venerdì , 17 novembre 2017
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L'”impronta alla paura” nel cucciolo

di VALERIA ROSSI – Che cos’è l'”impronta alla paura”?
Questa definizione viene utilizzata da Eberhard Trumler (“Il cane preso sul serio”), da William Campbell (“Psicologia canina”, poi rieditato con il titolo “Cane no problem”) e da Ferdinand Brunner (“Come capire il cane e farsi capire da lui”) per indicare il periodo in cui il cucciolo risulta particolarmente sensibile alle esperienze negative, che si “fissano” profondamente e a volte addirittura in modo indelebile (o quasi).
Questo delicatissimo momento dello sviluppo del cucciolo viene collocato tra le otto e le dieci settimane di vita (quindi tra i 55 e i 70 giorni circa), e cioè all’inizio della fase di socializzazione… ma anche nel periodo in cui il cucciolo, solitamente, lascia la famiglia d’origine e si “trasferisce” a casa dei nuovi proprietari: anzi, proprio a cavallo tra permanenza in allevamento e inizio della nuova convivenza.
Successivamente altri Autori hanno messo in dubbio l’esistenza stessa di questo periodo critico, mentre altri hanno sostenuto che andasse spostato in avanti, a partire dal terzo mese: in realtà, per quella che è stata la mia esperienza di allevatrice, io sono dell’idea che l’impronta alla paura esista e che si collochi proprio tra l’ottava e la decima settimana, anche perché è esattamente in questo periodo che i genitori (soprattutto il padre) tendono a “presentare” al cucciolo gli stimoli considerati pericolosi, spaventandoli se il cucciolo vi si avvicina (il mio maschio “balia”, per esempio, faceva sceneggiate terribili ai cuccioli che provavano a giocare con ricci e rospi, distogliendoli per sempre dall’avvicinarsi a questi animaletti, spesso presenti sul mio terreno).

improntapaura2Per questo motivo molti allevatori (compresa la sottoscritta, ai tempi in cui allevava) scelgono di non consegnare i cuccioli prima dei 70 giorni: si cerca di evitare che lo stress (perché di stress si tratta, che ci piaccia o meno!) dell’ingresso nella famiglia di adozione coincida con l'”impronta alla paura” che potrebbe renderlo più traumatico.
Questo però avveniva molto di più in passato: oggi si tende nuovamente a consegnare i cuccioli a 60 giorni (anche perché questo è il limite minimo imposto dall’ENCI, per i cani di razza pura) e quindi si pone il problema: come può, il nuovo proprietario, evitare che all’inizio della convivenza il cucciolo subisca esperienze negative e ne resti segnato?
La risposta più “comoda”, e cioè quella di tenerlo sotto la classica “campana di vetro”, non è praticabile visto che il periodo coincide con l’inizio della socializzazione, in particolare proprio con il momento migliore per farlo socializzare con le persone (ricordiamo lo schema seguente):

7 – 9 settimane: i cuccioli imparano meglio ad interagire con gli altri CANI;
7/8 – 12 settimane: il periodo ideale per interagire con PERSONE diverse dalla famiglia dell’allevatore;
7/12 – 16 settimane: i cuccioli esplorano con maggiore interesse i nuovi AMBIENTI.

Non rimane quindi che fare la massima attenzione possibile, fermo restando che servirà anche un po’ di fortuna: se però possiamo definire “sfortuna” il fatto che un bambino arrivi a trecento all’ora, del tutto inaspettato, e magari tiri un calcio (anche involontario) al cucciolo, sarebbe solo colpa nostra se decidessimo di portare il piccolo all’uscita di una scuola elementare (con l’intento di “socializzarlo”) proprio quando i ragazzini sciamano fuori urlando e gesticolando.

