di MARIO GIOVANNINI – Afra, soprattutto i primi tempi che era con noi, aveva il brutto vizio di cacciarsi in bocca qualsiasi cosa avesse la sia pur vaga parvenza di essere commestibile. Oppure di esserlo stato negli ultimi due/tre anni.
Ora va moooolto meglio, ma ci abbiamo lavorato su parecchio. Questo mi ha obbligato, per parecchio tempo, a fare quasi tutte le passeggiate con lo sguardo a terra, per anticipare eventuali spuntini non programmati.
Considerato che una volta ha pescato da sotto un cespuglio del veleno per topi e, malgrado glielo abbia fatto sputare prima che lo ingoiasse, ha poi passato tutta la notte a star male, non sono ansie del tutto ingiustificate.
Tenere lo sguardo a terra, comunque, mi ha aperto un universo assolutamente sconosciuto. Ma quanto è sporca la mia città? Ci sono cose gettate a terra che ci rimangono mesi… e non per modo di dire. Oggetti che ritrovi giorno dopo giorno, sempre quelli. Mesi!
E in mezzo a questo bailame, ho cominciato a trovare un po’ di tutto.
Soldi, non tanta roba, ma una pizza all’anno salta fuori in media.
In media pezzi piccoli, solo un colpo da 20.
Un cellulare, che aveva la mia età ed era completamente scarico, niente di che.
Un iPhone di ultima generazione, restituito al proprietario nel giro di mezz’ora. Potenza della tecnologia.
Un portafogli con soldi, documenti e carte di credito. Con una veloce ricerca su fb ho scoperto che il tipo era un amico di mio fratello e ho restituito tutto al mittente in giornata.
Chiavi della macchina, almeno tre. Consegnate ad amico poliziotto con cane.
Una catenina con immagine della Madonna, sto ancora cercando il proprietario.

babbonat_afraUna testa di un pupazzo di Babbo Natale in mezzo a un cespuglio. A luglio. Giuro.
Un vastissimo assortimento di capi di abbigliamento, compresa molta biancheria intima. Ovviamente tutto abbandonato sul posto.
C’è un piccolo parco, vicino a casa nostra, in cui passiamo spesso durante le passeggiate. Mi ha dato grosse soddisfazioni in questo campo.
Ho trovato un rasoio. Non un usa e getta, uno di quelli seri. Bidone della spazzatura, ci giocano in bambini.
Ricambi vari per rubinetteria. Stessa sorte.
Un ombrello pieghevole in perfette condizioni con tanto di fodero. Idem.
Una tovaglia. L’ho lasciata lì, magari tornavano a riprendere il pic nic.
Una mattina, che pioveva forte, ho poi trovato un coltello da cucina con 30 cm di lama. L’ho raccolto per buttarlo via (sempre i bambini ci sono). Mi sono diretto verso il cestino. Cappuccio, cappello, sciarpa che mi copriva completamente il viso, bagnato fradicio.
Giro l’angolo e vado a sbattere contro una ragazza, anche lei a spasso con i cani, peraltro mai incontrata prima. Temo si sia presa un bello spavento. Anzi ne sono certo.
E’ sbiancata e non si muoveva più… Per fortuna tenevo il coltello per la lama e non per il manico, altrimenti non so come sarebbe finita.
Per onore di cronaca, circa una settimana dopo, ne ho trovato un altro. Non così grosso, ma comunque sempre un coltello. Ma non pioveva e la tipa non l’ho incontrata.
Ora che ci penso, in effetti non l’ho proprio più vista in giro… Mah!

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Mario Giovannini è nato a Vercelli nel 1968, dove vive tuttora con quattro gatti, un cane, tre chitarre e una moglie molto paziente. Giornalista, scrittore, fotografo e musicista, si occupa di editoria da più di vent’anni, conciliando la professione di editor responsabile dei contenuti di una piccola casa editrice con l’attività di giornalista free lance per alcune delle più prestigiose riviste del settore musicale italiano.

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