sabato , 18 novembre 2017
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Quando l’abito fa il monaco

di DAVIDE BELTRAME – Fin da piccoli solitamente ci viene insegnato come non sia importante quello che sembriamo, ma quello che siamo, ci viene spiegato che non dobbiamo giudicare una persona dal suo aspetto o da come si veste, ma dalle sue azioni: sorvolando sul fatto che poi questi stessi insegnamenti vengano spesso disattesi o comunque influenzati dalla “massa” durante la crescita, a quanto pare nessun genitore (o comunque pochi) insegna a non giudicare in base al cane.

Oltre a questo, spesso ci troviamo di fronte ad articoli e gallerie fotografiche che mettono in evidenza le somiglianze morfologiche tra cane e padrone, finendo per confermare al nostro inconscio che in questo caso…l’abito faccia il monaco. Così ci troviamo spesso a sentir dire al “macho” di turno che non vuole uno yorkshire o un chihuahua perchè sono “cani da gay”, o troviamo strano vedere una ragazza portare al guinzaglio un pitbull o un cane di grossa taglia (e convivendo con una ragazza che alleva rottweiler, ne so qualcosa…).
Così, probabilmente tutti noi compagni di vita di uno o più cani ci siamo trovati ad essere valutati semplicemente in base al nostro compagno di passeggiata…e chi ha più cani, magari anche molto diversi tra loro, avrà sicuramente un buon numero di aneddoti da raccontare.

sambabibapratoPersonalmente, al momento probabilmente sono sempre visto come “il truzzo” o similare, dato che al guinzaglio solitamente ho o un rottweiler o uno staffordshire bull terrier il giudizio probabilmente cambia poco, anche perchè la Bisturi è stata già classificata come:
– pizzbull nano
– pitbull gigante
– prinzbull cucciolo
– american sciaffo
– rottweiler nano (giuro, sono anche arrivati a chiedermi se Samba e Bisturi fossero madre e figlia…)

Insomma – escludendo un pregevole caso in cui ho sentito un nonno spiegare al nipotino “guarda, un maialino nero!” – viene comunque vista come bruttocanecattivo (e nero, per l’appunto).
Magari la gente non cambia lato della strada come quando esco a passeggio con uno o più rottweiler, però tendenzialmente non si lanciano a fare coccole a Bisturi (con suo grande disappunto, visto che lei ama tutti e vorrebbe coccole dal mondo intero).

In passato però invece dei brutticaniattivi avevo Snowwhite, una meticciona dall’aspetto non esattamente minaccioso.

VITADABISBOL

Snowwhite, per chi non lo sapesse, era figlia di una bobtail e di nonsisacosa: la mamma era stata trovata abbandonata già incinta.
Venne poi ribattezzata “il bisbol” dopo che mia madre incontrò per strada un nonno col nipotino (no, non lo stesso del maialino nero) che – tuffandosi direttamente sul cane senza degnare mia mamma di uno sguardo – iniziò a spiegare “vedi, guardalo attentamente perchè cani così ne vedrai pochi: questo è un  bisbol. Ma puro, eh! Se ne vedono proprio pochi!”. Finita la spiegazione proseguì per la sua strada, sempre senza nemmeno guardare mia mamma e lasciandole un’espressione di smarrimento sul volto, e un nuovo “nome di famiglia” per il cane.

Durante l’adolescenza quindi andavo spesso a spasso con il bisbol, e ovviamente visto l’aspetto pacioccoso erano all’ordine del giorno i “che carino!” “come si chiama?” “ma che patatone!” che facevano poi partire la serie classica di domande (“che razza è?” “quanti anni ha?” “è maschio o femmina?” “ma perde tanto pelo?” e via dicendo). Insomma, ero il bravo ragazzo con cui molti si fermavano a parlare.

Poi in famiglia arrivò Bolo, il “nonno”, che prendemmo già anzianotto. Anche lui uno staffordshire bull terrier, anche lui quasi tutto nero.

snow-e-bolo

Ecco, in quel periodo probabilmente avevo più personalità, e senza nemmeno saperlo! Se infatti uscendo con Snowwhite continuavo ad essere il bravo ragazzo di cui si poteva fidare con il suo cane carino e coccoloso al guinzaglio, le volte che invece uscivo con Bolo diventavo un soggetto da cui stare alla larga, a volte persino le stesse persone che qualche giorno prima mi fermavano per salutare Snow, quando passavo con Bolo si scansavano. Con suo grande disappunto, in quanto staffy e di conseguenta amante di tutto il genere umano: penso però che non giocasse a suo favore il fatto di essere molto più dinamico e espansivo di Bisturi e che quindi tendesse ad andare incontro alla gente con aria entusiasta e ansimando per la smania di coccole…avete presente quanto la bocca di uno staffy somigli al forno di una pizzeria, vero?

staffy

Non oso immaginare la confusione che generavo quando portavo a passeggio entrambi i cani insieme!

Se fin qui probabilmente non ho detto nulla di nuovo per chiunque abbia avuto cani diversi tra loro e abbia visto le differenti reazioni al proprio passaggio, penso che nessuno possa battere quanto successo a Fabiana, che un paio di anni fa è andata alle poste in due occasioni diverse, ma sempre con lo stesso cane, Piccolo Principe.

La prima volta Piccolo aveva un collare celeste di nylon e guinzaglio con portasacchetti in tinta.
Reazione dell’impiegata: “Oooh ma che carino, che bel cane, è proprio simpatico, guarda che occhi dolci!”

Seconda visita alla posta, due giorni dopo, sempre con Piccolo, stavolta però con collare a semistrangolo e guinzaglio di cuoio, senza portasacchetti (Fabiana portava il rotolo di sacchetti in tasca)
Reazione della stessa impiegata: “AH. Ma non sapevo che avessi anche un pitbull. Guarda, non ti offendere…ma era molto più bello il terranova.”

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Informazioni su Davide Beltrame

Figlio di Valeria Rossi dalla nascita, creatura mitologica a metà tra uomo e cane, con tratti bestiali dello yeti. Solitamente preferisce esprimersi a rutti, ma ogni tanto scrive su "Ti presento il cane" (di cui è il webmaster, quando e se ne ha voglia). La sua razza preferita è lo staffordshire bull terrier, perché è un cane babbeo che pensa solo a mangiare e a dormire. Esattamente come lui.




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