improntapaura3Se un’esperienza del genere viene vissuta a 60-70 giorni è assai probabile che il cucciolo manifesti in futuro una forte avversione verso i bambini: quindi, per questo tipo di incontri, è molto meglio attendere almeno gli ottanta giorni.
Prima potremo fargli incontrare adulti di sesso, colore, aspetto fisico, abbigliamento diverso, preventivamente “ispezionati” da noi per essere certi che da nessuno di loro possano arrivare esperienze negative.
Inutile dire che prima dei 70 giorni non dovremo neppure sottoporre il cucciolo a stimoli auditivi troppo intensi, né ad ambienti “terrificanti” come un traffico caotico all’ora di punta, con le auto che strombazzano, frenano bruscamente e danno comunque un’immagine dall’ impatto visivo eccessivo.
Un classico caso di paura che può risultare indelebile è quello dei cuccioli adottati a Natale (a 60 giorni se presi in allevamento, ma anche prima se provengono da privati, o peggio ancora da negozi o da altri “spacciatori” di cuccioli dell’Est) e lasciati da soli la notte di Capodanno: mentre i proprietari vanno a divertirsi il cucciolo vive da solo l’esperienza traumatica dei botti… e potrebbe avere per sempre paura di tuoni, botti e spari.

improntapaura1C’è da tenere presente anche la razza del cane: quelli con maggiore tempra e minore reattività (per es. i molossoidi) sono meno influenzabili, mentre con quelli più sensibili (border collie e malinois in testa) c’è da fare la massima attenzione.
Soprattutto per questi ultimi è sempre consigliabile che le esperienze di socializzazione avvengano in ambiente controllato (per esempio una “Puppy class” svolta al centro cinofilo, con cani e persone scelti oculatamente: infatti, anche se il momento migliore per la socializzazione con gli altri cani è antecedente al periodo dell’impronta alla paura, un incontro sbagliato può “segnare” fortemente il futuro atteggiamento del cucciolo verso i suoi simili. In altre parole, anche il cucciolo che ha socializzato egregiamente fino ai 60 giorni può restare violentemente traumatizzato da un’aggressione subita successivamente e manifestare in seguito atteggiamenti di paura (o di aggressività, appena cresce un po’) verso gli altri cani.
Importante anche rimarcare il fatto che tra i vari effetti positivi della stimolazione sensoriale precoce (“Senso puppy“) c’è anche una minore predisposizione a fissare in modo permanente le eventuali paure subite nel periodo critico: quindi nei cuccioli che siano contemporaneamente di tempra forte e pre-stimolati sensorialmente l'”impronta alla paura” può addirittura non esserci, o lasciare tracce di minima entità e comunque reversibili.
Infine: l'”impronta alla paura” potrebbe essere anche usata a nostro vantaggio. Se per esempio vogliamo che il cucciolo impari ad evitare una situazione a rischio, tipo quella di attraversare un cancello che dà su una strada trafficata… spaventandolo un po’ la prima volta che lo fa potremmo ottenere un risultato utile e duraturo con il minimo sforzo.
Il rischio è però quello di esagerare e di indurre effetti collaterali assai sgraditi. Un proprietario, anni fa, arrivò al mio campo con un cane adulto che saltava letteralmente per aria al minimo rumore, con reazioni fobiche così intense che sulle prime pensai ad un fatto genetico… almeno finché questo signore non mi confessò che proprio “per insegnare al cucciolo a non attraversare il cancello” gli aveva fatto suonare una tromba da stadio praticamente nelle orecchie: no comment…
Se si pensa di utilizzare l’impronta alla paura per un insegnamento, dunque, consiglio vivissimamente di farlo sotto la guida di una persona esperta e di non improvvisare MAI, perché si tratta di cose assai delicate che possono avere un senso solo se il cucciolo è esposto a rischi davvero mortali, e che comunque vanno fatte con grandissima cognizione di causa (senza contare che ci sono sempre mezzi meno traumatici per ottenere gli stessi risultati).

improntapaura4Infine: è ancora da provare scientificamente, almeno per quanto mi risulta, il fatto che esista un secondo periodo di “impronta alla paura” collocabile in un momento non ben definito dell’adolescenza (può succedere dal quinto all’ottavo mese): non so dire se esista realmente un vero “secondo periodo critico”, né quale sia l’eventuale suo significato, ma posso dire di averlo visto accadere in diversi casi.
Cani sereni, equilibrati, ben socializzati eccetera cominciano a mostrare  timori più o meno accentuati nei confronti di stimoli che fino al giorno prima li lasciavano indifferenti.
Posso anche dire, però, che in questi casi non occorre intervenire in alcun modo, perché questo secondo (ipotetico) momento critico passa da solo: l’unica accortezza che si deve avere è quella di non insistere nel presentare al cane lo stimolo o gli stimoli che scatenano la sua reazione, perché non serve a nulla… se non a fissare timori che sarebbero spariti da soli.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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