venerdì , 17 novembre 2017
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La storia indegna dei cani finiti all’asta

di VALERIA ROSSI – Tantissimi lettori mi hanno segnalato una brutta storia: ad un allevatore sono stati pignorati, causa debiti, diversi beni… tra i quali quaranta cani di razza maltese.
La notizia viene data da “L’Arena” , che pubblica anche un video con il commento del protagonista. L’uomo spiega di aver perso, qualche anno fa, 160 cani a causa di un vaccino avariato. Visto l’enorme danno economico ricevuto, ha fatto causa alla ditta produttrice: ma ha perso (strano! Chi conosce qualcuno che abbia mai vinto una causa contro i colossi delle lobby farmaceutiche?) e quindi, avendo deciso di non pagare le spese legali, si è visto pignorare i cani che adesso andranno all’asta (dove lui sostiene che cercherà di ricomprarli).
La prima cosa che salta in mente, leggendo questa notizia, è il fatto che la legge N. 221 del 28 dicembre 2015, entrata in vigore il 2 febbraio di quest’anno, dichiara l’impignorabilità degli animali da affezione: ne avevamo letto su tutti i giornali (qui un esempio). Ma allora, come mai questi maltesi finiscono all’asta? E come mai ci finiscono anche i 32 cani da caccia citati in questo annuncio dell’Istituto Vendite giudiziarie di Vicenza, inviatomi da un’altra lettrice?

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Per capire meglio l’apparente contrasto tra la legge e le news di questi giorni sono andata a leggermi il punto  77 della legge 221 (che trovate sulla Gazzetta Ufficiale, a questo link).
E ho scoperto che è vero che sono stati dichiarati impignorabili gli animali da affezione, ma solo (cito testualmente) se  “tenuti  presso  la casa del debitore o negli altri luoghi a lui appartenenti, senza fini produttivi, alimentari o commerciali”.
Se ne deduce, dunque, che nessuno potrà mai pignorarmi Samba… a meno che io non le faccia fare una cucciolata e non venda i suoi cuccioli, perchè in tal caso rientreremmo nello scopo produttivo e pure in quello commerciale  (a mangiarmela proprio non ci penso, quindi almeno lo scopo “alimentare” ce lo risparmiamo. Ma come è venuto in mente ai legislatori di parlare di “fini alimentari” per gli animali da affezione o da compagnia?!?).
Scherzi a parte (e nemmeno tanto “scherzi”), questo sembra il risultato delle dannatissime campagne animaliste secondo le quali gli allevatori sarebbero biechi individui che speculano sulla pelle dei cani, senza provare un minimo di affetto per loro.
Ma anche ammettendo, per assurdo, che così fosse… qualcuno mi sa spiegare perché la cosa dovrebbe essere reciproca? Ovvero, perché anche i CANI non dovrebbero provare affetto per i loro umani, e quindi dovrebbero passare automaticamente da esseri senzienti a cose pignorabili e vendibili all’asta qualora siano adibiti a scopi riproduttivi?
Famo a capisse: se Samba fosse sterilizzata nessuno me la potrebbe toccare, mentre se facesse una cucciolata diventerebbe un oggetto?
E più nello specifico: se Samba fosse sterilizzata soffrirebbe moltissimo nell’essermi strappata dalle braccia, mentre se avesse fatto una cucciolata se ne infischierebbe di me, di casa mia e di tutta la sua vita?
Domanda: MA COSA VI SIETE FUMATI?
E’ evidente che il peso politico delle associazione protezionistiche (o sedicenti tali) influenza da sempre i legislatori, mentre quello delle associazioni di allevatori (ENCI in primis) sembra valere quanto il due di picche a briscola quando la briscola è quadri… ma anche volendo sposare – ripeto – la tesi secondo cui chi alleva sarebbe uno speculatore, non mi sembra proprio accettabile che vengano fatti due pesi e due misure anche per i cani.
E’ uno schifo, una delle mille lacune/incongruenze legislative di cui l’Italia può vantare un bel primato.

caniasta2E sia chiaro che questo vale anche per i casi in cui l’allevatore sia effettivamente un cagnaro.
Sono andata a guardarmi il sito dell’allevamento protagonista della storia raccontata dall’Arena e non è che abbia avuto l’impressione di trovarmi di fronte ad un amatore: dodici razze diverse, una struttura prettamente commerciale, un numero di soggetti a mio avviso del tutto incompatibile con le caratteristiche di un Allevamento con la A maiuscola, nonostante sia Socio Allevatore ENCI (però sul sito dell’ENCI di razze ce ne sono soltanto otto, vedi screenshot a sinistra).
Certamente questo signore non è il mio prototipo di Allevatore ideale… ma i cani che colpa ne hanno? Se lui è un commerciante e non un appassionato come lo intendo io, i suoi cani diventano forse “oggetti” per questo? E PERCHE’??? In base a quale criterio?
Promulgate, una buona volta, una legge che tuteli gli Allevatori con la “A” maiuscola, quelli davvero amanti dei cani, e che li distingua chiaramente dai canivendoli (così magari la differenza la capiranno anche gli animalisti fanatici):  dopodiché, qualora si ritenesse che il commerciante di turno non rispettasse appieno il benessere dei cani, questi andrebbero sequestrati, non pignorati, ed affidati ad associazioni che si dovrebbero occupare del riaffido, esattamente come accade per gli animali sequestrati per traffici illeciti.
Ma i cani all’asta come divani, proprio NO!
Non ha senso. Non c’è il minimo rispetto per gli animali, non c’è tutela, non c’è nient’altro che la fredda applicazione di una legge che, a questo punto, appare lacunosa e vergognosa.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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