.
Sì, certo, è vero che l’intervento è piuttosto invasivo (molto meno se ci limita ad eliminare le sole ovaie anziché togliere anche l’utero, che intanto si atrofizza da solo in mancanza delle ovaie: quindi, sempre parere personale, preferisco di gran lunga l’ovariectomia all’ ovario-isterectomia): ma se lo si effettua su una cagna sana, giovane e in buone condizioni di forma si tratta di un intervento di routine, con rarissime complicazioni e con un post-operatorio di lievissima entità.
Ben diverso il caso in cui si debba intervenire (magari d’urgenza) su un caso di piometra. Qui l’asportazione dell’utero diventa indispensabile, lo stato generale della cagna è seriamente compromesso (anche perché di solito la piometra diventa sintomatica solo quando si è a un passo dalla morte!), il post- operatorio è più lungo e complesso… e così via.
“Eh, però mica siamo così sicuri che le venga!” – ribattono i detrattori della sterilizzazione.
No, sicuri al 100% non lo siamo: ma purtroppo c’è un 60% di probabilità, almeno nelle cagne intere sopra gli 8 anni. Secondo alcuni vet può arrivare al 66%.
Dunque, mancata sterilizzazione in una cagna che non si riproduce =  altissimo rischio di una patologia potenzialmente mortale.
A questo punto gli antibiotici, gli antidolorifici e lo stesso dolore (che direi moderato nella maggior parte dei casi: tutte le mie cagne, a due giorni dall’intervento, erano le stesse di prima. Alcune femmine sembrano molto più sofferenti di quanto non siano, solo perché hanno capito che facendo la faccia infelice raccattano overdose di coccole e di attenzioni…) per me valgono la candela.

scodinzolio_fumInvece… mancato taglio della coda, uguale nessunissimo rischio. E anche prendendo per buona la storia del cane che sbatte la coda nei muri, avremmo sempre un rischio mortale contro quello di una sbucciatura.
Il caso delle orecchie neppure lo prendo in considerazione, visto che nessuno si è mai spinto al punto di dire che il suo cane sbatte pure quelle nei muri. L’unico vero rischio è quello di avere il cane con la “faccia più pacioccona e meno cattiva”, cosa che irrita moltissimo certi allevatori e proprietari (mentre a me fa venir voglia di morderli).
Ecco perché mettere a confronto i due (o i tre) interventi, se parliamo di prevenzione sanitaria, mi pare sensato come paragonare la pastasciutta alla webcam.
Se invece parliamo solo di lotta al randagismo, o di teoriche (molto teoriche) terapie comportamentali che comprendano la castrazione… allora sono la prima, ripeto, a sollevare dubbi. Ma almeno nel caso della cagna, l’importanza della prevenzione sanitaria è talmente predominante che tutto il resto passa in secondo piano.

Infine, a proposito del taglio della coda che secondo la nostra amica commentatrice causa “un minuto di dolore”, copincollo qui le conclusioni della relazione del Centro di referenza nazionale per il benessere animale (Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna):

Il taglio della coda è un’amputazione che comporta il taglio che schiaccia la pelle, muscoli, nervi, tendini ed osso e cartilagine:
➢ Causa il dolore acuto ai cuccioli ed si suppone in grado di causare dolore a lungo termine dovuto all’attività patologica del nervo come conseguenza del danno tissutale e sviluppo di neuroma
➢ I Cani neonati, come con altri giovani mammiferi, sono probabilmente molto sensibili al dolore e comunque più intensamente degli adulti
➢ Muscoli importanti della regione pelvica e perineale del cane continuano sulla coda e si attaccano alle vertebre della coda. Vi è evidenza che il taglio della coda indebolisce i muscoli in questione nella defecazione e nel mantenimento della resistenza del diaframma pelvico, conducendo al rischio aumentato di incontinenza fecale, di ernia perineale e di incontinenza urinaria nelle femmine
➢ La rimozione della coda priva il cane di mezzi importanti di espressione delle relative intenzioni ed emozioni e può condurre a malintesi sia con l’uomo che altri cani. Il dolore e l’afflizione causati dall’amputazione della coda possono anche compromettere il processo di socializzazione nei cuccioli
➢ La rimozione della coda del cane può ridurre la resistenza del posteriore e compromettere il relativi equilibrio e agilità
➢ Le lesioni della coda sono relativamente rare (per esempio, 4 per 10.000 cani trattati in cliniche) e la prova non indica che i cani con coda mozza abbiano un rischio aumentato di ferita della coda. Non è accettabile amputare la coda di un gran numero di cuccioli per evitare un piccolo numero di lesioni possibili della coda in cani adulti, specialmente se la maggior parte di quelle lesioni possono essere trattate da ambulatori di pronto soccorso
➢ La stragrande maggioranza dei cani tradizionalmente di “working breeds” (razze da lavoro) ora sono mantenuti come animali da compagnia o da mostra, spesso in un ambiente urbano e non sono utilizzati in attività ad alto rischio
➢ All’interno delle varietà di cani da lavoro (Spaniels, Terriers, cani da guardia o da pecore) ci sono contraddizioni notevoli tra razze con coda mozza e con coda 20 / 24 integra.
Il fatto che molte razze da lavoro siano utilizzate con coda integra anche se svolgono le stesse attività di razze con coda amputata suggerisce che il taglio della coda in effetti sia una pratica di natura estetica, di standard di razza e di tradizione piuttosto che per il rischio reale di ferite della coda nel corso dell’attività del cane.

Queste conclusioni sono state tratte da un’equipe di veterinari, non di animalisti. E non mi pare il caso di aggiungere altro.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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