domenica , 19 novembre 2017
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Una storia d’amore

di FABIANA BUONCUORE – “Questo cane non arriva a due anni.”
Pugnalata nel petto. Guardavo il mio cucciolo di sette mesi, allegro e scodinzolante, osservare la scena come avrebbe fatto un qualsiasi cucciolo sano.
piccolo-cucciPiccolo Principe aveva avuto un inizio difficile, però aveva lottato, avevamo combattuto insieme, e alla fine l’avevamo vinta noi: il cucciolo debole e destinato a non sopravvivere aveva superato ogni avversità ed era cresciuto, diventando un apprendista bodyguard niente male.
Poi aveva cominciato a bere un po’ troppa acqua, così l’avevo portato a fare gli esami del sangue per controllare i reni, ma tanto per sicurezza: ero praticamente sicura che si trattasse solo dell’avvento del caldo primaverile ad aver aumentato la sua sete. Invece il veterinario era tornato dal laboratorio mezz’ora dopo con lo sguardo mesto, dicendomi: “cattive notizie.”
Piccolo aveva tutti i valori sballati, tutti. Non uno a norma.
“Se non lo vedessi così allegro e tranquillo ti direi che questo cane ha poche ore di vita, ma è evidente che ha trovato il modo di compensare bene, se no non sarebbe così. E’ comunque solo questione di tempo perché il suo organismo ceda.”
Quando senti queste notizie non ci vuoi credere, pensi che ci sia stato un errore, che agli esami successivi tutto sarà a posto e scopriranno di essersi sbagliati; così avevo fatto io e, seppure avessi acquistato i mangimi specifici per l’insufficienza renale, gli integratori e le medicine, dentro di me ancora non ci credevo, perché vedevo il mio cane perfettamente uguale agli altri cuccioli.
Sì, un po’ storpietto, un po’ piccoletto, ma sempre allegro, giocherellone, goloso come tutti i cani.
Invece il mese dopo gli esami avevano confermato la diagnosi, e così anche sei mesi dopo e un anno dopo: la situazione andava avanti sempre uguale, fra alti e bassi, e sulla carta la sua malattia cronica era confermata, così come la speranza di vita.

biccolo_grandeAvendo un cane che apparentemente era però sanissimo mi sentivo ugualmente abbastanza serena e riuscivo a non pensarci.
Mi frullava in mente la speranza che potesse compensare per sempre, che alla fin fine era un rottweiler anomalo in tutto, poteva benissimo avere dei valori ematologici che per un altro cane potevano essere mortali, ma per lui erano la norma. Un po’ come la faccenda dei calabroni che non potrebbero volare ma non lo sanno.
Arrivato a due anni liscio liscio, a parte qualche rischio di torsione gastrica causa bevute abbondanti, ho cominciato quasi a sentirne la conferma, tanto che gli esami periodici, sempre sballati, cominciavano ad essere quasi una routine a cui non facevo più caso.
Il mio cane era ancora lì e stava bene, quindi andava bene così.
Verso i tre anni aveva avuto dei periodi di inappetenza, ma nulla che non si risolvesse ingolosendo un po’ la pappa.
L’estate scorsa aveva patito un po’ il caldo, aveva mangiato poco, ma risolvevo dandogli un unico pasto verso le dieci di sera, col fresco, così lui mangiava. Insomma, qualche disturbo di poco conto.
Poi, tutto nell’ultimo periodo: non mangiava più, non beveva più, le flebo, i farmaci, la lieve ripresa, la ricaduta poco tempo dopo; pian piano ha cominciato a muoversi sempre meno, e adesso è qui, accanto al letto, coricato.
Non leva nemmeno più la testa se lo chiamo, respira affannosamente, è ridotto pelle e ossa, tanto che non sembra nemmeno più un rottweiler.
La nostra storia è cominciata proprio così: io, Piccolo e un letto da condividere, per tenerlo al caldo.
Era talmente piccolo che aveva il suo posticino sul cuscino.
Ora nel letto non ci sta più, ma è comunque vicino a me che sta concludendo la sua storia, e così oggi, se il veterinario sarà d’accordo con me, faremo finalmente l’ultima iniezione della sua vita, perché forse sono stata stupida ed egoista io a tenerlo in vita a tutti i costi, o forse, anche se brevissima, Piccolo è stato felice di vivere questa esperienza al mio fianco.
In ogni caso adesso dovremo fare l’ultimo passo insieme e poi dividerci. E sarà dura, e farà male da morire, ma una cosa è certa: sarò io a premere lo stantuffo, perché è da quando è nato che gli ho giurato che gli sarei rimasta accanto sempre, e che l’avrei sempre aiutato a superare ogni difficoltà.

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Informazioni su Fabiana Buoncuore

Fabiana Buoncuore è la sciurallevatrice per eccellenza. Nasce a Carmagnola da suo padre e sua madre (ma più da sua madre) il 17/09/1987, da allora il 17 settembre è anche noto come "San Morbidino". Appassionata di tutte le razze canine e indicativamente di tutti gli animali esistenti sul pianeta, ha una particolare predilezione per il rottweiler, che ha le sue stesse esigenze primarie: mangiare, dormire, muovere poco le chiappe. Collabora ormai da alcuni anni con "Ti presento il cane" con le sue storie di vita vissuta tra allevamento e morbidinosità.




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