giovedì , 23 novembre 2017
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Non adottate, comprate

di VALERIA ROSSI – No, non saltatemi subito in testa: non è un “mio” pensiero (le guerre tra poveri non sono certo il mio forte, ma soprattutto non ho assolutamente nulla contro le adozioni! Per me ognuno è liberissimo di scegliere il cane che vuole). E’ invece un palese refuso che potrete trovare in questo articolo dal titolo “Non comprate, adottate: ecco perché”.
L’autore o autrice (il pezzo non è firmato) si “autopunisce” sbagliando, dopo qualche riga, la costruzione della frase e scrivendo “Ricordate, dunque: non adottate, comprate” (spero che qualcuno gli segnali  il mio articolo e che correggano: però al momento c’è scritto proprio così, c’è lo screenshot qui sotto a confermare)… ma se questo lapsus fa soltanto sorridere, i contenuti del pezzo fanno inorridire.
Sì, lo so che ho già scritto un miliardo circa di articoli sul tema “non comprare adotta”: quindi non intendo tornare su questo argomento, visto che credo di aver già detto tutto quello che potevo dire e pure qualcosa di più.
Intendo, invece, porre l’accento su questa frase, che stavolta NON un lapsus né un refuso ma il frutto di una vera convinzione:

nonadottarecompra

Cioè… sarebbe necessario  andare in negozio, per comprare un cane di razza?!?
Ma che ci siamo fumati???
Nei negozi che vendono cuccoli non si dovrebbe entrare neanche di striscio, se ne dovrebbe sempre stare alla larghissima.
Personalmente li boicotterei (anzi, senza condizionale: li boicotto proprio!) anche quando si tratta di comprare un guinzaglio. Perché il 99% dei negozi di animali smercia cani dell’Est, sui quali spero non ci sia più bisogno di dare informazioni e spiegazioni: quindi questi negozianti sono complici di un traffico indegno e inumano e non vedo perché dovrei dar loro il mio appoggio e il mio denaro, anche solo comprandoci un ossetto di gomma.
I cuccioli in negozio non si comprano mai e poi mai… ma trovo veramente aberrante che l’ignoto autore di questo pezzo veda nel pet shop l’unica fonte disponibile per l’acquisto di un cane di razza.
Mai sentito parlare di allevatori e di allevamenti?
Magari di Allevamenti, quelli con la A maiuscola, quelli che lavorano con passione e serietà, ma soprattutto con un investimento economico talmente elevato che sentendo dire “le vite non vanno comprate” mi scapperebbe la risataccia sarcastica?
Quelli che, se fanno pagare i cuccioli 100, è perché hanno speso 99,9 per allevarli come dio comanda, e non certo per ricaricare il millemila per cento sulla spesa ridicola sostenuta per farli arrivare dall’Ungheria o da chissadove?
No: costui o costei non ne ha mai sentito parlare, non ne conosce l’esistenza, ergo è ignorante-nel-senso-che-ignora… eppure scrive su un portale che si presume abbia dei lettori, nella rubrica “consigli”.
E si permette pure di dire: “Se non credete al nostro consiglio, sappiate che si basa su motivazioni fondate“… dopodiché sciorina una serie di mostruose “cugginate” che partono con quella dei negozi come unica fonte papabile e arrivano ad altre perle come queste:

I cani acquistabili nei negozi nascono negli allevamenti.

Continua ad aumentare il numero di casi in cui cani vengono abbandonati dai propri padroni o allevatori.

Ma allora, per lui/lei, gli allevamenti esistono!
Peccato che  li confonda allegramente con i canifici.
Inoltre ritiene che gli allevatori abbandonino cani a tutto spiano (il che sarebbe economicamente disastroso: se anche tu fossi il peggior cagnaro della terra, visto che i cani sono la tua fonte di lucro, perché mai dovresti mollarli in autostrada?).
A queste presunte (ma mooooolto presunte) “motivazioni” segue la solita retorica della persona affetta da sindrome della crocerossina, con tanto ammmore e nessuna informazione utile.
Ma, ripeto, il punto non è tanto la critica a un pessimo articolo, quanto il fatto che per sostenere un’idea rispettabilissima come il desiderio di svuotare i canili si raccontino (e probabilmente si credano, il che è pure peggio) storie tanto inverosimili quanto diffamatorie nei confronti degli allevatori DOC.
Ignoranza pura che viene spammata sul web (l’articolo al momento ha 455 condivisioni…), contribuendo così a far pensare a chi legge che gli allevatori siano tutti cagnari… e, cosa decisamente peggiore, che i cani di razza si comprino in negozio.
C’è davvero da piangere.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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